Revisionismo storico

Dopo i cinquant’anni di governo comunista, ieri sera il confronto fra Bertinotti e Berlusconi a Porta a Porta ha segnato un altro punto fermo del revisionismo-secondo-il-premier.
Silvio ha infatti tenuto a precisare che – a differenza del suo governo, che ha dovuto fare i conti con i lasciti dei cinquant’anni di cui sopra – l’amministrazione Bush ha ricevuto un’ottima eredità da parte di Reagan.

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20 Comments

  1. La cosa più grave, poi, è che si è pure dimenticato Bush padre, operando un salto storico carpiato dall’1989 al 2001 (per dire: dal crollo del muro alle torri gemelle senza neppure passare dal via).
    Cioè, non è neanche che abbia subdolamente tentato di far dimenticare il doppio mandato dei democratici; è proprio pura ignoranza.

  2. Intanto, ridendo e pazziando, rischiamo altri 5 anni di nano bananero. Nei sondaggi sta recuperando, e grazie alla nuova legge elettorale, ormai è partita patta.
    E il peggio deve ancora venire, vespa docet.

  3. vivo a Lugano e stasera nel tg della TSI e’ rimbalzata questa notizia:

    Dal Sudan per protestare

    Sessantadue rifugiati fermati alla frontiera verde di Chiasso Volevano andare a Ginevra per parlare con i rappresentanti Onu

    La notte l’hanno passata in terra elvetica ( foto Ti- Press/ B Galli)
    Vengono da lontano, a quanto pare dal Darfur. E vogliono parlare con i rappresentanti dell’Onu a Ginevra. Rifugiati in Italia, per dare voce alla loro protesta civile hanno scelto la Svizzera.
    Che cosa rivendicano? Un trattamento più degno. Quello, dicono, che non hanno ricevuto a Milano dopo lo sgombero di via Lecco. Così in sessantadue, tutti sudanesi, nella notte di martedì si sono messi in viaggio dalla capitale lombarda. Hanno raggiunto Como in treno. Poi si sono incamminati verso nord. Passando dai boschi della Spina Verde e attraversando, tra la mezzanotte e le tre, clandestinamente e alla spicciolata il confine al Sasso, a Chiasso. Forse speravano di farcela. Intercettati, invece, sono stati fermati, intirizziti dal freddo, da una pattuglia mobile delle Guardie di confine in servizio nella zona.
    Accordi alla mano, le autorità svizzere hanno attivato immediatamente la procedura di riammissione semplificata con l’Italia. Loro però, in possesso di un permesso di soggiorno valido, non vogliono saperne di tornare là da dove sono venuti.
    Ieri alla frontiera chiassese, tra la Gendarmeria e il Posto delle Guardie di confine, sembrava di essere tornati indietro di una manciata d’anni, all’epoca dell’emergenza profughi. Passato il tempo, chi opera al confine non ha però perso la mano.
    « Subito – ci dice il capitano Fabio Ghielmini , sul campo dalla notte – è scattato il dispositivo d’urgenza straordinaria d’accoglienza » . La sessantina di rifugiati è stata subito affidata alle cure del Servizio autoambulanza del Mendrisiotto, intervenuto in forze con una decina di sanitari e quattro mezzi. E prestata la prima assistenza – alcuni denunciavano un leggero stato di ipotermia – , i sudanesi sono stati quindi trasferiti al rifugio della Protezione civile di Castel San Pietro. La macchina del pronto intervento, insomma, ha funzionato bene. Ad incepparsi, sulle resistenze dei rifugiati, è stato per contro l’iter di riammissione. Riammissione riuscita per un primo gruppetto di sette persone, fallita per gli altri. Dapprima divisi tra la Gendarmeria di Chiasso e Castello, in serata si è preferito riunirli ( già riammessi e no). Così tutti alla fine, ha confermato il comandante del IV Circondario Fiorenzo Rossinelli, ieri a Chiasso, hanno accettato di trascorrere la notte al rifugio. Le trattative riprenderanno questa mattina.
    Già ieri il via vai di autorità svizzere e italiane al confine con Ponte Chiasso, del resto, era sotto gli occhi dei passanti. Nonostante le mediazioni, non sarà facile riuscire a convincere i rifugiati a rientrare in Italia. Per farlo vogliono l’assicurazione di essere alloggiati in modo adeguato. Assicurazioni che il responsabile delle autorità italiane di frontiera sta cercando loro di dare. Ieri, comunque, il gruppo ha dimostrato di essere determinato, rifiutando persino il cibo. E uno di loro, digiuno da un paio di giorni, nel pomeriggio, è stato colto da malore. Niente di grave, ci hanno detto sul posto, ma gli agenti hanno preferito allarmare il Sam, che lo ha ricoverato all’ospedale per accertamenti. Un viaggio iniziato nel Sudan dunque è arrivato più lontano di quanto ( forse) gli stessi sessantadue sudanesi potessero immaginare. E le loro rivendicazioni, sino all’altroieri una questione solo milanese, sono rimbalzate anche sulla porta di casa nostra. Di fatto le autorità, cantonale e federale ( interessate alla vicenda), possono fare poco o nulla. Non di fronte all’ingresso clandestino e a un permesso valido oltrefrontiera. Solo la disponibilità all’accoglienza scioglierà alla fine questa storia alla frontiera.

    D. C./ M. M.

    12/01/2006 07

    capisco che in Italia si viva gia’ un “clima” elletorale ma come mai nessun TG italiano stasera ha riportato questa notizia????

    cari saluti!!!!

    http://www.laregione.ch/interna.asp?idarticolo=153497

  4. Alberto: dici che c’è una strategia? Che i suoi esperti di comunicazione gli ha spiegato che se si saltava anche Bush padre (oltre – è ovvio – Clinton) si recuperava qualche consenso?
    Ma no dai; è proprio che è un’ignorante.
    E poi c’è DONALD (Dio mio). Come ce lo si spiega DONALD Regan se non con il cappello d’asino?

  5. Alberto: dici che c’è una strategia? Che i suoi esperti di comunicazione gli ha spiegato che se si saltava anche Bush padre (oltre – è ovvio – Clinton) si recuperava qualche consenso?
    Ma no dai; è proprio che è un’ignorante.
    E poi c’è DONALD (Dio mio). Come ce lo si spiega DONALD Regan se non con il cappello d’asino?

  6. Ai tempi ero radicale e combattevo Reagan, che vedevo come il diavolo. Diversamente da altri, poi sono cresciuto sino a dover ammattere – perchè è un fatto, signori, non unìopinione – che Reagan ha lasciato l’America in condizioni eccellenti.

  7. Se questo rivince me ne vado all’estero definitivamente… in una repubblica delle banane che almeno è riconosciuta come tale…

  8. F.F., lasciamo stare le valutazioni su DONALD Reagan, non era a quelle che mi riferivo, percarità. Il vero revisionismo del premier sta nell’aver saltato quei 12 anni di storia, parlando di eredità che Reagan avrebbe lasciato a George W. Bush.

  9. “Diversamente da altri, poi sono cresciuto sino a dover ammattere – perchè è un fatto, signori, non unìopinione – che Reagan ha lasciato l’America in condizioni eccellenti.”

    Sì, quando finalmente aumentò le tasse e finì la recessione.

  10. Infatti adesso in America si sta proprio da Dio. Talmente da Dio che bisogna occupare tutto il tempo a far guerre qua e là, tanto per distrarre un po’ l’opinione pubblica. Laggiù le carte di credito vanno alla grande!

  11. Poverino, si sarà confuso con Donald Regan, capo di gabinetto di Ronald, che dovette dimettersi in conseguenza dello scandalo Iran-Contra.

  12. Come ha scritto Fanny, Silvio parlava di Donald Regan, comunisti che non siete altro.

    @Nadia: da quando in qua i tg servono a dare le notizie? Qua comunque lo si sapeva.

  13. Il commento era ironico. Sapere dell’esistenza di un quasi omonimo di Ronald Reagan non mi pare alla portata del soggetto di cui si discute.

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