L’America (Latina), quella vera

Processare gli assassini di Ernesto Guevara: «una ritorsione del governo boliviano MAS». Hugo Chávez: «antisemita». Michelle Bachelet: santificata, mentre con Morales non si va oltre alla chompa. Lo stesso Evo Morales: «razzista». Salvador Allende: «come Adolf Hitler». Venezuela: «non esistono istituzioni democratiche».

america-latina.gifContro un agglomerato tanto strisciante di disinformazione anti-latinoamericana, il consiglio è di leggere quanto scrive Gennaro Carotenuto. Perché fa bene alla verità e quindi, di riflesso, anche a voi.
Seguono tutti i link ordinati, oltre alle recenti e deprimenti argomentazioni ospitate dagli organi di stampa della sinistra progressista italiana – o come altro si fa chiamare. Evidentemente anche da quelle parti si sono fermati al verbo di D’Alema, quello che «Lula non vincerà mai e il nostro referente in Brasile è Fernando Henrique Cardoso». E spiace, credetemi.

  • La Repubblica: punire gli assassini di Ernesto Che Guevara sarebbe una ritorsione [link]
  • Centri ebraici in difesa di Chávez: non ha mai detto nulla di antisemita [link1link2link3]
  • Michelle Bachelet: una donna non fa primavera [link1link2]
  • Mario Vargas Llosa: “Evo Morales è il nuovo razzismo” [link]
  • Al GR3 il neocon Daniel Pipes paragona Salvador Allende ad Adolf Hitler [link]
  • Emma Bonino: “in Venezuela non esistono istituzioni democratiche” [link]

“Il settimanale storico della sinistra progressista italiana, nel numero del 19 gennaio 2006, commissiona l’articolo di apertura di uno speciale sull’America Latina a tale Moises Naim presentandolo SOLO come direttore del periodico statunitense “Foreign Policy”. Al lettore sarebbe piaciuto conoscere il perché un settimanale italiano commissionasse un importante articolo sull’America Latina né a un giornalista italiano esperto di temi latinoamericani né ad un latinoamericano. Ebbene, anche se il lettore dell’Espresso non è stato messo in condizione di saperlo, non solo Naim non è statunitense, ma mascherato come direttore della prestigiosa (sic!) rivista “Foreign Policy”, viene celato (nascosto al lettore) che Naim non è un latinoamericano qualsiasi.
Naim è stato ministro dell’Industria in Venezuela negli anni ’90 al tempo delle più selvagge privatizzazioni, quando fiumi di denari da tangenti finivano nei paradisi fiscali delle Bahamas, quando la grande maggioranza dei venezuelani si impoveriva come mai nella storia, quando il governo massacrava migliaia di persone con il Caracazo (da 2.000 a 10.000 morti in un solo giorno nel 1992). Né l’Espresso né Naim, sentono il pudore di spiegare che Naim stesso non è un osservatore neutrale, ma un membro di quella classe politica corrotta spazzata via dal Movimento Bolivariano. E’ come se l’Espresso avesse commissionato a Pinochet un articolo su Allende, a Ménem un articolo su Kirchner o a Collor de Mello un articolo su Lula, dimenticando di spiegare chi furono Pinochet, Ménem o Collor de Mello ed anzi spacciandoli come osservatori neutrali.
L’Espresso fa così passare per analisi politica insulti come “pericoloso buffone populista Chavez” (chissà perché scritto sempre senz’accento) facendo credere al proprio lettore che siano prodotto di un prestigioso osservatore neutrale e non di un rancoroso esponente di una delle classi politiche più corrotte della storia. E’ così ingenua la direzione dell’Espresso da non capire che questa è una pessima maniera di fare giornalismo?
Tutto ciò in pochi giorni in questo inizio di 2006 e chissà quante ne abbiamo perse o ci sono sfuggite, come la perla pubblicata dal supplemento Donna di Repubblica a firma Alessandro Oppes che, sotto il titolo “Chávez visto da vicino”, intervista da lontano solo ed esclusivamente oppositori particolarmente avvelenati e poco lucidi.
E’ in corso un’operazione decisa e sistematica che vuole distaccare l’opinione pubblica occidentale dalle sorti dei governi progressisti latinoamericani, presentarli come velleitari, autoritari, pericolosi, non democratici, per potere domani mettere in atto la minaccia del ministro della difesa statunitense che minaccia l’ “asse del male latinoamericano da colpire”.
E’ necessario dunque un lavoro di denuncia ed informazione che va ben oltre le possibilità del sito e che tuttavia è necessario ed urgente se non vogliamo trovarci con un’opinione pubblica cucinata a puntino nel caso non remoto che le attuali campagne di calunnie sfocino in qualcosa di peggiore. Non si può dire, “Kirchner non ci piace”, “Morales è razzista”, “in Venezuela non esistono istituzioni democratiche”, senza spiegare mai con competenza e proprietà la sostanza di affermazioni così gravi. E’ quello che sta avvenendo. E’ una goccia di bile quotidiana di disinformazione che sta avvelenando i pozzi dell’informazione in senso antilatinoamericano. E’ la stessa goccia quotidiana di veleno che spargeva menzogne su Salvador Allende fino a far credere che il colpo di stato voluto dagli Stati Uniti fosse la soluzione migliore per terminare un caos che non esisteva o che se esisteva era stato creato ad arte.”

(Gennaro Carotenuto)

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3 Comments

  1. l’Italia è una succursale degli U.S.A. … e gli U.S.A. sono governati da Bush…alla fine anche giornali come l’espresso (che dovrebbero essere di sinistra) finiscono con il fare il gioco della destra… e la controinformazione è fondamentale per continuare a far pensare… gracias

  2. Possiamo aggiungere alla lista anche questo articolo di Repubblica, in cui si parla del boicottaggio delle elezioni venezuelane e si dice che il 75% non e’ andato a votare, dimenticandosi di dire che 1) alle elezioni non-presidenziali venezuelane l’astensione “tipica” e’ del 50-60%, anche senza boicottaggi 2) le ragioni del boicottaggio (vulnerabilita’ ai brogli del sistema di voto) sono state ampiamente demolite in un rapporto dell’Organizzazione degli Stati Americani

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