NanoEconomy

Nanopublishing: saluti dal 1999E così pare proprio che ai miei due cents sul nanopublishing sia stato dato un valore di gran lunga superiore, rispetto a quello nominale.
Ne han parlato, tra gli altri, Massimo Mantellini, Vittorio Zambardino, Luca Conti, Blogdiscount, Wikilab, CommunicaGroup, Sestaluna, Qix, Briblo, Orientalia4all e sicuramente dimentico qualcuno ma, insomma, ho reso l’idea.

Al di là del fatto che, ribadisco, “nanopublishing” mi sembra un nome che potrebbe tornare buono, al limite, se si volessero ribattezzare Mondadori o la società editrice del Giornale, va chiarito che da queste parti non si rema contro: nel caso si riscontrasse che c’è trippa per gatti, beh, buon appetito. Qui, peraltro, si leggono con crescente entusiasmo alcuni nanobloggers. “Alcuni”, appunto.
Riassumo i miei due cents per chi era assente, per chi ha parlato di “Elitismo [Elitarismo, forse? – n.d.r.] da blogger d’antan” e per i distratti in ultima fila. Più che consigli per gli acquisti, consigli per farsi acquistare.

Punto uno: sostenere di non credere nel nanopublishing equivale a dire che nessun giornalista riuscirà mai a vendere i propri pezzi ad un periodico. Non è il nanopublishing che non va: è il fatto stesso di chiamarlo “nanopublishing” che non torna. Come se non fossero mai esistiti i piccoli editori. Come se non esistesse al mondo gente che, scrivendo, ci tira la fine del mese standoci persino larga. Come se, che so, Google o Yahoo! fossero nate già multinazionali. Non tutti (ma molti) sono nanoeditori, all’inizio. Nessuno ha inventato niente, se non una nuova definizione di cui non si sentiva la mancanza. Pure “blog” è una definizione accessoria e, in fondo, inutile: forse che ai tempi delle homepage gratuite di Geocities fosse vietato esprimere quotidianamente la propria opinione?

Punto due: assodato che scrivendo capita di riuscire a campare, ciò che del nanopublishing puzza di marcio da “new economy” è questo clima di ingiustificata esaltazione generale, di corsa all’oro. Per la legge dei grandi numeri un blog su mille – toh, facciamo due – può diventare un caso editoriale e una gallina dalle uova d’oro tanto da attirare investimenti pubblicitari o, addirittura, essere acquistato. Vedrete: ci sarà sicuramente quello che vince al superenalotto, ma non è che uno diventa nanoeditore, si vanta di aprire un nanoblog al giorno, e per questo può iniziare a prendere le misure della nanovasca ripiena di nanodollari. Esattamente come, in tempi non lontani, non è bastato a Caltanet o CiaoWeb dire “Ehi: c’è gente che fa i miliardi con i portali. Facciamo un portale, dai!”. Trenta, sessanta, cento nanoblog per nanoeditore sono indicatori, più che di naso per gli affari, di una sindrome ossessivo-compulsiva. La parola d’ordine è “selezione”: se non la fai tu, la fa il mercato. E il mercato non la butta sulla simpatia.

Punto tre: dice “tu hai fatto i soldi, altra gente vuole farne” (e già qui si riscontra un’anomalia: un editore, per quanto nano, non dovrebbe dare ad intendere che si beve qualsiasi cosa racconti la stampa). Eppercarità, prego, s’accomodassero. Se poi, nel mentre decidete di che colore volete gli interni della Ferrari, vi va anche di ascoltare il parere di due che non erano proprio gli ultimi degli stronzi, due che han messo in piedi Kataweb e Clarence, tanto per dire, e che hanno vissuto sulla propria pelle una situazione simile, beh, vi racconteranno che i soldi non sono propriamente germogliati dopo averli sotterrati. E scandiranno come grani del rosario, uno per uno, anni trascorsi tra avvocati, notai, consulenti improponibili, investitori ancor più improponibili, banche, gente che ti fa causa, polizia postale, riscuotitori di diritti d’autore, agenzie di pubblicità, impiegati del commercio col pallino del titolo di giornalista, assunzioni, licenziamenti, tecnici stranieri con un’idea di sicurezza informatica che neanche l’NSA o la CIA, consigli d’amministrazione, fantomatiche quotazioni in borsa, clienti insolventi, creditori e, infine, ultimi ma non per questo meno deleteri, virtuosi delle animazioni in Power Point e responsabili del marketing. Tutta gente che Douglas Adams avrebbe tranquillamente spedito nello spazio su una navicella dicendo “voi intanto andate avanti, tranquilli, che poi noi vi raggiungiamo”.

E altrimenti va bene uguale: ehi, non voglio fare io quello che dice ai bambini che Babbo Natale non esiste.

(Visited 10 times, 1 visits today)

20 Comments

  1. Nanopublishing reloaded

    Sarò fesso o monomaniacale, ma a me il dibattito su nanopublishing scatenato da Macchianera interessa molto.Il fatto è che il primo post comparso su Macchianera ha fatto arrabbiare un bel po’ di gente, scatenando la caccia al non-e…

  2. Hai ragione Gianluca. Anch’io la penso così. Pur ritenendo Internet un mondo meraviglioso ed infinito, ho imparato presto che a giocare con i soldi ti puoi far male.
    La mia esperienza è quella di chi da sempre appassionato di computer, agli albori della rete in Italia passava ore ed ore con il modem analogico connesso al provider allora più vicino che era a Roma (io sono della provincia di Caserta).
    Ho fondato uno studio di consulenza per Internet, ho lavoricchiato ma ora non ci dedico troppo tempo perchè il mercato non si è mai aperto. Allora mi sono buttato nell’editoria fondando un portale su Caserta e Provincia(www.casertanews.it). Ci ho buttato il sangue( ci lavoro tutti i giorni da sei anni) e tanti soldi. Ora dopo tante sofferenze, ma sempre con tanta passione, riesco a vedere qualche risultato. Per intenderci oltre a coprire le spese riesco a portare a casa un minimo guadagno che spero possa incrementare.
    Per tornare all’argomento. Mi affascina il mondo dei blog e ne ho uno in cui mi occupo di politica e d attualità(www.alessandrotartaglione.com). Ritengo che per certi versi possa rappresentare un idea alternativa di informazione e per questo possa rappresentare anche un business. Tutto ciò sempre con i piedi per terra.
    Babbo Natale non è mai esistito, ma tutti lo vorremmo conoscere!

  3. Hai ragione Gianluca. Anch’io la penso così. Pur ritenendo Internet un mondo meraviglioso ed infinito, ho imparato presto che a giocare con i soldi ti puoi far male.
    La mia esperienza è quella di chi da sempre appassionato di computer, agli albori della rete in Italia passava ore ed ore con il modem analogico connesso al provider allora più vicino che era a Roma (io sono della provincia di Caserta).
    Ho fondato uno studio di consulenza per Internet, ho lavoricchiato ma ora non ci dedico troppo tempo perchè il mercato non si è mai aperto. Allora mi sono buttato nell’editoria fondando un portale su Caserta e Provincia(www.casertanews.it). Ci ho buttato il sangue( ci lavoro tutti i giorni da sei anni) e tanti soldi. Ora dopo tante sofferenze, ma sempre con tanta passione, riesco a vedere qualche risultato. Per intenderci oltre a coprire le spese riesco a portare a casa un minimo guadagno che spero possa incrementare.
    Per tornare all’argomento. Mi affascina il mondo dei blog e ne ho uno in cui mi occupo di politica e d attualità(www.alessandrotartaglione.com). Ritengo che per certi versi possa rappresentare un idea alternativa di informazione e per questo possa rappresentare anche un business. Tutto ciò sempre con i piedi per terra.
    Babbo Natale non è mai esistito, ma tutti lo vorremmo conoscere!

  4. Oggi chiunque puo diventare miliardario con Internet. Il superenalotto però è più semplice.

  5. Che internet non sia una passeggiata mi è alquanto chiara visto che lavoro fin dallo start up in azienda della gnu economy …
    Non ho ancora capito cosa sia il nanopubblishing ma ritengo che sia un modo per passare all’incasso con gli scrittori del web … un po come si fa con la pubblicità : ti dicono diventerai ricco ocn banner ed adword ma con un traffico di 1000 usersessions al mese non ci tiri fuori nemmeno i soldi per pagare i soldi del dominio .org.
    Certo è che se sei il primo ad avere un idea, hai i fondi per farla partire e hai la fortuna di incontrare i gusti del pubblico puoi fare i soldi.
    solo che come dice qualcuno qua sopra ci vuole meno fortuna a vincere alla lotteria.
    Il fatto è che il successo di pochi si fonda sui cadaveri di molti: un po come nelle guerre di conquista medievali.
    Detto questo? continuerò a mettere le 4 lire nel mio dominio a giochicchiare con i miei amici scrittori a scrivere le mie puttanate sul web …
    magari fonderò anche una radio ( se trovo un po di amici che hanno voglia di spendere tempo e denaro).
    Giocher con il web e mi pagherò il pane con la parte del web che per non è il gioco ma non penso certo di diventare il prossimo miliardario del web
    E se per pura fortuna lo diventerò … beh it’s life baby.

  6. BLOG #83: Stuzzicadenti

    Il nuovo blog di oggi è dedicato all\’avvincente mondo degli stuzzicadenti! A condurti in questa mirabolante avventura sarà Ninuzzo Marrasscione!

  7. IHMO, è tutto sensazionalismo estremo, ed estremamente veloce. Prima c’erano i tormentoni, che passavano di bocca in bocca, ora ci sono i webtormenti, che passano di tastiera in tastiera. Il nanopublishing è una delle ultime “trovate” che certamente ha dei riscontri positivi (ci sono blog che danno del filo da torcere a molte fonti “autorevoli” [autorevoli perchè “omologate”]), ma concordo nel fatto che è solo un nome, una catalogazione di una cosa che c’era già.

    Lo stesso discorso di quel genialoide che ha fatto una pagina web e vende la pubblicità a pixel. Bravo lui, ma non imitatelo: è roba vecchia.
    IHMO JS

  8. BLOG #83: Stuzzicadenti

    Il nuovo blog di oggi è dedicato all\’avvincente mondo degli stuzzicadenti! A condurti in questa mirabolante avventura sarà Ninuzzo Marrasscione!

  9. Veramente, a me pare che le accuse sono state altre. E mi sembra, che più che le eminenze grigie del nanopub italiano, abbiano risposto lettori e umili collaboratori. Gente, insomma, che certo non conta di diventare miliardaria..

  10. Il mondo si divide tra quelli che vorrebbero fare i soldi senza lavorare, quelli che vorrebbero lavorare per fare i soldi e quelli che fanno i soldi speculando sulle altre due tipologie.

    Quello che viene considerato fenomeno blog, è spesso la rivalsa dell’analfabetismo informatico, e va bene. Che adesso esistano anche quelli che ci voglio guadagnare senza avere una intermediazione nel mondo reale, mi pare troppo.

    Già con la new economy si sono arricchiti i faccendieri e non certo i lavoratori, ci manca solo che ne arrivino altri. Il tutto si rivelò come una grossa bolla speculativa. E un blog, se non è un “pensatoio” reale, è un portale con un solo scrittore.

    Google e Yahoo non sono certo nati come colossi, ma nemmeno come editori. Google stravinse la battaglia, venendo dal nulla, per l’engine di ricerca e proprio perché non ammorbava i naviganti con inutili portali generalisti.

    Altavista fece un portale e cedette il passo a Yahoo. Yahoo fece un portale e cedette il passo a Google. Google, post-neweconomy, si guada bene dal fare un portale e si butta a capofitto sui servizi, insomma gente che lavora.

    Portali come Clarence non sono certo diventati noti per le sofisticate striscie satiriche, ma perchè c’erano le foto delle donnine nude.
    Insomma, come per la tv, i contenitori generalisti funzionano solo con una buona dose di gnocca.
    Berlusconi docet.

    E lo sa bene Neri che ci riprova puntando direttamente al nocciolo con NetGirls. Anche in questo caso lo fa con materiale altrui, quindi lavoro di terzi, da cui non può che declinare ogni responsabilità. Evidentemente girando per avvocati qualcosa l’ha imparata, ed è anche chiaro perchè girasse per avvocati.

    Un discorso molto diverso si deve fare invece per i blog tematici. Perchè semplicemente non sono blog; post e spot ben indirizzati fanno contanti tutti.

    In definitiva consiglierei agli aspiranti scrittori, di trovare, prima di tutto, gli aspiranti lettori. Altrimenti si va a finire (cit.) come il Foglio o il Riformista, che ve la cantate e ve la suonate. E potete funzionare solo se dovete fare propaganda a chi sborsa soldi a fondo perduto.

  11. Scrivere- sosteneva qualcuno – sempre meglio che lavorare”.
    Scrivere a pagamento – sostengo io- sempre meglio che scrivere per passione”

  12. Sul nanopublishing e i blogobig nostrani

    Carino Gianluca Neri che nel suo post NanoEconomy del 28 novembre 2005 riporta le mie parole senza citarmi (e ovviamente linkarmi), riprese dal mio Lettera aperta a Gianluca Neri. Anzi, sul mio “tu hai fatto i soldi, altra gente vuole farne” c…

  13. a me sembra assolutamente normale che, quando si fiuta un affare, ci si buttino addosso sciami di sciacalli affamati. poi, come è ancora più ovvio che sia, la maggior parte se ne torna a casa con la pancia vuota e la coda fra le gambe. ma cosa c’è di strano (o di male) in questo?

  14. Posso dire la mia? Si’ posso perche’ questo e’ un blog e questo e’ il form dei commenti. Secondo me stiamo proprio sfociando nell’ozioso se non nel nonsense. Il post qui sopra, se non ho capito male, si puo’ riassumere cosi’: il nanopub e’ nuovo, gli entusiasmi non sempre vengono premiati, a volte ci sono tonfi belli grossi. Investite bene il vostro tempo e i vostri soldi. Cazzo! le stesse cose che mi diceva mio nonno che pero’ usava solo la macchiana da scrivere. Ciao
    eugenio

  15. CARO BABBO NATALE

    Caro (ma mica tanto…) Babbo Natale, mi sembrava di essere stata chiara.Con regolare affracantura di Posta Prioritaria (0,60€cent…mica pizza e fichi!), ti avevo inviato la classica letterina da brava bambina che, essendo stata buona (o quasi) p

  16. CARO BABBO NATALE

    Caro (ma mica tanto…) Babbo Natale, mi sembrava di essere stata chiara.Con regolare affracantura di Posta Prioritaria (0,60€cent…mica pizza e fichi!), ti avevo inviato la classica letterina da brava bambina che, essendo stata buona (o quasi) p

Rispondi