Senza Cuore - di Gianluca NeriStefano RicucciStefano Ricucci nasce non per caso a Zagarolo, nel preciso istante in cui lo scemo del villaggio reggente abdica.
Appena nato, il destino del piccolo Stefano è già segnato: esce da un posto nel quale per tutta la vita cercherà di rientrare.
Fattosi adolescente, non potendo essere ancora oggetto di blitz della finanza, si dedica a quelli che trova in edicola. Nascosto dietro al vetro smerigliato del piccolo e unico bagno di casa Ricucci, Stefano ignora i terribili moniti della nonna paterna, secondo la quale quell’andazzo gli bloccherà l’ormone della crescita e lo renderà cieco. Nonna Ricucci era una donna saggia, ma la storia dimostrerà che aveva ragione solo per metà.
Raggiunta l’adolescenza, il rampollo di casa dimostrerà un’innata propensione alla finanza e al mondo degli affari: vende un vecchio numero di Topolino a 200 lire; con quelle 200 lire acquista una paletta da spiaggia; rivende la paletta a 500 lire, che utilizza per comprare un secchiello; scambia il secchiello con un paio di braccioli da mare, con i quali riscatta un paio di pinne e un boccaglio, poi incontra Gnutti che gli presta un fantastiliardo di euro per scalare RCS.
Anni dopo, ribattendo alle accuse che lo dipingono come un semplice prestanome, dichiarerà di essere uno che si è fatto da solo. Malgrado l’ambiguità e l’affidabilità del personaggio, la versione che Ricucci propina alla stampa è veritiera: solo omette di specificare che la maggior parte delle volte è successo davanti ad una foto di Tinì Cansino nuda a cavacecio di una balla di fieno.
Diventato finalmente miliardario, sposa la soubrette Anna Falchi e ha la geniale idea di non chiedere la divisione dei beni. In caso di divorzio, la Falchi diventerà proprietaria del 10% di RCS; Ricucci di una grossa tetta.
Nel corso del 2005, da un giorno all’altro, Stefano Ricucci diventa l’interlocutore di riferimento per la finanza italiana: la finanza, infatti, lo interroga a proposito delle informazioni riservate sull’Antonveneta ricavate dalle intercettazioni telefoniche, e lui risponde utilizzando l’ormai celebre frase: «Ho un uccellino», ma non sta parlando di un informatore.


P.S.: Questo pezzo, scritto lettera per lettera in mezzo ad una pineta su un telefonino e inviato come SMS doveva far parte di una serie di quattro “monografie estive” per la rubrica Senza Cuore del Riformista, poi - stante anche la poca praticità della situazione - non se n’è fatto più niente e quindi appare su queste pagine per la prima volta.