Vivere. Con Alvaro Vitali

Il neo-casino mondiale ci ha tolto persino il tempo di morire in pace.
Si pensi alla perfezione generazionale di un europeo nato negli anni ‘40: prima la Guerra a sfiorarti appena, quanto basta per tirarsela con le generazioni successive; poi la durezza della ricostruzione ma pure l’entusiasmo delle opportunità, il miracolo, il sogno degli anni ‘60, nondimeno gli anni ‘70 che ci hanno comunque regalato un grado di irresponsabile libertà che non avremo mai più: altro che casco, cinture di sicurezza, salutismi, diete, igienismi, autovelox e animali pazzi.
Poi gli anni ‘80 e un po’ di grana, giusto quando i capelli cominciano a imbiancare, i muri che crollano, giusto in tempo per non capirci un tubo in internet mentre il Millennio tramonta e arriva un Fukuyama a spiegarti che la Storia è finita con te: dio che perfezione, che fisiologico accomiatarsi.


E invece no, zac, perdi l’attimo e il confronto Islam-Occidente si va a incendiare dopo tredici secoli, nichilismi e relativismi e insomma l’Europa se ne vanno in pensione, neo terrorismi dureranno decenni, Alvaro Vitali partecipa a un reality show, una tumultosa globalizzazione mostrerà il suo vero volto se va bene entro la fine del Secolo.
E noi qui, vivi e disorientati, a cavallo di due epoche ma disarcionati da entrambe.
Senza aver capito come sia andata, né come finirà.

(Visited 10 times, 1 visits today)

22 Comments

  1. Ciao,
    mi chiamo Maria Zuppello e fino alla fine di dicembre sono stata l’inviata di Macchina del Tempo channel, il canale satellitare della Macchina del Tempo.
    Vi scrivo da New York dove sto lavorando ad un documentario sulle armi biologiche insieme a Danny Schechter. Danny e’ un giornalista investigativo molto conosciuto negli Stati Uniti. Ex-producer CNN e ABC ha vinto due Emmy Awards e dal 1988 ha aperto la sua casa di produzione. Realizza documentari graffianti e critici del sistema americano attuale (in particolare quello mediatico).
    Vi scrivo perche’ desideravo segnalarvi il blog di Danny
    http://www.mediachannel.org
    e il mio
    http://videojournalist.blogs.it
    Date un’occhiata, soprattutto a quello di Danny. E’una persona di grande valore e mi piacerebbe che in Italia fosse piu’ letto.
    Grazie per l’attenzione

  2. Ma questo è pessimismo cosmico! Su con la vita che troppi Alvaro Vitali passeranno ancora sui reality, purtroppo!

  3. quando penso agli ultimi vent’anni, dalla caduta del muro alla guerra nell’ex jugoslavia alla democrazia esportata in iraq al boom della cina… io mi chiedo sempre: ma dov’ero? come ho fatto a non rendermi conto di cosa stava succedendo?
    non è bello sentirsi disarcionati a quarant’anni…

  4. Se uno come Immanuel è andato a Macchiaradio, Alvaro Vitali può partecipare ad un reality. “Stat sua cuique dies”

  5. quella che FF espone in questo post è la teoria del libro di Serena Zoli “La generazione fortunata”, nel quale sostiene che i nati negli anni dal ’35 al ’55 sono stati, come collettività, i più fortunati della Storia

    concordo pienamente
    l’unico neo di quella generazione è stato trovarsi quasi sempre dei genitori molto -troppo- autoritari

    per il resto, grasso che cola
    basti pensare all’età pensionabile

    mia madre è proprio del 1940
    da brava dipendente pubblica, ha salutato superiori e colleghi dopo 15 anni di lavoro
    io sono del 1961, dipendente pubblico
    ho 22 anni di contributi
    alla pensione me ne mancano 18…

    e poi il mondo da scoprire, con ancora le differenze, e le case che costavano tre annualità di salario e non dieci come adesso, e una vita ruspante e meno asettica e alienante

    quello che mi fa incazzare è che l’arretramento indiscutibile ed evidente ce lo siamo fatti noi, a gratis

    in questo senso la nulla coscienza sociale anglo-americana (la bazza finì con l’accoppiata Thatcher/Reagan) ha dato una bella botta all’idea che il mondo non fosse solo a misura di ricchi

  6. Interessante come Facci esalti una generazione – quella degli anni ’40 – che Eco dipinge come disillusa e triste ne “Il pendolo di Foucalt”. Non c’è un vero e proprio contrasto tra le due versioni, quanto un modo differente di percepirne le sfumature; come dire, evviva il relativismo.
    C’è stata qualche decennio in cui non s’è rimpianto il passato? Ma soprattutto, per Vitali è meglio la pernacchia di Pierino o la zappa della Fattoria?

  7. beh, mr.White, mi sembra strano che -salvo casi isolati- i nati nel 1940 possano rimpiangere il passato o invidiare la sorte di cella generazione precedente, cioè dei nati fra il ’15 e il ’20

    quanto al fatto che chi è venuto dopo i nati del 1940 possa invidiarli, è ovvio che la lettura delle vicende generali e generazionali va mediata con le vicissitudine squisitamente personali

    ma che sotto profili molto importanti,
    quali quelli che elencavo sopra e altri ancora, la vita fosse migliore
    (se non altro sul piano delle speranze)
    per chi è nato nel ’40 risptto a chi è nato 20 o 30 anni dopo
    mi sembra che sia non troppo obiettabile

    l’unica vera sfiga generazionale di chi oggi ha 65 anni circa è stato l’autoritarismo spesso pesante della famiglia e della scuola

  8. Se a qualcuno può interessare, Alvaro Vitali compare anche nell’avventura di Lurko il porko mannaro attualmente in corso di pubblicazione sul mio sito. Alvaro Vitali Multimedia Style: dal cinema alla tv e dalla tv ai fumetti. Quale sarà il prossimo passo?
    http://www.fumettidifam.com

  9. Piti, Eco presenta un personaggio – Belbo – interioramente roso dalla sensazione di aver perso la grande occasione di “intervenire nella storia”: una figura intrappolata in un periodo di transizione, tra i grandi eventi “istituzionali” delle guerre mondiali e le rivoluzioni (culturali e non) degli anni ’60. Un personaggio, Belbo, sospeso in una situazione di non-appartenenza, di ricerca di una possibilità già trascorsa, persa o colta che fosse. Beninteso, è finzione letteraria, ma potrebbe fotografare lo stesso una dimensione umana in parte esistente.

  10. che citazione: fukuyama e la fine della storia, io non l’ho mai condiviso, secondo me è sbagliato considerarci al capolinea, quasi come se il turbocapitalismo fosse la fine della storia

    ne vedremo ancora di belle.. almeno credo

  11. Secondo me Facci ha fatto bingo. Non banalizzerei però il discorso come un “mala tempora currunt”, anche se probabilmente ci sono cosa da rimpiangere e cose no. Gli anni Ottanta, ad esempio, nonostante li abbia vissuti da piccolo me li ricordo com un’epoca ben poco stimolante: edonismo reganiano, cafonaggine da arricchiti e batterie elettroniche. Gli anni Novanta, invece, sono stati gli anni delle speranze svanite: dei giovani liberal che potevano cambiare il mondo(Clinton bloccato da un pompino eppure il miglior presidente americano da decenni; Blair che da golden boy diventa un Tatcher in pantaloni), dai progressi sociali dei 60 a quelli tecnologici (dalle piazze ai forum). Più che finire, “history repeat” uguale e diversa: gli 80 come la brillantina dei 50, i 90 come le utopie al cesso dei sessanta, i 2000 come il terrorismo dei 70 (da locale a globale). Magari ci scrivo un libro delirante. ;-)

Rispondi