Mercoledì 30 Novembre 2005
Torna Macchiaradio, questa sera, su RadioNation, nella collocazione canonica del mercoledì sera.
Non avendo nulla di prestabilito da commentare, si cazzeggia, il che non è una novità.
A partire dalle 21:30 dietro ai microfoni ci saranno Gianluca Neri, FranCiskje, Filippo Facci e chissà chi altri.
Potrete partecipare alla trasmissione in diretta utilizzando (gratuitamente) Skype, a patto, ovviamente, di avere un microfono e di avere scaricato il programma. Se chiamate prima della trasmissione, potrete lasciare un messaggio in segreteria.
RadioNation trasmette in Mp3 e quindi è ascoltabile via web attraverso qualsiasi sistema operativo e utilizzando il player che preferite
(Windows Media Player, iTunes, Real Player, WinAmp, QuickTime, ecc...).
A partire dalle 21:30 (circa) in poi si potrà:
Ascoltare il programma con qualsiasi player
(Windows Media Player, iTunes, Real Player, WinAmp, ecc...)
Chiamare a voce (gratuitamente) utilizzando Skype [ scarica il programma: Win | Mac | Linux ]. Nel caso in cui da studio non si risponda, potete anche lasciare un messaggio.
Partecipare in diretta entrando nella chat IRC (
qui per gli utenti Fastweb)
[ scarica il programma: Win | Mac | Linux ]
Entrare nella chat via web, anche se non si possiede un programma in grado di collegarsi a
IRC.
Cliccare qui per aprire il "telecomando" di RadioNation / Macchiaradio ed ascoltarci in sottofondo mentre navighi.

Nello scatto di Jeremy Bigwood: Evo Morales e la magnifica gente della Bolivia.D'ora in poi, cercando di disturbare il meno possibile, i post che verranno (se verranno) saranno anticipati solo da una foto: tutto il resto cliccando dove indicato. Anche perché non si ha la presunzione di dire cose altamente interessanti (atto dovuto, si dirà a ragione).
Si inizia con la maladetta terra boliviana, funesta per quel «fiore sul letamaio della politica».
Il titolo del post recitava "Radio a sorpresa", e più sorpresa di così si muore.
E' andata che nel pomeriggio ricevo una chiamata di Selvaggia Lucarelli, la quale mi propone di intervenire in diretta al suo programma "Senti chi sparla", su Radio 2. "Però non posso dirti quale sarà l'argomento della trasmissione". Evvabbé, accetto, chessarammai.
E mi sbaglio: vengo tirato in ballo a tradimento in una sorta di "C'è posta per te" radiofonico, laddove io sarei il mittente della missiva amorosa, e Francesca Barberini (la conduttrice di "Voilà" da me elogiata in questo post) l'oggetto di cotanta cupidigia.
Ve l'avrei francamente risparmiato, se non fosse che la stessa Selvaggia ne ha parlato sul proprio blog, rendendo disponibile la registrazione della puntata (e anche di una sua imperdibile, memorabile gaffe).
Qui di seguito trovate la versione "dall'altra parte del microfono" (perché nel frattempo, da Milano, eravamo in onda su RadioNation con una puntata di Macchiaradio dedicata alla "bassa portineria" che - vi basti sapere questo - è stata registrata ma, per tutelare ospiti in loco e telefonici, non sarà mai resa disponibile o scaricabile nel podcast).
Ad incuriosire Selvaggia Lucarelli pare sia stato il fatto che io, sempre nel post incriminato, abbia non solo tessuto sperticate lodi di Francesca Barberini, ma che ad un commento di un utente che si chiedeva "Ho appena dato un’occhiata alle sue foto nella home page è sono confuso. Possibile che sia la stessa Francesca Romana Barberini che vedo spesso a Gambero Rosso?! Tra le due, c’è una differenza abissale…", io abbia risposto piuttosto piccato: "E' sempre lei. Anche in tv, è normale quindi bellissima. E in più, di tanto in tanto, sbaglia, quindi è bravissima".
A casa dei miei, nel frattempo, avvisata della partecipazione alla trasmissione, mia madre costringeva il suo altro figlio a cercare su Google foto dell'oggetto della discussione, "che voglio vedere com'è, questa qua".
In più, già che ci siamo, e che pare i blogger condividano una nuova - passione (al punto che Peperosso la accoglie al grido di "Trovata la Rachel Ray italiana!" (¹), la gallery di Franceschina, direttamente dal suo sito ufficiale.
Nel frattempo, da queste parti, si pensa in primis a smaltire l'imbarazzo (mai provato tanto, giuro), e poi ad un'adeguata vendetta.
Giusto per
finire il discorso e riaffermare il concetto che qui non si fa di tutta un'erba
un fascio (o
più fasci), e che se nascesse un'aggregatore di blog fautori del
Casarini-pensiero (così, per dirne uno), si sarebbe schifati assolutamente allo stesso modo,
JimMomo chiude game, set e partita buttando lì due semplicissime quanto
illuminate righe:
Non potendo escludere che in carcere vi siano degli innocenti, la società non può pretendere il pentimento. Per questo il provvedimento di grazia per legge può essere esercitato motu proprio dal Capo dello Stato.
di Filippo Facci
Da immaginarsi la scena.
Siamo a Parigi, è il luglio del 1860 e i due titani dell’opera mondiale, Richard Wagner e Gioachino Rossini, sono finalmente a confronto. Il tedesco è andato a trovare l’italiano nella sua villa di Passy. Ed eccoli. Wagner non è ancora compiutamente Wagner e Rossini non è più compiutamente Rossini, ma chi se ne frega: ha da iniziare un’immortale disquisizione sui destini del teatro musicale drammatico, pronti via. E parlano. Ascendono e trasvolano. Planano e poi risalgono. La musica dell’avvenire, il ruolo dell’artista nella società, quelle cose lì. Però, ecco: Rossini ogni tanto chiede scusa e si allontana e ritorna dopo qualche minuto: “Dove eravamo rimasti?”.
E allora si ricomincia. Parlano. Ascendono e trasvolano, eccetera. Sinchè Rossini prende e sparisce e poi ritorna ogni volta: “Dove eravamo rimasti?”. Snervante. Lo fa due e tre e cinque volte. Wagner allora chiede spiegazioni: “Pardon monsieur – spiega Rossini – ma ho sul fuoco una lombata di capriolo. Deve essere innaffiata di continuo”.

Il Signor
Daniele Fabbri di Sant'Arcangelo di Romagna, in arte
Luttazzi, sta pagando sulla sua pelle una coerenza che mette i brividi. Non parlo, o non parlo
solamente del suo allontanamento dalla
Rai, ma di molti altri antipatici contrattempi che gli occorrono da quando, insana decisone, si è messo frontalmente in conflitto con i gestori del
Villaggio, ovvero i mostri che stanno al governo. Telefonate, minacce, strani dossier inviati a casa, eccetera. Glielo avranno detto in tanti:"
Se volevi la vita tranquilla mica ti mettevi contro Don Ciccio. Fa' il comico e goditi il successo". Ma il punto è questo: che
Luttazzi fa il comico, sul serio. Il
Fool che le spara pesanti, e mentre solleva le gonne alle dame scopre anche il culo del Re.
Sembra che non ne possa fare a meno: è un tipo di persona che si mette nei pasticci perchè certe cose
deve dirle. Adesso, come tanti di noi, è molto arrabbiato, gira nei teatri e incontra studenti, associazioni eccetera. S'infila, come fanno i colleghi
Grillo,
Guzzanti e altri, in ogni spazio di libertà rimasto incustodito. Non è così facile, non crediate. Non basta essere famosi e aver messo da parte qualche soldo. Scaricatevi i documenti dal suo
Podcast e capirete meglio cosa intendo dire. Triste quel Paese che deve farsi indicare la retta via dai comici. Sosteniamolo, sosteniamoli.
Martedì 29 Novembre 2005
Senza il traino della prima serata occorre un po' di pubblicità, stasera si trasmette, su Radionation, dal polo romano.
La seconda puntata di Visitors. Tema - serio e faceto - la libertà.
Ero lì lì per scrivere un post su come si sia rapportata al caso Sofri l'autoproclamatasi "città dei liberi", Tocqueville; questo decantato covo di blogger destrorsi tanto abili e organizzati e liberisti, con un occhio all'oltreceano post-reganiano e uno all'italietta di Gasparri; questa comunità di gente assolutamente priva del senso del ridicolo, al punto di arrivare a pubblicare sul proprio blog banner che recitano "Bloggers 4 CDL: Silvio con noi" o una testata che ritrae il profilo di Ronald Reagan che si staglia sul sottofondo di una bandiera americana svolazzante in alternanza ad una foto delle Frecce Tricolori.
Così stavo per scrivere di quello che sostiene di non poter perdonare "quel brindisi infame [alla morte di Calabresi - n.d.r.] mai ammesso, ma nemmeno smentito e da molti confermato", perché è ovvio, no? Di una cosa mai ammessa né confermata, il minimo che uno possa fare è chiedere scusa. O di quello che scopre le carte: "Rispediamo il titolo di liberale al mittente se questo significa avere la certezza dell’innocenza di Sofri"; e, infine, del migliore, ovvero quello che, dopo aver ciccato alla grande un verbo avere, sostiene: "Se Sofri è innocente (col cazzo) chi è il colpevole? Ma chi circuisce gli incapaci per fargli commettere dei reati cos'è se non un mostro da ingabbiare per l'eternità?".
Stavo iniziando a raccogliere e catalogare tutti i post per riportarli nella rubrica "Vergogna equa e solidale".
Poi, dopo una mezz'ora di lavoro, l'illuminazione: ma in fondo, a me, chi cazzo me lo fa fare?
E' una questione di definizioni sbagliate. Io consiglierei ai piccoli editori di blog di liberarsi della dicitura che gli è stata appioppata: "nanopublishing" sta meglio addosso a questa gente piccola piccola.
Tutto questo (e poi mai più, prometto) per dire che il podcast di Customer Care anzicché sabato, è stato pubblicato oggi. Vi potete iscrivere semplicemente cliccando qui, o sull'immagine a lato. L'anticipo è dovuto alla "domanda", alle volte colorita con qualche "stronzo" di troppo. Eccovelo. Ah, grazie.
per info: customercare@sasakifujika.net
Lunedì 28 Novembre 2005
Avviso veloce: questa sera a parire dalle 21:30, Macchiaradio a sorpresa, su RadioNation3.
In studio Gianluca Neri, Sasaki Fujika, Lisagialla. Probabile il ritorno della donna un tempo conosciuta con il nome di Bambolescente.
Update: Se ne son viste delle belle. Per quanto mi riguarda, non so quando mi riprenderò dal collegamento con Selvaggia Lucarelli e Radio 2... Più tardi un post esplicativo. Per il momento, la fedele cronaca del podcast (soltanto gli ultimi minuti, quelli in collegamento con "Senti chi sparla"). Per intanto, sappiate che si è parlato di questo. Vittima: il sottoscritto.
RadioNation trasmette in Mp3 e quindi è ascoltabile via web attraverso qualsiasi sistema operativo e utilizzando il player che preferite
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A partire dalle 21:30 (circa) in poi si potrà:
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E così pare proprio che ai miei due cents sul nanopublishing sia stato dato un valore di gran lunga superiore, rispetto a quello nominale.
Ne han parlato, tra gli altri, Massimo Mantellini, Vittorio Zambardino, Luca Conti, Blogdiscount, Wikilab, CommunicaGroup, Sestaluna, Qix, Briblo, Orientalia4all e sicuramente dimentico qualcuno ma, insomma, ho reso l'idea.
Al di là del fatto che, ribadisco, "nanopublishing" mi sembra un nome che potrebbe tornare buono, al limite, se si volessero ribattezzare Mondadori o la società editrice del Giornale, va chiarito che da queste parti non si rema contro: nel caso si riscontrasse che c'è trippa per gatti, beh, buon appetito. Qui, peraltro, si leggono con crescente entusiasmo alcuni nanobloggers. "Alcuni", appunto.
Riassumo i miei due cents per chi era assente, per chi ha parlato di "Elitismo [Elitarismo, forse? - n.d.r.] da blogger d’antan" e per i distratti in ultima fila. Più che consigli per gli acquisti, consigli per farsi acquistare.
Punto uno: sostenere di non credere nel nanopublishing equivale a dire che nessun giornalista riuscirà mai a vendere i propri pezzi ad un periodico. Non è il nanopublishing che non va: è il fatto stesso di chiamarlo "nanopublishing" che non torna. Come se non fossero mai esistiti i piccoli editori. Come se non esistesse al mondo gente che, scrivendo, ci tira la fine del mese standoci persino larga. Come se, che so, Google o Yahoo! fossero nate già multinazionali. Non tutti (ma molti) sono nanoeditori, all'inizio. Nessuno ha inventato niente, se non una nuova definizione di cui non si sentiva la mancanza. Pure "blog" è una definizione accessoria e, in fondo, inutile: forse che ai tempi delle homepage gratuite di Geocities fosse vietato esprimere quotidianamente la propria opinione?
Punto due: assodato che scrivendo capita di riuscire a campare, ciò che del nanopublishing puzza di marcio da "new economy" è questo clima di ingiustificata esaltazione generale, di corsa all'oro. Per la legge dei grandi numeri un blog su mille - toh, facciamo due - può diventare un caso editoriale e una gallina dalle uova d'oro tanto da attirare investimenti pubblicitari o, addirittura, essere acquistato. Vedrete: ci sarà sicuramente quello che vince al superenalotto, ma non è che uno diventa nanoeditore, si vanta di aprire un nanoblog al giorno, e per questo può iniziare a prendere le misure della nanovasca ripiena di nanodollari. Esattamente come, in tempi non lontani, non è bastato a Caltanet o CiaoWeb dire "Ehi: c'è gente che fa i miliardi con i portali. Facciamo un portale, dai!". Trenta, sessanta, cento nanoblog per nanoeditore sono indicatori, più che di naso per gli affari, di una sindrome ossessivo-compulsiva. La parola d'ordine è "selezione": se non la fai tu, la fa il mercato. E il mercato non la butta sulla simpatia.
Punto tre: dice "tu hai fatto i soldi, altra gente vuole farne" (e già qui si riscontra un'anomalia: un editore, per quanto nano, non dovrebbe dare ad intendere che si beve qualsiasi cosa racconti la stampa). Eppercarità, prego, s'accomodassero. Se poi, nel mentre decidete di che colore volete gli interni della Ferrari, vi va anche di ascoltare il parere di due che non erano proprio gli ultimi degli stronzi, due che han messo in piedi Kataweb e Clarence, tanto per dire, e che hanno vissuto sulla propria pelle una situazione simile, beh, vi racconteranno che i soldi non sono propriamente germogliati dopo averli sotterrati. E scandiranno come grani del rosario, uno per uno, anni trascorsi tra avvocati, notai, consulenti improponibili, investitori ancor più improponibili, banche, gente che ti fa causa, polizia postale, riscuotitori di diritti d'autore, agenzie di pubblicità, impiegati del commercio col pallino del titolo di giornalista, assunzioni, licenziamenti, tecnici stranieri con un'idea di sicurezza informatica che neanche l'NSA o la CIA, consigli d'amministrazione, fantomatiche quotazioni in borsa, clienti insolventi, creditori e, infine, ultimi ma non per questo meno deleteri, virtuosi delle animazioni in Power Point e responsabili del marketing. Tutta gente che Douglas Adams avrebbe tranquillamente spedito nello spazio su una navicella dicendo "voi intanto andate avanti, tranquilli, che poi noi vi raggiungiamo".
E altrimenti va bene uguale: ehi, non voglio fare io quello che dice ai bambini che Babbo Natale non esiste.
Ora che il rinomato sito russo li ha resi scaricabili (su iTunes c'erano già, ma vuoi mettere un sito russo?), e che del loro maggiore successo è stata fatta una suoneria per cellulari, si può tranquillamente affermare che i Baustelle non siano più da annoverare esclusivamente al rango di "gruppo che piace ai blogger".
Qui, pur apprezzando oltremodo, non se ne è mai parlato, se non altro perché lo facevano già tutti gli altri.
Però tengo a dire che il verso
"Emotivamente instabile,
viziata ed insensibile,
il professore la bollò,
ed un caramba la incastrò
durante un furto all’esselunga,
pianse e non le piacque affatto"
(Baustelle, "La guerra è finita")
è pura poesia.
Sono anni che, per un motivo o per l'altro, per un'azienda o per l'altra, ricevo curriculum.
Il più bello in assoluto? Quello che spedì uno dei modelli precompilati di Word e si fece aiutare da un amico. Nelle ultime righe c'era una lista per punti che indicava le competenze del mittente. L'ultimo punto recitava: "Poi aggiungi qui qualche altra cazzata a tua scelta".
E insomma, dicevo, ne ricevo parecchi, e oggi me ne è capitato sotto mano uno che riportava una parola che credevo estinta: "telelavoro".
La frase esatta era "preferibilmente telelavoro".
Ecco, io quelli del telelavoro non li ho mai capiti. Né mai assunti, ma questa è un'altra storia.
Sta di fatto che, dopo due settimane tonde trascorse tra influenza, febbre intermittente, poi bronchite e raffreddore, sono più che mai convinto che la permanenza in casa, la mancanza di contatti con i colleghi, del caffé e delle quattro cazzate alla macchinetta, della sigaretta nella sala fumatori, siano da annoverare tra le maggiori cause di imbruttimento dell'individuo.
Riprendo le parole di
Gaspar. Mi sono sembrate le più semplici e le più belle:
Il padre di un mio amico non se la passa bene. Auguri di una ripresa veloce.
Domenica 27 Novembre 2005

Questa sera prima puntata di
Customer Care, su
RadioNation Canale 1. Andrà in onda dalle 19.00 alle 21.00, con buona pace del posticipo di serie A. In replica ogni venerdì da mezzanotte alle 02.00. Il
podcast, invece, sarà disponibile il sabato successivo.
• Di che soul food siete? -- E voi, lo avete il cibo dell'anima, che "vi fa rivivere emozioni, infanzia, terre natie"? E il "comfort food”, che "scalda consola e gratifica"? Confessatevi dài, una bella confessione "collettiva campanilista, sincera, calorica".
• Continuavano a chiamarla "banda del latte" -- Gente simpatica i produttori di latte per bambini. Dopo le sanzioni [9.743.000 euro. Avevano fatto cartello per mantenere alti i prezzi], arrivano i sequestri: 30 milioni di litri di latte Nestlè ritirato dal commercio. Era all'inchiostro.
• Carovita insostenibile -- Scatoletta a 110 mila euro!!! E non è che uno dice: la apro!
• Continuavano a chiamarla "banda del latte" 2 -- Gente simpatica i produttori di latte per bambini. E burlona. Peter Brabeck per dire - presidente di Nestlè - prima ha svelato un accordo con il Ministero della Salute per smaltire il latte all'inchiostro. Poi, minacciato di querela dal ministro Storace [solo minacciato, va da se'] ha detto che no, che lui scherzava.
• Come ve la cavate con i prodotti tipici -- Golosa pasta Latini in cambio di avvistamenti.
• Come ti promuvo l'ambiente -- Internet, mostre, spettacoli, cose buone da bere e da mangiare... Macché, oggi l'ambiente Italia si promuove con i calendari. Come quello ideato e finanziato dall'Ente Parco dei Nebrodi. Con le donne nude.
• Non facciamoci prendere per il glutine -- Come si chiamano i frollini a nido d'ape, dài... ecco: Gran Turchese Colussi. Prezzo medio al kg 4.50. Esiste la versione senza glutine? Quella per celiaci intendo. Siii, trovata! Prezzo medio al kg. 22.67. Ventidue-euro-e-sessantasette-centesimi?
• Continuavano a chiamarla "banda del latte" 3 -- Gente simpatica i produttori di latte per bambini. Sequestrato anche il latte all'inchiostro di Milupa, che secondo la Regione Marche si era rifiutata di ritirarlo nonostante le comunicazioni dell'Asl di Milano.

Con un giorno di ritardo rispetto al solito (normalmente sono pronti il venerdì notte ma, ehi, capita, e
all'inizio non era nemmeno detto che sarebbe stato per sempre)
Macchianera sforna i sottotitoli dell'ottava puntata della seconda serie di
Lost.
Va detto: episodio di traccheggio. Di un bambino si direbbe: ha le potenzialità, ma non le esprime.
Per utilizzare i sottotitoli è sufficiente sapere come procurarsi l'episodio, poi cliccare qui:
http://www.macchianera.net/files/SottotitoliLost-s02.zip (il file compresso che scaricherete contiene i sottotitoli di tutte le puntate della seconda serie trasmesse fino a questo momento, compresa - naturalmente - l'ultima).
Istruzioni per integrare i sottotitoli ai filmati: a) Scaricare gratuitamente il programma
BSPlayer attraverso
questo link;
b) rinominare il nome del file dei sottotitoli esattamente come quello del file video (esclusa, ovviamente, l'estensione
".srt", che deve essere sempre presente);
c) lanciare il file video attraverso
BSPlayer.
Gli utenti di piattaforme diverse da
Windows (o quelli di
Windows che non amano
BSPlayer, lettore multimediale che però contiene preinstallati tutti i
"codec" necessari), possono
scaricare VLC, ripetere la medesima procedu