E il giornalista querelò il blogger

Il 14 aprile 2005 Nick scrive un post in cui critica la trasmissione televisiva di RaiDue Confronti, condotta dal giornalista Gigi Moncalvo.
Il 6 febbraio 2006 Nick si vede rendere nota una querela per diffamazione da parte dello stesso Gigi Moncalvo (ecco il post in cui ne parla).
In seguito a questi eventi – e alla più gradita nascita della figlia Alice -, Nick ha smesso di scrivere su blog (i post di commiato).
La stessa cosa è capitata a Anna Setari (il post su Confronti, il post sull’avvenuta querela).
Nell’attesa di poter pubblicare nuovi sviluppi a proposito di questa situazione – ai limiti del surreale – mi pare giusto divulgarla il più possibile in rete, affinché chiunque possa leggere da sé i post da cui scaturiscono le querele e trarre le proprie conclusioni.
Per quello che mi riguarda, esprimo totale e assoluta solidarietà nei confronti di Nick e Anna, rei di aver semplicemente espresso la propria opinione.

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42 Comments

  1. Sarò banale: credo semplicemente che i blogger abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri di ogni altro cittadino italiano: il diritto di criticare e il dovere di non diffamare.

    Ho dato un’occhiata al post della Setari e non mi pare diffamatorio. Non pare a me, non so che cosa ne penserà un giudice. L’unico errore che non possiamo fare è credere che, perché abbiamo un blog, possiamo scrivere cose che non potremmo permetterci di dire o scrivere altrove (discorso generale, non per il caso in questione).

  2. E se cominciassimo ad inserire in ogni nostro Blog un post dove si dice che Moncalvo è un “leghistone” spiegando che il termine è sicuramente usato in accezione negativa ma che non è sicuramente un insulto come invece ad es.:
    “Moncalvo è un censore” (potrei dire molto di più ma ho paura di un querela).
    W l’Italia, diceva De Gregori (sic!), chissà se oggi avrebbe scritto lo stesso.

  3. Impariamo un po’ dagli ammmericani: esistono le polizze per la tutela legale, ragassi. Si paga un tot all’anno (meno di 200€) e ci si dimentica dei casini legati a querele, separazioni, incidenti e quant’altro.

  4. Moncalvo è leghista, non vedo cosa ci sia da offendersi se qualcuno glielo ricorda. Pur non essendo un esperto giurista, ho come la sensazione che qualsiasi giudice non ci metterà molto ad archiviare questa pratica.

    Dal mio punto di vista, però credo che P.G. abbia centrato il vero problema: il fatto è che questo è un tentativo, neppure troppo velato, di imporre la censura preventiva ad uno degli spazi attualmente più liberi dell’informazione: i blog.
    Per carità, sui blog si leggono anche un sacco di inesattezze, di ingiurie, di falsità, di cose di pessimo gusto.

    Il problema è che non è questo il caso.

    E’chiara la disparità di mezzi tra chi può permettersi un intero ufficio legale gratis, che può tranquillamente permettersi di pagare spese processuali e tutto il resto, e chi, da privato cittadino, può essere messo in difficoltà anche dalla semplice spesa per un avvocato.

    Il caso presenta, se ricordate, inquietanti analogie con quello che avvenne al *RAIOT* di guzzantiana memoria. L’ufficio legale di Mediaset presentò querela nei confronti del programma per una cifra spropositata (non ricordo bene… qualche milionata di euro). La RAI, non se lo fece ripetere due volte e sospese “cautelativamente” il programma.
    La querela multimilionaria di Mediaset è stata archiviata. Molti mesi dopo, purtroppo, visti i consueti tempi della giustizia nostrana. Ma il programma non è mai ripreso.
    Una forma surrettizia di censura che purtroppo sta trovando molti epigoni.
    Ora tra molti blogger, in tanti circuiti “amatoriali” si sta diffondendo se non la paura, una cautela eccessiva, una diffusa autocensura nel timore di andare incontro a seccature di questo genere: e così uno dei canali d’opinione attualmente più vivi avrà perso parte del suo smalto.
    “Colpirne uno per educarne cento”. Chissà se Moncalvo sarà contento di aver messo in pratica una delle massime del presidente Mao o se querelerà qualcuno per avergli dato del comunista.

  5. L’idea che propone Fabrizio non è male.
    Per il resto mi sembra che qui la pensiamo tutti più o meno nello stesso modo.

    Ecco, a proposito, Moncalvo è uno stronzo e un coglione. Ribadiamolo. Ecco, questa è diffamazione.
    Non dire leghistone o che un programma fa pena.

  6. Il programma non piace…
    Questo lo possiamo scrivere??????

    A me fa cagare, lo posso scrivere???

  7. Aveva ragione House Of Freedom: siamo davvero indietro quanto a libertà d’opinione.
    Sarà, ma io vedo la spia della permalosità accendersi in continuazione dal control panel di quelli di Confronti.
    O sbaglio?

  8. Sono d’accordo con Matteo, per quanto mi dispiacerà mostruosamente non vederlo agitare al vento la chioma novellamente platinata.

  9. Non sono un esperto giurista, ma mi chiedo se in questi casi non si possa configurare la sfuggente fattispecie legale dei “danni per lite temeraria”…Attendo più professionali conforti…

  10. Ho letto il post incriminato e credo, ma questo l’autore nel post esplicativo non lo dice, che l’unico termine che abbia mandato in bestia Moncalvo sia appunto “leghistone”. E da un punto di vista giuridico formale non ha torto. Nel senso che il termine in assoluto presuppone che Moncalvo abbia la tessera di partito: ce l’ha? (io non lo so, qualcuno lo sa?)
    In un contesto relativo “leghistone” viene associato a “fascistone”, perché in premessa il post ricostruisce quell’immagine (terribile, secondo Nick) di Hitler a passeggio sulla sua tour eiffel. Ora: propagandare il fascismo è reato. Moncalvo si è sentito oltre che diffamato (vi sfido a trovarmi un personaggio pubblico, un giornalista per di più, che si dichiari fascista – ergo Moncalvo non è fascista), anche calunniato.
    Questa la semplice spiegazione tecnica che Moncalvo potrebbe portare davanti a un Gip. Non è detto che la sua tesi passi (e me lo auguro).

  11. Senza offesa, il ragionamento è suggestivo, ma una più approfondita analisi lo evidenzia come un semplice paralogismo:
    se essere definiti “leghistoni” può essere associato al valore diffamatorio di essere definiti “fascistoni”, diffamatorietà del quale deriverebbe dal reato ancora presente nel codice, di ricostituzione del partito fascista, questo equivarrebbe a dire quindi, che la Lega Nord si può tranquillamente riconoscere, a livello giuridico, come un partito di chiara ispirazione fascista. Ora, questa può anche essere opinione comune di alcuni di noi, ma da qui a dargli una valenza giuridica, come è evidente, ce ne corre. laonde per cui, la conclusione logica della consistenza di un’eventuale diffamazione, francamente, crolla facilmente su se stessa. E questo pare già evidente a me, che non sono un giurista, figuriamoci ad un eventuale giudica della causa….

  12. appunto parlavo di contesto relativo. Relativamente alla premessa (hitler, parigi ecc ecc) leghistone=fascistone. Non ho detto che il ragionamento è giuridicamente valido, ho detto che può essere l’unico ragionamento che avrà spinto Moncalvo alla querela. Perché francamente tutto il post, rispetto ad altre critiche su Moncalvo lette in giro, mi sembrava la predica di una verginella.
    Oltre naturalmente al significato assoluto di leghistone(=fervente attivista tesserato della Lega, lavvode non esista neppure la tessera).
    Ma il mio era un ragionamento atitetico alla solita accusa di censura. Esiste il diritto di opinione, ma esiste anche il diritto di querela, che è cosa ben diversa dalla censura.

  13. CHE BELLO, QUERELANO ANCHE I BLOG

    Leggo su macchianera:
    “Il 14 aprile 2005 Nick scrive un post in cui critica la trasmissione televisiva di RaiDue Confronti, condotta dal giornalista Gigi Moncalvo.
    Il 6 febbraio 2006 Nick si vede rendere nota una querela per diffamazione da part…

  14. Francamente trovo la vicenda surreale. Per un giornalista saper accettare le critiche fa parte del gioco e sapersi confrontare con esse è solo una forma di maturità e consapevolezza professionale.

  15. Dall’alto delle mie 139 querele (molte senza copertura) penso di dovervi dare qualche base. Premesso, e ammesso, che sono piuttosto amico di Moncalvo.

    1) Nessun giornalista ha querelato un blogger: una persona ha querelato un’altra persona.

    2) La querela è probabilmente dovuta all’accostamento con Hitler. Moncalvo inoltre non ha mai avuto tessera leghista. Nel complesso, una querela debole ma che si muove in un mare d’ambigua giurisprudenza sul tema.

    3) Sappiate che ogni riproposizione del post querelato, a qualsiasi titolo, anche meramente documentativo come si fa nel post che stiamo commentando, rende estensibile la querela. Nel caso, a Macchianera o a chiunque ne faccia trackback.

    4) nella maggioranza dei casi, e pur senza parametri condivisi, la richiesta di eventuali danni (la provvisionale) è proporzionata alla diffusione dello strumento querelante: nel caso, il querelato non ha nulla da temere a meno che voi non lo cacciate seriamente nei guai facendogli tutta questa pubblicità che gli avvocati di Moncalvo potranno documentare in aula; in altre parole, per beffardo che possa sembrarvi, il post di Puliatto (il voler diffondere in rete la questione) può fare un serio danno a colui che vorrebbe invece contribuire a tutelare.
    Comunque, in qualsiasi caso, escluderei una condanna penale che non sia sospesa.

    5) Non mi sembra davvero il caso di chiudere un blog per questa cosa, ma ciascuno è padrone in casa propria (terze case escluse, se vince Bertinotti).

    6) Conosco forse uno solo che negli anni Novanta ha preso tante querele almeno quanto me: è Moncalvo. Con il che voglio solo dire che se ne intende, anche se, come detto, credo che nel caso non la spunterà. E’ che, grazie all’ufficio legale Rai, querelare gli costa niente.

  16. o una persona ha querelato un’altra persona (e allora senza l’ aiuto della RAI), oppure un giornalista ha querelato un blogger. infatti se l’ ha fatto con lo studio legale RAI allora è un giornalista, altrimenti anch’io sono una persona e mi faccio tutelare dalla RAI. no?

  17. “La querela è probabilmente dovuta all’accostamento con Hitler”
    Dove?Rileggiti il post, l’accostamento era fatto per assurdo e “con le dovute proporzioni”.
    E poi mi risulta che un certo M. (non faccio nomi) apostrofo una collega, all’epoca lavorava a Mediaset, con una frase del tipo: sei fortunata che non ci sono piu’ i forni nazisti se no tu saresti la prima o qualcosa del genere….

  18. In risposta al giornalista Facci (perchè in italia essere giornalista da un potere diverso dall’essere un semplice Blogger)vorrei dire che

    1) La maggior parte delle querele è fatta da una persona verso un altra persona ma è evidente che se il querelante ha capacità finanziarie enormemente maggiori del querelato il potere di pressione è maggiore.

    2) Nel post di Televisiono non si dice , in nessuna forma che Moncalvo è come Hitler si fanno riferimenti alla sua competenza e alla sua indipendenza. Moncalvo non avrà avuto la tessera della lega ma era il direttore della Padania e intervistava settimanalmente bossi su telepadania.
    Mi sembrano due fatti che provino la sua vicinanza con il movimento leghista.

    3)Possiamo almeno commentare l’azione di moncalvo o anche questo ci rende complici ?

    4)Il problema non sono i danni ma la libertà delle rete, l’azione di moncalvo non è solo contro quei due blogger ma contro tutti quelli che scrivono la propria opinione sulla rete. La sollevazione popolare è dovuta a questo, la mia opinione (e spero di non beccarmi una querela per questo) è che bisognerebbe trovare una forma di pressione (naturalmente legale e corretta) che spingesse Moncalvo a ritirare le querele.

    5) Sta parlando uno che non ha un blog da chiudere.

  19. Non sono l’avvocato di Moncalvo, ho cercato di spiegare come perlopiù funziona, non rompetemi i coglioni.
    Per quanto riguarda la retorica della rete, la rete è come qualsiasi altro supporto querelabile. Quando non viene querelato, il più delle volte è perchè non conta nulla o perchè nessuno se n’è accorto.
    Prendete a esempio Dagospia, infarcito di querele (e di condanne) anche solo per aver postato cose pubblicate altrove; molte volte la querela è rimasta anche dopo che D’Agostino aveva tolto il testo querelato, e la querela sovente è pure andata persa.

  20. F.F. solo un appunto giuridico.
    La provvisionale non è il risarcimento dei danni, ma solo una liquidazione provvisoria in sede penale, solitamente minore del danno effettivo e sempre vincolata alla sussistenza di “giustificati motivi” (ad esempio: stato di bisogno della vittima conseguente al reato, necessità di rimediare ai danni del reato, ecc.) che il Giudice penale accorda (su richiesta della parte civile) se non gli è possibile liquidare con esattezza il danno (e quindi viene emessa solo una “condanna generica” al risarcimento dei danni), e l’esatto accertamento in concreto dell’entità del danno deve quindi esser rimesso al Giudice civile (v. artt. 538-539 c.p.p).

  21. Effettivamente la querela è un arma usata soprattutto dai potenti per zittire chiunque dia fastidio, vedi Daniele Luttazzi, Massimo Fini e Sabina Guzzanti, che in tribunale hanno avuto ragione perche tutto quello che avevano detto era vero, ma intanto sono stati cacciati e gli è stata tolta la parola.
    Quando non si usa la querela si usano gli insulti, come quando Gaspari dava del vecchio rincoglionito a Montanelli.
    Che gente per bene! poi fanno i difensori della libertà!

  22. Egregio ste65, non capisco che cosa tu abbia precisato. La provvisionale, in concreto, è un’anticipazione dell’eventuale danno stabilito in sede civile. Può esserci o non esserci. In genere c’è. Può essere molto alta, molto bassa o appunto non esserci: la giurisprudenza ridonda di ogni cosa. Nel caso dubito che ci sarebbe comunque una provvisionale, e se ci fosse penso che sarebbe irrisoria.

  23. In definitiva per poter dire tutte le stronzate che si vogliono bisogna avere in tasca la tessera di giornalista ? In questo modo anche se scrivi sul Giornale o su Libero puoi dire che se toccano te stanno toccando la libertà d’informazione.

  24. C’è un solo modo, in Italia e nel mondo, di dire tutte le stronzate che si vogliono: far parte il meno possibile dell’Italia e del mondo, alias non contare nulla.
    Brutto? Vero.

  25. C’è anche la categoria peggiore, i leccapiedi dei potenti di ogni fazione, che non contano niente, esistono solo finche dimostrano fedelta assoluta e appena credono di poter dire quel che pensano vengono buttati nel cesso.

  26. perchè non cogliere l’occasione affinchè qualcuno finalmente diffonda in maniera esaustiva l’iter da seguire per aver diritto al patrocinio legale gratuito(o deve continuare a essere una nebulosa come le questioni urbanistiche sulle quali si giocano tutti gli interessi?).E perchè,essendo ancora più lungimiranti non cercare di ascoltare Adriano Sofri quando dice fino allo sfinimento che il carcere italiano è a tutti gli effetti fuorilegge(contraddizioni in termini)cercando un po di fottuta concretezza nella soluzione del problema?.Fatte queste premesse mi pare che Moncalvo si sia sentito dileggiato nel momento in cui viene descritto farsi un estemporaneo segno della croce per cui invoca,subliminalmente,Zio Vaticano che non faticherà a sposare la causa visto che gli torna a favore.E mi chiedo se in Italia si possa dire che se si confiscassero i beni della chiesa sottoutilizzati o non utilizzati per niente potremmo pensare di affamare il debito pubblico determinando nei fatti una rivoluzione francese nostrana e riportando la liturgia nelle rive dei fiumi o nelle piazze ad opera di religiosi non professionisti,dove peraltro sarebbe più facile scorgere il divino(con diablerìe)

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