Del diventare un Paese di minorenni

Animazione_bannerchianciano1.gifE’ andata che, al principio, ho saputo che ci sarebbe stato un convegno internazionale a Chianciano Terme sui temi del disimpegno dall’Iraq, del progetto politico alla base della sua occupazione e del significato e delle prospettive della resistenza irachena a detta occupazione.
Temi che appassionano molti blog, come è noto, e su cui in Italia si dispone di un’informazione a tratti un po’ confusa, specie per quanto riguarda il terzo punto.
Di conseguenza, sfogliando la lista dei partecipanti ho riconosciuto nomi come quello di Tariq Ramadan, Gianni Vattimo, Ben Bella ed altri ma, più di tutto, mi è parsa interessantissima la presenza di esponenti iracheni – sciiti, sunniti e curdi – del vasto e composito movimento che si oppone all’occupazione dell’Iraq.
Unita a quella di un rappresentante di Kefaya, per giunta, ovvero del movimento egiziano che si è conquistato l’attenzione di tutta la stampa internazionale per la sua campagna di democraticizzazione dell’Egitto e che pure mi interessava.
Un bello spaccato dei fermenti politici in atto in Medio Oriente, insomma.
“Quale migliore occasione per capirne di più?” mi sono detta.

Contemporaneamente, però, ho saputo che ben 44 membri della Camera dei Deputati degli Stati Uniti avevano scritto una lettera all’ambasciatore italiano in Iraq, Sergio Vento, “pregandolo”, diciamo così, di impedire che in Italia si svolgesse questo convegno.
“Ma questi sono impazziti?” ho pensato. “Ma ci sono deputati che, dagli USA, si prendono la briga di decidere quali convegni devono essere organizzati in Italia e quali no?”
Incredibile.

E invece no: non era tanto incredibile, dopotutto.


Perché succede che l’Ambasciata d’Italia in Iraq, dopo avere ricevuto la famosa lettera dal Congresso USA, ha deciso di non concedere i visti d’ingresso in Italia a questa delegazione irachena che io sarei andata ad ascoltare con vivo interesse e con me, suppongo, molta altra gente interessata ad approfondire le proprie conoscenze sul tema.
Motivo?
Lo spiega l’Ambasciata stessa: “Decisione politica del Ministero degli Affari Esteri”.
Ma pensa.
Mi pare che sia una cosa senza precedenti, persino nella non sempre dignitosissima storia del nostro Paese.

Questa è la situazione, dunque: io non posso andare a sentire ciò che degli uomini politici o degli alti esponenti della società civile irachena hanno da dire perché alcuni Deputati USA non vogliono.
Preferiscono di no.
Decidono loro chi si deve esprimere in Italia e chi non deve.
Cosa posso sapere e cosa devo ignorare.
A quando la censura sui libri, dopo quella sui convegni? No, chiedo.

Una cosa tanto scandalosa, tanto offensiva per il nostro Paese e tanto lesiva di una componente essenziale di quella democrazia di cui amiamo riempirci la bocca, ovvero la libertà di espressione, non poteva non suscitare reazioni.
E’ stato quindi lanciato un appello, da parte di intellettuali ed esponenti politici italiani e non:

I sottoscritti, di fronte a questa gravissima ingerenza negli affari interni del nostro paese che calpesta i diritti democratici sanciti dalla Costituzione, chiedono al Ministero degli Esteri a al governo italiano di garantire il rilascio dei visti richiesti.

A continuazione, riporto i nomi dei firmatari dell’appello.
Prima, però, vorrei dire che è inutile parlare di politica, tenere blog che ne parlano, cercare di approfondire questi argomenti e di ampliare le nostre e le altrui conoscenze su questi temi se poi ce ne stiamo tranquillamente immoti quando, nella vita reale del nostro Paese, il diritto della gente di andare ad ascoltare chi le pare viene disprezzato e offeso con tanta spudoratezza.
Siamo tutti qui per esprimerci e ascoltare, appunto, o no?
Be’: mi pare che sia una volontà da ribadire.

Personalmente, l’1 ottobre mi prenderò il mio trenino e andrò a Chianciano. Nel caso qualcuno decidesse di fare lo stesso, magari faccia un fischio: si potrebbe bere un caffè assieme.

Per chi lo desidera, poi, c’è qui il banner fatto per l’occasione da Mauro Biani e che ho linkato alla categoria creata dal blog Kelebek per l’occasione.
Io su Haramlik lo metto, ovviamente. Però vorrei che fosse chiaro che non è il manifestarsi pro o contro l’occupazione in Iraq e/o la resistenza, il problema.
Il problema è la semplice libertà d’espressione.
E riguarda un po’ tutti, credo, compreso chi non la pensa come me.

I nomi, dicevo:

-Giorgio Bocca – Giornalista, partigiano e storico della Resistenza
-Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo
-Giulio Girardi – Filosofo e teologo della liberazione
-Samir Amin – Professore di economia a Dakar, Forum Terzo Mondo
-Luigi Cortesi – Professore emerito Università “l’Orientale”, Napoli
-Hamza Piccardo – Segretario nazionale UCOII
-Domenico Losurdo – Filosofo, Università di Urbino
-John Catalinotto – International Action Centre – Usa
-Aldo Bernardini – Docente di diritto internazionale, Università di Teramo
-Falco Accame – ex Presidente della Commissione difesa della Camera dei deputati
-Franco Cardini – Istituto Studi Umanistici, Firenze
-Carlos Varea – Coordinatore della Campagna Spagnola contro l’Occupazione e per la Sovranità dell’Iraq
-Mario Santos – Filipino Workers Association (FWA)
-Klaus Hartmann – Vicepresidente dell’Associazione mondiale dei Liberi Pensatori
-Stefano Chiarini – Giornalista de Il Manifesto
-Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano
-Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia
-Giovanni Bacciardi, – Docente universitario, Firenze
-Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica
-Vener Malabanan – Co-coordinatore Philippine Peasant Support Network (Pesante)
-Alessandro Leoni – Membro del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista
-Andrea Catone – Membro del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista
-Eros Francescangeli – Storico del Movimento operaio
-Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano
-Roberto Massari – Editore
-Gianfranco La Grassa – Economista
-Arturo P. Garcia – Coordinatore Justice for Filipino American Veterans (JFAV)
-Giancarlo Paciello – Studioso del Medio Oriente

per adesioni scrivere ad iraqlibero@email.it

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20 Comments

  1. Già sapevo che l’Italia è il cagnolino degli USA, ma questo è davvero troppo. Lavoro e genitori permettendo farò di tutto per essere anche io a Chianciano.

  2. Quando si dice le piccole cose.
    Ho aperto il blog e ho trovato il tuo post, l’ho letto poi sono tornata in home e il tuo post era già secondo mentre una signorina di quelle di sghimbescio che si sono impossessate di questo blog nel mese di agosto, ti stava già sulla testa.
    Piccole cose, sembra tutto così futile che a volte non vale davvero la pena………

  3. La storia è a dir poco sconcertante. Quello che poi mi trova pienamente d’accordo con te è che in questi casi mi domando davvero cosa stiamo a fare qua a tenere blog, scrivere, scrivere…Una volta si parlava…parlava…Insomma, la tecnologia ci dà una mano, ma se all’atto pratico non ci muoviamo da casa credo che concluderemo ben poco e continueremo a illuderci di poter cambiare qualcosa solo con l’uso di una tastiera.

  4. Il tutto mi avviene mentre la seconda carica della Stato (il Presidente del Senato è ben la seconda carica dello Stato, no? Ma anche fosse la terza non cambierebbe molto), al meeting di CL, sottolineava che tutta questa apertura verso altri popoli, altre etnie, altre razze, non è che sia poi tanto da sbandierare come una cosa bella.
    Perchè (state attenti, zucconi!) non tutte le civiltà hanno la stessa dignità (davanti a chi, tra l’altro?).
    Non si è sentito un fischio: e sì che se ne sarebbe meritati in quantità industriali, la Pera.
    Allora qui si solleva un dubbio: “noi” siamo andati in Iraq senza essere invitati; abbiamo sporcato in giro, rotto diversi soprammobili, fatto addirittura inciampare dei bambini, che son caduti e molti si sono fatti male.
    “Loro” (gli inferiori, intendo), invece, non possono venire da noi neanche se invitati. Con tutto che è gente educata, mangia poco e tira l’acqua dopo aver usato il wc.
    In definitiva: non solo ce ne stiamo lì tranquilli, a novanta gradi, a disposizione di qualsiasi desiderio sodomitico che mi dovesse venire all’alleato a stelle e striscie (che, già di per sè, non mi sembra molto qualificante: per noi che lo prendiamo, intendo), ma ci ritroviamo pure l’ideologo ufficiale di questa postura a Palazzo Madama, da dove teorizza e pubblicizza, per tutti coloro che si dovessero sentire scomodi, imbarazzati o dubbiosi, i motivi per cui, in quella posizione, dobbiamo rimanerci ed anche ben ben tranquilli.
    Io la mail di adesione l’ho mandata.
    Ma ne ho mandata anche una al Senato della Repubblica, con allegato il file “pernacchia.wmv”, perchè non ce la faccio proprio più a veder passare sotto silenzio delle puttanate così colossali e, sinceramente, anche un po’ imbarazzanti per chi, in un modo o nell’altro, la pensa diversamente.

  5. Questa e’ chiaramente una questione di principio: come tutti, io ho la mia opinione sull’Iraq; ma qui, la mia opinione non conta, conta che tutti possano esprimerne una. E’ sconcertante che questo ‘dettaglio’ non sia evidente.

  6. Grazie, Lia. Non sono stupita. Schifata sì, certo. Ma quello che hai esposto serve a spiegare molte cose.

  7. La “resistenza” irakena, argomento del convegno e destinataria del ricavato di eventuali collette, sta costando parecchio in vite umane agli USA, e sulla cessazione delle ostilità in Irak è in gioco la credibilità dell’america nel mondo: di cos’altro dovrebbero occuparsi i deputati americani?
    Anche loro hanno diritto a scrivere letterine e far sapere quello che pensano a chi di competenza.
    Se poi il governo li asseconda acriticamente è un altro discorso.
    Tuttavia in ballo, finché non ci ritiriamo, ci sono anche le vite dei nostri soldatini…
    Comunque a leggere i link che hai segnalato mi pare che al convegno non si parlerà di niente di nuovo.
    Conferenza Internazionale LASCIAMO IN PACE L’IRAQ – SOSTENIAMO LA LEGITTIMA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
    (non è una contraddizione in termini? E se domani tutti gli occupanti se ne vanno, secondo voi scoppia la PACE o la GUERRA CIVILE?)
    Domenico LOSURDO, Filosofo: La guida imperiale degli Stati Uniti (se ne parlerà da 100 anni!)
    Ayatollah Sheikh Jawad al KHALESI, leader del Iraqi National Foundation Congress: La farsa elettorale e il regime fantoccio (un ayatollah…dobbiamo stare a sentire un prete?)
    Ahmed SAADAT, Segretario generale del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (collegamento telefonico): Occupazioni della Palestina e dell’Iraq – lo stesso nemico, la stessa lotta (un corollario immancabile !)
    Gianni VATTIMO, Filosofo: La Resistenza antifascista e quella antiamericana
    (te la dico io la differenza: la prima combatteva CON gli americani, la seconda CONTRO).

    Tariq RAMADAN, Studioso islamico: l’Islam europeo e la Resistenza irachena
    (ma di lui Magdi Allam non dice essere a capo di un’ideologia militante, totalitaria, antidemocratica ed anti-occidentale?)

    Hamza PICCARDO, Segretario nazionale dell’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, UCOII: Il movimento contro la guerra e la crociata contro l’Islam
    (ma l’UCOII non sono i Fratelli Musulmani in Italia, quelli che fanno una jihad contro l’Occidente?)
    Jan MYRDAL, Autore svedese: Dall’antiglobalizzazione all’antimperialismo
    (e il cerchio si chiude: ma perché non c’è nessun ecologista?)
    Non c’è bisogno di fare una conferenza per sapere tutte queste cose.

  8. AntiEuropeo: la cosa veramente importante, qui, è che sia chiaro cosa è legittimo fare e cosa non è legittimo fare in Italia.

    Se discutere di occupazione e resistenza con esponenti della società civile irachena che operano alla luce del sole (in Iraq, dove esistono cose come Abu Ghraib!) è legittimo, lo si fa.
    E lo si fa anche se quello che loro hanno da dire mina “la credibilità dell’America nel mondo”, come dici tu.
    Dovrebbe essere interesse dell’America stessa, basare la sua credibilità su qualcosa che non sia la censura a chi dovrebbe partecipare a un convegno.

    Nello stesso modo, se organizzare una colletta (nel 2003!) per finanziare un giornale o delle medicine è illegittimo, lo si dichiara e si procede nel rispetto del Codice.

    Quello che non può succedere in un paese democratico e civile è che vengano posti limiti alla libertà di pensiero e di espressione della gente in base all’arbitrio di un Paese straniero che pretende di decidere quali convegni si debbano organizzare per il mondo.
    Di più: ritengo anche che non sia civile agitare argomenti come vecchie collette e discorsi pieni di parole-spauracchio allo scopo di coprire l’unica, vera e attuale notizia: che viene impedito a una delegazione di importanti membri della società civile irachena di raggiungere il nostro Paese e parlare.
    Il fatto che noi abbiamo truppe impegnate in quel Paese rende, a mio avviso, tale notizia ancora più grave.

    Sull’utilità del convegno, poi: tu poni la domanda che ci stiamo ponendo un po’ tutti, sul cosa succederebbe se domani le truppe lasciassero l’Iraq.
    Appunto: non servono a questo, i convegni? A chiarirsi le idee ascoltando, giustappunto, cosa ne dice gente in cui milioni di iracheni si riconoscono?
    Glielo potremmo chiedere, se loro potessero venire.
    Mi parrebbe più sensato del limitarsi a rincorrere le proprie sensazioni sui blog.

    Ciò che infine dici sul povero Tariq Ramadan, sull’UCOII e il resto è, mi pare, il risultato della confusione di cui è ormai preda buona parte dell’opinione pubblica italiana nonché l’evidente dimostrazione della necessità assoluta di organizzare tali convegni.
    Non credo che sia degno di un Paese evoluto, avere Magdi Allam come solitario interprete del mondo islamico in Italia e, in effetti, i risultati della povertà qualitativa dell’informazione di cui disponiamo saltano alla vista.

    E’ brutto, avere paura delle parole e dei convegni. Chi è convinto delle proprie ragione non dovrebbe averne.

  9. è perfettamente logico, tuttavia. gli USA sono in guerra e noi siamo loro alleati, il “fronte interno” è di fondamentale importanza e non tutte le idee sono ospitabili. quanto all’opportunità che noi si sia alleati degli USA in questa specifica occasione (o anche in generale) quello sì che è discutibile. sarebbe bello sapere esattamente i prossimi possibili governi cosa pensano dell’argomento, perché io sospetto che pensino di fare un po’ quello che converrà sul momento, senza chiedere preventivamente il nostro parere. e questo sì che è grave.

  10. I telegiornali oggi parlavano delle mode del futuro autunno. Pare che andranno i colori tenui e le gonne – spolverino. Inoltre la Ferilli ha divorziato dal marito.

  11. Mi associo alla sacrosanta protesta contro il veto alla venuta in Italia dei rappresentanti irakeni.
    Mi dissocio dall’amico che ha detto che siamo il cagnolino degli Stati Uniti. Non è vero, i cagnolini hanno più dignità di questo governo, si veda il caso Scelli di oggi e l’excusatio non petita di fonte governativa.
    Mi vergogno proprio di essere italiano.
    Tito Anselmi

  12. Grazie LIA & DARKRIPPER.
    Mi avete fatto rendere conto che di Magdi Allam e sulla qualità delle sue opinioni so poco o niente. Potete informami meglio?
    Dico sul serio, non sono ironico!
    Grazie.

  13. Grazie LIA & DARKRIPPER.
    Mi avete fatto rendere conto che di Magdi Allam e sulla qualità delle sue opinioni so poco o niente. Potete informami meglio?
    Dico sul serio, non sono ironico!
    Grazie.

  14. Grazie LIA & DARKRIPPER.
    Mi avete fatto rendere conto che di Magdi Allam e sulla qualità delle sue opinioni so poco o niente. Potete informami meglio?
    Dico sul serio, non sono ironico!
    Grazie.

  15. AntiEuropeo, se ti vai a fare un giro su CarmillaOnline e cerchi i pezzi di Valerio Evangelisti su Magdi Allam mi sa che ti fai due tre risate niente male..

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