Brasile: schiavi e riforma agraria

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Foto di Robson Oliveira

Sono 4.133 gli schiavi del Brasile liberati nello scorso 2005 in 81 operazioni volute dal Ministero del Lavoro: spesso analfabeti e costretti a lavorare in numerosi latifondi del paese (gli interventi hanno riguardato le fazendas in Pará, Mato Grosso, Tocantins, Bahia e Goiás), gli schiavi di un Brasile che da 150 anni attende una credibile riforma agraria rappresentano la drammatica realtà che non filtra nelle luccicanti cartoline.

L’ispettore del lavoro Marcelo Campos ha parlato pochi giorni fa di 1.128 lavoratori-schiavi nel solo stato di Parà.

Di certo fin qui qualcosa si è fatto e il Piano Nazionale di Riforma Agraria rimane la priorità del governo Lula. Una priorità motivata da ragioni forti, perché una vera e leale riforma sarebbe per il paese l’occasione del cambiamento strutturale dopo anni di sfruttamento: insediare 400.000 famiglie senza terra entro il 2006 (come promesso), significherebbe frenare l’urbanizzazione e con questa la crescita esponenziale delle favelas, ridurre squilibri, inquinamento e violenza.

Nel finire del 2005 il governo annunciava l’insediamento di 117.500 famiglie in un solo anno, più di quanto promesso. Tutto ciò nonostante il taglio di 2 miliardi di Reais sui 3.4 previsti dal Ministero per lo sviluppo agrario.
Le cifre ufficiali non convinsero il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra [MST], il quale denunciò strumentali manipolazioni che avranno ricordato a molti brasiliani (tra cui il mio amico Rapha) il governo di Fernando Henrique Cardoso: a tal proposito consiglio di leggere l’articolo di João Pedro Stedile – dirigente del MST – tradotto in italiano da Serena Romagnoli.

Che il Movimento dei Senza Terra lotta per la riforma agraria lo sanno tutti. Che per esso la Terra non è soltanto, come vuole la cultura capitalista, un mezzo di produzione, ma è molto di più, è la nostra Casa Comune, è viva, e noi siamo i suoi figli e le sue figlie, e abbiamo la missione di prendercene cura e di liberarla da un sistema sociale consumista che la devasta, questo è sorprendente.
(Leonardo Boff)

Ecco: finché questo movimento – segnato da immutata capacità di scuotere coscienze – continuerà a rappresentare una spina nel fianco per il governo Lula, si darà dimostrazione del fatto che non s’è ancora realmente compresa la forza liberatrice di gente umile in grado di realizzare la più bella delle Rivoluzioni.

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3 Comments

  1. ma il governo Lula non dovrebbe essere già dalla parte dei poveri e degli oppressi vista la sua collocazione politica e viste anche le radici sociali da cui proviene il presidente brasileiro?

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