Tristezzaaaa, per favore vai viaaaaa

Sapore di mare 2: un anno dopoLa domanda è venuta fuori parlando (leggi: cazzeggiando) con la C.T.D.R. (Critica Televisiva Di Riferimento): oggetto della discussione era la riproposizione in terza serata di “Sapore di mare”, avvenuta non mi ricordo più su quale rete qualche giorno prima.
Ora, io non so voi, ma c’è una scena, in “Sapore di mare 2” (che peraltro è già triste di suo, e mica per niente una delle canzoni della colonna sonora è la Bibbia delle pene d’amore “Ritornerai” di Bruno Lauzi: “Ti senti sola / con la tua libertà / ed è per questo / che tu ritornerai”) che, per quanto mi riguarda, è la più straziante della storia della cinematografia mondiale. C’è questo Gianni, faccia occhialuta da secchione, che sta da tre anni con Selvaggia (Isabella Ferrari). Anzi: quella sera cade proprio il loro anniversario. Selvaggia vuole uscire: vorrebbe festeggiare facendo l’amore con lui per la prima volta, ma Gianni, inaspettatamente e senza alcun valido motivo, si nega e poi si eclissa. E’ a quel punto che colpisce il corvo Fulvio (Massimo Ciavarro): la consola con parole dolci, fingendo di capirla, biasimando il fidanzato che non la merita, come solo gli uomini sanno consolare una ragazza quando han voglia di trombare. E finisce che se la tromba. Lì, sulla spiaggia, dietro ad una barca. E ad amplesso inaugurale terminato accade l’irreparabile: Selvaggia è pronta a rivestirsi, quasi sicuramente pentita di quel che ha fatto, ma alza gli occhi e vede Gianni, Gianni che era lì e ha visto tutto (o per lo meno quel che c’era da vedere per capire), Gianni in piedi, con le lacrime agli occhi, e tra le mani una torta con il numero “3” che fa capolino dalle candeline accese.
E non rompete i coglioni con il cinema d’autore, almeno per questa volta: è una scena che vale almeno dieci LarsVonTrier, e alla fine non ti viene nemmeno da vomitare per la telecamera a spalla.

Stavamo parlando di “Sapore di mare 2” e di “Ritornerai”, io e la C.T.D.R., dicevo, quando sorge spontanea una domanda: qual è il verso più triste mai scritto in una canzone?
Io ho iniziato e subito dovuto smettere, altrimenti questo post sarebbe stato più aggiornato di Wikipedia. Ne volevo fare una classifica, à la “31 songs”, ma davvero la lista è così provvisoria e incompleta che non ne vale la pena. Se desiderate, si accettano contributi.

Per quanto mi riguarda parto dalle più tragiche seppur poetiche, e allora non si può prescindere dalla Stefania morta di parto raccontata da Francesco Guccini in “Venezia”:

“Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.”

oppure – per rimanere più o meno sullo stesso tema – dall’autobiografia “Spark” di Tori Amos, scritta in seguito ad un aborto spontaneo che la porta a mettersi in discussione come madre:

“She’s convinced she could hold back a glacier
But she couldn’t keep Baby alive
(“Era convinta di saper fermare un ghiacciaio
ma non è riuscita a tenere vivo il suo bambino”)

al punto di arrivare a credere che sia tutta colpa sua e dei suoi iniziali tentennamenti:

You say you don’t want it / again and again
but you don’t / don’t really mean it.”
(“Dici che non lo vuoi, / lo ripeti e lo ripeti,
ma tu no, / non ci credi veramente”)

Poi, ecco, come in qualsiasi cosa nella quale sia implicata una nota musicale, non possono mancare i quattro ragazzi di Liverpool e l’epitaffio in occasione di una di quelle morti di cui nessuno si accorge:

“Eleanor Rigby, died in the church
and was buried along with her name,
nobody came.”
(“Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta assieme al suo nome,
Nessuno è venuto.”)

Poi si passa al tema “amore”, e qui la diga crolla.


E’ un’escalation di tradimenti e amori inghiottiti dal tempo che parte dal Lucio Battisti fiducioso e incredulo di “Non è Francesca”:

“Lei è sempre a casa che aspetta me, non è Francesca…
Se c’era un uomo poi, no, non può essere lei…”

passa per il soldato raccontato da Claudio Baglioni che torna a casa in licenza e si appresta a fare una sopresa alla fidanzata, mentre lei lo previene e si fa beccare al mercato in dolce compagnia, e lui, lui tra incazzatura e pianti ci mette più o meno sei canzoni prima di arrivare (senza crederci per primo, o almeno si ha questa impressione) alla proposta del compromesso:

“Io ti voglio quanto ti voglio
e non me ne importa niente / di ciò che hai fatto
se ci sei stata a letto / tanto il tempo aggiusta tutto…”

torna a Lucio Battisti e all’innamorato pentito di “Fiori rosa fiori di pesco” che, da bravo uomo, non ci mette mai una pietra sopra e, dopo un anno, va a trovare la propria ex a casa sua, convinto che magari alla fine butta bene, ma ci trova una lei imbarazzata e un uomo in accappatoio:

“Scusa, credevo proprio che fossi sola
credevo non ci fosse nessuno con te
oh scusami tanto se puoi
signore chiedo scusa anche a lei”

e termina (ma che termini qui, l’abbiamo già spiegato, rappresenta solo un artifizio letterario) con “For no one”, i soliti Beatles e Paul Mc Cartney in particolare, alle prese con una storia che si trascina da tempo nella totale inconsapevolezza, da parte dell’elemento maschile della coppia, di trovarsi al cospetto dell’inevitabile fine:

“She wakes up, she makes up, / she takes her time
and doesn’t feel she has to hurry, / she no longer needs you.”
(“Lei si sveglia, si trucca, / si prende il tempo che le serve
e non sente il bisogno di fare in fretta, / non ha più bisogno di te”.)

Poi ci sono quelli che se ne sono fatta una ragione, anche se si capisce che c’è voluto del tempo, come il Guccini di “Farewell”:

“Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale. […]
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.”

quelli che se la prendono, come Robbie Williams in Sexed Up:

“Why don’t we talk about it? / I’m only here don’t shout it
Give ‘em time, we’ll forget / Let’s pretend we never met”
(“Perché non ne parliamo? / Sono qui, non gridare
Avremo tempo per dimenticare / Facciamo finta di non esserci mai incontrati”)

e chi invece ricorda stronzeggiando in compagnia del nuovo ganzo, come la Giulietta di Mark Knopfler & Co.

“You promised me everything, you promised me thick and thin, yeah
Now you just say “oh Romeo, yeah, you know I used to have a scene with him”
(“Mi avevi promesso tutto, mi avevi promesso mari e monti,
Adesso dici solo, oh Romeo, sì, sai, quello con cui ho avuto una storia”)

Ma la peggiore, quella più straziante e ingiusta (nei confronti di sé stesso, sia chiaro) e atroce e penosa l’ha scritta Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti. Chi conosce la travagliata storia d’amore con la compagna capirà perché; gli altri possono ripassare sulle vecchie annate di “Novella 2000”.
La si ascolta in “Tanto³”, ed è una di quelle ti lascia lì, indeciso su come comportarti: consolarlo con una mano sulla spalla o, come si fa con i cavalli feriti, sparargli, così soffre meno?
Già, la frase:

“- E lei ti ama? – A suo modo.”
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14 Comments

  1. Uhm…”I Remember” di Damien Rice…5’31 di pelle d’oca…

    “come all ye reborn
    blow off my horn
    i’m driving real hard
    this is love this is porn
    god would forgive me
    but i.. i whip myself scorn scorn
    i wanna hear what you have to say about me
    hear if you’re gonna live without me
    hear what you want
    i remember december
    and I wanna hear what you have to say about me
    hear if you’re gonna live without me
    i wanna hear what you want
    what the hell do you want?”

    Poi metto in mezzo “Hurt” dei Nine Inch Nails,reinterpretata anche dal sommo Johnny Cash

    “my sweetest friend
    everyone I know
    goes away in the end
    you could have it all
    my empire of dirt
    I will let you down
    I will make you hurt
    I wear my crown of shit
    on my liar’s chair
    full of broken thoughts
    I cannot repair”

    Da brividi “Quello che Non C’è” degli Afterhours:”Curo le foglie,saranno forti se riesco ad ignorare che gli alberi son morti”.

    La straziante “Nuotando Nell’Aria dei Marlene Kuntz”:
    “E’ certo un brivido averti qui con me
    in volo libero sugli anni andati ormai
    e non è facile, dovresti credermi,
    sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
    Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
    anche una lacrima, per pochi attimi.”

    Infine cito “Rapture”di Antony and the Johnsons,uno che mi farebbe piangere anche cantando “Supergiovane”degli Elii:
    “Our father who art in heaven
    For the kingdom, the power, the glory, yours
    Now and forever”

    Per quanto riguarda il cinema:la scena della carta infuocata tirata nel cortile del carcere in “Nel Nome Del Padre” di Sheridan

  2. I geni incontrastati della tristezza, della malinconia, della sausade sono a mio parere i già citati Francesco Guccini, Paolo Conte, Tom Waits, Leonard Cohen, Nick Cave; la magior parte delle loro canzoni non sono impregnate altro che di questo.
    A tal proposito, le prime a venirmi in mente sono:’Jersey Girl’ e ‘Blue Valentines’ di Tom Waits; ‘Incontro’, ‘Autogril’ e ‘Lettera’ di Guccini, ‘Parigi’ e ‘L’ultima donna’ di Paolo Conte.
    Ovviamente la canzone si differenzia dalla poesia proprio perchè composta da versi che vanno integrati con la musica, senza la quale perdono molto del loro potere emozionale.

    At which she turned her head away
    great tears leaping from her eyes,
    I colud not wipe the smile of my face
    as I sat sadly by her side.

    A quel punto lei voltò la testa dall’altra parte
    con grandi lacrime che òe scorrevano dagli occhinon riuscii a cancellare il sorriso dal mio volto
    mentre mesto le sedevo accanto
    [‘As I sat sadly by her side’ – Nick cave]

    So hold me and hold me,
    don’t tell me your name
    this morning will be wiser
    than this evening is
    then leave me to my enemied dreams
    and be quiet as you are leaving, miss;
    Green eyes, green eyes
    green eyes, green eyes

    Così stringimi e stringimi, non dirmi il tuo nome
    domattina sarò più saggio di questa sera
    poi lasciami ai miei incubi
    e non far rumore mentre te ne vai, signorina;
    occhi verdi, occhi verdi

    [Green eyes – Nick Cave]

    A beauty impossible to endure
    the blood imparted in little sips
    the smell of you on my hands
    as I bring the cup up to my lips
    No God up in the Sky
    no Devil beneath the sea
    could do the job that you did
    of bringing me to my knees
    Outside I sit on the stone steps
    with nothing much to do
    forlorn and exausted, baby,
    by the absence of you.

    Una bellezza impossibile da sopportare
    il sangue somministrato a piccole dosi
    l’odore di te ancora sulle mie mani
    mentre porto la tazza sulle labbra
    Nessun Dio su in Cielo
    nessun Diavolo sotto il mare
    sarenne riuscito come te nell’intento
    di mettermi in ginocchio
    Fuori mi siedo sui gradini di pietra
    con niente da fare
    disperato ed esausto, baby,
    dalla tua assenza.

    [Brompton Oratory – Nick Cave]

  3. raga non vorrei cadere sul banale va vi siete completamente dimenticati di un italiano che con la sua tristezza ha costruito la sua fama.

    cito solo una ..nei silenzi …mitico RAF

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