Bologna non dimentica

Il 19 luglio 1990, l’Unità – l’allora “Giornale del Partito comunista italiano” – decideva di uscire con una prima pagina pressoché bianca a seguito della sentenza emessa il giorno prima sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Queste le uniche parole:

La seconda sezione della corte di Assise d’Appello di Bologna ha emesso la sentenza per la strage del 2 agosto 1980. Tutti assolti. Dopo dieci anni la strage di Bologna non ha alcun colpevole. Resta il ricordo di 85 morti e 200 feriti. Dal ’69 ad oggi vi sono state cinque stragi, centinaia di vittime e di feriti e nessun mandante accertato, nessun esecutore in carcere. La verità, da vent’anni, non sta nei cassetti dei giudici ma giace negli archivi segreti italiani. Questa pagina bianca è il rifiuto della possibile retorica. È il segno dell’indignazione e dell’ira. È la testimonianza dello sgomento, ma anche di una battaglia civile che continua più forte.
(l’Unità, prima pagina del 19 luglio 1990)

Ci vollero due anni per dichiarare la sentenza del 18 luglio “illogica”, “priva di coerenza”, “immotivata” ed “inverosimile”. E solo il 23 novembre 1995 venne emessa la sentenza che riconobbe i primi responsabili della strage di Bologna: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro nonché – per il depistaggio delle indagini – Licio Gelli, Francesco Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte.
L’indignazione e lo sgomento che trasudano ancora oggi in quella prima pagina de “l’Unità”, però, non svaniscono in un angolo della memoria. Perché della memoria ne sono i presupposti.

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