Interrogatorio Moro /10: Ristrutturazione e rinnovamento della Democrazia Cristiana

(COMM. STRAGI, II 131-133; NUMERAZIONE TEMATICA 10)

Il memoriale Aldo MoroLa vera ristrutturazione della D.C., benché necessaria, è lenta e incerta. Al Congresso ci si è presentati con una mozione che abbozzava le linee del rinnovamento ed è stata approvata. Su questa base si celebrata un’Assemblea organizzativa. Il materiale così elaborato dovrebbe ora andare al Consiglio Nazionale. In realtà sono state approvate solo le norme sul tesseramento ed il resto è lì, semipreparato. Anche in questo campo, come in altri, non si può dire che la D.C. corra con i tempi. Supplisce a questo ritardo con la sua intuizione di fondo di Partito di opinione, ma non ha piani veramente precisi ed impegnativi. Si può dire che predomina l’idea di partito aperto, sia nella concezione della cittadinanza interna di Partito (tesseramento) sia nei rapporti con gruppi di simpatizzanti non vincolati organizzativamente. Tutto questo è pensato, ma è largamente da fare. Sono stati potenziati i Gip e cioè raggruppamenti democristiani nei luoghi di lavoro, questi con radice un po’ più robusta, ma anche con qualche problema di rapporto con l’organizzazione tradizionale. In moderato sviluppo giovani e donne, presi, con qualche confusione, dall’acuta problematica sul femminismo e sui problemi dei giovani. Credo che la mia età politica vada rapidamente perdendo terreno, mentre tengono il loro posto i cinquantenni come Malfatti, Pandolfi, Cossiga ecc. Una folta schiera tra i trenta e i quaranta, di valore, si va affermando nelle posizioni intermedie, siano di destra come De Carolis o di sinistra (in senso largo) come Borruso. E ce ne sono parecchi. V’è poi il gruppo dei colti e dei tecnocrati, un gruppetto in Senato che ha studiato prevalentemente in America e in Inghilterra e fa capo al Sen. Andreatta. Ma, al di là di queste posizioni che potremmo chiamare culturali, emerge personale del mondo sociale e sindacale. In questo campo ve ne sono di ottimi, ma, pur ispirati a ideologia cristiana, solo in parte sono democratici cristiani (non lo è, per esempio, Carniti). Penso che questi gruppi sociali possano diventare dominanti. Negli altri partiti, fatta eccezione per i comunisti, si notano le stesse caratteristiche un po’ disorganiche.


La circolazione internazionale di gruppi è abbastanza intensa, soprattutto in Europa. Tra i più ricchi di mezzi e più attivi i tedeschi, ai quali rispondiamo più che altro con buona volontà. I tedeschi hanno una sede in Germania e una, progettata, a Cadenabbia. Non mi risultano sedi organiche per altri paesi. Ma il contatto episodico è stretto e si può dire che si va formando una mentalità europea. Servirà? Sarà utile? Sarà un modo per affrontare in modo più vigoroso e indipendente i grandi temi della giustizia sociale e dell’annullamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo? C’è da augurarselo, ma non si può certamente esserne certi.

(COMM. MORO, 173-174; COMM. STRAGI, II 297-303; NUMERAZIONE TEMATICA 10)

Non c’è, ch’io sappia, un progetto di riforma istituzionale, ma, almeno per ora, di riforma di uomini, di rinnovamento di classe dirigente. Su questo si mette l’accento ed è anche in questo senso, io credo, il consiglio straniero. In verità c’è stata in Italia una serie di momenti caratterizzati dalla valorizzazione di una riforma strutturale. Altrove ho ricordato il favore di taluno per il maggioritario e l’uninominalismo. C’è stata l’epoca della repubblica presidenziale, come forma di massimo ed efficace accentramento dell’esecutivo. Ma che dire ora che questi metodi si mostrano di dubbia validità nei paesi di loro origine? A che è valso il presidenzialismo di Nixon? E quello, che pareva trionfare, dello stesso Carter? A che è servito davvero il sistema maggioritario a Giscard, Callaghan e in un certo senso Schmidt? Allora mi pare che la prefigurazione del domani, più che in ragione di nuove istituzioni perlomeno ancora non inventate, debba consistere, ovviamente nell’attesa che esse vengano alla luce, nella preparazione migliore degli uomini nei partiti e nella vita sociale ed in una più accurata soluzione. Kissinger, come dicevo innanzi, lo faceva con estremo semplicismo ed una certa dose di rozzezza. Ma la direttiva è quella, mettere fuori uomini vecchi e inutili, anche se possono avere delle benemerenze, e mandare avanti uomini nuovi. Circa due terzi dei gruppi parlamentari della D.C. sono stati rinnovati. Al Senato c’è, com’è noto, il gruppetto Arel, carico di sapienza economica, di esperienza anglosassone, di spirito giovanile e innovativo. I ceti professionali, fauna piuttosto diffidente, subiscono una nuova attrazione verso la politica. Ecco da dove trarre leve nuove a livello europeo, in uno spirito di omogeneità e d’integrazione. Del resto la D.C. è, come in tutto, in ritardo. Molte parole, qualche volta con simpatico spontaneismo come per la festa dell’Amicizia, ma niente di preciso, di organico, di effettivamente realizzato. Si faccia il paragone con le innumerevoli scuole, seminari, tavole rotonde del Partito Comunista. Son cose che si fanno e si fanno seriamente. Ne escono giovani così altamente preparati in vari campi professionali, da meritare immediata ed onorevole sistemazione. Nella D.C. si parla da anni, dalla segreteria di Fanfani, di un centro di alti studi “Alcide De Gasperi“. Ne è venuto finora solo il nome. Quindi non parlerei di una ristrutturazione precisa e minutamente predisposta. Ne mancano gli strumenti economici ed organizzativi. Ne manca il progetto. Tra parentesi, perché la D.C. non è stata in grado di produrre un progetto a medio termine come fatto dai comunisti o un abbozzo del tipo di nuovo stato come hanno fatto i socialisti? La risposta è in parte nella nostra pigrizia e nella nostra inerzia organizzativa. Ma è anche in una circostanza che, in qualche misura, gioca a vantaggio della D.C., nel senso che essa è, almeno in parte, un partito di opinione, nel quale le cose [non] si progettano e vengono realizzate, ma semplicemente avvengono per la forza delle cose, per iniziativa spontanea, perché la gente si assesta e si muove da sé. Da qui quell’indubbio poderoso cambiamento di personale dirigente a diversi livelli, di base, di sezione, di provincia, di regione, di consiglio nazionale (meno), parlamentare. Non è detto che tutti siano migliori: sono però nuovi e diversi e portano più modernità, più spregiudicatezza, più laicismo. Infatti il legame con la Chiesa è afflosciato. E per chi abbia visto “Forza Italia”, fa impressione il linguaggio, a dir poco, estremamente spregiudicato, che i democristiani usano al Congresso tra un applauso e l’altro all’On. Zaccagnini. Sono modi di dire e di fare che un tempo sarebbero apparsi inconcepibili. Oggi sono accettati e mettono in moto una sovrastruttura politica che presumibilmente, poiché le cose non nascono a caso, corrisponde all’esigenza di una parte almeno della società italiana di oggi. Con tutta l’approssimazione che si può avere in queste cose, credo che diventeranno sempre più importanti i gruppi aventi una propria base sociale. C.L. è ancora poca cosa, ma può certo evolvere significativamente. Se il mondo cattolico, come accenna ad avere pur qualche risveglio, non si chiuderà all’attenzione verso una esperienza politica, potrà, esprimendo uomini preparati, rinverdire gli allori di un tempo ormai lontano. Se nella Cisl si troverà un migliore equilibrio tra ispirazione sindacale e vocazione politica, ecco una matrice per gruppi dirigenti. E’ da verificare la permanente validità dei coltivatori diretti. Le Acli offrono ora qualche limitato spiraglio. Desidero ricordare l’Arel che reca in sé notevole esperienza, cultura e sensibilità internazionale. Tra i giovani i Bianco, i Sanza, i Mastella, i Segni, i De Carolis, i Mazzotta, i Mazzola, i Borruso, ovviamente, con anime diverse, possono essere il nucleo di nuovi gruppi dirigenti della D.C. E mi fermo ai poco più che trentenni, sapendo che vi sono anche in età maggiore persone valide. Che tutto questo frutti e concorra a rompere gli schematismi che ritroviamo anche questi giorni, dipende dalla capacità creativa del Segretario, che, eletto dal Congresso, è il capo del partito e dalla collaborazione di Galloni che lo lega ai più giovani.
Per quanto riguarda gli altri partiti, non ne conosco abbastanza la situazione. Essi però, in ogni settore, sono in costante collegamento internazionale. L’Europa è una occasione per tutti. Per i democristiani le occasioni d’incontro sono le corrispondenti organizzazioni democristiane, specie giovanili, estese sia pure magari in piccole formazioni (talvolta rivoluzionarie) in tutto il mondo e soprattutto nell’America Latina. Gli incontri sono frequenti. In Europa vi è poi un partito popolare europeo, che raggruppa federalmente le D.C. dei vari Paesi. I tedeschi hanno importanti case di ospitalità e di convegno in tutti i paesi europei e forse altrove. Mi pare che in Italia si appresti la villa di Cadenabbia dove soggiornò per lunghi anni Adenauer nelle sue vacanze.

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