Lex(otan)

Colpo di scena nel processo a Saddam Hussein, la condanna a morte verrà eseguita soltanto dopo la lettura della sentenza.

Baghdad. Continua il processo a Saddam, con gli enormi svantaggi che può avere un dittatore: dopo che ti hanno beccato, non puoi mancare alle udienze con la scusa degli impegni parlamentari.


Oggi se n’è svolta una dai toni concitati. L’ex rais, il cui aspetto ricorda sempre più quello di uno che tra venti giorni avrà un sacco di cose da fare (i suoi avvocati hanno già pronta l’ultima carta da giocare: chiamare una renna come superteste), si è scagliato violentemente contro il Tribunale speciale iracheno, da cui verrà giudicato: «Lo scopo di questo processo è pura propaganda. Questo tribunale è illegale, lo hanno creato gli americani. Questo processo si sta svolgendo a beneficio dell’opinione pubblica». Il giudice è andato su tutte le furie.
Neanche Rita dalla Chiesa l’ha presa molto bene.

Durante l’udienza, uno degli avvocati di Saddam, Khalil Dulaimi ha messo in dubbio la legittimità del Tribunale speciale iracheno (Tsi), chiedendo di spostare l’intero processo a Brescia.
Lo stesso Saddam si era dimostrato, fin dalle prime battute, sprezzante nei confronti dell’intera corte, dichiarando di non temere la condanna a morte (sentenza che rispetterebbe “come si rispetta un colpo di pistola, un’esecuzione pianificata”).
Sembra chiaro a tutti che le cose, per l’imputato, non si stiano mettendo affatto bene: non è quello che si dice un buon segno quando i tuoi due migliori avvocati ti proteggono dall’alto.

(fonti: corriere.itrepubblica.it)

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