Per la signora Nicoletta Ercole, costumista, è solo lavoro. Ieri questo, domani il Riccardo III. Allora restiamo io e lui. Simone e Christian. Degli altri non mi importa, non li capisco. Cerco, ma non ci arrivo. La sin troppo ricorrente recita natalizia scritta e diretta da Neri Parenti che di anno in anno approda in un punto diverso del globo, talvolta della storia, si dipana semplice e lineare ai miei occhi: acqua sul marmo. E non saranno né i tempi comici di un De Sica in ottima forma ed altrettanta sciocchezza caratteriale, né l’imbarazzante stereotipo di un Massimo Boldi milanese e rozzo oltremodo al di sotto della soglia del sopportabile che sapranno risollevare le sorti di un prodotto banalmente indirizzato a quelli che, all’indomani di capponi e anolini in brodo e chissà quant’altro, ben poco altro potranno più che ridere sguaiatamente, in buona sostanza, del nulla. Perché nulla c’è, lì. A meno che il gesto dell’ombrello sia cosa per la quale sganasciarsi e svenire, poi, arrendendosi alla vescica debole. O, magari, è che prevedono che a noi tutti, pii ed acerbi alla vita, la parola “cazzo” muova sincera ed imbarazzata ilarità. E forse nemmeno servono le citazioni. Ché, in fondo, non si capisce perché La Piccola Bottega degli Orrori sia finita proprio lì, e neppure L’aereo più pazzo del mondo, per dire, un po’ strapazzato da un Francesco Mandelli oramai talmente “non giovane” che MTV quasi lo rimpiange. Il livello non sale mai abbastanza. Io, evidentemente, devo aver cominciato a delirare se ad un certo punto ho letto, fra le righe del più classico dei misunderstanding, il copione di Rumori Fuori Scena (Noises Off, Michael Frayn), ma no, non era possibile. Ero nel delirio puro, mi pare lapalissiano. Del resto, la colpa è mia, ché quelli sono film fatti così. Perché si sorrida di poco, senza chiedersi niente, fruendone per quello che possono. Voi andate ma sia chiaro, comunque, è meglio il libro.