Lettere di Aldo Moro dalla “Prigione del Popolo” /1

Il memoriale Aldo Moro1) A Eleonora Moro

(recapitata il 29 marzo)

Mia carissima Noretta,
Desidero farti giungere nel giorno di Pasqua, a te ed a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia ed il piccolo in particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi. Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato ed assistito con premura.
Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio.
Aldo


2) A Nicola Rana
(recapitata il 29 marzo)

Carissimo Rana
Le rivolgo il più affettuoso pensiero e La ringrazio tanto per quel che ha fatto e fa a sostegno della mia famiglia e mio. Ed ecco che ancora ho bisogno di Lei in un momento cruciale. Le accludo una lettera da far pervenire a mia moglie ed ai miei, dei quali non so nulla. E poi ancora una lettera sul caso politico da portare nelle proprie mani del Ministro Cossiga e con la comprensibile immediatezza. La mia idea e speranza è che questo filo, che cerco di allacciare, resti segreto il più a lungo possibile, fuori da pericolose polemiche. Ciò vuol dire che la risposta, o una prima risposta, quando verrà, non dovrebbe passare per i giornali, ma per una lettera o comunicazione a Lei pervenuta dal Ministro. Si concorderà poi come inoltrarla.
Presupposto di tutto è che non vi sia sorveglianza alcuna presso la Sua portineria già dalla prima volta. Il Ministro verbalmente, dovrebbe impegnarsi a bloccare ogni sorveglianza nel corso dell’operazione. E’ chiaro che un incidente farebbe crollare tutto con danno incalcolabile.
Grazie tante e i più affettuosi saluti.
Suo Aldo Moro


3) A Francesco Cossiga
(recapitata il 29 marzo)

Caro Francesco,
mentre t’indirizzo un caro saluto, sono indotto dalle difficili circostanze a svolgere dinanzi a te, avendo presenti le tue responsabilità (che io ovviamente rispetto) alcune lucide e realistiche considerazioni. Prescindo volutamente da ogni aspetto emotivo e mi attengo ai fatti. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione – mi è stato detto con tutta chiarezza – che sono considerato un prigioniero politico, sottoposto, come Presidente della D.C., ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità (processo contenuto in termini politici, ma che diventa sempre più stringente). In tali circostanze ti scrivo in modo molto riservato, perché tu e gli amici con alla testa il Presidente del Consiglio (informato ovviamente il Presidente della Repubblica) possiate riflettere opportunamente sul da farsi, per evitare guai peggiori. Pensare quindi fino in fondo, prima che si crei una situazione emotiva e irrazionale. Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC nel suo insieme nella gestione della sua linea politica. In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere.
Nella circostanza sopra descritta entra in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure non si può ignorare, la ragione di Stato. Soprattutto questa ragione di Stato nel caso mio significa, riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno ed incontrollato, sottoposto ad un processo popolare che può essere opportunamente graduato, che sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza, con il rischio di essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni.
Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze politiche, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma allo Stato. Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di legalità, mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli, è inammissibile. Tutti gli Stati del mondo si sono regolati in modo positivo, salvo Israele e la Germania, ma non per il caso Lorenz. E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un’alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato. Ritornando un momento indietro sul comportamento degli Stati, ricorderò gli scambi tra Breznev e Pinochet, i molteplici scambi di spie, l’espulsione dei dissidenti dal territorio sovietico.
Capisco che un fatto di questo genere, quando si delinea, pesi, ma si deve anche guardare lucidamente al peggio che può venire. Queste sono le alterne vicende di una guerriglia, che bisogna valutare con freddezza, bloccando l’emotività e riflettendo sui fatti politici.
Penso che un preventivo passo della S. Sede (o anche di altri? di chi?) potrebbe essere utile. Converrà che tenga d’intesa con il Presidente del Consiglio riservatissimi contatti con pochi qualificati capi politici, convincendo gli eventuali riluttanti. Un atteggiamento di ostilità sarebbe una astrattezza ed un errore. Che Iddio vi illumini per il meglio, evitando che siate impantanati in un doloroso episodio, dal quale potrebbero dipendere molte cose.
I più affettuosi saluti.
Aldo Moro


4) A Eleonora Moro
(non recapitata)

Mia Carissima Noretta,
vorrei dirti tante cose, ma mi fermerò alle essenziali. Io sono qui in discreta salute, beneficiando di un’assistenza umana ed anche molto premurosa. Il cibo è abbondante e sano (mangio ora un po’ più di farinacei); non mancano mucchietti di appropriate medicine. Puoi comprendere come mi manchiate tutti e come passi ore ed ore ad immaginarvi, a ritrovarvi, ad accarezzarvi. Spero che anche voi mi ricordiate, ma senza farne un dramma. E’ la prima volta dopo trentatré anni che passiamo Pasqua disuniti e giorni dopo il trentatreesimo di matrimonio sarà senza incontro tra noi. Ricordo la chiesetta di Montemarciano ed il semplice ricevimento con gli amici contadini. Ma quando si rompe così il ritmo delle cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo. Per quanto mi riguarda, non ho previsioni né progetti, ma fido in Dio che, in vicende sempre tanto difficili, non mi ha mai abbandonato. Intuisco che altri siano nel dolore. Intuisco, ma non voglio spingermi oltre sulla via della disperazione. Riconoscenza e affetto sono per tutti coloro che mi hanno amato e mi amano, al di là di ogni mio merito, che al più consiste nella mia capacità di riamare. Non so in che forma possa avvenire ma ricordami alla Nonna. Cosa capirà della mia assenza? Cose tenerissime a tutti i figli, a Fida col marito, ad Anna col marito ed il piccolino in seno, ad Agnese, a Giovanni, ad Emma. Ad Agnese vorrei chiedere di farti compagnia la sera, stando al mio posto nel letto e controllando sempre che il gas sia spento. A Giovanni, che carezzo tanto, vorrei chiedessi dolcemente che provi a fare un esame per amor mio. Ogni tenerezza al piccolo di cui vorrei raccogliessi le voci e qualche foto. Per l’Università prega Saverio Fortuna di portare il mio saluto affettuoso agli studenti ed il mio rammarico di non poter andare oltre nel corso.
Ricordami tanto a fratelli e cognati ed a tutti gli amati collaboratori. A Rana in particolare vorrei chiedere di mantenere qualche contatto col Collegio e di ricordarmi a tutti.
Mi dispiace di non poter dire di tutti, ma li ho tutti nel cuore. Se puoi, nella mia rubrichetta verde, c’è il numero di M.L. Familiari, mia allieva. Ti prego di telefonarle di sera per un saluto a lei e agli amici Mimmo, Matteo, Manfredi e Giovanna, che mi accompagnano a Messa.
Ed ora alcune cose pratiche. Ho lasciato lo stipendio al solito posto. C’è da ritirare una camicia in lavanderia. Data la gravidanza ed il misero stipendio del marito, aiuta un po’ Anna. Puoi prelevare per questa necessità da qualche assegno firmato e non riscosso che Rana potrà aiutarti a realizzare. Spero che, mancando io, Anna ti porti i fiori di giunchiglie per il giorno delle nozze. Sempre tramite Rana, bisognerebbe cercare di raccogliere 5 borse che erano in macchina. Niente di politico, ma tutte le attività correnti, rimaste a giacere nel corso della crisi. C’erano anche vari indumenti da viaggio.
Ora credo di averti stancato e ti chiedo scusa. Non so se e come riuscirò a sapere di voi. Il meglio è che per risponderne brevemente usi giornali. Spero che l’ottimo Giacovazzo si sia inteso con Giunchi.
Ricordatemi nella vostra preghiera così come io faccio.
Vi abbraccio tutti con tanto tanto affetto ed i migliori auguri.
vostro
Aldo
P.S. Accelera la vendita dell’appartamentino di nonna, per provvedere alle necessità della sua malattia.


5) A Benigno Zaccagnini
(recapitata il 4 aprile)

Caro Zaccagnini,
scrivo a te, intendendo rivolgermi a Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari, Fanfani, Andreotti e Cossiga ai quali tutti vorrai leggere la lettera e con i quali tutti vorrai assumere le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. Parlo innanzitutto della D.C. alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare con conseguenze che non è difficile immaginare. Certo nelle decisioni sono in gioco altri partiti; ma un così tremendo problema di coscienza riguarda innanzitutto la D.C., la quale deve muoversi, qualunque cosa dicano, o dicano nell’immediato, gli altri. Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale, pur nella opportunità di affermare esigenze di fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m’ero tanto adoperato a costituire.
E’ peraltro doveroso che, nel delineare la disgraziata situazione, io ricordi la mia estrema, reiterata e motivata riluttanza ad assumere la carica di Presidente che tu mi offrivi e che ora mi strappa alla famiglia, mentre essa ha il più grande bisogno di me. Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io. Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al disotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui.
Questo è tutto il passato. Il presente è che io sono sottoposto ad un difficile processo politico del quale sono prevedibili sviluppi e conseguenze. Sono un prigioniero politico che la vostra brusca decisione di chiudere un qualsiasi discorso relativo ad altre persone parimenti detenute, pone in una situazione insostenibile. Il tempo corre veloce e non ce n’è purtroppo abbastanza. Ogni momento potrebbe essere troppo tardi.
Si discute qui, non in astratto diritto (benché vi siano le norme sullo stato di necessità), ma sul piano dell’opportunità umana e politica, se non sia possibile dare con realismo alla mia questione l’unica soluzione positiva possibile, prospettando la liberazione di prigionieri di ambo le parti, attenuando la tensione nel contesto proprio di un fenomeno politico. Tener duro può apparire più appropriato, ma una qualche concessione è non solo equa, ma anche politicamente utile. Come ho ricordato in questo modo civile si comportano moltissimi Stati. Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la D.C. che, nella sua sensibilità ha il pregio di indovinare come muoversi nelle situazioni più difficili. Se così non sarà, l’avrete voluto e, lo dico senza animosità, le inevitabili conseguenze ricadranno sul partito e sulle persone. Poi comincerà un altro ciclo più terribile e parimenti senza sbocco.
Tengo a precisare di dire queste cose in piena lucidità senza avere subìto alcuna coercizione della persona; tanta lucidità almeno, quanta può averne chi è da quindici giorni in una situazione eccezionale, che non può avere nessuno che lo consoli, che sa che cosa lo aspetti. Ed in verità mi sento anche un po’ abbandonato da voi.
Del resto queste idee già espressi a Taviani per il caso Sossi ed a Gui a proposito di una contestata legge contro i rapimenti.
Fatto il mio dovere d’informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso. Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso. Ma così ci vuole davvero coraggio per pagare per tutta la D.C. avendo dato sempre con generosità. Che Iddio v’illumini e lo faccia presto, com’è necessario.
Affettuosi saluti
Aldo Moro

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12 Comments

  1. sono a distanza di anni ancora addolarato,scioccato e stupito per quanto è accaduto.

    Solo ora a distanza di anni sento la necessità di parlare e di ascoltare chi a vissuto come me quell’ncubo

    Un saluto corrado

  2. Quello che mi chiedo e come si puo dopo trentanni non essere ancora a conoscenza della verita su cosa è realmente accaduto quella mattina in via fani e chi si cela realmente dietro il sequestro dell’onorevole Moro?? Sono disgsutata dal fatto che tutti sembrano essere a conoscenza delle responsabilità dirette dello stato(e non solo quello italiano a quanto pare) e che nessuno faccia niente per far luce finalmente sulla verità. Io ho 26 anni e all’epoca dei fatti non ero ancora nata ma leggendo gli articoli e documentandomi su questa triste storia ho perso tutta la mia fiducia sullo stato e sulla gistizia.E una vergogna!!! I veri colpevoli dovrebbero essere dietro le sbarre e non a ricoprire ancora le loro cariche come nulla fosse successo.

  3. Nel 78 avevo 9 anni ancora oggi ricordo le immagini scioccanti alla televisione. Ciò che mi rimase impresso la stella a 5 punte, i comunicati, le divise dell’alitalia, la paura. Crescendo mi rendo conto che la verità sul caso straziante del presidente Moro non è ancora stata detta. Quanti misteri e soprattutto quante cose non vogliono essere dette. Mi unisco ala famiglia Moro al dolore e a tutti coloro che ancora credono nella giustizia, nella cultura, nell’umanità. Barbara

  4. E’ assai chiaro che le lettere non sono autentiche al 100% ma che gran parte del testo è scritto sotto dettatura. Moro non avrebbe mai scritto di trovarsi alla mercé di un processo popolare. Queste parole fanno parte della propaganda delle BR.

  5. ERO NATA DA POCO…NON CONOSCO PIENAMENTE L’ONOREVOLE MORO SE NON PER QUELLE LETTERE ED INFORMAZIONI MARTELLANTI (MA GIUSTISSIME) DI QUESTI GIORNI…FORSE HO CAPITO DI PIU’ L’ONEREVOLE MORO COME UOMO CHE COME POLITICO (AMMETTO L’IGNORANZA DEL CONTESTO STORICO)…HO LETTO L’ANGOSCIA E LA TRISTEZZA, L’AMAREZZA E LO SCONFORTO…TIPICO DI CHI SI SENTE ABBANDONATO…INVIO UN ABBRACCIO ALLA FAMIGLIA…PER QUANTO POSSA SERVIRE…E MI PIACEREBBE CHE FATTI DEL GENERE NON ACCADESSERO MAI PIU’…AL DI LA’ DELLO SCHIERAMENTO POLITICO…
    CON RISPETTO.
    Dott.ssa Simona Giorgi

  6. ieri ho visto il nuovo film su ALDO MORO, non mi e’ piaciuto per nulla e’ come se l’ avessero assassinato una seconda volta!…Basta recitare, i diretti interessati dopo pochi anni di carcere godono della liberta’ condizionata e svolgono mansioni in uffici pubblici!! MA DOVE STA’ LA GIUSTIZIA, e come si puo’ richiedere la grazia (FRANCESCO COSSIGA)dopo pochi anni di carcere a favore dei brigatisti!! BASTA DOPO TRE DECENNI E’ ORA DELLA VERITA’!…le lacrime non bastano a lavare il sangue, ELEONORA MORO..

  7. Ho appena finito di leggere il libro di Imposimato e lo schifo che ne emerge è quasi totale, i veri assassini sono fuori e continuano a “picconare” a destra e a manca. Un abbraccio alla famiglia.

  8. Sono qui che sto guardando la seconda puntata del film su aldo moro. Non riesco a comprendere quelle persone che lo hanno tenuto prigioniero e poi lo hanno barbaramente ucciso. Non riesco a capire come mai ci possano essere persone come loro. Il mio pensiero va all’onorevole Moro ed alla sua famiglia. Sono loro vicino.

  9. non capisco come sia possibile uccidere una persona con la quale si ha avuto un dialogo per 55 giorni, ma l’ umanità non esiste?

  10. Io nn ho vissuto in prima xsona la tragica storia di Aldo Moro ma ho fatto quello ke potevo x essere il + aggiornata possibile… Ho guardato il film ke hanno dato in tv e ho cercato qlke notizia. Io la mia idea me la sono fatta: Aldo Moro si è completamente affidato nelle mani dei suoi “amici” politici nn rendendosi conto ke proprio loro l’hanno condannato a morte. Se aldo moro si fosse salvato, avrebbe fatto succedere un gran casino in politica mentre se moriva rimaneva solo il rimorso di coscienza. La differenza è ke il rimorso di coscienza dopo vario tempo si attenua, il casino ke avrebbe creato Aldo Moro, invece, sarebbe stato molto + resistente… Cn qst riflessione, secondo me, hanno condannato a morte Aldo Moro il loro “grandissimo amico”. A mio avviso, alla loro morte, dovrebbero ritrovarsi davanti a lui e dirglielo in faccia xkè nn hanno fatto il possibile x salvare la xsona ke tanto avevano preso in giro durante la loro vita…

  11. salve a tutti, io ho vissuto quel periodo in forma marginale (visto che avevo 11 anni) anche se ricordo tutto benissimo e la paura si poteva respirare, sentire, si poteva quasi toccare.
    chi è appassionato del caso Moro consiglio di vedere il film “piazza delle cinque lune”. raffaele

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