Macché cristianesimo e sionismo, da New York a Madrid fino a Londra, l’orario degli attentati parla chiaro: ai fanatici arabi dà sui nervi la gente che si alza di buon’ora per andare a lavorare con i mezzi pubblici, e pazienza se in mezzo ci sono un sacco di musulmani. Non c’è da stupirsi: per tutti i fondamentalisti in giù Allah è soprattutto un alibi per darsi impunemente all’arte di Michelaccio, e Bin Laden e Al Zarqawi ordinano le stragi fra un pisolino e l’altro. In un sito islamico le accuse contro il popolo dei “commuters”: “Finiscono tutte le brioches al bar e quando noi integralisti andiamo a fare colazione troviamo i giornali spiegazzati e pieni di briciole”. Intercettato lo sfogo telefonico di un arruolatore di kamikaze: “Ho convinto Alì a farsi saltare in aria, il difficile è convincerlo a saltar giù dal letto alle cinque”. I servizi segreti britannici consigliano alla popolazione la linea di condotta anti-attentato: “Fate come noi: dormite di più”. Buckingham Palace, nell’ora più tragica, la Regina mantiene i nervi saldi: finora nessun cavallo appare nell’elenco delle vittime. Presto in libreria “La rabbia e l’orologio”, il nuovo pamphlet della Fallaci contro l’Islam pigrone. Esultano I sostenitori della guerra in Iraq: “La nostra missione civilizzatrice è compiuta: ora a Bagdad sembra di stare a Londra”.