Caro amico ti scrivo (di ritorno dalla Malesia)

MalesiaNonostante le nostre assidue ricerche, di Sandokan, Tremalnaik, Yanez e, soprattutto, della Perla di Labuan non abbiamo trovato alcuna traccia. però abbiamo scoperto un paese davvero meraviglioso. In questo mese e mezzo ce lo siamo girato in lungo e in largo, sia nella sua parte peninsolare sia nel magico Borneo, trovando pure il tempo di fare una sosta di quattro, cinque giorni a Singapore. E proprio da qui vale la pena partire: io mi aspettavo il classico delirio grattacielico-modernista che ha fatto da modello a tutte le successive “tigri” asiatiche (dalla Thailandia al vietnam per finire alla cina di oggi) e invece mi sono ritrovato in una sorta di New York in versione asian style. Lo skyline è imponente, a prima vista sembra soffocare la città. Ma basta svoltare l’angolo giusto per scoprire le bellezze dell’ex distretto coloniale (puro raj britannico, come nemmeno in India), oppure di Chinatown o ancora di Little India. E poi come si mangia: una vera orgia gastronomica. Con l’incredibile delizia dei centri di bancarelle: luoghi, a volte anche molto belli, dove per ordine del governo sono stati radunati gli storici venditori ambulanti di cibo di Singapore. Tu prendi possesso di un qualsiasi tavolo e poi parti alla ricerca di ciò che vuoi mangiare: a tua disposizione decine, a volte centinaia, di food stall raggruppati nello stesso luogo. Ognuno con la sua specialità e la sua caratterizzazione geografica. In pratica, è come avere un menù con migliaia di voci che coprono tutte le cucine del sudest asiatico. Il tutto a prezzi abbordabili, e non solo per un ricco occidentale, ma in assoluto.


Fra gli atout di Singapore ci sono poi le sue donne. Come per la cucina, in questa città scopri quanti miracoli può fare in Asia un po’ di benessere. La potenziale bellezza che di solito si può solo intuire nella maggior parte delle donne orientali, potenziale perché hanno ben altro di cui occuparsi che make up e shopping griffato: ad esempio, come sopravvivere…, a Singapore sboccia in tutta la sua potenza. Detto in poche parole: è uno gnoccodromo. Ma a livelli che nemmeno Cuba o il Brasile, per dartene l’esatta misura!
Certo, non sono mica tutte rose e fiori. Siccome non voglio annoiarti lascio perdere le considerazioni politico-economiche sul modello Singapore e passo subito a uno degli aspetti che più mi hanno fatto accapponare la pelle: tutto è molto pulito e ordinato, fin troppo. Pensa che le cicche, le gomme americane, sono vietate tout court per evitare che finiscano sui marciapiedi e da lì sulle suole delle scarpe degli ignari cittadini. Oppure, che dappertutto ci sono portaceneri, dove è obbligatorio spegnere i mozziconi. Se ti beccano a buttarli per terra, o a scuotere semplicemente la cenere fuori dall’apposito portacenere, ti elevano una contravvenzione di migliaia di dollari singaporesi (1 euro = 2 dollari di singapore); nei casi di recidiva finisci in galera con in più il rischio della condanna alla fustigazione: non sto scherzando, esiste sul serio la figura del fustigatore che esegue le condanne emesse da regolari giudici. Il frustino usato è regolato per legge (deve essere di rattan, di tot misure e dimensioni) e, soprattutto, in grado di provocare il massimo dolore con il minor danno possibile. Tradotto, significa che ti lascia un segno piccolissimo ma dolorosissimo. Chi c’è passato racconta di settimane senza potersi sedere!
Della Malesia ti resta invece nel cuore e negli occhi l’esperienza della giungla. Che sia quella bassa, a livello del mare, o quella alta, di montagna, è uno spettacolo che non riesci più a dimenticare. Noi ne abbiamo attraversate diverse, anche perché tutta la Malesia (Borneo compreso) è giungla alla quale l’uomo, secolo dopo secolo, ha faticosamente strappato il diritto a ritagliarsi spazi per vivere (oggi il problema ambientale principale è infatti quello di far convivere la tutela dell’ecosistema e le esigenze di un paese in forte crescita. Un esempio su tutti, l’industria del legname, che provoca autentiche “ferite” al territorio malese). Siamo stati in un’area, quella del Taman Negara, oggi parco nazionale, che ha 135 milioni di anni. Una giungla che c’era già ai tempi della glaciazione che ha portato all’estinzione dei dinosauri e a cui quello sconvolgimento planetario ha fatto un baffo! Siamo andati a giro in compagnia di orangutan (parole che arriva dal malese e che significa, non a caso, “uomo della foresta”), scimmie nasiche (quelle con il nasone), macachi dispettosissimi. Abbiamo visto il lauto pranzo di un serpente verde degli alberi: due metri di rettile, caduto a terra dal suo albero perché diventato troppo pesante dopo aver catturato la sua preda, un povero scoiattolo, che poi si è mangiato in diretta davanti ai nostri occhi. Ci siamo cagati sotto vedendo emergere dall’acqua le fauci di iguane lunghe quasi due metri, che naturalmente di primo acchito avevamo scambiato per dei varani (specie di coccodrilli preistorici, ancor oggi presenti nel sudest asiatico; celeberrimi sono i cosiddetti “draghi” di komodo, in Indonesia). Una mangusta per una sera ha deciso di diventare il nostro “animaletto” domestico, venendoci a trovare sulla veranda del nostro bungalow nell’isola di Peherentian, facendo andare in totale visibilio la Cri. Abbiamo visto volare il Flying Lemur, un incredibile animale che sembra un incrocio fra un pipistrello, uno scoiattolo e una volpe. Tanto incredibile che quella sera c’era una troupe della BBC in appostamento per immortalarlo per un documentario che lo avrà per protagonista. Ma la cosa più incredibile della giungla è la giungla stessa: il solo fatto di camminarci dentro è già un’esperienza che ti sconvolge. Ti costringe a cimentarti con un territorio che proprio non ti appartiene, nel quale hai per di più l’esatta misura di cosa vuole dire “la potenza della natura”.
Per concludere in bellezza, ci sono poi alcune città che meritano una visita. Mentre Kuala Lumpur, la capitale, non sembra essere un granché (a parte le Petronas, la coppia di grattacieli più alti del mondo, i due “missili” dell’Islam puntati verso il futuro. Davvero da non perdere), posti come Malacca, Georgetown sull’isola di Penang, Kuching nel Sarawak (con Sabah uno dei due stati che formano il Borneo malese, il resto appartiene al Kalimantan indonesiano) sono dei piccoli gioielli, che tra l’altro ti aiutano a riprenderti dopo le fatiche della giungla.
Infine, isole e spiagge da sogno: noi siamo stati alle isole (Pulau) Peherentian, ma in giro per tutta la Malesia ci sono altri veri e proprio paradisi marini. Le Peherentian hanno però un plus: non sono assolutamente sputtanate, come invece è ormai accaduto alle altre bellissime isole malesi (ad esempio: Tioman, Langkawi o Pangkor). Tieni comunque presente che quando dico “sputtanate” lo dico secondo i miei parametri, che possono essere del tutto discutibili. Tanto per capirci, secondo me le Maldive sono sputtanatissime.

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5 Comments

  1. eh…in questo periodo soffro di “mal di immobilismo”…sapevo che non dovevo leggere questo post…ah…che voglia di partire…bel resoconto!

  2. eh…in questo periodo soffro di “mal di immobilismo”…sapevo che non dovevo leggere questo post…ah…che voglia di partire…bel resoconto!

  3. Sembra tu sia stato in paradiso!
    Ciò che hai descritto di Singapore è tutto vero e bellissimo, ma a mio avviso non ti sei accorto però delle ombre (eri in viaggio di nozze, per caso?): l’estrema povertà (sebbene vissuta con dignità) di buona parte della popolazione, i giovani ubriachi che affollano i lindi marciapiedi (anche quelli altolocati di Orchard Road), la corruzione dilagante degli ufficiali di qualsiasi ordine e grado.
    E le montanti “divergenze” tra differenti religioni, che fino a non molto tempo fa sembravano convivere d’amore e d’accordo.
    Spero per quella gente che tu abbia visto giusto e che le caratteristiche positive della città e dei suoi abitanti abbiano la meglio sulla mia visione un po’ (troppo?) pessimistica.

  4. no, caro antonio,
    non ci sono stato in viaggio di nozze, ma durante un viaggio di lavoro e di piacere di circa due mesi, che mi ha portato a zonzo per tutta la malesia (borneo compreso). è il mio mestiere, scrivo reportage…
    hai ragione: ci sono molte luci, ma anche tante ombre che arrivano dal modello singapore. è solo che questo pezzullo è nato davvero come una lettera a un amico (il buon vecchio gianluca neri), al quale non volevo fare le palle a fette con riflessioni socio-politiche e religiose.
    comunque: l’altra singapore esiste, ci sono stato dentro fino al midollo, perché questo è il mio modo di viaggiare e di cercare di superare la drammatica superficialità a cui ti obbliga il tuo stare in un paese da straniero (soprattutto in asia). e ti posso dire che non è così drammatica la situazione come tu la descrivi. di poveri e mendicanti in giro ce ne sono pochissimi: un po’ perché il regime (di questo si tratta, una finta democrazia, in realtà governata dall’indipendenza a oggi da un partito unico) non permette di mendicare a giro per strade e piazze, ma in parte perché a singapore si vive mediamente bene. lo dicono le statistiche internazionali sul reddito procapite, lo dicono anche gli economisti che calcolano la ricchezza di un paese non solo sul prodotto interno lordo ma anche sulla felicità dei suoi cittadini(il rivoluzionario fil, felicità interna lorda!!!). ma soprattutto te lo dicono i tuoi occhi, se sono “allenati” a vedere un paese per come è e non secondo assurdi parametri occidentali.
    ad esempio: sei mai stato in altri paesi dell’asia, dal medio al lontano oriente? se sì, credo che non potrai che essere d’accordo con me: non c’è partita, singapore è talmente efficiente, ricca e dotata di welfare da sembrare la svizzera al confronto con i suoi vicini. penso al myanmar (birmania), alla cambogia, all’indonesia, per non parlare dell’india. e a proposito di “corruzione e montanti tensioni religiose” ti assicuro che a me singapore oggi sembra un paradiso anche paragonato all’italia…

  5. ciao… sono mary, sto organizzando il viaggio di nozze in Malesia (agosto 2006)! Devo dire che all’inizio ero scettica sulla scelta fatta ma documentandomi bene alla fine credo di essermi innamorata pazzamente di questo paese! Spero nn ci deluda!Volevo sapere se hai visitato Kotakinabalu… dovremmo soggiornare lì dopo un tour tra la capitale e il Borneo1 com’è il mare? è + bello di Tioman?
    Raccontami tutto
    e se puoi invia la tua risposta alla mia e-mail!
    ciao ciao

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