Amen.

Non è eccezionale che lo scorso 29 novembre, nella Cina centrale, sedici suore francescane sono state pestate a sangue con pugni e bastoni: è eccezionale che lo siamo venuti a sapere. E se abbiamo saputo che una di queste monache è in fin di vita, e che un’altra è rimasta accecata, significa solo che l’apparato censorio del Partito ha commesso degli errori. Non c’era nessuna ragione di far sapere all’Occidente che lo Stato aveva deciso di espropriare l’istituto della diocesi per venderlo a un costruttore di capannoni industriali.
Sono errori, sviste. Il 6 febbraio scorso alcune guardie carcerarie sono entrate nella cella del leader cristiano Chen Jingmao (72 anni) perché era circolata voce che avesse convertito degli altri detenuti: e gli hanno fratturato le gambe con delle sbarre di ferro. Ma non c’era ragione che si sapesse in giro e che per esempio giungesse all’orecchio dell’associazione China Aid: e tantomeno che l’uomo era imprigionato dal 2001 “per aver usato un culto malvagio”.
Neppure doveva risapersi che una donna di 34 anni era stata arrestata il 18 giugno con l’accusa di «diffondere notizie false» (distribuiva bibbie nella provincia di Guizhou) e che poi era deceduta misteriosamente quel pomeriggio stesso, come ha raccontato una testimone secondo la quale la donna era stata torturata a morte.
Sono errori, sviste e, il solo parlarne, crimini contro la nazione.


Se non ci sono statistiche sugli ecclesiastici morti in carcere è perché viene considerato Segreto di Stato. Ancora in giugno, per le percosse della polizia, era morto anche il protestante Jiang Zongxiu, arrestato a sua volta per aver distribuito delle bibbie; stesso destino, in aprile, per il cristiano Gu Xianggao, detenuto nella provincia di Heilongjiang. Non si sa come, non si sa perché.
Si sa che sparisce qualcuno, ogni tanto, e che la Santa Sede ha da disperarsi. Era trapelato per esempio che nel 2004, nelle regioni cinesi di Fujian, Zhejiang, Mongolia, Henan ed Hebei, c’erano stati degli arresti e la costrizione a un serie di cosiddetti corsi di indottrinamento, in sostanza dei lavaggi del cervello.
Poi, il 5 marzo, era stato arrestato monsignor Wei Jingyi, vescovo di Qiqihar, tanto che il direttore della Sala stampa vaticana Joaquin Navarro-Valls aveva chiesto alle autorità di rendere pubblici almeno i capi di accusa. Ma il giorno dopo il ministero degli Esteri precisava che il vescovo non era in prigione e che era stato solo «trattenuto»: sinchè il 14 marzo veniva comunque liberato. Stesso schema il 5 aprile: arrestato il vescovo di Zhengding, 69 anni, già noto per le sue attività caritative e già detenuto vent’anni nelle prigioni cinesi, con proteste del Vaticano e rilascio il 4 aprile.
Buon segno? Non propriamente: da una parte perché i prelati ogni volta vengono messi sotto stretta sorveglianza e interrogati di continuo, con inviti affinchè aderiscano alla cosiddetta Associazione patriottica che inquadreremo poi; dall’altra perché le autorità cinesi, di molteplici altri arresti, spesso non dicono una parola: e si tratta, secondo l’agenzia AsiaNews, di almeno 70 tra sacerdoti e vescovi per restare a un breve periodo esaminato.
Gli arresti avvengono regolarmente in corrispondenza con le più note ricorrenze cristiane o con le principali assemblee del Partito. Circa monsignor Giacomo Lin Xili, trattenuto dal 1999 e malato di alzheimer, per dire, il Governo ha replicato dicendo che non c’era stato nessun arresto e precisando che il monsignore stava partecipando a un corso per imparare la politica religiosa dello Stato. Volontariamente. Il che sembra corrispondere a una malcelata e rinnovata strategia che vuole i rapimenti degli ecclesiastici non più finalizzati a far sparire i prelati, come è avvenuto per decenni ma come l’occhio della comunità internazionale rende sempre più complicato, quanto a convincerli con le buone o con le cattive a piegarsi alla particolarissima via cinese alla religione. Piegarsi, in altre parole, alla velleità governativa di controllare completamente tutte le organizzazioni del caso: Pechino prevede solo strutture di fede registrate, con personale registrato, soprattutto con la supervisione delle cosiddette Associazioni Patriottiche, ciò che in sostanza lasci in primo piano gli ideali di servitù alla sicurezza della Nazione.
La libertà religiosa in Cina non è un diritto della persona, è una concessione dello Stato: e chi non rientra in limiti e forme, chi si limitasse a giudicare la religione un fatto privato e pur non cospirando contro alcuni, subirà le peggiori persecuzioni. Il paradosso è che la morsa si è fatta più stretta soprattutto dopo un incremento delle adesioni religiose all’interno del Partito comunista, qualcosa di imprevisto: negli ultimi tre anni sono stati 230 i dirigenti del partito che sono diventati credenti e che perciò sono stati dimissionati.
E’ per questo che il Dipartimento di propaganda del Partito ha elaborato un documento teoricamente segreto, tuttavia pubblicato da Asia News il 2 dicembre, nel quale si paventa «l’occidentalizzazione» e la «disintegrazione» legate alla religione e in cui viene proposto di arrestare la «crescita delle religioni, delle organizzazioni di culto e delle superstizioni e quindi favorire un pieno ritorno all’ateismo marxista».
Ed è per questo che il governo ha lanciato una poderosa campagna per l’insegnamento dell’ateismo, disciplina che di fatto è l’unica che può essere diffusa liberamente in un Paese dove le religioni sono ristrette nel recinto dei regolamenti. D’altra parte Pechino ha pure bisogno di palesare presunte aperture all’Occidente, e da qui epiloghi anche grotteschi.
Il 19 ottobre lo Shanghai Daily spiegava per esempio che la Bibbia era stata inserita nella lista dei libri di cui era permessa la lettura ma si aveva conferma, nello stesso periodo, di arresti e di sequestri di bibbie e di chiusura delle tipografie che le avevano stampate. E ancora, a Shanghai, mentre da una parte il governo invitava i fedeli di religioni non registrate a dotarsi tranquillamente di pubblici luoghi di culto, in realtà “la richiesta derivava soprattutto”, come rilevato nel Rapporto 2005 dei Quaderni della Chiesa che soffre, “dalla presenza di una comunità ebraica e di una comunità ortodossa (…). La spinta a questa apertura nasceva dal voler evidenziare il carattere cosmopolita della città e dare agli stranieri un servizio in piu”. Niente da fare in concreto per buddisti, taoisti, musulmani, protestanti e ovviamente cattolici. La Cina seguita a negare l’apertura di una nunziatura apostolica a Pechino nonostante le celebrate aperture commerciali: resta un paese dove essere cattolici è sostanzialmente proibito, e dove, mentre da noi si discute di Legge 194, l’aborto viene praticato sino al nono mese e l’infanticidio della progenie femminile è praticamente legge.
Non meno emblematico quanto accaduto a Pechino per l’annunciata messa della notte di Natale. Il parroco della cattedrale di Pechino, regolarmente registrato e ovviamente appartenente all’Associazione Patriottica, avvisò ufficialmente: “Chi vuole partecipare alla Santa Messa della notte di Natale deve essere provvisto di biglietto, acquistabile con un’offerta minima di 50 yuan». Un limite invalicabile per giovani e anziani, ma non è tutto qui. “Sul biglietto” spiegava poi il prelato “deve essere scritto il nome dell’acquirente e il numero di telefono”. E c’era da fidarsi.
I nuovi regolamenti sulla religione risalgono del resto al 2004, non ai tempi di Mao. I culti cristiani sono stati definiti “un’infiltrazione straniera dissimulata con la religione” laddove la fede cristiana è da considerarsi nientemeno che “un importante componente nella strategia occidentale contro la Cina”: perciò nei documenti ufficiali gli otto milioni di cattolici non registrati nei fatti non esistono, non sono computati nelle statistiche, ergo vanno eliminati fisicamente o attraverso la rieducazione. Se c’è differenza.
Alla Santa Sede, tra mille altre, ben ricordano la vicenda di monsignor Giovanni Gao Kexian, vescovo di Shandong e archetipo del cattolico in Cina. Aveva trascorso anni ai lavori forzati e altrettanti da clandestino; per evitare l’arresto cambiava spesso abitazione, insegnava in case di campagna e viveva della carità di fedeli che erano poveri quanto lui. Divenne vescovo nel 1992, ma il Vaticano cercò di nascondere la notizia nel tentativo di evitargli altre persecuzioni. Nell’ottobre 1999 fu arrestato per essersi rifiutato di iscriversi all’Associazione patriottica: e scomparve. Durante un suo viaggio in Cina nel 2002 George Bush ne chiese notizie direttamente a Jiang Zemin, ma non servì: si seppe poi della morte del vescovo il 24 gennaio 2005. Il governo disse che era deceduto per malattia. Il corpo non fu restituito ai familiari e si provvide alla cremazione senza conforti religiosi né benedizione della salma né celebrazione di funerali: l’epilogo di un prelato di cui aveva chiesto conto l’uomo più potente del mondo lasciava dunque presagire le possibili speranze che riguardano altre centinaia di religiosi dei quali non si ha notizia da anni.
Il 6 agosto scorso, nell’Hebei, a 200 chilometri da Pechino, per meglio capirci, venti camionette della polizia hanno circondato un villaggio e stanato i preti e i seminaristi casa per casa: e l’Hebei è la provincia con la più alta concentrazione di cattolici di tutta la Cina. Dallo stesso periodo sì è fatta impressionante la lista dei vescovi rapiti, dei sacerdoti detenuti o condannati ai lavori forzati, degli ecclesiastici arrestati o rinchiusi nei manicomi o ancor più spesso semplicemente scomparsi.
E’ il nuovo corso. La morte e i soldati, nelle province, spuntano come cinesi.

***

Vescovi imprigionati, scomparsi, isolati, uccisi:

Monsignor Giacomo Su Zhimin (diocesi di Baoding, Hebei). Ha 72 anni. Arrestato e scomparso dal 1996. Il Governo ne ha ripetutamente negato la detenzione, sostenendo che è impegnato in attività missionaria.
Monsignor Francesco An Shuxin (ausiliario diocesi di Baoding, Hebei). Ha 54 anni. Arrestato e scomparso dal 1997.
Monsignor Han Dingxian (diocesi di Yongnian-Handan, Hebei). Ha 66 anni. Arrestato nel dicembre 1999. In passato è stato in prigione per circa 20 anni. Rimane sempre isolato e impossibilitato a incontrare chiunque.
Monsignor Cosma Shi Enxiang (diocesi di Yixian, Hebei). Ha 83 anni. Arrestato il 13 aprile 2001. In prigione per 30 anni. L’ultima volta venne arrestato nel dicembre 1990 e rilasciato nel 1993. Da allora è vissuto in isolamento forzato fino al suo ultimo arresto.
Monsignor Filippo Zhao Zhendong, (diocesi di Xuanhua; Hebei). Ha 84 anni. Arrestato alla fine di dicembre del 2004.
Padre Paolo Huo Junlong, amministratore della diocesi di Baoding. Ha 50 anni. Arrestato nell’agosto 2004. Ancora detenuto in località sconosciuta.
Monsignor Giulio Jia Zhiguo (diocesi di Zhengding, Hebei). Arrestato più volte, la Santa Sede ha fatto pubblici appelli per la sua liberazione. Ogni mese subisce settimane di indottrinamento forzato sulla politica del Governo.
Monsignor Giuseppe Fan Zhongliang (diocesi di Shanghai). Ha 85 anni ed è malato. È sempre sorvegliato.
Monsignor Han Jiangtao (diocesi di Sipin, Jilin). Ha 82 anni. Pur essendo molto malato, rimane sotto controllo della polizia.
Monsignor Giovanni Yang Shudao (diocesi di Fuzhou, Fujian). Ha 84 anni e ha trascorso circa 30 anni in prigione. È stato arrestato nel 1955 per essersi rifiutato di entrare nell’Associazione Patriottica. Nel 1981 è stato rilasciato dopo 26 anni di carcere e dal 1988 è stato nuovamente detenuto per 3 anni. Ancora oggi, a periodi alterni, è sottoposto ad arresti e controlli. È molto malato.
Monsignor Giacomo Lin Xili (diocesi di Wenzhou, Zhejiang). Ha 84 anni. Arrestato dal settembre 1999 e liberato all’inizio del 2002. Il vescovo rimane sempre sotto controllo e non è libero.
Sacerdoti arrestati e/o condannati: Zhang Zhenquan e Ma Wuyong (diocesi di Baoding, Hebei), arrestati nel luglio-agosto 2004 durante una cerimonia; padre Li Wenfeng, padre Liu Heng e padre Dou Shengxia (diocesi di Shijiazhuang, Hebei); arrestati il 20 ottobre 2003 insieme a diversi seminaristi; Padre Chi Huitian (diocesi di Baoding, Hebei), arrestato il 9 agosto 2003, mentre celebrava la Messa; padre Kang Fuliang, Chen Guozhen, Pang Guangzhao, Yin Rouse, Li Shujun (diocesi di Baoding, Hebei); arrestati il primo luglio 2003 perché in visita a padre Lu Genjun, appena rilasciato da 3 anni di lager; padre Lu Xiaozhou (diocesi di Wenzhou, Zhejiang) arrestato il 16 giugno 2003 mentre stava per impartire l’estrema unzione a un moribondo; padre lin Daoming (diocesi di Fuzhou, Fujian). Arrestato il 3 maggio 2003, mentre era in visita da sua madre, appena rilasciata dalla prigione, arrestata perché era la cuoca del seminario clandestino di Ch’angle; padre Zheng Ruipin (diocesi di Fuzhou, Fujian). Arrestato il 12 aprile 2003 insieme a 18 seminaristi, poi rilasciati. Il sacerdote è tuttora in carcere in un luogo sconosciuto; padre Pang Yongxing, padre Ma Shunbao e padre Wang Limao (diocesi di Baoding, Hebei). Arrestati rispettivamente nel dicembre 2001, il 24 marzo e il 31 marzo 2002. Il 7 luglio 2003 sono stati tutti condannati ai lavori forzati; padre Li Jianbo (diocesi di Baoding, Hebei). Arrestato il 19 aprile 2001 a Xilinhot (Mongolia interna) e condannato ai campi di rieducazione attraverso il lavoro.

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Per saperne di più:

Rapporto 2005 sulla libertà religiosa nel mondo a cura di Aiuto alla Chiesa che soffre (www.acs-italia.org); World Christian Enciclopedia (New York 2001); The Laogai Research foundation (www.laogai.org);Reporter senza frontiere (www.rsf.org); Amnesty International (www.amnesty.org); Nessuno Tocchi Caino (www.nessunotocchicaino.it).

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Quanto sopra è sul Giornale di domenica 11 dicembre 2005.

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50 Comments

  1. Ogni volta che Filippo scrive è una lama; l’interesse tuttavia non cada solo sui missionari e i cattolici, perchè in Cina (lo stesso Facci lo scrisse proprio qui) si viene malmenati e pure uccisi senza essere nessuno (o proprio perchè si è improduttivi e quindi nessuno) o per motivi diversi che la disobbedienza più lieve…

    Ma più che i boicottaggi e le raccolte firme che possiamo fare?

  2. Che schifo !!
    Non si pensi che ciò accada solo in Cina perchè queste cose sono successe varie volte anche in paesi arabi…..
    Poi quando vengono quì pretendono i loro luoghi di culto, le loro scuole se ne fregano delle nostre tradizioni, delle nostre leggi (non ho mai visto un registratore di cassa nei ristoranti cinesi della mia città) e se qualcuno a da ridire qualcosa è uno sporco razzista!!! Mha!!

  3. franco, quando scrivi certe cose dovresti documentarle, come fa ff. Se no, sono solo parole per dar aria alle dita.

  4. sono d’accordo con Medo: non si deve concentrare l’interesse solo sui preti. ci sono tante altre persone, giornalisti (Shi Tao) che meritano la stessa attenzione, forse maggiore perchè non hanno uno stato (come la Città del Vaticano) a proteggerli, ad accendere riflettori, a fare comunicati.
    e poi Franco, anche in italia si limita la libertà delle persone, e senza voler fare i soliti esempi, cito la notizia odierna dell’espulsione di Daki.
    ma soprattutto, dove abito io, _tutti_ i ristoranti cinesi hanno il registratore di cassa e _tutti_ fanno lo scontrino. spesso sono gli italiani a chiedere “sconticino o scontrino?!”….

  5. E poi Franco, visto che ami tanto l’Italia e la proteggi dagli stranieri, almeno impara che “qui” si scrive senza accento e che “mha” non esiste nella lingua italiana per come lo hai scritto, forse è proprio in cinese.
    E ancora, caro il mio qualunquista della domenica: nei ristoranti delle città in cui io ho abitato o lavorato (e non sono poche) il registratore di cassa negli esercizi cinesi c’è eccome; se non ci fosse la lacuna sarebbe imputabile ad un sistema-Italia fatto di polizia o di finanzieri che magari nella tua città passano il tempo non lavorando…

  6. una cosa che mi ero dimenticato.
    caro franco, se tu ti trasferissi in un paese arabo accetteresti di diventare musulmano o vorresti restare cattolico (praticante)?
    ecco, cerchiamo di capire perchè gli immigrati vogliono continuare a credere nel loro dio

  7. x Franco: dalle mie parti (Brianza) nei ristoranti cinesi (e non) il registratore di cassa c’è. Inoltre il nostro sistema giuridico prevede la libertà di culto per tutti, perchè i diritti da queste parti sono universali: senza guardare se nei paesi islamici o in Cina i dittatori che opprimono quelle genti concedono a noi di aprire chiese oppure no. Concedere i diritti qui, guardando se sono concessi a noi di là, significherebbe applicare una sorta di legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente, o, volendo, “no chiesa” per “no chiesa”) e mi pare che la nostra civiltà qualche passo in avanti da Hammurabi l’abbia fatto…anche se ora Franco e quelli come lui (razzisti?) vogliono portarci indietro.

  8. x Franco: dalle mie parti (Brianza) nei ristoranti cinesi (e non) il registratore di cassa c’è. Inoltre il nostro sistema giuridico prevede la libertà di culto per tutti, perchè i diritti da queste parti sono universali: senza guardare se nei paesi islamici o in Cina i dittatori che opprimono quelle genti concedono a noi di aprire chiese oppure no. Concedere i diritti qui, guardando se sono concessi a noi di là, significherebbe applicare una sorta di legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente, o, volendo, “no chiesa” per “no chiesa”) e mi pare che la nostra civiltà qualche passo in avanti da Hammurabi l’abbia fatto…anche se ora Franco e quelli come lui (razzisti?) vogliono portarci indietro.

  9. Per concludere la discussione grammaticale con Franco, la terza persona singolare del presente indicativo del verbo avere è ‘ha’, non ‘a’.

    Per quanto riguarda i ristoranti cinesi… non so dove vivi, ma se sei di Milano prova ad andare ‘Da Davide’, viale Bligny. Mangi bene, spendi poco, ovviamente come in molti altri ristoranti cinesi ricevi lo scontrino, esci e pensa: non hai nemmeno addosso quel tipico profumo di involtino primavera che di solito, dopo una cena al ristorante cinese, ti porti addosso per settimane. Provalo!

    Passando a cose serie (ma vedere che nel 2005 c’è gente che non abbia capito cos’è l’integrazione razziale e culturale mi sembra cosa già moooolto seria), fino a qualche tempo fa vivevo vicino al consolato cinese a Milano. Ogni giorno all’esterno c’erano seguaci del Falun Dafa che protestavano (spesso il loro modo di protestare consisteva semplicemente nel mostrare in cosa consiste il Falun Dafa, ovvero semplici esercizi fisici e meditazione) contro le ingiustificate persecuzioni da loro subite ad opera del regime cinese.
    Per chi volesse saperne di più, visitate questo sito http://it.clearharmony.net/

    Spiace vedere certe cose, qualunque sia il paese in cui accadono. Aggiungiamoci il fatto che la Cina diventerà in pochi anni (dicono persone molto più informate di me) la più grande potenza mondiale e al dispiacere forse è il caso di aggiungere un po’ di timore…

  10. FF giustamente ci informa su ciò che accade in Cina.
    Io spero che ci possa informare prossimamente anche su ciò che accade nella Cecenia e nel Daghestan sotto il tallone del amico Putin ( nonostante l’amicizia del suo datore di lavoro col suddetto ).
    A parte li scherzi penso che in Cina il crollo dell’attuale regime sarebbe una buona cosa solo in teoria.
    La qualità della vita dei cinesi è effettivamente migliorata moltissimo negli ultimi anni (ho informatori che per lavoro in Cina ci vanno davvero e spesso, FF quando c’è stato ultimamente?).
    Dato che poi lo sviluppo in Cina sta sostenendo il deficit USA, sappiate che un crollo in Cina potrebbe avere un effetto domino sull’economia internazionale, sarà cinico ma spero che i primi a pagarne le conseguenze siano i cosiddetti intellettuali a cui importa di piu la sorte di 4 preti che quella di milioni di cinesi che soffrono la fame nelle campagne.

  11. E’ la solita contrapposizione tra la libertà e la pappa, dove l’uomo tende invariabilmente a preferire la seconda e ad appoggiare le peggiori atrocità pur di continuare ad averla.

  12. Franco, si può condannare una condotta rivendicando contemporaneamente il diritto a metterla in pratica anche noi?

  13. Sarò vecchio, definitivamente, quando non avrò neppure più voglia di dire ‘povero idiota penoso’ a uno come quel Pietro lì.

  14. Vedo che non c’è stata nessuna risposta sul merito delle mie osservazioni, ma solo l’applicazione pratica di un consiglio che Arthur Schopenauer dava nel 1830 nel suo trattato “l’arte di ottenere ragione esposta in 28 stratagemmi”, nel ultimo stratagemma si legge “Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, si passi dall’oggetto della contesa (visto che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona.
    Sono disposto a cambiare idea e ad accettare qualunque critica alle mie opinioni e qualunque osservazione, purchè argomentata.
    Forse il mio commento precedente poteva sembrare una difesa del regime cinese, tuttaltro, io disprezzo ogni forma di dittatura, ed ero anticomunista quando Ferrara e Bondi erano comunisti , e Tremonti e Frattini scrivevano sul Manifesto ma piu di tutto disprezzo l’atteggiamento di chi è contrario solo alle dittature che danno fastidio alla propria fazione politica e difendono feroci sanguinari quando ci sono i propri affari di mezzo.
    Se FF se l’è presa mi dispiace, non era nelle mie intenzioni, volevo solo stimolare un dibattito su argomenti concreti.

  15. Gli agomenti c’erano già, gli stimoli anche, il dibattito pure. Altro non serviva, tantomeno l’ansia di dire la propria anche se non la si ha.

  16. secondo me il dibattito c’era, e io stavo continuando a leggere e scrivere.
    però quando è comparso “povero idiota penoso”, ho inteso il dibattito concluso, in quanto si iniziava ad andare sul binario pericoloso dell’oltraggio, senza argomentazioni e esposizioni di idee.
    credo, peraltro, che un giornalista, in quanto figura più in vista di altri e persona in genere più colta della media, sia tenuto a controbattere senza offendere, proprio perchè l’offesa da una posizione superiore (qual è quella di giornalista e di autore del post) è semplice e banale via di fuga.
    .immagino che ora il dibattito si sposti su un binario senza fine, che non ha niente a che vedere con il post, e questo mi duole.

  17. Il fatto è che Facci confonde spesso il dibattito con il battito di mani e se quest’ultimo non c’è allora tutto diviene critica, oltraggio, bestemmia.

  18. Ma che dici? Ma che cazzo stai dicendo? Non ho forse messo sufficiente carne al fuoco, così da parlare di quella e solo di quella? Il Giornale oggi ha tirato 800mila copie, che me ne frega degli applausi vostri? Uno tira fuori i paesi arabi, l’altro la Cecenia e il Daghestan e il mio “datore di lavoro”, l’altro i ristoranti cinesi che ti danno lo scontrino e quelli che te lo danno, uno Ferrara e Bondi e Frattini, l’altro che non si deve concentrare l’attenzione solo sui preti.
    Se uno non ha niente da dire su un argomento non parli d’altro: stia zitto.
    Colpa mia che non levo l’opzione dei comment. Ben mi sta.

  19. A me fa pensare invece che nemmeno la potente cina censoria sia capace di bloccare la rete di comunicazione di santa romana chiesa.

  20. 66.102.9.104/search?q=cache:
    z0ztEYe8bHsJ:chinese.faluninfo.
    net/fdi/big5/2005/7/5/38222.htm
    +%22Filippo+Facci%22&hl=it
    &client=safari

  21. Caro Filippo Facci, sai meglio di me che in Europa c’è un diffuso rancore anti-cristiano. Nessuno di questi piccoli orecchianti di Nietzsche ha voglia di compiangere le gambe rotte di un cristiano cinese. In ogni caso, i 24 piccoli lettori di macchianera dotati di senno hanno letto e meditato. Gli altri scrivano il loro rancore di seconda mano, e lascia pur grattar dov’è la rogna.

  22. Il rancore anti-cristiano ce l’ho anch’io. Sono anticlericale, ma libertario. La Chiesa cattolica può essere un’avanguardia per le libertà civili laddove non ci sono, e non solo – com’è da noi – una retroguardia che vuole lenire le libertà laddove ci sono.

  23. Avevo letto anch’io l’orrore delle suore. Non è la prima, né sarà l’ultima delle atrocità del regime comunista cinese che Filippo denuncia, purtroppo. Il regime sta perseguitando con molta ferocia (giustificazione ufficiale: “Sono del tutto fuori controllo”) non solo i cattolici, ma anche i membri di un’innocua setta mistica new-age che ha il difetto di volersi basare sulla meditazione, il pacifismo e il contatto con le energie naturali, che del resto l’antichissima medicina cinese già pratica dagli albori.

    Il che, non è un buon motivo per allargare le braccia e alzare gli occhi al cielo impotenti, comunque. Ricordo quando ci mobilitammo per salvare Amina Lawal e si ruppero i maroni ai governanti finché non la spuntammo. Non si può fare lo stesso (e scusate l’ingenuità) per questi religiosi? Petizioni? Proteste, al di fuori dell’ambito Vaticano da addetti ai lavori? Amnesty?…

    Quanto al tenore dei commenti, certi mi fanno proprio inorridire: stando a quanto si sostiene, alcuni sarebbero più eguali degli altri, allora!!!:o(((( Bella la vostra idea di democrazia, davvero. Mi piace. A corrente alternata. E che cakkien, prima che di religiosi, qui, si tratta di PERSONE come voi. Violate con un pretesto qualsiasi, ed è chiaro che l’ateismo marxista c’entra come i cavoli a merenda.
    Chi non vuole capire è in malafede.

    La frase chiave è “lo Stato aveva deciso di espropriare l’istituto della diocesi per venderlo a un costruttore di capannoni industriali”.
    La speculazione edilizia a Shangai e altrove ha metodi che definire mafiosi è un eufemismo, e non solo contro i religiosi (ne ha parlato anche l’ultimo numero di “Report” in modo molto dettagliato). Se domani il regime iniziasse a perseguitare quelli che fanno gli oroscopi, si alzano col piede sinistro la mattina o tifano Genoa, per un pretesto qualsiasi, sarebbe la stessa cosa, naturalmente.
    Non è una democrazia.

    Non vi basta, tutto ciò, per insorgere (o quantomeno indignarvi), no? Indipendentemente dal fatto che poi, si sa, esista la realpolitik?
    Forse perché quegli sfigati indossano una tonaca e sono ordinati dal Vaticano, non meritano la vostra attenzione, la vostra compassione di uomini e la vostra solidarietà?

    Io sono una laica convinta e agguerrita, chi mi legge qui lo sa perfettamente. Non perdono a Ruini e ai suoi schierani la maggior parte delle cose che dicono, così come
    la beatificazione di De Balaguer al Woytilaccio. Né tantomeno Marcinkus e l’Opus dei. Ma di fronte a episodi simili, la religione passa decisamente in secondo piano: qui si tratta di una violazione dei diritti umani, quindi è metareligiosa. Filosofica. Ci tocca tutti da vicino, se siamo uomini. O dovrebbe farlo, quantomeno.
    “Homo sum, nihil humani a me alienum puto”.
    Appunto… o no?
    Ragazzi, ma che dite?

  24. Caro Filippo Facci, ti leggo sempre con attenzione. E lo so bene che anche tu ti nutri di rancore anti-cristiano. Ma, lasciando da parte lo zelo decadentistico e incontrollato di qualcuno (Il Foglio), è pur vero che troppo spesso la polemica anti-cristiana appare al tempo stesso sempliciotta, semplicistica ed eccessiva. E anche tu sei semplicistico se ritieni che il cristianesimo sia qualcosa che serve fino a un dato tempo, e poi può essere messo da parte come un ferrovecchio. La conseguenza di tanto semplicismo? Le reazioni a questo post, questa sequela di filosofemi laico-pop che non riescono a non essere anti-cristiani. Eppure l’esempio della Cina, un paese non da ora ma da milleni pragmatico e irreligioso (molto semplificando -lo so- il confucianesimo è questo: una prassi anche troppo laica) dovrebbe dimostrarci che non basta essere “laici” o “irreligiosi” per assicurarsi libertà di pensiero e spirito critico. Forse ci vuole anche quella piccola emozione occidentale, quel je ne sais quoi che si chiama “personalismo cristiano”?

  25. “La chiesa è una retroguardia che vuole lenire le libertà.”
    Filippo Facci

    (annotiamo questa affermazione; poiché è raro sentire ragionare uno che di solito straparla)

  26. Giovanni, lo so che per ragioni varie non si può mettere da parte il cristianesimo come un ferrovecchio. Ma qui ce lo stanno ri-tirando a lucido con la pretesa che sia una Ferrari. E invece la verità è che il cattolicesimo (questo cattolicesimo) non ha passato la revisione. MI spiace, ma il cattolicesimo di cui si legge in questo periodo per me è da rottamare. Quello di chi esercita il proprio diritto a una dimensione religiosa (che io auspico privata) invece no. Non in Italia, figurarsi in Cina.
    Dopodichè sto selezionando materiale sulle persecuzioni cinesi anche alle altre religioni.

  27. Meno male che ci sono i buoni che esporteranno la democrazia anche colà. Ne sono sicuro. Davvero. Come… no? Come priorità? In che senso non si può? Un tamarindo per me, grazie.

  28. Caro Filippo Facci, sono d’accordo che ci sia un “cattolicesimo da rottamare”. Quanto al cristianesimo da salvare, esso sta dove ognun vuole, secondo i propri gusti. Il mio giace dalle parti dello sguardo dentro se stesso di Agostino. Chiaro che non si tratta di una Ferrari, e forse davvero è un ferrovecchio, ma la sua porca funzione di sostegno della dignità dell’uomo la svolge ancora qui da noi (e poveri i cinesi che non la hanno). La svolge con mille debolezze e contraddizioni, e già vedo il sorriso da bimbo cattivo di Pietrangelo Buttafuoco che gioca da virtuoso a buttare tutto a mare, nonché il sorriso amaro di Piero Buscaroli e il fantasma di Julius Evola che tutti sprezzano questo ferrovecchio. Ed è vero che “Macchianera”, il mezzo scelto sia da te che da me, è quello che è, e che questo mezzo ti/ci espone a particolari rischi. Nel tuo caso, rischi di stare dalla stessa parte di Cinemator. Potrei aggiungere che è ancor più vero che “Il Foglio” (che arguisco sia il mezzo che tenta di presentare il cattolicesimo come una Ferrari) è un giornale che troppo spesso somiglia a un blog. Forse è il destino dei nostri tempi: l’onnipresenza del pop. Occorrerebbe fare come Buscaroli: comunicare solo per lettera.

  29. Certo che appena appena uno si ricorda che pure la Chiesa qualche cosa di buono lo può fare, son mazzate che volano senza ali…
    Poi, vabbè, per fortuna c’è chi ha studiato

  30. 1) Cerco disperatamente cd (ma credo non esista) o mp3 dell’album di Alberto Fortis “Tra demonio e santità”.

    2) Vendo Jaguar xk8 4.2 (1998) convertibile. Blu shappire

  31. Il fatto è che in “Natale a Miami” c’è una scena in cui la diciassettenne Vanessa Hessler, coperta solo da un bikini mozzafiato, salta in braccio a Christian De Sica, che per tutta risposta le agguanta perentoriamende il sedere. Questa vi sembra democrazia?
    E che dire di Massimo Boldi? In “Vacanze di Natale ’95” vede la allora quindicenne Cristiana Capotondi ballare in discoteca con addosso degli hot pants così minuscoli da sembrare mutandine, quindi la prende in braccio di forza, le mette le mani sul fondoschiena, infine comincia a sculacciarla. Questa è democrazia?
    A voi la risposta.

  32. Sempre meglio palpare il culo per esigenze di scena ad un’attrice, del levare un occhio a bastonate a una suora per esigenze politiche: certo, non c’è da stare allegri in nessuno dei due casi, dal punto di vista del malcostume.
    Ma si tratta di due ordini di grandezza diversi e non commensurabili, mi pare. O no?

  33. Sì Cinemator, ma scommetto che prima di vedere Boldi ac-chiappa-re, anche tu fossi tutto preso ad acchiappare con gli occhi gli hot pants della quindicenne Capotondi, no? E Boldi ha materializzato il tuo desiderio, e ti ha fatto lo sgambetto perché ti ha messo di fronte alla tua ipocrisietta (e manco te ne sei accorto). Ipocrisietta da cattolico, non ti preoccupare. Tutto regolare. Tutto torna. Tutto gira.

  34. ATTENZIONE: spiegazione del mio precedente commento IRONICO.

    -Vi sembra democratico che De Sica e Boldi palpino codeste sensuali fanciulle e noi non possiamo?-

    FINE DELLA SPIEGAZIONE.
    Grazie

  35. Wops.. Quindi sei perfettamente cosciente di essere un depravato..!

    Pardon per l’equivoco. Il desiderio di partecipare, sai com’è.

  36. Qwerty, poi sarei io quello con l’ipocrisietta da cattolico…
    Lasciamo stare.

    Tra l’altro io sono lo stesso che qui aveva osato affermare che Emma Watson è bella. Si può?

  37. Cinemator. Temo che noi due ci si stia candidando per diventare il duo comico del presente sito.
    Credo sia meglio interrompere qui la nostra conversazione. Tu fa’ finta di avere capito. Faccio finta anche io, e se mi incontri ancora ignorami.

  38. Facci scrive: “Il Giornale oggi ha tirato 800mila copie, che me ne frega degli applausi vostri?”. Già, perché i lettori de Il Giornale quando entrano in edicola chiedono: “Per piacere, il quotidiano su cui scrive Facci”! A questo proposito, invito il Facci a fare un semplice test: si licenzi dal giornale per cui lavora e vediamo se le vendite del quotidiano calano sensibilmente. Io ho come la sensazione che non lo faranno. Ma potrei anche sbagliarmi. Non sono Facci.

  39. Caro F.F., come non invitarti a leggere (e commentare) le dichiarazioni di Bertinotti, in gita culturale in questi giorni proprio in Cina, dove, accompagnato amorevolmente dalle autorità negli ameni conventi dei monaci shaolin -indivuduati come siti turistici-, ha potuto constatare di persona che il problema della libertà religiosa colà non esiste?

  40. Ho trovato interessante il post, meno alcuni commenti, che in alcuni casi mi hanno lasciato estremamente perplesso.
    Il problema del non rispetto dei diritti umani e dello scarso valore dato alla vita umana è sempre più evidente in Cina.

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