A proposito di satelliti-spia, qui se ne parlò moooolto tempo prima che Keyhole e poi Google Earth e Google Maps facessero capolino nelle menti di Larry Page e Sergey Brin.
Per la cronaca, il Portale Cartografico Nazionale, a quei tempi e per motivi che mi sfuggono, decise di photoscioppare anche l’ospedale di Niguarda, con il risultato che qui, a due passi da casa, sembrava crescessero rigogliosi pini, abeti e faggi all’interno di un’area sterminata nel bel mezzo di Milano. Ora hanno rimesso l’ospedale al suo posto.
Quanto a Camp Darby nello specifico, riporto il pezzo del Corriere della Sera che citai allora:
A
Camp Darby ci sono enormi depositi sotterranei refrigerati, per proteggere dal calore gli apparati più sofisticati destinati ai caccia e ai bombardieri. Furono costruiti negli anni Settanta ma hanno cominciato presto a mostrare problemi strutturali. Dieci anni dopo i tecnici della base li hanno rinforzati con lastre d’ acciaio: un intervento che forse ha peggiorato la situazione. Le crepe si sono allargate, inesorabilmente. Nel maggio 2000 pezzi di cemento cominciano a cadere dal soffitto sulle armi e ingenieri fanno scattare l’ allarme. Con cautela estrema tra giugno e luglio vengono sgomberati dodici bunker, contenenti 100 mila ordigni con 23 tonnellate di esplosivo ad alto potenziale. L’ operazione viene descritta come delicatissima dagli stessi esecutori, che l’ hanno realizzata utilizzando robot telecomandati: nella loro rivista la chiamano «un piccolo miracolo». Nessun pericolo, quindi. Ma anche nessuna informazione alle nostre autorità: in genere in Italia si fanno evacuare aree gigantesche solo per disinnescare un residuato bellico con una carica di pochi chili. Che precauzioni sarebbero state adottate per muovere migliaia di ordigni a ridosso delle spiagge più affollate? [...] Ma la funzione principale resta quella di santabarbara: l’ unica fuori dai confini nazionali dove mezzi e munizioni vengono custoditi insieme. In pratica, un’ intera brigata corazzata americana può volare fino al Kuwait senza portarsi dietro nemmeno un calzino di ricambio: tutto il necessario – dai cannoni alla biancheria, dal cibo ai lubrificanti, dai tank alle razioni, dai camion alle gavette – viene trasbordato sulle navi dal molo di
Camp Darby, riducendo di un terzo il tempo necessario al trasferimento dagli Usa. Quanto ad armamenti per aerei, invece, le dotazioni sono sterminate: tutta la riserva pensata a suo tempo per sostenere la guerra con l’ Urss sul fronte europeo.
(Gianluca Di Feo, Corriere della Sera – 13 gennaio 2003)
Sulla riforestazione di un pezzo di Toscana, invece, un parere autorevole:
Ciao, sono Maurizio Crozza e voglio dirti una cosa… Ogni anno la Toscana è depredata della sua terra stessa. Ogni giorno un po’ di Toscana muore… Forse per gli incendi? No, no, no, no. Forse per i saccheggi? No, no, no, no. Forse perché… No, no, no, no. La Toscana muore perché ogni giorno qualcuno porta via un sasso. Se ognuno di noi portasse via un sasso, la Toscana si espanderebbe in tutto il mondo, e nessuno potrebbe riconoscere più la Toscana, che sarebbe ormai in tutto il mondo, quindi tutto il mondo si potrebbe chiamare Toscana. Quindi la Toscana non esisterebbe più. Non portare via un sasso dalla Toscana, perché altrimenti non sappiamo più dov’è la Toscana. Quest’anno la Toscana è 52 metri sotto il livello normale della sua Toscanità, perché i sassi sono stati portati in tutta fretta così, come se nulla fosse. Non portare via il sasso dalla Toscana. E’ una campagna per la Toscana in Italia.
(Maurizio Crozza, Elio e le Storie Tese – “Shpalman”)