Eravamo io, Calderoli, Facci e Voltaire…

Metro_Mar_Giris.JPGCondivido con Facci un certo disagio di fronte all’incoerenza di coloro che, dopo avere visto nella diffusione delle vignette raffiguranti Maometto un’indispensabile battaglia a difesa della libertà di stampa e di opinione, si sono poi precipitati ad applaudire le dimissioni forzate dell’unico esponente del Governo disposto a sostenerli con tutto il peso della propria carica e della propria immagine.

Dice: “Ma un ministro ha altre e più gravi responsabilità!”
Dico: appunto. Se, dall’alto della sua autorevolezza, un ministro mostrasse una maglietta come testimonianza e simbolo di un valore che sento mio – chessò: i principi costituzionali, la lotta al razzismo o anche l’immagine di una specie a rischio di estinzione, il simbolo di Amnesty, il n. di conto corrente per la lotta all’AIDS e così via – io ne sarei felice. Lusingata. Come è possibile che chi davvero – ma proprio davvero-davvero – teme per la libertà di espressione dell’Occidente, e scusate se è poco, si imbarazzi perché un ministro decide di incarnare la sua battaglia facendosi testimonianza vivente di tanta causa?

Facci ha ragione, il problema è la persona. Più precisamente, il problema è che, una bella mattina, il cittadino medio di sinistra, laico, illuminista, fiero della sua libertà e pronto a combattere per difenderla, si è guardato allo specchio e ha visto Calderoli.
La faccia di Calderoli.
Allo specchio.
Be’: capisco che la tentazione di allontanarsi ci sia.


E tuttavia ritengo che le parole spese in questi giorni siano troppo importanti perché un semplice disagio estetico possa soffocarle.
La nostra libertà di espressione, dicevate, richiede che si mostri la faccia di Maometto? E allora bravo Calderoli a mostrarla. E cosa aspetta Berlusconi? E Fassino?
(E Staino? Dove è finito, Staino? Lo cerco da giorni.)

I libici ci bruciano l’ambasciata, dite? Ma invadiamo la Libia, scusate, ché la libertà di espressione non è mica uno scherzo! E’ importante.
E se è Calderoli a difenderla, noi si va con Calderoli.
Mi pare il minimo.

Questo, se le parole, i concetti e i Voltaire spesi in questi giorni erano veri.
Altrimenti no, stiamo a casa.
E’ ovvio.
Mi pare, quindi, che la questione stia nel decidersi: dicevamo sul serio o scherzavamo?
Quelle vignette rappresentavano la libertà dellOccidente o avevamo bevuto un cicchetto di troppo che, al momento, ci costringe a riprenderci da un vago mal di testa?
Chi faceva sul serio ha trovato, ritengo, un punto di riferimento istituzionale in Calderoli.
Se lo tenga: non mi pare un prezzo eccessivo, se ciò che è in gioco è la salvezza della nostra civiltà.

Nel mio piccolo, credo di averlo già scritto, ritengo invece che ci stiamo proiettando un avvincente filmone pieno di allibite comparse mediorientali che a volte si stufano, come in questo caso, e mandano a soqquadro il set.
Secondo me, la questione è tutta qua.
E credo che siamo impegnatissimi a sovrapporlo alla realtà, ‘sto film, e probabilmente ci riusciremo pure. Le profezie che si autodeterminano, quella roba là.
Tuttavia, ritengo anche che i blog a cui il filmone piace abbiano ormai raggiunto una certa perizia, nel proporre le loro sceneggiature. E questa perizia mi pare superiore a quella dei giornali, spesso. Meno ingenua. Meno ruspante. Più attenta alla vericidità dei dati che si propongono, tanto per dirne una.
Per esempio:

1. Credo che non ci sia più un blog conservatore serio, e da anni, disposto a prendere Emilio Smith detto Adel a modello dei musulmani d’Italia. Verrebbe sbertucciato l’attimo dopo, credo, e non è bello.
Adel Smith, lo sappiamo, non è un immigrato e non è arabo.
E’ un italiano di padre scozzese, battezzato cristiano e convertitosi all’Islam ai tempi della guerra del Golfo, nonché fondatore, assieme a tale Massimo, materassaio romano, e a tale Rosa, infermiera al Niguarda, della famigerata Unione Musulmani d’Italia, scoperta e lanciata in tv da Bruno Vespa e famosa per la battaglia che, unica in Italia, combatte contro i crocefissi esposti nei luoghi pubblici.
E non c’è associazione musulmana vera che la condivida, ‘sta battaglia. Non sanno più come ribadirlo, da anni.
Dirò di più: un normale musulmano è più contento di vivere in mezzo ai cristiani che in mezzo agli atei. Potendo scegliere, preferirebbe mille volte vedere studiare suo figlio all’ombra di un crocefisso e dei valori ad esso connesso che sotto una velina scollacciata.
Quindi, la storia dei crocefissi richiamata da Facci è una stupidaggine e una bufala.
Epperò Facci – e mica è il solo – la scrive, certi giornali la pubblicano e i lettori dei giornali se la bevono.
E poi vogliono invadere la Libia.

2. Noi gli facciamo fare le moschee e loro ci proibiscono le chiese, signora mia!
Io non la sopporto più‘, ‘sta frase.
Ho passato gli ultimi anni a scappare dai cristiani d’Egitto che mi ci volevano trascinare a forza, nelle loro ottomila chiese; poi arrivo qui e scopro che un povero immigrato egiziano non può avere la moschea perché “a casa sua noi non possiamo pregare”.
Sì, magari. Si erano persino dati da fare per farmi raggiungere da un prete cattolico ogni settimana laggiù nella Valle del Nilo, i miei studenti, ché credevano che il rito copto mi mettesse a disagio.
E quando morì il Papa? Tutti, ma soprattutto i musulmani, a farmi le condoglianze, compresissimi: “Prof, abbiamo saputo. Chissà che dolore, per lei. Ci dispiace tanto.” E io: “Be’, ragazzi, era anziano…”

Poi leggo Facci (o il Giornale) e scopro chenoi costruiamo moschee per quei musulmani che provengono da nazioni in cui essere cristiani è proibito“.
Ah.
E quali paesi, se posso chiedere?
Perché, per esempio, a dare uno sguardo a questo sito che riguarda solo le diocesi cattoliche (esclusi copti etc, quindi) si apprende che:

in Algeria ci sono 4 diocesi cattoliche attive;
in Marocco ce ne sono due;
in Tunisia c’ è quella di Tunisi, appunto;
in Egitto ce ne sono quattordici;
in Afghanistan una;
in Iran ce ne sono sei;
in Siria ce ne sono diciassette;
in Giordania una e una in Kuwait.
E, dicevo, parlo solo di diocesi e di cristiani cattolici, che là sono una parte minoritaria della cristianità.

Quali sono questi paesi dove essere cristiani è proibito, quindi?
L’unico paese islamico privo di chiese è l’Arabia Saudita: sono i custodi della Mecca e il loro territorio è un po’ come il Vaticano. Più grande, sì, ma neanche tanto come si direbbe: buona parte è deserto. E non mi pare che ci sia una minoranza cristiana che senta la mancanza di chiese, tra i sauditi: giusto le basi americane, a occhio e croce, che comunque hanno un’autorizzazione apposita e si tengono i loro cappellani e le loro messe.
E, comunque, nessuno ha mai chiesto una moschea in Vaticano, non vorrei dire.

Ma poi, scusate, da dove vengono gli immigrati che chiedono moschee? Dalla danarosa Arabia Saudita?
O vengono dal Marocco, dall’Egitto, dalla Tunisia con la sua immensa cattedrale in pieno centro di Tunisi, dal Senegal che ha sette diocesi?

Sapete quante moschee autorizzate ci sono in Italia?
Una.
Sì, una: quella di Roma, che è l’unica autorizzata dallo Stato italiano. Per il resto, ci si arrangia: a volte in strutture decenti, più spesso nel tinello di chi ha la casa più grande.
E l’Islam è la seconda religione d’Italia.
A proposito di reciprocità e libertà di espressione, e con buona pace di Facci, del Giornale e di chi attinge a entrambi per farsi un’idea della situazione e poi pensa che gli piacerebbe invadere la Libia.
E non vi imbarazza, questa cosa?
A me sì: io, in Egitto, potevo pregare 24 ore al giorno in chiese sparse ovunque, volendo. Qui, un egiziano deve andare negli scantinati, se lo vuole fare. E magari si ritrova pure sospettato di terrorismo.
Ma noi siamo liberi, certo.

3. La ricostruzione dalla vicenda delle vignette accennata da Facci (“la mobilitazione islamica era stata predisposta tre mesi prima che le vignette fossero usate come pretesto) è inesatta, fuorviante, un po’ manipolatoria e non del tutto onesta: ho già fatto un sunto della cronologia degli eventi ricostruita dal NYT, da Repubblica e dallo stesso Jyllands-Posten nei commenti qui e non mi pare il caso di ripetermi.
Naturalmente, il popolo beota che Facci tanto disprezza preferisce pensare che il perfido Saladino, per un suo bizzarro piano malvagio che non ci è dato comprendere, trami per fare esplodere un finimondo pazzesco in casa sua, finendo con un bilancio di un centinaio di morti. Suoi.
Non chiedetemi perché: pare che rientri nel Grande Disegno Islamico di sottomettere noi che stiamo, metti, in via Solari a Milano a farci i cavoli nostri.
E’ che sono tipi strani, questi arabi.
E il lettore del Giornale se la beve, ché è una spiegazione breve, concisa, gratificante e suggestiva, e poi si chiede se non sia il caso di bombardare la Libia.
Da un certo punto di vista, la cosa è persino divertente: uno sta al computer, combatte contro Saladino e non si spettina nemmeno.
Se muore qualcuno, muore in Libia.
Meno impegnativo di molti altri passatempi.

Epperò io, che ci devo fare, penso che sarebbe utile che si raccontassero meno balle.
Vorrei che la si piantasse di confondere la libertà di parola con le parole in libertà, come diceva un signore acido ma sensato.
Mi parrebbe sano che i portatori di un certo immaginario dannunziano trovassero sfogo dandosi al bingo, alla canasta o all’ippica, piuttosto che a inopportune crociate considerate invadenti e moleste da mezzo pianeta.
Credo, in sostanza, che avremmo tutti un futuro migliore se solo diventassimo più seri, meno frivolamente eroici, più dediti ai nostri problemi che hanno, ahimé, il difetto di essere veri.

E poi, certo, mi piacerebbe moltissimo che la nostra sinistra elaborasse, di fronte alla questione della globalizzazione e via dicendo, un modello di pensiero un po’ più innovativo del settecentesco Dispotismo Illuminato.
Non so se è chiedere troppo.

Mi tocca vivere in un film, invece.
Dove io combatto per la libertà in Italia e i miei nemici vengono uccisi in Libia, dalla polizia libica.
Dove io mi sento minacciata ma le bombe piovono in testa agli iracheni.
Dove pare che l’Italia sia piena di moschee e che in Medio Oriente non ce ne sia nessuna quando è vero esattamente il contrario.
Una realtà-fumetto in cui, metti, un tizio seduto dietro a un computer sente di doversi scagliare in difesa dell’Occidente contro il panciafichismo di altri uomini seduti dietro ad altri computer, mentre chi muore è a migliaia di chilometri da qui. Poi magari esce, il tizio, e conclude eroicamente la sua serata in pizzeria.

Però, cavoli, abbiamo fatto le vignette di Maometto. Siamo fichissimi.
Cioè, vabbè, le hanno fatte dei danesi e non Staino, non Forattini, non Vincino. Però conta il principio.

Sospetto che la nostra spudoratezza sfiori l’infinito.

Nella foto, stazione metrò di San Giorgio con l’omonima cattedrale sullo sfondo. Cairo.

AGGIORNAMENTO:

Ho pensato di aggiungere alla foto qui sopra una piccola rassegna fotografica da proporre:

Chiesa di Rabat, Marocco.
Chiesa della Sacra Famiglia, Kuwait
Chiese e cerimonie in Iran
Chiesa in Siria
Chiesa di Bengasi, Libia
Chiesa cristiana a Hurghada, Egitto
(richiesta da un commentatore)
Chiese libanesi
Chiesa in Algeria
Chiesa di Sant’Ignazio a Dubai
Chiesa ad Amman, Giordania
Cerimonia cristiana in Oman

(Basta chiedere)

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38 Comments

  1. @dado: Ovviamente il parere di un gesuita (non, che so io, di un francescano, ma proprio di un gesuita) sull’Islam è da considerarsi al di sopra di ogni sospetto, vero? Facciamo le persone serie, che alle idiozie ci pensano già i gesuiti e Calderoli. Lia, un bacio e un abbraccio.

  2. Francesco: “Ma che peccato che la scrivente dimentica che quello era il centro dell’antichità prima dell’invasione islamica (basti guardare i natali dei padri della Chiesa)”

    Sì e l’Europa era la culla del paganesimo nello stesso periodo. Si adorava Odino, per lo meno da queste parti (vivo al nord).
    Quindi? Che discorso è? Vuoi dire che lì ci sono le chiese perché lì sono nati i padri della chiesa e che ci mancherebbe altro che non ci fossero, mentre qui le moschee non ci possono essere?

    Gabriella: quando tu o le tue amiche o le tue conoscenti vi infilate la pelliccia – tirata fuori per l’occasione dalla naftalina – e il filo di perle per andare a pregare la domenica, perchè non andate in un “dignitosissimo appartamento” invece che in chiesa?
    Ah, non è la stessa cosa?

    Anche a me pare che sia così. E se lo capisce un’atea che pregare nella propria chiesa o moschea consacrata all’uopo con tutti i crismi e pregare in “centralissimo, due camere bagno e cucina, ampio soggiorno, ripostiglio, doppie arie, trattative riservate” non è la stessa cosa, mi stupisco di come tu possa dire un’idiozia così carica di razzismo e ottusità.

    La nostra costituzione parla di libertà di culto, mentre qui io vedo ovunque solo culti di serie A – che ovviamente si chiamano “radici della nostra civiltà” quando si va in tivvù o nei salotti bene – e culti di serie B.

    Lia: già sai come la penso. Un bacione grosso.

  3. Io non capisco questo sperticarsi verso la libertà di satira sulla religione. Siamo onesti, se io sul mio giornale di grossa tiratura o su una Tv mandassi in onda una vignetta dove la Madonna è vestita da coniglietta di Playboy mentre porta a spasso il Cristo non credo che Calderoli, potendo scegliere, me la farebbe pubblicare. Come non si può bestemmiare in Tv o sui giornali, dove sono i principi di “libera espressione” ??
    Il fatto è che non vogliamo accettare che la convivenza fra popoli implica il rispetto reciproco. E non fa bene appellarsi alla legge dell’occhio per occhio dente per dente, perchè credo occorra sempre dare il buon esempio da parte di chi si sente una civiltà superiore o più civile.

    Quindi, se per i musulmani è vietata la riproduzione di Maometto in quanto equivalente alla nostra bestemmia, quanto è sottile il confine fra libertà di espressione o di satira e la mancanza di rispetto ?

    Sarei curioso di veder pubblicato un bestemmione su un giornale islamico o qualcuno che lo pronunciasse su Al Jazeera per poi sentire le reazioni di inno alla libertà degli europei…

  4. Dato che le vignette (e tutta sta menata) sono un pretesto, Calderoli passa abbondantemente ad un piano non essenziale, pur essendo causa, effetto, capro espiatorio, motivo di diatriba, polemica, discussione e 34 speciali di “Porta a Porta” (i quali, dopo un potenziale conflitto a fuoco, sono la cosa peggiore).

  5. Facci: io credo che una stampa libera e degna di proporsi come modello non si riduca alla pur piacevole proposta di capacità oratorie. Credo che dovrebbe essere scrupolosa sui fatti che racconta, prima di ogni altra cosa.

    Ora: io ho sollevato delle perplessità su dei fatti riportati in un articolo pubblicato dal Giornale e riproposti su questo frequentatissimo blog, il più importante dei quali è ovviamente che nelle nazioni da cui provengono gli immigrati “a cui costruiamo moschee”, essere cristiani sarebbe proibito.

    Io vorrei sapere quali sono esattamente queste nazioni, se è possibile.

  6. vedo che è tutto un fiorire di “brava lia” “bene lia”.
    non m’è però chiaro come ciò si concilii col fatto che avreste orrore – spero – di vivere in società teocratiche come quelle,
    senza la possibilità di prendere per il sedere maometto in una vignetta o in un libro (rushdie).

  7. A sentir parlare Lia e alcuni commentatori sembra che tutte le chiese d’Italia siano il duomo di Milano o Santa Maria del Fiore.
    Giusto un mese fa sono stato a un battesimo in una chiesa che non era una chiesa, ma un garage.
    E’ ganzissimo dire agli altri (Facci in questo caso) di combattere le proprie battaglie comodamente seduto in poltrona, quando poi si fa esattamente lo stesso: prendendo i dati da internet e facendo un discorso generale partendo da una propria esperienza personale (e limitata).
    E’ come se dicessi che Londra è una metropoli Indiana perché essendo stato dalle parti di Heathrow ho visto che tutti i tassisti sono Sikh.
    Ci vorrà anche misura, come dice Luca S., ma ci vuole anche obiettività.

  8. A.: vatti a leggere la risposta di Gioyann.

    Perché essere liberi vuol dire “predere per il culo Maometto”? E soprattutto se uscisse una vignetta in cui la Madonna fa battute pesanti sulla sua verginità, magari vestita da coniglietta – come suggerisce Gioyann – su un giornale di un qualsiasi paese a maggioranza musulmana pensi che il Papa e tutti i cattolici non s’incazzerebbero e che se ne uscirebbero tutti a tirare in mezzo Voltaire?

    La differenza fra l’occidente progredito, progressista e illuministra e l’oscuro mondo del feroce Saladino è che MAI e poi MAI una loro testata pubblicherebbe una vignetta come quella che ho citato riprendendola da Gioyann.

  9. Il punto è se ritenere quella di Calderoli un’Intelligente Provocazione Atta A Rafforzare il Senso di Libertà d’Espressione e/o di Pensiero o un’immatura PAGLIACCIATA.
    [Ste]

  10. Nel momento in cui si esprime una propria opinione con l’intento della correttezza dialettica allora si tenta di percorrere il sentiero dell’obiettività che ahimè è un concetto relativo.
    Comunque alla fine della giostra non sto con Carderoli che andava buttato fuori dal governo perchè ha fatto una coglionata, ma sicuramente l’idea che la sinistra e parte della destra vogliano o abbiano la tentazione di inchinarsi e mostrar le natiche per riparare beh……..mi lascia perlomeno perplesso.

  11. Harmalik, parti da presupposti totalmente sbagliati. E il paragone con una maglietta che difenda altri diritti non regge minimamente. L’atto di Calderoli non è stato il difendere la libertà di espressione, ma il decidere di indossare in una maglietta gli stessi simboli che avevano GIA’ provocato (pur ingiustamente) settimane di scontri in molti Paesi, in un momento storico in cui il rischio attentati è alto. Ora, se Calderoli sta cosa la faceva al bar era un conto, siccome l’ha fatta in tv come Ministro delle Repubblica (rappresentando noi tutti) permetti che si tratti di irresponsabilità, e mi fa incazzare che metta ancora più a rischio l’incolumità di tutti gli Italiani, mica la sua che gira in auto blu.
    Quindi seguilo tu Calderoli, te lo sarai visto te allo specchio un pirla come lui.

  12. Invocare il fatto che chi ha difeso la libertà d’espressione e la satira ritiene l’atto di Calderoli un’idiota e gratuita provocazione, messa in atto con modalità evidentemente strumentali e totalmente fuori contesto allo scopo di “dimostrare” che quella difesa era sbagliata è un mezzuccio degno del peggior facci. Veramente patetico.

    Personalmente rivendico il diritto di difendere la satira e di attaccare il ministro che la usa per fare dell’idiota propaganda razzista.

    Le vignette non si dovevano fare perchè si prestano a strumentalizzazioni? Il terrorismo islamico non si presta a strumentalizzazioni? Le stesse manifestazioni violente di dissenso non si prestano a strumentalizzazioni?

    Quando esplode un kamikaze nella metropolitana di londra non ritengo per questo responsabile e mio nemico ogni islamico che popola questa terra, mi aspetto che un islamico che non apprezza le rappresentazioni di maometto faccia lo stesso a parti invertite.

    Se non lo fa, problema suo.

    Le stronzate sul progetto di conquista mondiale islamico propagandate da certa stampa e qui sul blog da Facci non mi convincono, come il 99% delle cose che scrive il “Giornale” e Facci. Non sono così cieco da non vedere che la loro difesa della libertà d’espressione è diversa dalla mia, ma il fatto di trovarmi su uno specifico campo, partendo da punti di vista opposti e con motivazioni diverse, d’accordo con loro non mi spaventa.

    Evidentemente per qualcuno non è così, altro problema suo.

  13. Spero che nessuno creda veramente che Calderoli abbia voluto difendere la libertà di espressione, la libertà di stampa o altri nobili ideali.
    Ha semplicemente voluto offendere quelli che lui considera non solo suoi nemici, ma anche menmri di una civiltà inferiore.
    Ricordo (solo per dirne una, l’ultima) che pochi giorni prima, a Matrix, aveva apostrofato la giornalista Rula Jabral come “la signorina abbronzata”. O gli epiteti che lui e altri suoi compagni di partito normalmente riservano agli immigrati.
    Chiarita l’unica motivazione delle azioni di Calderoli, credo che si possa poi dibattere di Voltaire, di libertà di stampa e di quant’altro.
    Apis

  14. La questione non è così difficile da comprendere: Calderoli è un beota ubriacone di una superficialità disarmante, la persona sbagliata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

    Ben venga la pubblicazione di vignette satiriche sulle religioni,la stampa deve essere libera e non deve assolutamente essere asservita a nessun tipo tabù, se i credenti si ritengono offesi saranno problemi loro, come sono problemi miei i sentimenti che provo quando mi sento dare del peccatore e del pessimo elemento perchè mangio il prosciutto, bevo i negroni e trombo pur non essendo sposato.

    Il casino scoppia quando invece di essere un giornale a combattere la sua sacrosanta battaglia sulla libertà di stampa e di parola entra in scena un demente investito, misteri della fede, da responsabilità ministeriali.
    In quella veste ciò che viene detto assume la rilevanza e la solennità di un gesto politico, una dichiarazione di intenti della democrazia italiana.
    Se un cretino, per una strada qualsiasi di un qualsiasi stato, dice che Israele non dovrebbe esistere è un cretino, al massimo un poveraccio, se lo dice il presidente dell’IRAN il fatto è molto diverso e noi andiamo a fare delle belle marce di protesta di fronte all’ambasciata dell’IRAN.
    Lo stesso vale per Calderoli: ha trasformato una giusta causa in qualcosa di cui dobbiamo chiedere scusa. Altro che giovare alla causa.

    Per di più, visto il casino combinato, le sue dimmisioni erano obbligate e doverose, questo ha però creato un precedente: abbiamo dimostrato ai fondamentalisti che se ci scappa qualche morto e qualche incendio i frutti arrivano, e che frutti, addiritura le dimissioni di un ministro di uno stato sovrano.

    Io propongo l’ex ministro come candidato al nuovo premio: Utile Idiota 2006 dell’Osama-Bin-Contest

  15. l’occidente deve essere in grado di difendere le sue conquiste civili senza abbassarsi ai livelli dei provocatori. con decisione, ma anche buon senso.
    difendere la cultura cristiana con magliette che qualcuno giudica blasfeme mi sembra contraddittorio. eventualmente mostrando magliette puoi difendere la libertà di espressione. libertà che spesso viene ignorata, quando non fa comodo. i media in mano ad una sola persona garantiscono questa libertà?
    quando ci confrontiamo con una cultura notevolmente diversa, cerchiamo i punti in comune o quelli di contrasto? cerchiamo di favorire le persone del dialogo o quelli della rottura?
    quanto alla libertà di culto, dobbiamo limitarla per essere come l’Arabia Saudita?

  16. “”all’ombra di un crocefisso e dei valori ad esso connesso che sotto una velina scollacciata.””

    E secondo te la cultura atea sarebbe quella della “velina scollacciata?”. Bell’ignorante.

  17. i grandi della terra hanno voluto la globalizzazione: c’erano i mezzi per farla e sarebbe serviva a ravvivare i mercati ormai stagnanti. come residuo spurio della globalizzazione c’è anche questo: un rutto in Danimarca può provocare un incendio in Medio Oriente. D’altra parte se si uniscono in vasi comunicanti realtà completamente differenti, civiltà con diversissimi modi di vedere e diversi livelli di libertà, il risultato è un continuo movimento di flussi, spesso tumultuosi.
    dobbiamo fare i conti con realtà diverse (che non conosciamo) e trovare nuovi modi per dialogare, senza perdere d’identità e senza imporre i nostri modelli.

  18. Le cose sono giuste o sbagliate indipendentemente da chi le dice e le fa. Non c’è dubbio (un bonus per i neonati è una cazzata chiunque la propronga, per esempio).
    Si dà il caso che quelle fatte da Calderoli fossero sbagliate, per usare un participio elegante.
    Luca S.

  19. Un momento, ma veramente vogliamo paragonare un Ministro che mette una maglietta con immaginette come un qualsiasi capo ultrà con una vignetta satirica? Per semantica, opportunità e significato stanno ai due estremi di un diametro.

    E’ un po’ come la differenza che c’è fra un Presidente del Consiglio che fa le corna nella foto del vertice dell’UE e le stesse corna fatte da un ragazzino nella foto della gita a Stresa.

  20. @pedroalmaviva
    l’ho letto il commento di gyoann (che incidentalmente rassicuro: se un giornale islamico pubblica un bestemmione, qui da noi la cosa passa tra le “curiosità dall’estero”).
    ora dimmi tu, pedro:
    quindi ritieni che neanche rushdie avrebbe dovuto scrivere i suoi “versetti satanici”?

  21. Sinceramente stavolta non mi importa chi ha ragione e chi ha torto. Calderoli ministro è una follia, lasciateci giubilare per questo.

  22. A chi crede che i cristiani siano piu buoni dei musulmani ricordo 3 fatti:
    1 – in Rwanda ci sono stati un milione di morti musulmani anche per mano di cristiani, ci sono preti cattolici che sono accusati di crimini contro l’umanità perchè hanno collaborato al genocidio
    2 – in Bosnia i cristiani serbi hanno fatto strage di mussulmani bosniaci
    3 – l’autore dell’attentato a Oklahoma City, Timoty Mc Veigh era un fanatico fondamentalista cristiano, da solo ha fatto 170 morti ( di cui 20 bambini ) quasi come gli attentati di Madrid.
    Bastano?

  23. Le polemiche che accompagnarono il gay pride furono molto simili a quelle che in questo momento infiammano questa discussione.
    Dove finisce la libertà di espressione e in che misura la libertà di espressione può essere esercitata?
    Purtroppo come ogni manifestazione dell’intelletto umano, non c’è una regola fissa a cui attenersi e il confine tra opportuno e inopportuno non passa solo dalla sensibilità di ciascuno di noima da molti altri fattori che troppo spesso ci influenzano nostro malgrado.

    Allora, quando si trattò di difendere il diritto a manifestare degli omosessuali, pensavo che il loro diritto fosse sacrosanto e influenzata dalle miei idee, sarei stata disposta a riempirmi di lustrini e piume di struzzo per sfilare insieme a loro. Poi sulle cose magari ci rifletti un po’ e ti accorgi che senza niente togliere al loro diritto di manifestare, certe ostentazioni rischiano di giocare contro alla causa e una “misura” è sempre auspicabile in qualsiasi circostanza.

    Anche adesso, appena l’affaire vignette ha cominciato a montare, ho di primo acchito pensato che la libertà di stampa fosse sacrosanta ma poi, riflettendoci bene, mi sono accorta di essere nuovamente incappata nell’errore di presunzione che spesso si commette quando si ritiene che la libertà sia un valore assoluto, errore di presunzione nel ritenere che non si possa mediare quando si è dalla parte del giusto. Eppure la mediazione è parte integrante di ogni accordo e quando il nostro fine non è il riconoscimento della nostra verità ma il raggiungimento di un accordo o di un quieto vivere, non resta che mediare tra i nostri principi e le esigenze altrui.

    Calderoni nella fattispecie, si è preso nuovamente e incoscientemente gioco di una situazione già esasperata e lo ha fatto grazie alla sua posizione di Ministro. Doveva essere rimosso per questo come dovrebbero essere rimossi tutti coloro che grazie alla loro posizione, mettono in scena delle buffonate che offendono la sensibilità altrui.

    Ciò detto l’accusa di vilipendio è ridicola come lo è quell’omino in croce appeso nelle classi a simbolo dei valori civili della nostra società.

  24. Solo un commento… Dice che Calderoli difende la libertà di satira.
    Da quand’è che i Potenti (in senso lato) possono difendere la satira, che per definizione è popolare, parziale, scorretta e rompiballe?
    Si potrebbe quasi parlare di strumentalizzazione…

  25. Solo un commento… Dice che Calderoli difende la libertà di satira.
    Da quand’è che i Potenti (in senso lato) possono difendere la satira, che per definizione è popolare, parziale, scorretta e rompiballe?
    Si potrebbe quasi parlare di strumentalizzazione…

  26. Caro Luca S.,

    mi pare che il dibattito in questi giorni verta proprio su questo punto: quello che ci fa scompisciare dalle risate, o che ci sembra irrinunciabile e fondante della nostra civiltà, deve per forza divertire anche gli “altri” o viceversa? Ritengo di no, ovvero ritengo che qualsiasi reazione sia lecita: dalla protesta civile alle manifestazioni di piazza, dall’indossare una maglietta con il Profeta bombarolo a quella (illecita a quanto pare in Danimarca) di sostegno all’FPLP, da una risata di gusto ad un calcio nei coglioni, da un sorriso sbilenco ad un’aria perplessa. Insomma, ritengo che le reazioni di Sofri e di Lia abbiano la medesima dignità. Ça va sans dire che quelle di Lia le sottoscrivo anche nella punteggiatura.

    Ma se in questa parte del mondo – al quale mi sento di appartenere, checché ne dicano gli assassini, i fascisti ed i razzisti, tipo quelli che hanno macellato il mio fratellino – si può scherzare con i fanti e con i santi, forse altrove la questione non è così, e mentre mi indigno per il tentativo di coartare la mia sensibilità democratica – che ha tra i suoi principi più cari quello della libertà di espressione – devo tenere in considerazione, proprio in nome dell’abituale tolleranza che ci caratterizza, che questa non prevarichi un’altra sensibilità.

    Quando addossi a Calderoli la responsabilità di aver commesso una “pagliacciata” sei ingeneroso: la pagliacciata non è stata quella di indossare un certo tipo di biancheria intima, Meno che mai lo è stata quella di pubblicare le illustrazioni offensive sul Jyllands Posten. Era senz’altro una scelta discutibile, fatta da un giornale che appartiene ad una ben determinata corrente di pensiero (e di azioni). Quella di reiterare, invece, la loro pubblicazione per il semplice – ed idiota – piacere sadico di infierire su un’umanità che è ormai oggetto di attenzioni leggermente sgradevoli da decenni, ecco, quella è stata la pagliacciata.
    Perché, ricordalo, dopo la prima pubblicazione le reazioni erano state tutte diplomatiche, indignate ma rituali, di quelle che in genere le cancellerie dei paesi civilizzati usano quando vogliono far rilevare una cretinata, e circoscritte tutte quante alla Danimarca.

    La reiterazione – inutile ed offensiva – non aveva nulla a che vedere con la difesa del “sacrosanto” e condivisibile diritto alla libertà di espressione, così come il distribuire la “zuppa di maiale” ai clochard in Francia aveva ben poco a che vedere con la solidarietà. In entrambi i casi si è trattato di uno “sgarbo” alla comunità musulmana, del tentativo – più o meno riuscito – di umiliarla violentemente, per quanto non cruenta fosse la manifestazione di questa volontà.
    Tutte le cospicue distanze tra individui, sono da ridurre a zero se rapportate alla globalizzazione. Spero che tu non sia davvero convinto che i musulmani nel mondo vivano in mezzo al deserto o alla jungla, che usino i cammelli per muoversi, che vivano su palafitte, in tende o nei tukul, che non si facciano fotografare per paura che l’obiettivo rubi loro l’anima, che il loro trade sia petrolio contro perline e specchietti, che le lor donne siano tutte calde e puttane e i loro uomini superdotati, che abbiano il ritmo nel sangue, e che – soprattutto – comunichino con segnali di fumo o usando il tam tam.

    Si da il caso che anche da quelle parti esistano telefoni, computer, connessioni internet, non è che là – in Beduinolandia – aspettassero l’imam stronzo ed ingrato con le foto taroccate: sapevano perfettamente di cosa si parlava, le cosiddette vignette (illustrazioni per un libro di religione per bambini, va ricordato) erano state viste, straviste, stampate, diffuse.

    Mettiti il cuore in pace, buon (scusa) vecchio Luca, anche quellillà cianno ‘o compiuter e vanno pè l’internette.

    Sono desolata di informarti che la quotidiana normalità della razza padrona, quella che impone standard a suon di bombe, quella che esporta un discutibile modello di democrazia – dimenticandosi che questa non è un abituccio prêt-à-porter, ma si tratta di Haute Coputirre, da progettare e cucire sulle esatte misure dei popoli e dei paesi che dovranno indossarla – è quella del genocidio (dai neri agli Ebrei ai nativi Americani agli Asiatici agli Aborigeni dell’Oceania, alle donne). Mi duole informarti che ogni volta che un europeo si è mosso dal suo fief ha portato con sé morte e distruzione e prevaricazione ed umiliazione.

    Mi duole informarti che Voltaire, il simbolo dell’illuminismo e della nostra comune “battaglia di libertà”, investiva i soldi ricavati dai suoi libri (come ad esempio il “Trattato sulla (o della?) tolleranza”) nel commercio di schiavi Neri dall’Africa in America. Che il nostro campione scriveva: “I bianchi sono superiori a questi negri come i negri sono superiori alle scimmie e le scimmie sono superiori alle ostriche”. O di Hume che scriveva: “Non è mai esistita una nazione civilizzata che non fosse bianca: sono portato a sospettare che i negri, e in genere tutte le altre specie umane, siano per natura inferiori ai bianchi”.

    Sono spiacente di raccontarti che Kant, invece, attribuiva alle “razze” precisi connotati intellettuali e morali, sostenendo l’inferiorità dei neri, perché “i negri d’Africa non possiedono per natura alcun sentimento più elevato della stupidità”, e “il negro si colloca infatti al livello più basso tra quelli individuati in termini di diversità razziali”. Oppure, parlando dei Nativi Americani, Kant affermava che “tutti questi selvaggi hanno scarso sentimento del «bello in senso morale»”.

    Mi dispiace davvero che gli stessi che hanno progettato i forni crematori, o deportato gli ebrei verso di essi, oggi pontifichino sui diritti umani, quando meglio sarebbe ascoltare – da loro – un pudico silenzio. Mi dispiace, davvero.

    Un’ultima cosa, sugli assegni ai neonati: sono una cazzata quando promessi, sono una troiata quando concessi, sono atroci quando da questi sono esclusi migliaia di bambini perché non sono (nella migliore delle ipotesi) cittadini oppure (ed è questa purtroppo la realtà) non sono bianchi.

    Dacia Valent

  27. però, stò popo’ di proclama solo per l. sofri.
    fortuna che non si è rivolta all’intera community di macchianera…

  28. Luca Sofri che si pone e difesa delle libertà e non ha nemmeno il coraggio di farsi postare il blog! Se poi gli scrivi una mail contestandogli uno scritto ti risponde anche in modo maleducato. E’ un uomo di destra che per opportunismo si dichiara di sinistra e con idee pseudoaristocratiche. Come suo padre (a cui auguro di cuore di guarire al più presto) che però ha almeno una grande intelligenza.

  29. “…Mi dispiace davvero che gli stessi che hanno progettato i forni crematori, o deportato gli ebrei verso di essi, oggi pontifichino sui diritti umani, quando meglio sarebbe ascoltare – da loro – un pudico silenzio. Mi dispiace, davvero…”

    E’ la più grande stronzata che mi sia capitato di leggere da 10 anni a questa parte.

  30. Ma come? dovreste essere tutti assolutamente d’accordo con me! allora andate tutti un po’ (solo un po’) affanculo!

  31. Quante chiacchiere!
    Cosa sarebbe ‘sta storia del rispetto verso le religioni?
    Io sarei per l’irrispetto globalizzato. Soprattutto verso le religioni.
    Se un fedele si offende per una bestiemma, od una vignetta, il problema è suo, non mio. Il problema è la sua fanatica superstizione. Questo revival delle religioni in Europa, tra chi si sbatte per le radici cristiane e i fanatici anti-vignette, inizia ad essere piuttosto invadente.
    Dunque propongo il “deridi-il-fedele-contest-2006”. Una sola regola: non vale prender di mira una sola religione. Due, come minimo. Pena iscrizione coatta alla Lega Nord.

    Inizio io:

    “Io non c’entro con quelle merdate alla Mohammed” (Spike Lee, Fa’ la cosa giusta)

    “Se Gesù fosse stato ucciso venti anni fa, i bambini delle scuole cattoliche porterebbero delle piccole sedie elettriche intorno al collo invece delle croci.”
    (Lenny Bruce)

  32. Adesioni terzisteCome la penso sulla storia delle vignette danesi, annessi e connessi l’ho già detto.Nel seguire questa vicenda su vari blog mi sono accorto che la mia opinione è vicina a quella di persone politicamente, ideologicamente e

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