Tristezzaaaa, per favore vai viaaaaa
La domanda è venuta fuori parlando (leggi: cazzeggiando) con la C.T.D.R. (Critica Televisiva Di Riferimento): oggetto della discussione era la riproposizione in terza serata di “Sapore di mare”, avvenuta non mi ricordo più su quale rete qualche giorno prima.
Ora, io non so voi, ma c’è una scena, in “Sapore di mare 2″ (che peraltro è già triste di suo, e mica per niente una delle canzoni della colonna sonora è la Bibbia delle pene d’amore “Ritornerai” di Bruno Lauzi: “Ti senti sola / con la tua libertà / ed è per questo / che tu ritornerai”) che, per quanto mi riguarda, è la più straziante della storia della cinematografia mondiale. C’è questo Gianni, faccia occhialuta da secchione, che sta da tre anni con Selvaggia (Isabella Ferrari). Anzi: quella sera cade proprio il loro anniversario. Selvaggia vuole uscire: vorrebbe festeggiare facendo l’amore con lui per la prima volta, ma Gianni, inaspettatamente e senza alcun valido motivo, si nega e poi si eclissa. E’ a quel punto che colpisce il corvo Fulvio (Massimo Ciavarro): la consola con parole dolci, fingendo di capirla, biasimando il fidanzato che non la merita, come solo gli uomini sanno consolare una ragazza quando han voglia di trombare. E finisce che se la tromba. Lì, sulla spiaggia, dietro ad una barca. E ad amplesso inaugurale terminato accade l’irreparabile: Selvaggia è pronta a rivestirsi, quasi sicuramente pentita di quel che ha fatto, ma alza gli occhi e vede Gianni, Gianni che era lì e ha visto tutto (o per lo meno quel che c’era da vedere per capire), Gianni in piedi, con le lacrime agli occhi, e tra le mani una torta con il numero “3″ che fa capolino dalle candeline accese.
E non rompete i coglioni con il cinema d’autore, almeno per questa volta: è una scena che vale almeno dieci Lars – Von – Trier, e alla fine non ti viene nemmeno da vomitare per la telecamera a spalla.
Stavamo parlando di “Sapore di mare 2″ e di “Ritornerai”, io e la C.T.D.R., dicevo, quando sorge spontanea una domanda: qual è il verso più triste mai scritto in una canzone?
Io ho iniziato e subito dovuto smettere, altrimenti questo post sarebbe stato più aggiornato di Wikipedia. Ne volevo fare una classifica, à la “31 songs”, ma davvero la lista è così provvisoria e incompleta che non ne vale la pena. Se desiderate, si accettano contributi.
Per quanto mi riguarda parto dalle più tragiche seppur poetiche, e allora non si può prescindere dalla Stefania morta di parto raccontata da Francesco Guccini in “Venezia”:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.”
oppure – per rimanere più o meno sullo stesso tema – dall’autobiografia “Spark” di Tori Amos, scritta in seguito ad un aborto spontaneo che la porta a mettersi in discussione come madre:
But she couldn’t keep Baby alive
(“Era convinta di saper fermare un ghiacciaio
ma non è riuscita a tenere vivo il suo bambino”)
al punto di arrivare a credere che sia tutta colpa sua e dei suoi iniziali tentennamenti:
but you don’t / don’t really mean it.”
(“Dici che non lo vuoi, / lo ripeti e lo ripeti,
ma tu no, / non ci credi veramente”)
Poi, ecco, come in qualsiasi cosa nella quale sia implicata una nota musicale, non possono mancare i quattro ragazzi di Liverpool e l’epitaffio in occasione di una di quelle morti di cui nessuno si accorge:
and was buried along with her name,
nobody came.”
(“Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta assieme al suo nome,
Nessuno è venuto.”)
Poi si passa al tema “amore”, e qui la diga crolla.
E’ un’escalation di tradimenti e amori inghiottiti dal tempo che parte dal Lucio Battisti fiducioso e incredulo di “Non è Francesca”:
Se c’era un uomo poi, no, non può essere lei…”
passa per il soldato raccontato da Claudio Baglioni che torna a casa in licenza e si appresta a fare una sopresa alla fidanzata, mentre lei lo previene e si fa beccare al mercato in dolce compagnia, e lui, lui tra incazzatura e pianti ci mette più o meno sei canzoni prima di arrivare (senza crederci per primo, o almeno si ha questa impressione) alla proposta del compromesso:
e non me ne importa niente / di ciò che hai fatto
se ci sei stata a letto / tanto il tempo aggiusta tutto…”
torna a Lucio Battisti e all’innamorato pentito di “Fiori rosa fiori di pesco” che, da bravo uomo, non ci mette mai una pietra sopra e, dopo un anno, va a trovare la propria ex a casa sua, convinto che magari alla fine butta bene, ma ci trova una lei imbarazzata e un uomo in accappatoio:
credevo non ci fosse nessuno con te
oh scusami tanto se puoi
signore chiedo scusa anche a lei”
e termina (ma che termini qui, l’abbiamo già spiegato, rappresenta solo un artifizio letterario) con “For no one”, i soliti Beatles e Paul Mc Cartney in particolare, alle prese con una storia che si trascina da tempo nella totale inconsapevolezza, da parte dell’elemento maschile della coppia, di trovarsi al cospetto dell’inevitabile fine:
and doesn’t feel she has to hurry, / she no longer needs you.”
(“Lei si sveglia, si trucca, / si prende il tempo che le serve
e non sente il bisogno di fare in fretta, / non ha più bisogno di te”.)
Poi ci sono quelli che se ne sono fatta una ragione, anche se si capisce che c’è voluto del tempo, come il Guccini di “Farewell”:
e il peccato fu creder speciale una storia normale. [...]
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.”
quelli che se la prendono, come Robbie Williams in “Sexed Up“:
Give ‘em time, we’ll forget / Let’s pretend we never met”
(“Perché non ne parliamo? / Sono qui, non gridare
Avremo tempo per dimenticare / Facciamo finta di non esserci mai incontrati”)
e chi invece ricorda stronzeggiando in compagnia del nuovo ganzo, come la Giulietta di Mark Knopfler & Co.
Now you just say “oh Romeo, yeah, you know I used to have a scene with him”
(“Mi avevi promesso tutto, mi avevi promesso mari e monti,
Adesso dici solo, oh Romeo, sì, sai, quello con cui ho avuto una storia”)
Ma la peggiore, quella più straziante e ingiusta (nei confronti di sé stesso, sia chiaro) e atroce e penosa l’ha scritta Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti. Chi conosce la travagliata storia d’amore con la compagna capirà perché; gli altri possono ripassare sulle vecchie annate di “Novella 2000″.
La si ascolta in “Tanto³”, ed è una di quelle ti lascia lì, indeciso su come comportarti: consolarlo con una mano sulla spalla o, come si fa con i cavalli feriti, sparargli, così soffre meno?
Già, la frase:

prima che io usi quella parola lì), e poi Massimo Mantellini, Wallynius, Antonio Dini, Akille, Vittorio Zambardino, Generazione blog, Luca De Biase e chissà quanti altri. In un improvviso momento di lucidità mi sono poi ricordato diaverlo già scritto, quel post, nel 2005. Vincevano “Venezia” di Francesco Guccini, “Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa: Novella Duemila e una rosa sul suo comodino, Stefania ha lasciato un bambino.” “
Così al volo tre citazioni dei Counting Crows:
Da “Round Here”:
She says “It’s only in my head”
She says “Shhh, I know it’s only in my head”
But the girl in car in the parking lot
says “Man you should try to take a shot
can’t you see my walls are crumbling?”
Then she looks up at the building
and says she’s thinking of jumping
She says she’s tired of life
she must be tired of something
Da “Anna Begins”:
This time
when kindness falls like rain
It washes me away and Anna begins
to change my mind
And every time she sneezes
I believe it’s love
and oh Lord…. I’m not ready
for this sort of thing
e da “Raining in Baltimore”:
There’s things I remember
and things I forget
I miss you I guess that I should
Three thousand five hundred miles away
But what would you change if you could?
Lacrime gratis e fazzoletti a pagamento.
Concordo che quella del Lorenzo sia la più straziante.
Ma quella degli U2 sulle vigorsol non è da meno:
Did I disappoint you
Or leave a bad taste in your mouth
You act like you never had love
And you want me to go without
“Non perderti per niente al mondo
lo spettacolo d’arte varia
di uno innamorato di te”
perché è chiaro che lei non ci pensa proprio a ricambiare e siede sul divano con un cartoccio di pop-corn mentre lui si inventa per lei il più triste degli show.
Voto per Nick Cave, “Black Hair”, la canzone intera:
Last night my kisses were banked in black hair
And in my bed, my lover, her hair was midnight black
And all her mystery dwelled within her black hair
And her black hair framed a happy heart-shaped face
And heavy-hooded eyes inside her black hair
Shined at me frome the depths of her hair of deepest black
While my fingers pushed into her straight black hair
Pulling her black hair back from her happy heart-shaped face
To kiss her milk-white throat, a dark curtain of black hair
Smothered me, my lover with her beautiful black hair
The smell of it is heavy. It is charged with life
On my fingers the smell of her deep black hair
Full of all my whispered words, her black hair
And wet with tears and good-byes, her hair of deepest black
All my tears cried against her milk-white throat
Hidden behind the curtain of her beautiful black hair
As deep as ink and black, black as the deepest sea
The smell of her black hair upon my pillow
Where her head and all its black hair did rest
Today she took a train to the West
Today she took a train to the West
Today she took a train to the West
This mortal coil:
Now the winter’s drowning close/ the days are getting older / i can tell you by your face/ that your heart is getting colder
e non sono solo le parole è tutta la canzone che mette tristezza. Per non parlare di “Orpheus” di Daviv Sylvian
Io voto per “Poster” dei Pooh. Tutta: dalla prima all’ultima strofa, un magone come se ne sono provati pochi.
@Fabrizio, su “One” degli U2: c’è qualcun altro oltre a me che pensa che quella canzone parli della riunificazione della Germania?
La fine dell’amore come a causa di un terremoto, e la costruzione miseramente si sfascia:
E tutto ció mi meraviglia/tanto che se finisse adesso/lo so io chiederei/che mi crollasse addosso/Si.
Ivano Fossati
@Tommaso: ‘Poster’ dei Pooh?
e che dire di “Son morto ch’ero bambino, son morto con altri cento, passato per un camino
e ora sono nel vento” (AUSCHWITZ – Guccini o anche Equipe84)?!
Penso che le parole più dolorose, laceranti e strazianti mai scritte in una canzona siano quelle che usa Fabrizio ne “la canzone di Marinella”.
Prima tutta la gioia di un incontro inaspettato con un principe azzurro disceso dal cielo come un angelo dalle ali d’oro (un re senza corona e senza scorta/bussò tre volte un giorno alla sua porta
bianco come la luna il suo cappello/
come l’amore rosso il suo mantello/
tu lo seguisti senza una ragione/
come un ragazzo segue un aquilone), una gioia infinita (c’era il sole e avevi gli occhi belli) un amore atteso troppo a lungo che esplode in una passione raccontata da parole ineguagliabili (“furono baci furono sorrisi/
poi furono soltanto i fiordalisi/
che videro con gli occhi delle stelle/
fremere al vento e ai baci la tua pelle)per poi arrivare alla tragedia e all’impossibilità di credere che la morte ti possa portare via una così bella (lui che non ti volle creder morta/
bussò cent’anni ancora alla tua porta).
Non so cosa gli passasse per la testa in quel momento, ma Fabrizio in questa canzone ha veramente dato un significato nuovo alla parola “dolore”.
Oddio, la riunificazione? Non ci avevo mai pensato.
Ma allora la voce narrante fa la la parte della ddr o quella della fdr?
Un’altra citazione di Fabrizio de Andrè, di cui cito una parte di “La guerra di Piero”, una delle canzoni che credo trasmetta veramente molto bene il dramma (odierno ahimè!!) della guerra.
“e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore”
ma come piove bene su gli impermeabili/…/ e non sull’anima
P.Conte – Gli impermeabili
e che ne dite di questa strofa di “mi ritorni in mente”??
“un sorriso, e ho visto la mia fine sul tuo viso
il nostro amor dissolversi nel vento
ricordo, sono morto in un momento”
This is the last day of our acquaintance
I will meet you later in somebody’s office
I’ll talk but you won’t listen to me
I know what your answer will be
I know you don’t love me anymore
you used to hold my hand when the plane took off
two years ago there just seemed so much more
and I don’t know what happened to our love
today’s the day
our friendship has been stale
and we will meet later to finalise the details
two years ago the seed was planted
and since then you have taken me for granted
but this is the last day of our acquintance
I will meet you later in somebody’s office
I’ll talk but you won’t listen to me
I know your answer already.
(Sinead O’Connor, The last day of our acquaintance)
… è uno di quei post che ti fan rimpiangere gli anni che giravano una o due cassette sempre con le stesse canzoni, che gli emmpitre non c’erano…
Ma poi la domanda era sul ‘verso più triste mai scritto in una canzone’
o sul ‘verso (…) in una canzone d’amore’
Perchè, se è la seconda, allora uno cerca Masini nella playlist e, al 90 pct, ci becca !
Se invece, la prima,
“Ricordo il freddo massacrante il giorno che
perdemmo per sempre i nostri figli
affamati assetati privati dei nostri vestiti
ed era come ingoiare vetro
e ben presto avremmo smesso di parlare
ben presto avremmo smesso di capire ”
oppure, visto che qui gira Guccini a secchie,
“come può l’uomo, uccidere un suo fratello,
eppure siamo a milioni, in polvere”.
Forse bisognerebbe intendersi sul triste: cosa c’è di triste se una Ferrari in spiaggia si tromba un Ciavarro invece di un Gianni ?
Sarebbe triste il contrario…
Who’s that woman on your arm all dressed up to do you harm
And I’m hip to what she’ll do, give her just about a month or two.
Tre citazioni:
Ed aspettavo come
come un cane quando non c’è più
non c’è più il padrone
contro il vetro per guardare giù
(Io no – Vasco)
lei si muove dentro un altro abbraccio
su di un corpo che non è più il mio
e io così non ce la faccio
(Laura non c’è – Nek)
il treno è un lampo infuocato
se si guarda impazziti il convoglio venir
un momento un pensiero affannato
e la vita è rapita senza altro soffrir
la poteron riconoscere soltanto
dagli anelli bagnati dal suo pianto
il pianto di quell’ultimo suo amore dovuto abbandonar
(Ultimo amore – Vinicio Capossela)
“Io dopo di te
non sono morto né guarito
ma ci ho provato, era mio diritto
e non è servito”
(Ivano Fossati, Vola)
Ok, lo dico, e che poi non mi si tratti male perchè l’ho detto…
CI VORREBBE IL MARE di MASINI.
Bona lè.
Ciao, ma è una droga, ma come ti viene in mente di scrivere una cosa così!
Ora sono qui come una cretina a pensare a quella volta che, merda!, quanto ho pianto che poi a pensarci ora che bei tempi anche se non avevo una lira una macchina un fidanzato ma chissenefrega che erano i tempi che cantavo a squarciagola e sulla spiaggia cenavo con “pizza fredda e birra calda” (op.cit.)…
Vabbè, allora esagero (che dopo Masini non è mica facile):
“Ho sbagliato tante volte ormai
che lo so già
che oggi quasi certamente
sto sbagliando su di te
ma una volta in più che cosa può cambiare
nella vita mia”.
E continua (perchè ovviamente lui non è arrivato):
“E’ cambiato il tempo e sta piovendo
ma resto ad aspettare
non m’importa cosa il mondo può pensare
io non me ne voglio andare”
http://www.wittgenstein.it/html/donna000703.html
Ciao, L.
Anche il primo De Gregori in quanto a tristezza non scherzava.
Ecco, per esempio, una strofa di “Dolce amore del Bahia”
“Ieri, ho incontrato la mia formica,
mi ha detto che, sono pazzo.
io, con occhiaie profonde
e un principio di intossicazione.
Io non ricordo che occhi avevi,
io non ricordo che occhi avevi,
l’ultima volta che ti ho insultato,
l’ultima volta che ti ho lasciato”
“Kappa (dei Mogwai) è l’equivalente musicale dell’impotenza sessuale: gli strumenti preparano il climax per l’esplosione della melodia, ma invece la musica è come trattenuta e la melodia quasi segna da sola la propria condanna.” ok, è strumentale, ma questa descrizione del re dei critichini rende bene l’idea.
Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, – spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire…
la canzone è triste tutta, ma sto verso mi stringe il cuore..
Notturno delle tre di Fossati è la più triste e bella canzone che abbia mai senitto. In merito a Sapore di sale II si trattava di un dramma annunciat:o scusa ma secondo te tra il cesso occhialuto e Massimo Ciavarro versione anni 80 una ragazza chi avrebbe preferito?
Tanto per uscire dall’argomento amore: citerei il maestro Baglioni, “Le ragazze dell’est”.
“…io le ho viste stringere le lacrime di una primavera che non venne mai / volo di cicogne con ali di cera…”
Basta con i testi d’autore.
Michele Zarrillo: “e proprio io che ti amo ti sto implorando aiutami a distruggerti.”
la colonna pubblicitaria di google che si trova a destra, si sovrappone all’articolo e nn riesco a leggerlo bene…..ci fa solo a me????
cmq ecco il mio contributo al tema di oggi:
Good Company (B.May)
Take good care of what you’ve got
My father said to me
As he puffed his pipe
and Baby B. he dandled on his knee
Don’t fool with fools who’ll turn away
Keep all good company
Oo Hoo Oo Hoo
Take care of those you call your own
And keep good company
Soon I grew and happy too
My very good friends and me
We’d play all day with Sally J.
The girl from number four
And very soon I begged her won’t you
Keep me company
Oo Hoo Oo Hoo
Come marry me for evermore we’ll
Be good company
Now marriage is an institution sure
My wife and I our needs and nothing more
All my friends by a year
By and by disappeared
But we’re safe enough behind our door
I flourished in my humble trade
My reputation grew
The work devoured my waking hours
But when my time was through
Reward of all my efforts my own
Limited Company
I hardly noticed Sall as we
Parted Company
All through the years in the end it appears
There was never really anyone but me
Now I’m old I puff my pipe
But no-one’s there to see
I ponder on the lesson of
My life’s insanity
Take care of those you call your own
And keep good company
—————————
Prenditi cura di ciò che hai
Mio padre mi disse
mentre tirava una boccata alla sua pipa
facendo saltellare Baby B. sulle sue ginocchia.
Non perdere tempo con gli stupidi che se andranno via.
Frequenta solo buone compagnie
Oo Hoo Oo Hoo
Prenditi cura di coloro che senti vicini
e frequenta buone compagnie
Sono cresciuto in fretta e anche felice
I miei buoni amici e io
giocavamo tutto il giorno con Sally J.
la ragazza del numero quattro
E molto presto le chiesi se volesse
tenermi compagnia
Oo Hoo Oo Hoo
Sposarmi e per sempre ci
terremo buona compagnia
Ora, certo, il matrimonio è un’istituzione
Mia moglie e io, i nostri bisogni e nient’altro
Tutti i miei amici entro un anno
scomparvero a poco a poco.
ma siamo abbastanza al sicuro dietro la nostra porta.
Ho prosperato nella mia modesta attività
La mia reputazione è cresciuta
Il lavoro ha divorato le mie ore
ma quando finivo
la ricompensa di tutti i miei sforzi era solo la mia
Compagnia a Responsabilità Limitata
Mi sono a malapena accorto di Sally mentre ci
separavamo
Nel corso di tutti gli anni, alla fine, sembra
che non sia esistito nessun altro se non io.
Ora sono vecchio, tiro boccate alla mia pipa
ma non c’è nessuno a vedermi.
Rifletto sulla lezione della
stoltezza della mia vita
Prenditi cura di quelli che chiami i tuoi
e frequenta buone compagnie
Me ne venisse in mente una, oh. Buio totale.
Questa le batte tutte e vi sfido a trovarne un’altra:
“Last Kiss”, dei Pearl Jam, è l’equivalente americana di “Canzone per un’amica” di Guccini. Sono due innamorati che hanno un incidente in macchina e lei muore nelle braccia di lui:
I raised her head, she looked at me and said,
“Hold me darling just a little while.”
I held her close. I kissed her our last kiss.
I found the love that I knew I had miss.
But now she’s gone, even though I hold her tight.
I lost my love … my life, that night.
Well, where oh where can my baby be?
The Lord took her away from me.
She’s gone to heaven, so I got to be good,
So I can see my baby when I leave this world.
@Fabrizio: quello che parla è la DDR.
- You asked me to enter but then you make me crawl.
- will it make it easier on you now you got someone to blame?
- one blood, one life
- we’re one but we’re not the same
- we have to carry each other
Jeff Buckley, “Last goodbye”:
This is our last goodbye
I hate to feel the love between us die
But it’s over
Just hear this and then I’ll go :
you gave me more to live for,
more than you’ll ever know.
This is our last embrace,
must I dream and always see your face
Why can’t we overcome this wall
Baby, maybe it is just because I didn’t know you at all.
Kiss me, please,
Kiss me
But kiss me out of desire, babe, and not consolation
You know,
it makes me so angry ’cause I know that in time
I’ll only make you cry, this is our last goodbye.
Did you say “no, this can’t happen to me,”
and did you rush to the phone to call?
Was there a voice unkind in the back of your mind saying,
“maybe… you didn’t know him at all.”
Well, the bells out in the church tower chime
Burning clues into this heart of mine
Thinking so hard on her soft eyes and the memory
Of her sighs that, “it’s over… it’s over…”
I wish I could just make you turn around,
Turn around and see me cry
There’s so much I need to say to you,
So many reasons why
You’re the only one who really knew me at all
Inutile dire di chi è.
Secondo me (ed anche secondo lui, come da intervista a Luca Sofri su Condor) Lorenzo non ha scritto qualcosa di malvagio.
In fondo dice solo la verità.
My two cent:
“…però mi ha aiutato a chiedermi
s’era giusto essere trattato così
da una persona che diceva di
amarmi e proteggermi
prima di abbandonarmi qui non ho
—
nessun rimpianto nessun rimorso
soltanto certe volte capita che appena
prima di dormire mi sembra di sentire
il tuo ricordo che mi bussa
ma io non aprirò…”
Nessun Rimpianto
La Dura Legge Del Gol (1996)
… ma che cosa è cambiato
dopo che ti ho incontrato?
Direi non molto.
Ma che cosa è restato
dopo che ti ho amato?
Direi non molto.
o se si preferisce:
…What did we do that was wrong?
we did not know it was wrong!
Fun is the one thing that money can’t buy…
“So, so you think you can tell/heaven from hell/blue skies from pain?”
“E allora pensavi di poter separare/i paradisi dall’inferno/ i cieli azzurri dal dolore?”
Pink Floyd, riferito a Syd Barret dal cervello “cotto” dalla droga.
Goodbye, cruel world,
I’m leaving you today.
Goodbye, goodbye, goodbye.
Goodbye all you people,
There’s nothing you can say,
To make me change my mind.
Goodbye
Bonjour tristesse
Ci ho una canzone triste / nel mio cuo-o-re…
Goodbye Cruel world è dei Pink Floyd.
“Se l’amore che avevo non sa più il mio nome”
Fossati, I treni a vapore.
“thumbing my way” dei pearl jam
“stolen car” di springsteen
“let down” dei radiohead
“la stagione del tuo amore” di de andrè
….
Non solo l’amore e la morte rendono certi momenti difficili, anche altre sensazioni piu’ eteree, meno definibili. Raccoss che ne pensi di:
“When I was a child
I caught a fleeting glimpse,
Out of the corner of my eye.
I turned to look but it was gone.
I cannot put my finger on it now.
The child is grown, the dream is gone.”
secondo me “cubista/cubista/come balli tu/io non ho ballato mai” se la batte alla grande.
E ancora la pioggia cadrà… Baglioni
con bracciate più rabbiose
il suo corpo trascinò
e sfidò la nebbia densa
che pian piano lo abbracciò
le speranze mezze uccise dalla vita
tra le onde abbandonò
non ti amo più …
non sono tua …
che cosa vuoi …
vattene via …
si aggrappò sfinito al suo dolore
ed il mare lo ingoiò …
Lààà dove c’eeera l’erba ora c’èèè / una città / e quella casa in mezzo al verde ormai / dove sarà?
così a memoria…
she turns kings into baggers
and baggers into kings
(Tom Waits)
Come diceva il Neri, nella discografia dei cari Scarafaggi si trova un po’ di tutto. A me ha sempre messo una grande stretta allo stomaco “You never give me your money” e “Golden slumber/Carry that weight”.
“Boy you’ve got to carry that weight and for a logn time”…non c’è bisogno di dire cosa e come ci fa soffrire, perché ne sentiamo già l’intero peso sulle spalle, sempre.
@Cannonball: mi sfugge la citazione, ma la trovo molto pertinente (::vergogna::)
@astolfo: hai ragione, quella canzone è tristisssssma e mi fa venire in mente “C’era un ragazzo…”
Se poi iniziamo a metterci le canzoni di impegno civile:
“September ’77
Port Elizabeth weather fine
It was business as usual
In police room 619
Oh Biko, Biko, because Biko
Oh Biko, Biko, because Biko
Yihla Moja, Yihla Moja
-The man is dead”
(Biko – Peter Gabriel)
“Where have all the flowers gone,
long time passing?
Where have all the flowers gone,
long time ago?
Where have all the flowers gone?
Gone to young girls, every one!
When will they ever learn,
when will they ever learn?
Where have all the young girls gone,
long time passing?
Where have all the young girls gone,
long time ago?
Where have all the young girls gone?
Gone to young men, every one!
When will they ever learn,
when will they ever learn?
Where have all the young men gone,
long time passing?
Where have all the young men gone,
long time ago?
Where have all the young men gone?
Gone to soldiers, every one!
When will they ever learn,
when will they ever learn?
And where have all the soldiers gone,
long time passing?
Where have all the soldiers gone,
long time ago?
Where have all the soldiers gone?
Gone to graveyards, every one!
When will they ever learn,
when will they ever learn?
And where have all the graveyards gone,
long time passing?
Where have all the graveyards gone,
long time ago?
Where have all the graveyards gone?
Gone to flowers, every one!
When will they ever learn,
oh when will they ever learn?
Where have all the flowers gone?
Long time passing.
Where have all the flowers gone?
Long time ago.
Where have all the flowers gone?
Young girls picked them, every one.
Oh, when will they ever learn?
Oh, when will they ever learn?”
(Where are all the flowers gone? – Joan Baez)
@Raccoss! Vergogna! Era “Comfortably Numb” – Pink Floyd – The Wall!
Il vecchio e il bambino by Guccini?
Empty spaces,
what are we living for
Abandoned places
I guess we know the score
On and on
Does everybody know
what we are living for?
The Queen, The Show Must Go On
Per restare sul bucolico, a me ha sempre fatto venire il magone questa:
Paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato, la noia l’abbandono sono la tua malattia, paese mio ti lascio e vado via
Eh Cannonball, ho poca memoria io, non ricordo tutti i versi dei Pink
imbarazzo della scelta… hanno già detto “for no one” e, mi viene da piangere solo a scriverlo, “the last days of our acquaintance”…
nel dubbio mi sparo tre italiani!
“Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai…” (de andrè)
“Facile risponderti che
Puoi prenderti tutto
Quello che vuoi
Mi hai soltanto strappato un po’
Di silenzio
Soltanto strappato un po’
Di silenzio
Hai soltanto sprecato
Il tuo nobile fiato…” (carmen consoli)
“Il mio mestiere fu cercare il tuo amore
fino nel fuoco delle montagne
il mio destino scordare il tuo amore
sotto il peso delle montagne
Il mio mestiere fu cercare il tuo amore
fino nel fuoco delle montagne
il mio destino scordare ogni amore
sotto il peso delle montagne.” (fossati)
e ci mettiamo pure un guccini d’annata, crepi l’avarizia!
“Ed ora dove sei tu che sapevi ridare ai giorni e ai mesi un qualche senso.
La giostra dei miei simboli fluisce uguale per trarre anche dal male qualche compenso”
mi guardava rassegnato
con la lingua di chi spera
di chi sa che è prenotato
sulla sedia di lillà
(alberto fortis)
Chiudo la trilogia dell’emigrante con questo omaggio alla mia terra:
Ma se ghe pensu alûa mi veddu-u mâ/
veddu i mæˆ munti e a ciassa d’a Nunsiaa/
riveddu u Rîghi e me s’astrenze u cœˆ/
veddu a lanterna, a câva, lazu u mœˆ/
riveddu aa seja Zêna ‘nlyminaa/
veddu la a fûxe e sentu franze u mâ/
e alûa mi pensu ancun de riturnâ/
à pôsâ e osse duv’ho mæˆ madunaa.
(Ma se ci penso allora vedo il mare
vedo i miei monti, la piazza dell’Annunziata
rivedo Righi e mi si stringe il cuore
vedo la Lanterna, la Cava, laggiù il molo.
Rivedo, la sera, Genova illuminata
vedo la Foce e sento frangere il mare
allora penso ancora di tornare
a posare le ossa dove mia madre mi ha donato)
Anche se da queste parti si considera più triste il primo verso della canzone:
U l’ea partiu senza na palanca
“I just can’t fit
Yes, I believe it’s time for us to quit
When we meet again
Introduced as friends
Please don’t let on that you knew me when
I was hungry and it was your world.”
(B.Dylan)
C’è anche chi piange a sentire l’inno nazionale.
“Dall’Alpi a Sicilia ovunque è Legnano”
Giuro, ho visto Calderoli che piangeva mentre l’ascoltava…
io voto per Dylan e la sua traduzione degregoriana
“She might think that I’ve forgotten her, don’t tell her it isn’t so.”
“..e se crede che l’abbia scordata, non dirle che non è così”
Angela, Angela, angelo mio
io non credevo che questa sera
sarebbe stato davvero un addio,
Angela credimi, io non volevo.
Angela, Angela, angelo mio
quando t’ho detto che voglio andarmene,
volevo solo vederti piangere,
perché mi piace farti soffrire.
Angela, Angela, angelo mio
ma tu stasera invece di piangere
guardi il mio viso in un modo strano
come se fosse ormai lontano.
Ti prego, Angela, no, non andartene
non puoi lasciarmi quaggiù da solo
non è possibile che tutto a un tratto
io possa perderti, perdere tutto.
Volevo farti piangere
vedere le tue lacrime
sentire che il tuo cuore
è nelle mie mani.
(Luigi Tenco, Angela)
ps: poche cose, nella vita, struggenti come le canzoni di Tenco.
…/ ma per morire/ si nascondevano/ si vergognavano/ non capivano/ … (Jannacci)
“And so it is / Just like you said it would be / Life goes easy on me / Most of the time…”
(Damien Rice. I titoli di testa e coda di “Closer” mica per niente)
‘…Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,…’
Verranno a chiederti del nostro amore – F.De Andrè
Pensavo di essere l’unico fesso a trovare commoventi certe sequenze di Sapore di Mare.
Oltre alla scena descritta da Gianluca, trovo estremamente struggente l’incontro tra i due, parecchi anni dopo, dove il tempo inesorabile li ha segnati nell’aspetto, ma non ha cancellato i sentimenti, dove si percepisce il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere stato.
O sempre a proposito di Sapore di mare (ma non ricordo se lo stesso), mi è sempre parsa tristissima la scena finale di Jerry Calà, che avvicinato da un’adorante Marina Suma, nemmeno la riconosce e se ne va ridacchiando abbracciato a due mignottoni, dopo che anni prima lui, figlio di papà ha fatto di tutto, riuscendovi, per sedurre lei (leggi trombare), proletaria ed ingenua.
Ma ogni volta, porca puttana, ho letteralmente il magone, quando rivedo quel maledetto di David Gilmour attaccare l’assolo di Comfortably Numb al Live8. Quella sera i “vecchietti” hanno polverizzato tutti.
…poi giuro che la smetto, eh? (Forse…)
Lui : Eravamo fidanzati, poi, tu mi hai lasciato, senza addurre motivazioni plausibili…
Lei: Non e’ vero, tu non capisci l’universo femminile, la mia spiccata sensibilita’, si contrappone al tuo gretto materialismo maschilista…
(Elio e le Storie Tese, Cara ti amo)
e poi:
E quella volta, una domenica di ottobre, già l’autunno ci moriva addosso e io fumavo sigarette amare, e tu come uno specchio rotto riflettevi quell’immagine sbiadita del ricordo del frammento del brandello del profumo di quell’angolo d’estate e mi dicesti: “Voglio vivere la vita come un alito di vento che, inseguito dall’aurora, già racchiude le speranze di un domani tutto mio che mi appartenga, e come donna accarezzare nuovi scampoli d’assenza”, io dicevo “Sì capisco, vuoi gli scampoli d’assenza” ma pensavo: “Puttana”.
(Claudio Bisio, Rapput), che potrebbe averla scritta Facci e invece no, è del Rocco Tanica.
le canzoni citate fin’ora uniscono alla tristezza la poesia dei testi, la meraviglia della melodia. nessuno fin’ora ha citato “brandy’s smile”, una tristezza seria, autentica, vissuta, con le prove. storie inventate o lette non possono competere con questa.
@THE WALL:
Anch’io trovo struggente la scena che citi, rovinata solo dalla presenza di una giovanissima (ed orribile) Alba Parietti nel ruolo di una delle due mignottone.
verso? canzone? tutto un album, “berlin” di lou reed.
“it’s so cold in alaska…”
E chi sarebbe la tua C.T.D.R.?
Canzone straziante del piccolo genio svedese Stina Nordenstam, So This Is Goodbye.
So this is goodbye,
So this is how you say it
These are the words
It’s the voice you’re using
It’s the picture you’ve seen
So this is goodbye,
So this is how you say it
This is the time it takes you
Didn’t take you a lot, now did it?
Didn’t hurt you a lot, now did it?
So this is goodbye,
So this is how you spell it
Where you place it in your mouth
What happens if I didn’t hear you?
What happens if it wasn’t serious?
Well I was around
Maybe it was you I came to see
Maybe it was you who invited me
I remember your eyes were on me
I remember your eyes were on me
Goodbye
aaaaaaaaaaaaaaaaaah! ha ragione violetta! damien rice! closer! come non averci pensato! AAAAAAAAAAAAAAH!
e allora ci metto pure keren ann, che a me strugge tantissimo:
“Don’t say a word,
here comes the break of the day
And wide clouds of sand raised
by the wind of the end of May”
Cercavo in te
la tenerezza che non ho,
la comprensione che non so,
trovare in questo mondo stupido…
premetto che poi la pianto, aggiungo “mad world” dei tears for fears, preferibilmente in versione “donnie darko” di gary jules:
“Hide my head I wanna drown my sorrow
No tomorrow
No tomorrow
And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had…” etc. etc.
Everybody Hurts
(R.E.M.)
When the day is long and the night, the night is yours alone,
when you’re sure you’ve had enough of this life, well hang on.
Don’t let yourself go, everybody cries and everybody hurts sometimes.
E a proposito di tristezza:
Per questo canto una canzone triste/triste triste triste/ triste come me/
E non c’è più nessuno/che mi parli ancora un po’ di lei/ancora un po’ di lei… (Ivan Graziani)
Io ti cercherò di Lorenzo, e Vivere di Vasco. Strazianti ma vere. Sigh.
oh oh cavallo- oh oh cavallo
Un verso di una canzone dei Pavement – “I trust you will tell me if I am making a fool of myself” – mi ha sempre preso malissimo.
Capita a tutti di affidarsi a una persona amata per essere presi in castagna in caso ci si facciano troppe idee positive sul futuro.
Direi che la palma dello strazio nella mia classifica personale va a Jacques Brel, “Ne me quitte pas”. Meravigliosa e terribile. La chiusa è talmente disperata da non lasciare scampo.
Ne me quitte pas
Il faut oublier
Tout peut s’oublier
Qui s’enfuit déjà
Oublier le temps
Des malentendus
Et le temps perdu
A savoir comment
Oublier ces heures
Qui tuaient parfois
A coups de pourquoi
Le coeur du bonheure
Ne me quitte pas
Moi je t’offrirai
Des perles de pluie
Venues de pays
Où il ne pleut pas
Je creuserai la terre
Jusqu’après ma mort
Pour couvrir ton corps
D’or et de lumière
Je ferai un domaine
Où l’amour sera roi
Où l’amour sera loi
Où tu seras reine
Ne me quitte pas
Je t’inventerai
Des mots insensés
Que tu comprendras
Je te parlerai
De ces amants-là
Qui ont vue deux fois
Leurs coeurs s’embraser
Je te raconterai
L’histoire de ce roi
Mort de n’avoir pas
Pu te rencontrer
Ne me quitte pas
On a vu souvent
Rejaillir le feu
De l’ancien volcan
Qu’on croyait trop vieux
Il n’est paraît-il
Des terres brûlées
Donnant plus de blé
Qu’un meilleur avril
Et quand vient le soir
Pour qu’un ciel flamboie
Le rouge et le noir
Ne s’épousent-ils pas?
Ne me quitte pas
Je ne vais plus pleurer
Je ne vais plus parler
Je me cacherai là
A te regarder
Danser et sourire
Et à t’écouter
Chanter et puis rire
Laisse-moi devenir
L’ombre de ton ombre
L’ombre de ta main
L’ombre de ton chien
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ve la traduco così veloce:
Non mi lasciare
bisogna dimenticare
si può dimenticare tutto
tutto ciò che già fugge
dimenticare il tempo
dei malintesi
e il tempo perduto
a sapere come
dimenticare queste ore
che uccidevano forse
a colpi di perché
il cuore della felicità
non mi lasciare
Ti offrirò
perle di pioggia
venute da un paese
dove non piove mai
scaverò fino in fondo alla terra
fin dopo la mia morte
per poter coprire il tuo corpo
d’oro e di luce
creerò un regno
dove l’amore sarà re
dove l’amore sarà legge
dove tu sarai regina
Non mi lasciare
Creerò per te
parole senza senso
che tu sola comprenderai
ti parlerò
di quegli amanti là
che hanno visto due volte
i loro cuori infiammarsi
ti racconterò
la storia di quel re
morto per non averti più
potuta reincontrare
non mi lasciare
Si è visto spesso
ridestarsi il fuoco
di quell’antico vulcano
che si credeva troppo vecchio
non sembrava
che terre bruciate
potessero dare più grano
di un miglior aprile
E quando viene sera,
sotto un cielo fiammeggiante
il rosso e il nero
non si uniscono, forse?
Non mi lasciare
Non piangerò più
non dirò più una parola
mi nasconderò là
a guardarti
danzare e sorridere
e a sentirti
cantare e poi ridere
lascia che io diventi
l’ombra della tua ombra
l’ombra della mano
l’ombra del tuo cane
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare
non mi lasciare
Poi, c’è “Summertime” di Gershwin (più melanconica che triste), uno dei miei cult. Consiglio cantata da Ella Fitzgerald o Billie Holiday. O da me, quando la sera prima non ho ecceduto in abbondanti libagioni e sigarette (ahem!;o))))
Summertime
and the livin’ is easy
Fish are jumpin’
and the cottons are high
Oh your Daddy’s rich
and your ma is good lookin’
So hush little baby,
baby don’t you cry
One of these mornings
You’re gonna rise up singin’
Then you’ll spread your wings
And take to the sky
But till that morning
There’s nothin’ can harm you
With your daddy and mammy
mammy standin’ by
Don’t you cry
E sempre di Billie Holiday, (ma è Lewis Allen, stupenda anche cantata da Sting) la dolente “Strange Fruit”:
Southern trees bear
strange fruit,
Blood on the leaves
and blood at the root,
Black bodies swinging
in the southern breeze,
Strange fruit hanging
from the poplar trees.
Pastoral scene of the gallant south,
The bulging eyes
and the twisted mouth,
Scent of magnolias, sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh.
Here is fruit
for the crows to pluck,
For the rain to gather,
for the wind to suck,
For the sun to rot,
for the trees to drop,
Here is a strange
and bitter crop.
Segue “Lilì Marleen”, di Norbert Schutz (1915). Celebre per quella cantata da Lale Andersen e da Marlene Dietrich (vi metto la mia traduzione dopo, dovrebbe essere giusta… il mio tedesco è elementare)
Vor der Kaserne
Vor dem großen Tor
Stand eine Laterne
Und steht sie noch davor
So woll’n wir uns da wieder seh’n
Bei der Laterne
wollen wir steh’n:
Wie einst Lili Marleen (2)
Unsere beide Schatten
Sah’n wie einer aus
Daß wir so lieb uns hatten
Das sah man gleich daraus
Und alle Leute soll’n es seh’n
Wenn wir bei der Laterne steh’n
Wie einst Lili Marleen. (2)
Là dove c’è la caserma
davanti al portone
c’era un lampione
e se c’è tutt’ora
allora ci rivedremo
quando staremo accanto a quel lampione
come un tempo, Lilì Marleen
Le nostre ombre s’incontreranno
diventeranno un’ombra sola
perché il nostro amore non è finito
e nessuno avrà niente da ridire
così ognuno starà a guardarci
mentre staremo sotto quel lampione
Poi, la magnifica colonna sonora di “Leaving Las Vegas”, da cui estrapolo Sting:
Angel Eyes
Have you ever had the feeling
That the world’s gone and left you behind
Have you ever had the feeling
That you’re that close to loosing your mind
You look around each corner
Hoping that she’s there
You try to play it cool perhaps
Pretend that you don’t care
But it doesn’t do a bit of good
You got to seek ’til you find
Or you never unwind
Try to think
That loves not around
Still it’s uncomfortably near
My old heart
Ain’t gainin’ no ground
Because my angel eyes ain’t here
Angel eyes
That old devil sent
They glow unbearebly bright
Need I say
That my love’s misspent
Misspent with angel eyes tonight
So drink up all you people
Order anything you see
Have fun you happy people
You drink and the laugh’s on me
Pardon me
But I “gotta run”
The fact’s uncommonly clear
Gotta find
Who’s now “Number One”
And why my angel eyes ain’t here
Tell me why my angel eyes ain’t here
Excusez-moi my angel eyes ain’t here
Excuse me while I disappear
E “It’s a lonesome old town” (da accompagnare con un bourbon doppio, please)
It’s a lonesome old town
When you’re not around
I’m lonely as I can be
I never knew how much I’d miss you
But now I can plainly see
It’s a lonesome old town
When you’re not around
How I wish you’d come back to me
How I wish you’d come back to me
How I wish you’d come back to me
Lonesome old town
Lonesome, lonesome old town
It’s a lonesome old town
E come non metterci Tom Waits, “Blue Valentine”?
Blue Valentines
She sends me blue valentines
All the way from Philadelphia
To mark the anniversary
Of someone that I used to be
And it feels just like theres
A warrant out for my arrest
Got me checkin in my rearview mirror
And I’m always on the run
Thats why I changed my name
And I didn’t think you’d ever find me here
To send me blue valentines
Like half forgotten dreams
Like a pebble in my shoe
As I walk these streets
And the ghost of your memory
Is the thistle in the kiss
And the burgler that can break a roses neck
It’s the tatooed broken promise
That I hide beneath my sleeve
And I see you every time I turn my back
She sends me blue valentines
Though I try to remain at large
They’re insisting that our love
Must have a eulogy
Why do I save all of this madness
In the nightstand drawer
There to haunt upon my shoulders
Baby I know
I’d be luckier to walk around everywhere I go
With a blind and broken heart
That sleeps beneath my lapel
She sends me my blue valentines
To remind me of my cardinal sin
I can never wash the guilt
Or get these bloodstains off my hands
And it takes a lot of whiskey
To take this nightmares go away
And I cut my bleedin heart out every nite
And I die a little more on each St. Valentines day
Remember that I promised I would
Write you…
These blue valentines
Ma soprattutto “Somewhere” (da West Side Story, è di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim) che lui canta in modo straziante…
There’s a place for us
Somewhere a place for us
Peace and quiet and open air
Wait for us
Somewhere
There’s a time for us
Someday a time for us
Time together with time to spare
Time to learn
Time to care
Someday, somewhere
We’ll find a new way of living
We’ll find a way of forgiving
Somewhere
There’s a place for us
A time and a place for us
Hold my hand and we’re half way there
Hold my hand
And I’ll take you there
Somehow
Someday, somewhere
Gli U2, con “The Ground Beneath Her Feet”: quando Bono grida
“Let me love you, let me rescue you
Let me bring you where two roads meet”
All my life, I worshipped her
Her golden voice, her beauty’s beat
How she made us feel
How she made me real
And the ground beneath her feet
And the ground beneath her feet
And now I can’t be sure of anything
Black is white, and cold is heat
For what I worshipped stole my love away
It was the ground beneath her feet
It was the ground beneath her feet
Go lightly down your darkened way
Go lightly underground
I’ll be down there in another day
I won’t rest until you’re found
Let me love you, let me rescue you
Let me bring you where two roads meet
O come back above
Where there is only love
Only love…
My oh my, My oh my
My oh my, My oh my
My oh my, My oh my
My oh my, My oh my
My oh my, My oh my
Let me love you true, let me rescue you
Let me bring you to where two roads meet
Let me love you true, let me rescue you
Let me bring you to where two roads meet
My oh my, My oh my
My oh my, My oh my
Beh, non posso dimenticare neanche la tremenda “Warszawa” di David Bowie, nell’impareggiabile colonna sonora di “Noi, ragazzi dello Zoo di Berlino”. E’da ascoltare, così non dice nulla, ma giuro che è da brivido.
So-lavie di-le-jo
So-lavie di-le-jo
He-li venco -de-ho
Chi-le venco de-ho
Malio
He-libo se-yo-man
He-libo se-yo-man
Malio
Malio
Per gli italiani, a parte Guccini, Fossati, De André, Lauzi (ma Gianluca, e allora la chiusa di “La messa è finita”?) mi viene in mente Tenco… il club dei genovesi/astigiani tristi (Astolfo, quando ascolto “Ma se ghe pensu” cantata dai miei amici Luca e Paolo, ci credi che m’intenerisco anch’io?:o)))))).
“Lontano, Lontano” di Luigi Tenco
Lontano lontano nel tempo
qualche cosa
negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t’amavano tanto
E lontano lontano nel mondo
in un sorriso
sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu
mi prendevi un po’ in giro
E lontano lontano nel tempo
l’espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l’aria triste che tu amavi tanto
E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto
chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano.
Vedrai, vedrai
Quando la sera
tu ritorni a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi
con quella tenerezza
come fossi un bambino
che rimane deluso
Si lo so
che questa
non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
Preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri d’averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene
Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà…
Anvedichejedi, se ci mettevi anche gli accordi mi stampavo il commento e mi facevo un canzoniere nuovo.
“una sola e poi smetto!”
“è l’ultima volta, giuro”
“ancora!”
Gianluca spaccia roba buona eh!
anvedichejedi, ti ho immaginata che te le cantavi mentre le scrivevi, piangendo a fontana.. se ci scrivo una canzone, vi batto tutti..
Gianmarco, se fai una ricerchina su google trovi tutti gli accordi e senza troppe difficoltà (siti stranieri, mi raccomando: ho trovato persino tutti quelli di Hair, versioni diverse di Broadway incluse…) Sul jazz c’è veramente di tutto, e per una gershwiniana e coltraniana come me, da leccarsi i baffi…:o))))
Spad, sono una tenera dal cuore duro… stai attento!;o))) L’ultima volta che ho pianto è stato al cinema con la scena del matrimonio segreto di “Braveheart” (quasi identica al mio, vero), ma ero rimasta vedova da circa due mesi, quindi avevo tutte le attenuanti del caso. Era il lontano 1996… sei avvertito!
Scrivila, che aspettiiiiiiiii???????:o))))))))
“Vigilia di Natale, un giorno come gli altri una tazza di latte caldo e nessun regalo da scartare.
Auguri professore e felice anno nuovo, d’un tratto un indecifrabile imbarazzo colmava i suoi occhi[...] Gli addobbi per le strade i presepi viventi,d’un tratto un senso di sconforto misto a frustazione, colmava i suoi occhi.
Ed avrebbe voluto trovare al suo fianco una compagna premurosa ed amabile, ed avrebbe voluto sentire il calore di un altro corpo sotto le coperte…”
Carmen Consoli “Moderato in Re minore”
can it be that it was all so simple then?
or has time re-written every line?
if we had the chance to do it all again
tell me, would we? could we?
eh.
I’m not living
I’m just killing time
Your tiny hands
Your crazy kitten smile
Just, don’t leave
Don’t leave
Anvedi, cavolo.. vabbè.. il film per cui ho pianto di più è stato “L’incompreso”.. credo che Comencini sia da arrestare per vilipendio al macho..
If prostitution is the rental of the body than marriage is the sale.
Last night I dreamt
That somebody loved me
No hope, but no harm
Just another false alarm
Last night I felt
real arms around me
No hope, no harm
Just another false alarm
So, tell me how long
Before the last one ?
And tell me how long
Before the right one ?
The story is old – I KNOW
But it goes on
The story is old – I KNOW
But it goes on
Oh, GOES ON
And on
Oh, goes on
And on
Chissà qual era la colonna sonora d’”Incompreso”…:o((((((
… ci sono certi film studiati sadicamente a tavolino per far piangere, vere operazioni di marketing. Quello era una delle tante (e Love Story? … ARGH!!!)
A proposito di grande tristezza: è un OT, ma oggi a Roma gli universitari sono scesi in piazza e la Santanché ha mostrato loro il dito medio.
http://www.repubblica.it
… Noi cosa potremmo mostrarle?:o)))))
Sì, però il verso di Jovanotti rima con:
“Sei innamorato?” “Credo.”
Insomma, non è che neanche lui, quando ha scritto il testo, fosse poi così entusiasta.
“E poi cos’è successo?”
“RICOMINCIAAAAAAMOOOOOOOOO!”
Bella, ché tuo marito n’è superbo
Forse, forse tu vuoi che io ci sia
e aspetti di avere un lampo di follia
ma già le luci sfumano nell’ombra…
Paolo Conte – Dal loggione
Ricordiamo che nel “Sapore di mare” precedente Gianni trascura la fidanzata Selvaggia per la matura Virna Lisi.
potrei andare avanti all’infinito, maledizione!
“creep” dei radiohead, tutta, dall’inizio alla fine…
“When you were here before
Couldn’t look you in the eye
You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
You’re so fuckin’ special
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
I don’t care if it hurts
I want to have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice
When I’m not around
You’re so fuckin’ special
I wish I was special
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
She’s running out again,
She’s running out
She’s run run run running out…
Whatever makes you happy
Whatever you want
You’re so fuckin’ special
I wish I was special…
But I’m a creep, I’m a weirdo,
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
I don’t belong here.”
terrificante!
Oltre ai già citati “Ultimo Amore” di Capossela, straziante dal primo all’ultimo verso e i Radiohead di “creep” devo segnalare anche “The Last Kiss” dei Pearl jam, che riporto per chi vuole angosciarsi in compagnia:
Oh where, oh where, can my baby be?
The Lord took her away from me
She’s gone to heaven, so I got to be good
So I can see my baby when I leave this world
We were out on a date in my daddy’s car
We hadn’t driven very far
Up in the road, straight ahead
A car was stalled, the engine was dead
I couldn’t stop, so I swerved to the right
I’ll never forget the sound that night
The screamin’ tires, the bustin’ glass
The painful scream that I heard last
Oh where, oh where, can my baby be?
The Lord took her away from me
She’s gone to heaven, so I got to be good
So I can see my baby when I leave this world
When I woke up, the rain was pourin’ down
There were people standing all around
Something warm rollin’ through my eyes
But somehow I found my baby that night
I lifted her head, she looked at me and said
“Hold me darling for a little while”
I held her close, I kissed her, our last kiss
I found the love that I knew I would miss
But now she’s gone, even though I hold her tight
I lost my love, my life that night
Oh where, oh where, can my baby be?
The Lord took her away from me
She’s gone to heaven, so I got to be good
So I can see my baby when I leave this world
ora scusate vado a piangere in un angolo buio
Finalmente un bell’articolo. Il migliore di tutti e’ sempre Sergio Caputo.
In “t’ho incontrata domani” si parte da:
Ora pranzo da solo in un lurido snack
un cretino mi dice “Dottore il caffè”
tra un panino e un frappé
sto scrivendo per te
un incredibile boogie.
per finire cosi’:
Ora sono in un Grill, nei paraggi di Rho
che mi lavo le mani nel privè
un signore va via
mentre urlo per te
un incredibile boogie.
In “mercy Bocu’” il nostro opera un transfert abissale su un manichino di una vetrina:
La tua storia lascia un po’ a desiderare, fermo un tassì
guastarti la serata no non è chic..
Confidarmi col tassista mi diverte, molto di più
“Mi lasci pure all’angolo e diamoci del tu”,
la vita è bella ciao Mercy bocù
Guardo le vetrine piene di bigiotteria,
scarpe parigine,
reggicalze, campionari di tappezzeria.
Lì c’è un manichino che somiglia a te
sfoggia un tailleurino giallo senape.
E dopo una fallimentare puntata al bar, la serata si chiude con il mesto ritorno a casa: l’anatopistico ottimismo dell’eroe e’ a dir poco struggente:
Alla fine quasi tutti sanno tutto,
sempre così…
conviene alzare i tacchi via di qui…
Pago il conto ed esco fuori per la strada
Mercy bocù
Un’orchestra di gatti
sta provando l’ouverture
la mia stella da’ spettacolo lassù.
Mercy bocù …
Altro tema, legato all’amore e alla morte, e’ quello della vecchiaia. Sergio scrive anche su questo parole definitive:
Sii! Cantavo bene… non ci credi? Senti qua:
du-hua du-hua du-hua du-hua du-hua du-hua …
Fior di bomboniere mi facevano le avance
du-hua du-hua du-hua du-hua du-hua du-hua …
Poi divenni astemio, e l’ottimismo mi abbrutì
mi ridussi a vivere di Novelle Cuisine…
“Essere o non essere firmati St. Laurent”
du-hua du-hua du-hua du-hua du-hua du-hua …
Gli esistenzialisti si chiedevano nei bar…
gli esistenzialisti mi snobbavano
perche’ mi hanno visto ridere
abbracciato a te…
Anche se il verso che ha cambiato la mia vita e’ quello che chiude l’incredibile “Bon Voyage”
si’, l’astronave e’ gia’ passata e tu dormivi
meglio cosi’ magari non ti divertivi…
Vero, “Ultimo Amore” di Capossela, ti strazia il cuore.
Tristezza allo stato puro.
Stupenda, tra l’altro.
Come canta Paolo Conte :”
la vera musica ti sa far ridere
e all’improvviso
ti aiuta a piangere ”
Perché , cito ancora :
” la grande musica FREQUENTA l’ANIMA “.
canta che ti passa
Davvero per niente facile scegliere quale sia il verso più triste scritto in una canzone, come propone il Neri.
Così, su due piedi, oltre ad alcuni di quelli già citati (il Guccini di Venezia e il Battisti di Fiori rosa, fiori di pesco in particolare)…
oh oh cavallo- oh oh cavallo
“c’e’ chi sta male verament, si nasce un po dove si capita, prendila con ironia” – Ma Che Tempo Fa, da Iguana Cafe’
Per non senti’ ‘a malincunia / me sa che me metto a canta’
che la regina mia è lunta’ / ma prima o poi ha da turna’
Quando la notte te vojo vasa’ / me pija una strana mania
me giro e m’arroto non riesco a trova’ / l’ora p’abbia’ ‘a sugnaria
Tant’ sì bella
ma anche:
Me ‘ncazzo m’arraio il fegato esplode / ma ‘n ci riesco a nin ci pensa’
lu sule s’abbasa sorride e mi dice / stanotte t’artocc’ ‘a sugna
Certo che, senza le melodie, dannazione…
Whose sticky hands are there
And what is this empty place
I could be happily lost but for your face
Here stands an empty house
That used to be full of life
Now it’s home for no one and his wife
It’s a hovel and…
Who can take your place?
I can’t face another day
And who will shelter me?
It’s cold in here
Cover me
Under these fingertips a strange body rolls and dips
I close my eyes and you’re here again
Later as day descends
I’ll shout from my window
To anyone listening, “I’m losing”
Who can take your place?
I can’t face another day
And who will shelter me?
It’s cold in here
Cover me
Oh in a plague of hateful questioning
Tap dancing every syllable from ear to ear
I hear the din of lovers jousting
When I’m hiding with my head to the wall
Who will shelter me?
It’s cold in here.
This House – Alison Moyet.
…e le chiamano notti
queste notti senza te…
Ma non sanno che esiste
chi di notte piange te…
Ma gli altri ridono, parlano, amano…
E la chiamano estate,
questa estate senza te
(Bruno Martino)
“sai penso che non sia stato inutile stare in sieme a te…
ok te ne vai decisone discutibile ma si lo sai…”
“puo’ darsi gia’ mi senta troppo solo perche’ conosco quel sorriso di chi ha deciso”
“Ma questa volta abbassi gli occhi e dici noi resteremo sempre buoni amici…”
La mia storia tra le dita
e nessuno ha ancora citato nick drake…
Questa canzone, non si capisce neanche bene di preciso di cosa parli, è come un fotogramma mosso, ma è di sicuro la più triste che io conosca.
Comunque il significato non è tutto, infatti quanta di questa tristezza è dovuta al testo, e quanta all’ interpretazione? Io sono convinto che Tim Buckley avrebbe potuto cantare anche l’ elenco del telefono, facendolo sembrare un tristissimo commiato funebre.
Sing a Song for You (Tim Buckley)
In my heart is where I long for you
In my smile I search for you
Each time you turn and run away I cry inside
My silly way, just too young to know any more
In my world the devil dances and dares
To leave my soul just anywhere,
Until I find peace in this world
I’ll sing a song everywhere I can
Just too young to know any more
The wind covers me cold
The starry skies all around my eyes
Far behind the city moans
Well worthy of the people there
Oh, the salms they love to hear
So let me sing a song for you
Just to help your day along
Let me sing a song for you
One I’ve known so very long
Oh, please could you find the time.
Ah, mi sono scordato che anche il figlio non scherzava: ( Questo è un’ suo inedito)
Forget Her
( Jaff Buckley )
While the city’s busy sleeping
All your troubles lie awake / All the noise has died away
I walk the streets to stop my weeping
But she’ll never change her ways
Don’t fool yourself
She was heartache from the moment that you met her
My heart feels so still
As i try to find the will to forget her somehow
Oh i think i’ve forgotten her now
Her love is a rose dead and dying
Dropping her petals and man i know
All full of wine the world before her
But sober with no place to go
Don’t fool yourself
She was heartache from the moment that you met her
My heart is frozen still
As i try to find the will to forget her somehow
She’s somewhere out there now
Oh my tears fall down as i tried to forget
The love was a joke from the day that we met
All of the words all of her men
All of my pain when i think back to when
Remember her hair as it shone in the sun
It was there on the bed when i knew what she’d done
Tell yourself over and over you wont ever need her again
Don’t fool yourself
She was heartache from the moment that you met her
Oh my heart is frozen still
As i try to find the will to forget her somehow
She’s out there somewhere now
Oh
She was heartache from the day that i first met her
My heart is frozen still
As i try to find the will to forget you somehow
‘Cause i know you’re somewhere out there right now
Che m’e’ ‘mparate e fa
Che m’e’ ‘mparate e fa
Si doppe tantu tiempu te si scordata ‘e me
E quanne me guardave
E je pure te guardave
Cu ll’uocchie me studiavo
Tutt’e mosse ca facive.
Sinnamurata ‘e me
Ma sienteme, chi t’o fa fa
E torna ‘n’ata vota
‘Mbraccio a chillu lla
Sinnamurata ‘e me
Ma sienteme, non ce pensa’
E torna ‘n’ata vota
Addu chillu lla.
Che t’aggia ditte a fa
Che t’aggia ditte fa
Pruvamme ‘n’ata vota
Pe ‘n’ora po basta’
Pe te senti’ ‘e parla’
E pe te dicere ca po
Nun m’aspettave niente ‘a te
Cchiu’ ‘e chello ca si stata.
Sinnamurata ‘e me
Ma sienteme, chi t’o fa fa
E torna ‘n’ata vota
‘Mbraccio a chillu lla
Sinnamurata ‘e me
Ma sienteme, non ce pensa’
E torna ‘n’ata vota
Addu chillu lla.
Te si spugliata cca’
Te si spugliata cca’
Si bella e nun ‘o saccie
Comme faccie a te gurda’
Te vojje bene ancora
Ma pe dice po pe ‘ddi
E intanto t’accuntento
Cu chesta canzuncella
Sinnamurata ‘e me
Ma sienteme, chi t’o fa fa
E torna ‘n’ata vota
‘Mbraccio a chillu lla
Sinnamurata ‘e me
Ma sienteme, non ce pensa’
E torna ‘n’ata vota
Addu chillu lla.
” muoio disperato. E non ho amato mai tanto la vita “
“ridi, pagliaccio!”
Omaggio alla grandissima Gabriella Ferri, per la canzone più malinconica di sempre:
“Sempre”
(Castellacci, Pisano)
Ognuno ha tanta storia
tante facce nella memoria
tanto di tutto tanto di niente
le parole di tanta gente.
Tanto buio tanto colore
tanta noia tanto amore
tante sciocchezze tante passioni
tanto silenzio tante canzoni.
Anche tu così presente
così solo nella mia mente
tu che sempre mi amerai
tu che giuri e giuro anch’io
anche tu amore mio
così certo e così bello.
Anche tu diventerai
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più
come un vecchio ritornello.
Anche tu così presente – sempre
così solo nella mia mente – sempre
tu che sempre mi amerai – sempre
tu che giuri e giuro anch’io – sempre
anche tu amore mio – sempre
così certo e così bello.
Anche tu diventerai
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più.
Ognuno ha tanta storia
tante facce nella memoria
tanto di tutto tanto di niente
le parole di tanta gente.
Anche tu così presente
così solo nella mia mente
tu che sempre mi amerai
tu che giuri e giuro anch’io
anche tu amore mio
così certo e così bello
Anche tu diventerai
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più.
Pino, mi auguro che tu sia ancora da queste parti, voglio approfittare per dirti che “Tu dimmi quando quando…” più delle altre mi scatena inevitabilmente la malinconia del grande Massimo Troisi, e anche che ho trovato estremamente gustose le collaborazioni con il grande Pat Metheny.
“Raining in Baltimore”, Counting Crows. Anche per me è una coltellata. Come pure “Blower’s Daughter” di Damien Rice (e “Closer” annesso).
Con “Ancora tu” di Battisti, non mi sono ancora ripresa.
Più che la tristezza delle parole, spesso è incredibile la contemporanea coincidenza di alcune canzoni con episodi personali. Che aumentano il magone.
Molte diventano inascoltabili.
Poi non sopporto quelle dove non capisci come è andata a finire la storia.
Qui ci vuole una sana orgia. Ma tutti con l’iPod, però.
Ma “Viola d’inverno” di Vecchioni no?
Per la cronaca il testo è questo qui, credo sia da Oscar del magone:
Arriverà che fumo o che do l’acqua ai fiori,
o che ti ho appena detto:
“scendo, porto il cane fuori”,
che avrò una mezza fetta di torta in bocca,
o la saliva di un bacio appena dato,
arriverà, lo farà così in fretta
che non sarò neanche emozionato…
Arriverà che dormo o sogno,
o piscio o mentre sto guidando,
la sentirò benissimo suonare mentre sbando,
e non potrò confonderla con niente,
perché ha un suono maledettamente eterno:
e poi si sente quella volta sola
la viola d’inverno.
Bello è che non sei mai preparato,
che tanto capita sempre agli altri,
vivere in fondo è scontato
che non t’immagini mai che basti
e resta indietro sempre un discorso
e resta indietro sempre un rimorso…
E non potrò parlarti, strizzarti l’occhio,
non potrò farti segni,
tutto questo è vietato da inscrutabili disegni,
e tu ti chiederai che cosa vuole dire tutto quell’improvviso starti intorno
perché tu non potrai,
non la potrai sentire la mia viola d’inverno.
E allora penserò che niente ha avuto senso
a parte questo averti amata,
amata in così poco tempo;
e che il mondo non vale un tuo sorriso,
e nessuna canzone è più grande di un tuo giorno
e che si tenga il resto,
me compreso, la viola d’inverno.
E dopo aver diviso tutto:
la rabbia, i figli, lo schifo e il volo,
questa è davvero l’unica cosa
che devo proprio fare da solo
e dopo aver diviso tutto
neanche ti avverto che vado via,
ma non mi dire pure stavolta
che faccio di testa mia:
tienila stretta la testa mia.
La canzone più triste è “Famous blue raincoat”, Leonard Cohen. Non ve la copincollo perchè dovete ascoltarla, leggere non basta.
In Italiano… Beh, c’è da scegliere. Forse Fossati, “La casa del serpente”: “Io so soltanto che con te ho aspettato / e che il tempo mio non è bastato”.
“Io sarei una donna azzardata, una madre snaturata.
Una showgirl improvvisata anche un po’ stonata,
gamba alta e voluttuosa e appaio anche odiosa.
Guardami negli occhi, guardami nel cuore, ogni donna ha un suo dolore
che si porta dentro, non mostra al mondo e che non confessa mai.
Guarda il tempo come vola. Si vive una volta sola.
Io sarei una strana creatura, quella storia che esplode. E non dura.
La tempesta e l’azzurro del mare che ti fa delirare.
Sono l’incubo delle tue notti intere.
E se ancora non l’hai capita, io voglio il miele della vita”.
Loredana Lecciso.
Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d’amore per te
Io non t’ho saputo amare
non ti ho saputo dare quel che volevi da me
Ogni parola che ci diciamo è stata
detta mille volte
Ogni attimo che noi viviamo è stato
vissuto mille volte …
non so se è più triste Paoli con gli occhiali neri o la scena dei “Mostri” in cui la canta il poveraccio
Per la sezione “capezzali” consiglierei invece le canzoni “L’amico” di Gaber, e “Frankenstein” di Masini, veri capolavori di strazio ospedaliero.
Una citazione particolare va anche ad “Albergo a ore”, però nella versione italiana di Herbert Pagani, solo perchè Gino Paoli è ancora vivo…
Era già tutto previsto
fin da quando tu ballando
mi hai baciato di nascosto
mentre lui che non guardava
agli amici raccontava
delle cose che sai dire
delle cose che sai fare
nei momenti dell’amore
mentre ti stringevo forte
e tu mi dicevi piano «io non lo amo, io non lo amo»
E’ Cocciante e nel resto del testo diventa ancora più opprimente
e che dire di questo battisti allegrissimo…
“Dimmi perchè ridi amore mio
proprio così buffo sono io?
la sua risposta dolce non seppi mai!
L’auto che partiva e dietro lei
ferma sulla strada lontano ormai
lei che rincorreva inutilmente noi”
(la luce dell’est)
Simon & Garfunkel:
I am a rock,
I am an island.
I’ve built walls,
A fortress deep and mighty,
That none may penetrate.
I have no need of friendship; friendship causes pain.
It’s laughter and it’s loving I disdain
…
I am shielded in my armor,
Hiding in my room, safe within my womb.
I touch no one and no one touches me.
I am a rock,
I am an island.
And a rock feels no pain;
And an island never cries.
ma come, “canzone per un’amica” no?
People who are trying to decide whether to create a blog or not go through a thought process much like this:
1. The world sure needs more of ME.
2. Maybe I’ll shout more often so that people nearby can experience the joy of knowing my thoughts.
3. No, wait, shouting looks too crazy.
4. I know – I’ll write down my daily thoughts and badger people to read them.
5. If only there was a description for this process that doesn’t involve the words egomaniac or unnecessary.
6. What? It’s called a blog? I’m there!
The blogger’s philosophy goes something like this:
Everything that I think about is more fascinating than the crap in your head.
The beauty of blogging, as compared to writing a book, is that no editor will be interfering with my random spelling and grammar, my complete disregard for the facts, and my wandering sentences that seem to go on and on and never end so that you feel like you need to take a breath and clear your head before you can even consider making it to the end of the sentence that probably didn’t need to be written anyhoo.
tristeeeeeeeezza, per favore vai viiiiiiiiiaaa, e non tristezzaaaaaaaaaaa!!!!! ecc. ecc.
Già dal titolo si vede che l’autore capisce ben poco di musica, come è poi confermato dal contenuto del post.
La canzone “Canzone” di Vasco
“…e questa sera nel letto metterò/
una coperta in più per chè se no/
farà freddo senza averti/
senza averti sempre addosso/
e sarà triste lo so/
ma la tristezza però/
la puoi rinchiudere dentro una canzone che canterò…”
Victor Jara (che già la fine che gli hanno fatto fare mette una tristezza enorme addosso)… Te recuerdo Amanda
Te recuerdo Amanda
la calle mojada
corriendo a la fábrica
donde trabajaba Manuel.
La sonrisa ancha
la lluvia en el pelo
no importaba nada
ibas a encontrarte con él
con él, con él, con él
que partió a la sierra
que nunca hizo daño
que partió a la sierra
y en cinco minutos
quedó destrozado
suena la sirena
de vuelta al trabajo
muchos no volvieron
tampoco Manuel.
Come non sei tuuuu uh uh uh…
Vecchio Frack ”
by Domenico Modugno
E’ giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l’insegna
di quell’ultimo caffè
Le strade son deserte
deserte e silenziose
un’ultima carrozza cigolando se ne va.
Il fiume corre lento
frusciando sotto i ponti
La luna splende in cielo
dorme tutta la città
Solo va
un uomo in frack.
Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
Un bastone di cristallo
la gardenia nell’occhiello
E sul candido gilet
Un papillon, un papillon di seta blu.
Bon nuit bon nuit bon nuit bon nuit
buona notte
Va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
Ad un gatto innammorato
che randagio se ne va.
E’ giunta ormai l’aurora
si spengono i fanali
Si spegne a poco a poco tutta quanta la città
La luna si è incantata
sorpresa e impallidita
Pian piano scolorandosi nel cielo sparirà.
Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
E nella luce bianca galleggiando se ne va
Un cilindro
un fiore e un frack.
Galleggiando dolcemente e lasciandosi cullare
Se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
Verso il mare se ne va
Chi mai sarà, chi mai sarà
quell’uomo in frack.
Adieu adieu adieu adieu, addio al mondo
Ai ricordi del passato
Ad un sogno mai sognato
Ad un attimo d’amore che mai più ritornerà.
Questa è la canzone più triste che conosco!
“Ti ricordi che meraviglia, la festa delle medie?”
“Tu non vieni!”
“Non importa, sai, c’avevo judo… ma se serve vi porto i dischi, così potrete ballare i lenti”
“Porta pure, ma non entri…”
Tapparella – EelST
Bobo: Thumbing my way, come molte cazoni dei PJ, non è per nulla triste. Cazzo, è una canzone ceh parla di sopravvivenza, come può essere triste sopravvivere? “I am thumbing my way back to heaven” è la fine del dolore, che ovviamente non è mai indolore neppure lei.
Dimenticavo… “Many Too Many”, Genesis.
Many too many have stood where I stand
Many more, will stand here too
I think what I find strange is the way
You built me up and knocked me down again
The part was fun but now it’s over
Why can’t I just leave the stage?
Maybe that’s because you securely
Locked me up and threw away the key
Oh mama, please would you find the key
Oh pretty mama, please won’t you let me go free
I thought I was lucky, I thought that I’d got it made
How could I be so blind?
You said goodbye on a corner
That I thought led to the straight
You set me on a firmly laid
And simple course and then removed the road
Oh mama, please help me find my way
Oh pretty mama, please lead me through the next day
I thought I was lucky, I thought that I’d got it made
How could I be so blind?
@typesetter:
diciamo che io intendevo “struggente” piuttosto che “triste” (il che, ammetto, è in contrapposizione con il titolo del post).
e lo stesso discorso vale per “let down” dei radiohead.
“You’re the only one I want now
I never heard your name.
Let’s hope we meet some day
If we don’t it’s all the same.
I’ll meet the ones between us,
And be thinkin’ ’bout you
And all the places I have seen
And why you where not there.”
(T. Van Zandt, “Highway Kind”)
Ma triste non vuol certo dire brutto, no?
Tralasciando il fatto che non ho mai visto nessuno dei vari sapori di mare o di sale I, II III o IV, un anno prima o un anno dopo, la prima canzone che mi era saltata in mente era “Ultimo Amore” di Capossela, ma l’ho vista già citata.
Vorrei ricordare allora “Angoscia metropolitana” o “Ti ricordi, Michel” di Lolli, o tutto l’album “Tutti morimmo a stento” di Fabrizio de Andrè, “un giorno dopo l’altro” di Tenco (molte canzoni di Tenco sono tristi ma bellissime), “Stasera pago io” di Modugno, ma anche la splendida “Nothing compares to you” di S. o’ Connor, e buona parte del repertorio di Nick CAve (“your funeral, my trial”, “Stagger Lee”…).
Certo che citare Nek o Max (ca)Pezzali in mezzo a tanti “veri” autori….
il tuo server ha fatto l’operazione ora legale all’inverso? sono le 12.18 e il timestamp riporta 14.18!
Hallelujah di Leonard Cohen.
e se vogliamo abbinarla a una scena, allora voto per la versione di Rufus Wainwright in Shrek (con Shrek e Fiona soli a disperarsi).
Vecchioni, non può mancare nella lista delle canzoni tristi, oserei dire crepuscolari:
“Ora so cosa hai visto sul soffitto
l’ultima volta che ti sei distesa
sbarrasti gli occhi e ti spezzasti il cuore.
Tu l’hai visto finire il nostro amore…
Il nostro amore… ”
(La tua assenza)
Leave, but dont Leave me….
Pink Floyd
Capita a volte che si lascia qualcuno per incomprensioni, crisi proprie. Ma ci si ama ancora, tutti e due. E ogni tanto ci si lancia dei messaggi a vicenda, ma nessuno dei due riesce a fare un passo decisivo per il riavvicinamento, per paura di far soffrire ancora, per paura di soffrire ancora. E ognuno dei due inizia a frequentare altre persone, ma senza troppa convinzione, perché dentro si sa che prima o poi quel passo decisivo lo si farà, un giorno lei e lui saranno pronti per stare di nuovo insieme, questa volta per sempre. Sembra un accordo tacito, frasi buttate qua e là quando si parlano al telefono, come se fossero battute. Poi succede che lui muore, così, all’improvviso. E lei rimane lì, con questo senso di gelo dentro, con tutte quello che ancora aveva da dirgli, con tutto quello che ancora avrebbe voluto vivere con lui.
A me strazia la canzone di Giorgia ‘Gocce di memoria’, perché capisco benissimo cosa provava quando l’ha scritta, perché l’ho provato sulla mia pelle.
“inestimabile e inafferabile la tua assenza che mi appartiene
siamo gocce di un passato che non può più tornare
questo tempo ci ha tradito, è inafferrabile
racconterò di te, inventerò per te quello che non abbiamo
Le promesse sono infrante come pioggia su di noi
Le parole sono stanche, ma so che tu mi ascolterai
Aspettiamo un altro viaggio, un destino una verità
E dimmi come posso fare per raggiungerti adesso….”
Premesso che Guccini scrive anche canzoni allegre (p.es. “Black-out”), o addirittura interi dischi (“Opera Buffa”), segnalerei la sua traduzione in modenese della “Zietta” di Serrat.
La ziatta (La tieta)
A la desterà al veint
con un colp al persian
l’è acsè lèrgh al sòo let
e i linzòo fradd e grand
tòt dò i oc’ mez e srèe
zercherà n’ètra man
sèinza catèr nisun
come aièr, come edman
Al so stèr da per lèe
l’è un sò amigh da tant’an
ch’a l’ ch’gnass tòtt i sòo quèl
fin al pighi dla man;
la scultarà al gnulèr
d’un gat vec’ e castrèe
ch’a gh’ dòrm inzèmma a i znoc
d’invèren tòtt al dè.
Un breviari apugièe
in vatta a la tulatta
e un gaz d’acqua trincèe
quand a s’lèva la ziatta
Un spec’ vec’ e incrinèe
a gh’arcurdarà pian
come al tiemp l’è pasèe
come in vulèe via i an,
e gl’insaggni dl’etèe
per al stridi i s’ sèn pèrs,
quanti rughi ch’a gh’è
e i oc’ come i èn divèrs.
L’a gh’ butarà un suris
la purtinèra ed ca’
per l’urgói cg’ a gh’la lèe
perché a gh’ fa bèin i fat;
tòtt i dè fèr l’istass
ciapèr al filibùs
per badèr ai tragatt
d’un avuchèe nèe stóff,
cun al quèl an andrèe
l’aviva fat la “stratta”
ma tant tèimp l’è pasèe
ch’a n s’arcorda la ziatta.
Lèe ch’l'ha sèimpr in piò un piat
quand ariva Nadèl,
lèe ch’la ‘n vòl mai nisun
se un dè, a chès, l’a s’ sèint mèl,
lèe ch’l'a ‘n gh’ha gnanca un fióo
sol quall ed sóo fradel,
lèe ch’l dis: “L’a ‘n va mel!”
Ch’l'a dis: “A fagh tant bè!”
E la dmanga del Pèlmi
la cumprarà a sòo anvod
un bel ram longh d’uliv
e un pèr ed calzatt nóv
e po’ in cesa tótt dóo
i faran come al pret
e i pregherai Gesó
ch’a l’va a Gerusalem;
po’ a gh’ darà soquant franch
de mattr’ind ‘na casatta
perché a s’ dèv risparmièr
com la fa lèe, ziatta.
E un dè a s’gh’ha da murir
com’ piò o meno i fan tótt,
cun ‘na frèva da gnint
l’andrà in cal póst tant brótt;
l’avrà bele paghe
un prèt ch’a s’sèint a póst,
la casa, al funerèl
e la Massa di mort,
E i fior ch’i andrai andrèe
al sóo trèst suplimèint
i èn cal cosi che pass
a l’ se scorda la zèint;
a gh’ resterà po’ i fior
e i drap negher e zal
e dedrèe un vec’ amigh
scuvèrt un mumèint fa
e un santèin a l’ dirà
ch’l'è morta n’ètra sciatta;
ch’l'arpóunsa in pès, amen,
e scurdaramm la ziatta.
Canzone per te
Sergio Endrigo
La festa appena incominciata e già finita
il cielo non e più con noi
il nostro amore era l’invidia di chi è solo
era il mio orgoglio, la tua allegria
E’ stato tanto grande ormai, non sa morire
per questo canto, e canto te
La solitudine che tu mi hai regalato
io la coltivo come un fiore
Chissà se finirà,
se un nuovo sogno la mia mano prenderà
se a un’altra io dirò le cose che io dicevo a te
Ma oggi devo dire che ti voglio bene
per questo canto, e canto te
E’ stato tanto grande ormai, non sa morire
per questo canto, e canto te
Chissà se finirà ……
ciao a tutti, secondo me una meravigliosa canzone è quella degli ARID-ME AND MY MELODY
…Oh creature
…Oh love
Strained now
Til we get enough
I ain?t afraid no more
As they batter down the door…
altra song molto triste è CREEP-RADIOHEAD
When you were here before
Couldn’t look you in the eye
You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
You’re so fuckin’ special….
buona giornata a tutti……Ric
Uhm…”I Remember” di Damien Rice…5’31 di pelle d’oca…
“come all ye reborn
blow off my horn
i’m driving real hard
this is love this is porn
god would forgive me
but i.. i whip myself scorn scorn
i wanna hear what you have to say about me
hear if you’re gonna live without me
hear what you want
i remember december
and I wanna hear what you have to say about me
hear if you’re gonna live without me
i wanna hear what you want
what the hell do you want?”
Poi metto in mezzo “Hurt” dei Nine Inch Nails,reinterpretata anche dal sommo Johnny Cash
“my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
you could have it all
my empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
I wear my crown of shit
on my liar’s chair
full of broken thoughts
I cannot repair”
Da brividi “Quello che Non C’è” degli Afterhours:”Curo le foglie,saranno forti se riesco ad ignorare che gli alberi son morti”.
La straziante “Nuotando Nell’Aria dei Marlene Kuntz”:
“E’ certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.”
Infine cito “Rapture”di Antony and the Johnsons,uno che mi farebbe piangere anche cantando “Supergiovane”degli Elii:
“Our father who art in heaven
For the kingdom, the power, the glory, yours
Now and forever”
Per quanto riguarda il cinema:la scena della carta infuocata tirata nel cortile del carcere in “Nel Nome Del Padre” di Sheridan
I geni incontrastati della tristezza, della malinconia, della sausade sono a mio parere i già citati Francesco Guccini, Paolo Conte, Tom Waits, Leonard Cohen, Nick Cave; la magior parte delle loro canzoni non sono impregnate altro che di questo.
A tal proposito, le prime a venirmi in mente sono:’Jersey Girl’ e ‘Blue Valentines’ di Tom Waits; ‘Incontro’, ‘Autogril’ e ‘Lettera’ di Guccini, ‘Parigi’ e ‘L’ultima donna’ di Paolo Conte.
Ovviamente la canzone si differenzia dalla poesia proprio perchè composta da versi che vanno integrati con la musica, senza la quale perdono molto del loro potere emozionale.
At which she turned her head away
great tears leaping from her eyes,
I colud not wipe the smile of my face
as I sat sadly by her side.
A quel punto lei voltò la testa dall’altra parte
con grandi lacrime che òe scorrevano dagli occhinon riuscii a cancellare il sorriso dal mio volto
mentre mesto le sedevo accanto
['As I sat sadly by her side' - Nick cave]
So hold me and hold me,
don’t tell me your name
this morning will be wiser
than this evening is
then leave me to my enemied dreams
and be quiet as you are leaving, miss;
Green eyes, green eyes
green eyes, green eyes
Così stringimi e stringimi, non dirmi il tuo nome
domattina sarò più saggio di questa sera
poi lasciami ai miei incubi
e non far rumore mentre te ne vai, signorina;
occhi verdi, occhi verdi
[Green eyes - Nick Cave]
A beauty impossible to endure
the blood imparted in little sips
the smell of you on my hands
as I bring the cup up to my lips
No God up in the Sky
no Devil beneath the sea
could do the job that you did
of bringing me to my knees
Outside I sit on the stone steps
with nothing much to do
forlorn and exausted, baby,
by the absence of you.
Una bellezza impossibile da sopportare
il sangue somministrato a piccole dosi
l’odore di te ancora sulle mie mani
mentre porto la tazza sulle labbra
Nessun Dio su in Cielo
nessun Diavolo sotto il mare
sarenne riuscito come te nell’intento
di mettermi in ginocchio
Fuori mi siedo sui gradini di pietra
con niente da fare
disperato ed esausto, baby,
dalla tua assenza.
[Brompton Oratory - Nick Cave]
raga non vorrei cadere sul banale va vi siete completamente dimenticati di un italiano che con la sua tristezza ha costruito la sua fama.
cito solo una ..nei silenzi …mitico RAF
[...] un improvviso momento di lucidità mi sono poi ricordato di averlo già scritto, quel post, nel [...]
Azuri Rain Ombre Fine Wool…
[...] lear your head before you can even consider making it to the end of the sentence [...]…