Il mio genocidio è peggiore del tuo

Sul genocidio degli armeni dovremmo trovare il coraggio di dirla tutta. La notizia di ieri è che l’Unione europea ha posto il riconoscimento del genocidio da parte della Turchia come prima condizione perché quest’ultima entri in Europa, ed è un fatto importante: anche se una mozione analoga fu invero promossa dal Parlamento europeo già nel 1987, anche se una mozione analoga fu approvata dal Parlamento italiano ancora nel 2001, anche se Russia, Argentina, Bulgaria, Cipro, Grecia, Belgio e soprattutto Francia hanno da tempo riconosciuto quella che non è una leggenda nera, non si tratta degli inca o degli etruschi: si parla del primo e acclarato genocidio del Novecento con un milione e mezzo di cristiani armeni sterminati semplicemente in quanto armeni, ciò che ispirò Adolf Hitler quando in un celebre discorso del 22 agosto 1939 (fatto storico anch’esso accertato) disse che si poteva invadere la Polonia e massacrarne il popolo senza preoccuparsi delle conseguenze: “Chi mai si ricorda oggi – si chiese – dei massacri degli Armeni?”.


Se ne ricorda il Papa, per esempio. E qui siamo all’incredibile. Giovanni Paolo II, il 9 novembre 2000, ricevette il patriarca armeno Katholicos Karenin e sottoscrisse questo comunicato: “Il Papa ha ricordato le persecuzioni subite dagli armeni a causa della propria fede cristiana mentre in un comunicato congiunto con il Katholicos armeno ha denunciato il genocidio compiuto dai Turchi, dichiarando che il genocidio degli armeni, che ha dato inizio al secolo, è stato il prologo agli orrori che sarebbero seguiti”. Successe questo: l’agenzia di stampa turca modificò il testo del Vaticano e scrisse che il Papa aveva fatto confusione; il principale quotidiano turco, il Milliyet, disse poi che “il Papa è stato ormai colpito da demenza senile” mentre altri giornali vicini all’organizzazione dei cosiddetti Lupi Grigi, riconosciuta dal governo turco, lamentarono che Alì Agcà non fosse riuscito nel suo intento. Sul serio. Ma questo non impedì al Papa di visitare l’Armenia e di elevare all’onore degli altari l’arcivescovo Ignazio Maloyan, vittima egli stesso del genocidio.
Tutto vero e sottaciuto, e il perché non è semplice da spiegare. In parte ha cercato di spiegarlo Avvenire, il quotidiano della Cei: “Il Papa – scrisse il 18 settembre 2002 – volle rendere omaggio alle vittime del genocidio sostando in preghiera nel mausoleo di Tzitzernagaberd a Erevan. In quell’occasione si domandò con sgomento «come il mondo possa conoscere aberrazioni tanto disumane». Eppure lo sterminio degli armeni resta un genocidio dimenticato e proterviamente negato. Ancora oggi gli Stati Uniti non vogliono sentirne parlare. Due anni fa un documento del Congresso che prevedeva il riconoscimento del genocidio degli armeni è stato ritirato su pressione dell’allora presidente Clinton. Le cose non sono cambiate, anzi. La Turchia è l’alleato fedele dell’America, avamposto militare nell’imminente guerra all’Iraq, ed è anche l’unico Paese musulmano amico d’Israele. Il negazionismo turco va a braccetto con l’unicità dell’Olocausto sostenuta dalla stragrande maggioranza del mondo ebraico. Così, ogni volta che qualcuno s’azzarda a ricordare il primo genocidio del secolo XX, scatta l’interdizione politico-mediatico-culturale”.
In parte è vero. Elie Wiesel e le più importanti organizzazioni ebraiche si ritirarono da un convegno internazionale sul genocidio a Tel Aviv e fecero pressioni perché l’incontro fallisse, giacchè i suoi organizzatori, «resistendo agli avvertimenti del governo israeliano, avevano incluso alcune sezioni dedicate al caso armeno». Così pure è vero che nel gigantesco Holocaust Memorial di Washington, finanziato e gestito dal Governo Federale, si è praticamente eliminato ogni riferimento agli armeni, così come agli zingari che pure, con oltre mezzo milione di vittime per mano nazista, ebbero in proporzione perdite più alte degli israeliti. Del resto, mentre ogni anno in tutti i cinquanta Stati dell’Unione nordamericana si celebra il “Giorno della Memoria dell’Olocausto”, i lobbisti ebraici del Congresso impedirono l’istituzione di una giornata di ricordo del genocidio armeno.
Ma c’è anche un’altra realtà, per fortuna. In Israele della faccenda si discute: basta guardare su IsraelForum.com, laddove la necessità di riconoscere in pieno la catastrofe armena è sottolineata almeno quanto lo scandalo per la posizione ufficiale di Gerusalemme, che tende a ridimensionare le cose per non irritare l’alleato turco.
il vice-ministro degli esteri israeliano Iosi Beilli, peraltro, nel corso della seduta del parlamento d’Israele del 27 aprile 1994, affermò che lo sterminio degli armeni era stato un vero genocidio; e non si contano studi e seminari anche israeliani dove i genocidi non vengono messi in contrapposizione bensì analizzati in parallelo, buon ultimo il convegno internazionale “La shoah e gli altri stermini del xx secolo” che c’è stato a Ravenna nel gennaio scorso. Il conflitto tra genocidi in occidente esiste in forma ormai residuale – soprattutto in Israele e negli Usa, dove pure la lobby armena ha una sua consistenza – ma ormai rappresenta una vecchia foglia di fico per divisioni prettamente politiche ed economiche: coi turchi a denotare, circa l’argomento armeni, una suscettibilità decisamente poco europea e poco occidentale.
Dopo aver riconosciuto il genocidio, la Francia è stata sottoposta dalla Turchia a a ritorsioni commerciali che in parte perdurano. Minacce personali ha dichiarato di averle ricevute anche Giancarlo Pagliarini, deputato leghista cui il tema è assai caro anche perché di moglie armena. Per sconcertante che sia, il genocidio non è solo completamente assente dai libri di scuola turchi: anche da quelli tedeschi. Proprio ieri, mentre l’Unione europea chiedeva ufficialmente ai turchi il riconoscimento della Storia, il quotidiano tedesco Die Welt annunciava che il Brandeburgo ha deciso di eliminare ogni riferimento ai massacri ottomani, sicchè l’ultimo riferimento a un più marginale “genocidio degli Armeni in Anatolia” è stato cancellato: e questo, stando a Die Welt, come conseguenza delle pressioni esercitate da un diplomatico di Ankara; il Brandeburgo era appunto rimasto l’ultimo stato tedesco a parlare del genocidio in un testo scolastico.
E’ su questa base diplomatica che Germania, Usa e Israele negano ancor oggi il genocidio, cui sovente non si chiede di sparire ma quantomeno di farsi piccolo. Ma sono resistenze politico-culturali che si possono vincere benchè di certa ambiguità, o di semplice distrazione, si rischia di trovar spazio talvolta anche in Italia. Sabato il Corriere della Sera aveva giustamente dato spazio a un dibattito sul genocidio degli armeni che per la prima volta nella Storia si è tenuto in un’università della Turchia; ebbene: due giorni dopo, il Corriere dedicava alla questione turca addirittura l’editoriale di prima pagina, scritto da Gianni Riotta, ma la questione armena non era neppure menzionata.
Tempo fa è successo qualcosa di analogo durante la trasmissione L’infedele condotta da Gad Lerner: la puntata era giusto dedicata alla Turchia e lo scrittore cattolico Vittorio Messori ricordò il genocidio e soprattutto che la storiografia turca vieta a tutt’oggi di parlarne: ma Lerner l’invitò a non strumentalizzare i drammi del passato ai fini del presente. Anche se l’impressione è che l’Unione europea, nel chiedere nel presente un riconoscimento turco del loro e nostro passato, pensi giust’appunto al futuro. Il loro e il nostro.

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10 Comments

  1. per Ste65: mi riferivo all’edizione del Corbaccio credo del 1995, la cui ultima ristampa e’, sempre credo, di due anni fa. Il curatore e’ anonimo, probabilmente per comprensibile vergogna.

    Non posso trattenere un po’ di autodisgusto ma mi tocca ancora difendere Facci. Trovo risibile l’argomento per cui l’articolo sarebbe “freddino”.
    Immagino che si preferisse qualcosa tipo:
    “I turchi hanno seccato un milione e mezzo di armeni, vi rendete conto, porca paletta? No, dico, riuscite a capire? No? Allora ve lo spiego. Io credo, grido e proclamo: e’ stata una cosa non buona, ok?. anzi cattiva, malvagia. Il genocidio, occhio a quello che sto per dire, e’ una cosa altamente brutta.E chi afferma il contrario sua mamma pompinara.Questo genocidio chi lo ha fatto ha commesso un grave errore. anzi, una brutta cosa. mi lascio andare all’emozione: un’autentica fetecchia, una cloaca, una chiavica mefitica e purulenta. sono indignato. provo schifo ribrezzo vomito e puzza. odio i giovani turchi. ma non posso trattenermi. odio anche i vecchi. sono la feccia dell’umanita’ e che dio gli mandi l’agro. anzi, lo scolo o il tifo petecchiale. anzi tutti e tre insieme. ora ci sarebbero alcuni dati da scrivere ma mi tremano le mani. CACCA ALLA TURCHIA AGLI AMERICANI E AGLI EBREI! Oh!”

    A me piace di piu’ l’originale.

  2. Egregio Facci, non era necessario sbirciare il blog (il che comunque non autorizzava il disprezzo), bastava guardarsi allo specchio.

  3. Scusa Facci, ma come puoi vedere anche dalla firma, mi é partito il testo dimezzato. Volevo aggiungere che io di siti ne ho invece sbirciati non uno solo, ma tanti e, a leggere ciò che si dice di te, un’idea me la son fatta anch’io.

  4. Da un governo la cui preoccupazione principale è cancellare dai nomi scientifici di animale ogni riferimento alla parola “armeno” che cos’altro vuoi aspettarti? Qualche esempio: l’Ovis Armeniana è diventata Ovis Orien Anatolicus, il Capreolus Capreolus Armenus è stato trasformato in Capreolus Caprelus Capreolus, e via discorrendo.

    E per la cronaca stiamo parlando di una modifica discussa (e, se non sbaglio, approvata) dal governo turco il 7 marzo del 2005, mica nel Pleistocene.

  5. Facci, una curiosità: ma al Giornale non si arrabbiano se non gli dai l’esclusiva dei pezzi? Com’è possibile che tu diffonda pezzi che sono già stati consegnati ma non ancora usciti? Per curiosità, eh.

  6. Spero semplicemente che non mi scoprano. La pubblicazione su Macchianera precede in genere solo di poche ore la pubblicazione.

  7. Facci non mi confondere le idee, poco più su hai asserito che questo post ti serviva per pubblicare sul Giornale, adesso come mai speri che non ti scoprano? Non capisco la dinamica, me la puoi spiegare?

  8. Non so dove tu abbia letto che questo post mi “serviva” per pubblicare. Vero è che questo post ha preceduto di poche ore una successiva pubblicazione sul Giornale, anche se la versione su carta è uscita più corta e incompleta.
    Eccola: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=31968

  9. Devo aver romanzato questa tua frase: “A mia difesa ripeto questo: i fatti innanzitutto, in secondis io dovevo riuscire a pubblicare quel pezzo sul Giornale. E così è stato.”come se la riuscita si potesse attribuire al post…e mi sembrava strano…vabbè, tutto chiaro, tutt’apposto….Grazie.

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