Confessioni di un (ex) astensionista

Mi costa un po’ ammetterlo, ma domenica andrò a votare.
Mi costa perché, in materia di referendum, io sono un astensionista convinto, e rivendico la mia appartenenza alla frangia dell’astensionismo democratico. Da non confondere con l’astensionismo qualunquistico di chi alla fila davanti alla cabina elettorale preferisce un più rilassante ingorgo sull’Autostrada del Sole. No. Rispetto i qualunquisti, ma il mio astensionismo ha un altro significato.
Il fatto è che io credo nel parlamento – non particolarmente nello scellerato parlamento che ci troviamo adesso, ma nell’idea di una democrazia parlamentare. Credo nel sistema della rappresentanza: credo che se il parlamento che ci ritroviamo fa schifo (e produce una legislazione schifosa) è semplicemente perché ce lo meritiamo. Lo abbiamo votato e ce lo teniamo: finché non impariamo a farci rappresentare meglio. Spero presto.
Perciò, in quanto sincero democratico, non mi perdo un’elezione. Legislative, amministrative, persino le europee. Ma i referendum, no.


Avevo deciso di non votarli più. Per stabilire un principio: io non posso intendermi di tutto. Sì, va bene, mi informo, leggo i giornali (ma potrei anche non leggerli), ho studiato (ma potrei anche aver la III elementare): in ogni caso ci sono ancora tante cose che non so e non saprò mai. Non so se sia il caso di punire i giudici che giudicano male; non so se sia morale proibire il nucleare e importare energia dalle centrali francesi; non so distinguere un mattarellum da un proporzionale con sbarramento; nella fattispecie, non so quando l’embrione diventa un individuo (ma almeno so di non saperlo, e non è poco).
Tutte queste cose io non so, e ho diritto di non saperle. Non è qualunquismo: piuttosto, consapevolezza dei propri limiti. Sono un cittadino: lavoro, pago le tasse, e ogni tot cerco di eleggere rappresentanti che dovrebbero avere il tempo e la capacità di informarsi e decidere per me. Si chiama democrazia parlamentare, è imperfettissima, si sa, ma non si è ancora trovato di meglio.

Ci sono però in Italia minoranze agguerrite che alla democrazia parlamentare non si rassegnano. Mandano pacchi di firme alla Corte Costituzionale più o meno ogni paio d’anni. Fosse per loro, il referendum non sarebbe una misura eccezionale: fosse per loro si voterebbe una volta all’anno, al mese. Ché di leggi schifose da abrogare non ne mancano, siamo d’accordo. Però: non è che il problema sia alla sorgente? Non è che il problema sia il parlamento schifoso che abbiamo votato, quattro anni fa? Non rischia di diventare, il referendarismo, un comodo alibi per convivere pacificamente con il parlamento e il governo osceno che ci troviamo? “Massì, votate la Cirami, votate la Gasparri, la Bossi-Fini, la Moratti; noi però ci riserviamo il diritto di abrogare qualche cosina ogni tanto”. Quattro crocette per darsi un contegno. E intanto si trasmette l’idea che il corpo elettorale diventi per l’occasione legislatore: bella ipocrisia, chiamare il popolo ad abrogare questo o quel paragrafo, mentre al potere resta chi ha scritto la legge intera.

La legge, poi, secondo me è oscena, ma non più di tante altre. Forse il postero (e anche qualche nostro contemporaneo) avrà qualcosa da dire su un popolo che si scanna per il diritto dell’embrione a chiamarsi individuo e si dimentica dei diritti degli individui chiusi nei Centri di Permanenza. Centri di detenzione illegale, vergogna italiana che bisogna chiudere al più presto (lo ha capito anche Pisanu): però oggi in Italia non si parla di questo. Si parla di diritti degli embrioni e diritti delle madri. Questione importantissima, per carità. Però: chi ha deciso che era una priorità? Una piccola minoranza di raccoglitori di firme. Questo, secondo me, non è sano.

Tanto più che mettere un problema sotto i riflettori, in Italia, non equivale a risolverlo. Significa soltanto gettarlo in mezzo all’eterno campo di battaglia fra guelfi e ghibellini. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ed è inquietante. Fino a un paio di mesi fa l’identità dell’embrione era solo materia di riflessione per occhialuti bioetici. Ma ecco arriva il Referendum! E tac, improvvisamente mezza Italia riconosce come articolo di fede che l’embrione è Vita. Magari poi il referendum lo vinceranno gli altri (personalmente lo spero): ma da questo punto di vista la frittata è fatta. L’embrione è arruolato nelle file di Santa Madre Chiesa. Magari chi sta dall’altra parte penserà a una vittoria del laicismo. Ma i laici veri lo sanno: da questi muro-contro-muro hanno tutto da perdere.

Detto questo, devo spiegare perché invece non mi asterrò. Per protesta, naturalmente.
Non nei confronti dei qualunquisti. Li rispetto, in fin dei conti non sono che un qualunquista più consapevole di loro. No. Protesto contro l’invasione di campo degli Embrionisti, cattolici, laici e Rutelli che siano. Hanno deciso di astenersi anche loro. Vogliono dare alla mia astensione un significato che proprio non ha.
Io volevo astenermi perché mi ritengo non qualificato ad abrogare questa legge; perché credo che il problema non sia la legge in sé, ma il parlamentaccio che l’ha votata: che per avere una legge migliore, occorre semplicemente votare rappresentanti migliori (cosa che, spero, faremo tutti l’anno prossimo). Dopodiché ce ne saranno, di brutte leggi da cambiare. Tra cui questa, che a me non piace.
Gli embrionisti, invece, mi stanno forzando la mano. Sostengono che l’astensione equivalga a quattro No, e che renda indistruttibile la legge, degna di restare immutabile di legislatura in legislatura. Come il divorzio e l’aborto. O il nucleare e la scala mobile. Ma scherziamo?
Astenersi non significa “No”; significa semplicemente “Non so”. Se vincerà l’astensione, gli italiani non avranno detto sì a una brutta legge: avranno semplicemente rifiutato di pronunciarsi, come è loro diritto. E il prossimo parlamento avrà tutto il diritto di disfare questa e altre leggi brutte e immonde. Con buona pace di chi domenica sarà andato al mare, di chi sarà andato in chiesa, di chi se la sarà spassata sul raccordo dell’Adriatica.
A me sembrava così ovvio: ma così ovvio, evidentemente, non è.
Così, per evitare il rischio di passare per un Astensionista Strumentalizzato, domenica vado a votare. E consiglio di andarci anche a voi.
Ma – per quel che mi riguarda – giuro che è l’ultima volta. L’ultimo referendum, intendo. Non mi fregano più.

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34 Comments

  1. Non dico certo che hai torto, anzi.

    Il problema è che “gli altri” rappresentanti, quelli che voterò anche io l’anno prossimo, non sono in grado o non vogliono prendersi l’impegno di cambiare nemmeno la cirami, il falso in bilancio e compagnia, figuriamoci questa legge qui.

    Il dramma ed insieme il senso del referendarismo sta tutto qui.

  2. “per avere una legge migliore, occorre semplicemente votare rappresentanti migliori (cosa che, spero, faremo tutti l’anno prossimo)”

    Rappresentanti migliori come Rutelli, Castagnetti, De Mita, Mastella, Cirino Pomicino?
    Ah… e Prodi? Quello che va a votare, ma si guarda bene dal dire come. Sì, le cambieranno loro tutte quelle brutte leggi.

  3. Condivido le tue motivazioni, ma non la tua scelta (in generale) astensonistica, per un semplice motivo: in linea di principio l’astensione nn puo’ essere motivata dal “non so”. L’indecisione o l’ammisione di non sapere nel caso di referendum puo’ essere espressa in due diversi modi. O con scheda bianca, nel caso volessi far pesare meno il tuo voto dichiarandoti ‘ignorante’, o votando no, cercando in questo modo di lasciare inalterato il lavoro, errato o meno, del parlamento. Anch’io come te mi dichiaro pienamente democratico e infatti nn mi perdo alcuna tronata elettorale, tantomeno i referendum.
    Astenersi e allontanare il raggiungimento del quorum toglie invece la possibilita’ di esprimersi efficacemente a quella parte di popolazione che ritiene di essere in grado di farlo con competenza.
    PS: ah, io voto 4 si =)

  4. Bravo, anche se ero già decisamente schierato per il si, trovo molto giusto ed equilibrato quello che hai detto. Speriamo ci siano anche i candidati giusti da eleggere, ma se non ci sono, non sarà forse necessario trovarli? Non diventerà necessario tornare a fare Politica con la p maiuscola?

  5. Bah, ‘sto referundum ha proprio scassato il cazzo. Ognuno ha avuto tempo e modo si farsi una sua idea e non cambierà di certo grazie al martellamento psichico. Che la smettano col ritornello dell’astensione il papa e tutti gli altri succhiacazzi da sagrestia (preti) e i politici in genere che fanno a gara per creare scalpore con dichiarazioni che si basano su dati medici incerti, tanto più che nemmeno i professoroni che stanno alla TV riescono a mettersi d’accordo: ognuno presenta i suoi dati e probabilmente è interessato alla fetta di finanziamenti che il suo ramo può ottenere/perdere in base all’esito del finanziamento.
    E poi un deputato di Forza Italia o della Margherita dovrebbe saperne più di me in fatto di biologia molecolare?
    E’ così, gente: come fidarsi dei dottori? Basta vedere come si azzuffano sventolando fascicoli di dati che nessuno di noi potrà mai verificare senza arrivare mai ad una conclusione unitaria.
    Ma poi quali rappresentanti? Ma cosa risolvono?
    Qui c’è una crisi vera (quante piccole-medie aziende che conosciamo sono con l’acqua alla gola) che è stata causata da quegli incapaci lavativi (destra e sinistra) chiusi nel porcile parlamentare e dalla casta industriale demenziale per la quale lavoriamo. Poi le cause dove le vanno a cercare? La Cina, l’euro, la guerra, il partito avversario, i borghesi e tutto quello che può fungere da capro espiatorio. Ma loro, tra le cause delle cazzate madornali che succedono, non ci si mettono mai. Buffoni del cazzo.
    E se poi noi per una volta, dico una, decidiamo di dire la nostra (e noi cerchiamo di informarci davvero) se ne escono Ruini, Fini e Fassino e CI dicono cosa votare…eh già noi poveri handicappati non ci possiamo arrivare da soli.
    Tra poco, come faceva ironicamente notare Evangelisti, diranno anche che i referendum sulla costituzione europea in Francia e Olanda non sono più validi perchè la gente scema “si è sbagliata”…piano piano…

  6. Che poi non è capito tanto bene perchè il Neri ha ritenuto di togliere la striscia che propagandava i 4si ai referendum proprio alla vigilia del voto. Mah.

  7. Perché, come spesso accade in occasioni simili a questa, nel corso dei referendum sarà il logo stesso di Macchianera a cambiare per promuovere i referendum.

  8. ‘Astenersi non significa “No”; significa semplicemente “Non so”’

    Nulla di più impreciso. Quasi che l’espressione di un voto sia un a priori e non, come invece è, il risultato di due componenti contemporanee, vale a dire le opzioni di chi lo esprime, d’accordo, ma anche le regole attraverso le quali il voto è destinato ad esprimersi. Interpretare un voto senza tenere conto di quest’ultimo contesto significa non interpretarlo affatto. Secondo le regole del nostro sistema referendario, sto semplificando, l’astensione va ad ingrossare le file del no, produce lo stesso effetto del no. Quindi è (anche) un no, punto. Rifugiarsi dietro affermazioni di principio come quella di Leonardo non solo è fuorviante rispetto alla concretezza; ma, quel che secondo me è peggio, è un atteggiamento perdente.

  9. Un astenersi non puo essere un no. Una forte astensione non puo mai significare un favore allargato verso la legge. Un astenersi e tirarsi fuori dai giochi.E un disinteressarsi del problema.
    Se tengo a cuore la legge e voglio veramente difenderla voto no. Un astenersi non ha ne significato di no, ne di non so. Non è un voto.
    Non si puo proporre di difendere una legge non votando. Sarebbe come sperare di vincere una partita non giocando.Solo che nei referendum di solito la vittoria 3-0 la danno proprio a chi non ha il coraggio di presentarsi.

  10. Io credo che democrazia si anche INTERESSARSI di tutto e scegliere. Non me la sento di demandare completamente le scelte ai politici. Questo è il motivo del referendum e proprio per il principio di uguaglianza tra i cittadini che “bastano” alcune firme per indire un referendum (ma hai idea di quante siano 500.000 firme?). Il quorum è messo perchè i cittadini possano scegliere se vogliono o no che questo argomento sia gestito dal paralamento. Quindi è giusta la tua interpretazione (o almeno io credo lo sia) sull’astensione. MA io non mi faccio mai pregare per esprimere una opinione. In quanto cittadino mi esprimo. SEMPRE.

  11. Astenersi, in questo specifico referendum, potrebbe anche significare semplicemente “Non so”.
    Ma in linea generale non è così e condivido le idee di Naer.
    Aborro i politici che consigliano di non andare a votare: equivalgono ai medici che consigliano ai loro pazienti di non farsi curare.
    Non credo che mi recherò alle urne.

  12. Gli italiani, scegliendo di avvalersi del diritto a non votare, scelgono anche di rifiutare al diritto di lamentarsi, in futuro. Quel che sarebbe necessario fare, in verità, non è mai sufficente. L’elezioni del parlamento non sono esclusivamente dipendenti dal singolo. I referendum sono una possibilità per rimediare agli errori, nostri o di altri che siano. E dobbiamo onorare questa possibilità.

  13. Io non voterò per protesta a quella “prima domanda” poi bocciata dalla Corte costituzionale. Proporre agli italiani la totale abrogazione di una legge, molto limitativa ma che indubbiamente ha anche i suoi pregi, era pura incoscienza, e chi lo ha fatto non è certo migliore di chi pone dei limiti. Il mio voto ai 4 “contentini” rimanenti non lo avranno di sicuro, anche se voterei 3 sì senza il nessun dubbio.

  14. “Gli italiani, scegliendo di avvalersi del diritto a non votare, scelgono anche di rifiutare al diritto di lamentarsi, in futuro”
    ???

    No, assolutamente. Da un punto di vista tecnico astenersi significa davvero “non so, non rispondo, non voglio occuparmene”.
    Credo che sia importante ribadire il concetto, perché invece il fronte astensionista sta cercando di farne passare un altro: che l’astensionismo sia un sistema per blindare questa legge. E’ una stronzata: se volevano blindarla andavano a votare No compatti. La scelta dell’astensione è anche un’ammissione di debolezza, da questo punto di vista.

    Siccome io credo che noi siamo ancora più deboli, e il quorum non lo raggiungeremo (spero di sbagliarmi, naturalmente: ma vi ricordate l’ultimo quorum raggiunto da un referendum abrogativo in Italia?), credo che sia meglio insistere sul fatto che la legge vada cambiata al più presto (come tante altre), non appena avrema un parlamento decente. (Sul concetto di “parlamento decente”, naturalmente, possiamo litigare fino all’anno prossimo).

    Continuare a pensare, invece, che la decenza si possa raggiungere a furia di referendum, è abbastanza patetico, ve lo devo dire. Quelli smontano un Paese e noi ci accaniamo per abrogare quattro paragrafi. Tutta questa energia sprecata.

  15. Anche se proprio non mi piace l’idea dell’astesnionismo referendario aprioristico, concordo con buona parte delle analisi.
    Temo però che per avere un parlamento decente (ergo, ancor prima, “buoni” cittadini in misura maggiroe a sudditi e guelfi e ghibellini) servirebbero parecchie generazioni.
    E tu sai bene come staranno le cose tra una ventina d’anni.. ^_^

  16. Io sono del parere…che nessuno si può permettere (pure la chiesa…) di non dare la possibilità di scegliere…se passerà, starà a noi/voi scegliere di usare o no questa pratica!
    Poi, magari molti non andranno a votare, perchè così qualcuno ha detto o perchè non si è informato e via dicendo, ma poi andranno in svizzera o Paesi vicini, perchè magari lì si può…cosa cambia?Complichiamo le cose a queste persone, ma poi la nostra coscienza sarà in ogni caso pulita?…Bah!
    Che fine ha fatto la democrazia…

    AntRo

  17. Non capisco perché Calderoli e Giovanardi dovrebbero avere più titolo di me ad esprimersi su questi temi.
    Sarò un veterocomunista (pur essendo piuttosto giovane e non iscritto a nessun partito), ma penso che la DEMOCRAZIA sia qualcosa di un po’ più grande della RAPPRESENTANZA e del Parlamento che di questa rappresentanza è il luogo principe.

    La rappresentanza è solo uno degli strumenti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Il sindacato, il conflitto sociale, i media, i club di modellismo e i referendum sono alcuni fra gli altri. Perché rinunciarvi?

    Nessuno strumento è neutro: il Parlamento favorisce le istanze borghesi, la contrattazione sindacale quelle dei lavoratori dipendenti garantiti, il referendum quelle populistiche e “d’opinione”, ecc.
    Utilizzarli il più possibile tutti mi pare il modo migliore di esercitare la democrazia.

  18. In effetti è vero ciò che dice Leonardo: chi, tra gli italiani aventi diritto al voto, saprebbe spiegarmi bene su cosa siamo chiamati a decidere domani e lunedì?
    Io non lo so di preciso, ma so di preciso che se Calderoli, Ruini, Ratzinger (per ragioni ideologiche), Rutelli (per ragioni elettorali) ecc. dicono di fare una cosa, beh….sono tranquillo…io faccio il contrario anche per far loro un dispetto e godere qualche minuto guardando le loro facce se il risultato li ha puniti.
    E’ triste, ma è così.

  19. Notizie dell’ultima ora: anche beppe grillo si è schierato per il voto contro l’astensione, senza specificare se voterà si o no. Fiuuuu! Mi sembrava assurdo e irragionevole che si schierasse tra i macellai della democrazia. Democrazia è voto, è partecipazione, coinvolgimento.

  20. avete letto su beppegrillo.it?
    ogni carica pubblica o religiosa che invita all’astensione commette reato e andrebbe arrestata.
    dobbiamo mettere mano a 2000 nuove carceri…. se basteranno

  21. Gli esegeti dell’astensionismo hanno dimenticato “non ho potuto”. Distrattoni.

    Sul referendum:
    non essendo chiamato a votare dallo Stato, ma da quattro gatti (rapporto firme necessarie/elettori), perché mai devo scomodarmi, se contrario, invece che aspettare che i quattro gatti dimostrino di essere maggioranza da soli? Se loro sono il 50%+1, perché devo muovermi anch’io? Se devo votare perché loro non sono il 50%+1, allora non è molto democratico che una minoranza consapevole di esserlo voglia dettare legge.

  22. Come ti hanno fatto gia’ giustamente notare, il tuo discorso (che condivido e ho apprezzato moltissimo) lo usi per difendere pero’ una scelta “sbagliata”, quella di astenersi.

    Non puoi dire che l’astenersi equivale a far capire che NON SAI.
    L’astensione e’:
    -non so e non voglio sapere.
    -non so magari nemmeno che si vota
    -non mi interessa
    -refrendum? cos’e’?
    -votare? non grazie io vado al mare, tanto non si cambia niente
    -vaffanculo tanto son tutti ladri
    ECCETERA

    Questo e’ quello cui ti mescoli se NON voti, in PIU’ tutti gli stronzi che si astengono per votare NO. Tra l’altro io (in forza della Leggi: l’art 98 del Dpr. 30 marzo 1957 n°361 e successive modifiche Titolo VII, relativo alle elezioni alla Camera e al Senato e la legge del 25.5.1970 n. 352) mi informero’ per denuciare le personalita’ che ricoprono incarico pubblico (anceh “di culto) che hanno incitato i cittadini a non votare.

    Per fare quello che dici tu lo strumento c’e’, e’ perfetto: LA SCHEDA BIANCA.
    Io voto infatti due schede bianche su 4.
    Pensa, scenario ipotetico: quorum 55%. Bianche 70%, SI 20%, NO 10%. Non credi sarebbe un sengale forte, ceh la gente si e’ rotta il cazzo e non riesce a decidere sul queste cose?? Va bene, per una volta di fatto farai decidere gli altri (i SI nel mio esempio), ma i politici si renderanno conto che il 70% dei votanti non e’stato in grado di esprimersi, o non ha voluto.

    Un saluto,
    buona democrazia a tutti

  23. Le leggi le fa il popolo italiano (la maggioranza di esso) per mezzo del Parlamento (la maggioranza di esso). Può capitare che parte del popolo italiano ritenga che il Parlamento ha rappresentato la volontà di una minoranza, nell’emanare una legge. E propone un referendum abrogativo, ovvero invita la presunta minoranza a “correggere” il Parlamento. La presunta minoranza, non la rappresentata maggioranza. Se il popolo voleva altro, voterà. Se il popolo si sente giustamente rappresentato, se ne starà a casa: altrimenti, appunto, c’è il rischio che passi il voto di una minoranza, perdipiù consapevole di essere tale. Il che non è corretto. O mi sbaglio?

    Le motivazioni alla base del non voto sono sicuramente diverse: per convinzione, per impossibilità, per disinteresse eccetera. Però hai uno strano modo di fare: se tu non voti, dici, finisci per essere accomunato alla feccia dell’umanità (così sembrano quelli che non hanno mai messo piede in una cabina elettorale). Quindi vota.
    E allora, chi vota sì per convinzione? Non è forse accomunato a chi vota sì per antiberlusconismo, anticlericalismo e altre cretinate. E allora, perché votare sì (o votare)?

  24. GIusto quello che dici su chi vota SI, la “feccia” come dici te e’ ovunque.
    I miei erano ovviamente esempi provocatori, e ti ripeto che condivido pienamente il post di leonardo, ma non sulla scelta.

    Leggiti anzitutto gli articoli che ho messo su. anzi, te li riposto come link qui (v. art 98)e qui (art. 51)

    E ti INTEGRO le mie parole con alcuni brevi articoli della Costituzione:

    art 48, comma 2:
    “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”.
    (DOVERE CIVICO!)

    art. 50:
    “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.”

    art. 71:
    “L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

    Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.”

    In piu’ ti aggiungo, (a conferma della mia -come voi- contrarieta’ all’uso eccessivo dei Referendum, cui pero’ si DEVE votare) che il numero di firme necessarie per indire un referendum, e’ stato previsto dai costituenti in un momento in cui gli Italiani erano 47 milioni circa, quindi dovrebbe essere debitamente aumentato in rappporto ai 57 milioni odierni.
    Il tutto e’ disciplinato dall’art 75:
    “Art. 75.

    È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

    Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

    La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    La legge determina le modalità di attuazione del referendum. ”

    Ti saluto, per polemiche, informazioni, domande, discussioni, contattami via email o sul mio blog (dove il 10 Giugno ho fatto un lunghissimo post sul Referendum se ti interessa, sostenendo tra l’altro anche un paio di schede bianche)

  25. Per comodità me ne resto qui.
    Mi pare che siamo d’accordo su tutto. Le citazioni mi sembrano fuori luogo.

    Quel “dovere civico” poi non significa nulla, è una di quelle infelici espressioni retoriche tipo “fondata sul lavoro”, prive di significato giuridico.
    Dal punto di vista “etico”, invece, mi pare scorretto citare il “dovere civico” senza rilevare le situazioni differenti tra votazioni che necessitano di quorum e votazioni valide a prescindere da esso. Anzi, il “dovere civico” nell’uno e nell’altro caso è monito rivolto semmai ai menefreghisti o disinteressati: gli altri, quelli che si astengono per far mancare il quorum (oppure, meglio: perché spetta ad altri dimostrare di essere maggioranza) partecipano attivamente scegliendo di non votare.

    Curiosamente, non mi pare di aver letto, due mesi fa, che gli astenuti delle regionali sono venuti meno al loro “dovere civico”.

  26. non concordo per nulla con quanto dici, ma ora non ho il tempo di replicare troppo in dettaglio.

    Cmq oltretutto confondi (mescoli) due elezioni diverse. Quelle per el;eggere i Nostri Rappresentanti, che faranno le Leggi in Parlamento e governeranno (quelli messi al Governo dalla Maggioranza), e ci mancherebbe che per qsto ci volesse un Quorum. Chi vota decide, chi no, NO. Mica si puo’ aspettare che la gente voti tutta, per avere un Governo.

    Il referendum invece CANCELLA, toglie, parti di Leggi create dai rappresentanti del Paese. Sarebbe inaccettabile che cio’ avvenisse per decisione di una maggioranza di una minoranza. Porterebbe a molta confusione, e rallenterebbe di continuo i lavori parlamentari.

    Sul dovere civico, per me non c’e’ differenza tra nessuna votazione. Non ne senti parlare forse anche perche’ non c’e’ nessuno che per le Regionali invita a stare a casa, e vota di sicuro molto di piu’ del 25% degli Italiani. O no?

    Detto cio’ devo scappare. Se ti va di passare sul mio blog avevo spiegato molto in dettaglio le mie idee sul referendum.

    Se no, grazie per la discussione!

  27. Non capisco: dici esattamente quello che dico io.

    L’unica divergenza l’abbiamo sul “dovere civico”: continua ad essermi oscuro il fatto che il 25/30% chiamato “fisiologico” di astenuti ad ogni elezione non sia mai stato rimbrottato per questo costante venir meno al “dovere civico”, cosa incredibilmente grave, a quanto pare, quando fa comodo.

  28. “Dal punto di vista “etico”, invece, mi pare scorretto citare il “dovere civico” senza rilevare le situazioni differenti tra votazioni che necessitano di quorum e votazioni valide a prescindere da esso”

    Non concordavo su queste affermazioni, e mi sembra di averlo spiegato.
    Per il resto forse concordiamo piu’ di quanto mi sembrava.
    Il fatto di quel 25% che dici e’ verissimo.
    Ma chi non vota perche’ non vota mai, non ha senso civico, in pratica. Chi non vota per far vincere il NO unendosi a chi non vota per mille altri motivi, e poi come sti giorni sostiene di essere una maggioranza, e’ un disonesto, politicamente parlando, ovvio. E la cosa e’ ben piu’ grave.

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