Delocalizzazioni? Ristrutturazioni aziendali? Occupazione che “emigra” dove la forza lavoro costa poco più di nulla? E’ uno dei grandi problemi provocati dalla globalizzazione neoliberista imperante. Governi, economisti, movimenti e parrucconi assortiti s’accapigliano da anni per trovare una soluzione. Ma nessuno, finora, ha avuto la geniale intuizione di Costa Gavras. Il maestro del cinema, autore fra gli altri di capolavori assoluti come A-Z, orgia di potere e Missing, ce la racconta nel suo nuovo film, Cacciatore di teste, uscito oggi nelle sale italiane.


Protagonista della storia non è il solito sfigato “precario” (cioè uno di noi…), ma un quadro quarantenne e iperspecializzato, interpretato da un grande Josè Garcia. Anche lui, però, diventa vittima della famigerata flessibilità: dopo quindici anni di onorato servizio per una fabbrica di carta francese, finisce infatti a spasso. Delocalizzazione e ristrutturazione aziendale, per l’appunto. Che vuoi che sarà, gli dicono tutti. E se lo dice pure lui, all’inizio. Con il suo curriculum e le sue referenze troverà subito un nuovo impiego. Rien a faire: tre anni dopo è ancora disoccupato.
Sempre più disperato, il nostro quadro trombato architetta allora la geniale soluzione. Ovviamente non ve la racconto per non rovinare la visione a chi preferisce andare al cinema all’oscuro della trama.
E così, a scatola chiusa, dovrete fidarvi: non perdete questo “horror economico” beffardo e grottesco. Dopo averlo visto, però, cercate di non copiare la geniale soluzione proposta: temo molto che l’happy end finale funzioni solo nella fiction. Nella realtà, si finisce in gabbia con una condanna all’ergastolo…