Caro Riccardo (Orioles, n.d.r.),
sappi che, dopo i tuoi commenti a due-post su Macchianera, ho in mente di scrivere questa lettera aperta da due giorni. Come ho già avuto modo di dire, capita che un post ti riesca meglio pensato sul posto di lavoro, durante una riunione, in macchina, al cesso, piuttosto che quando hai una tastiera sotto le dita. L’ho pensato perfetto, e poi non ho colto l’attimo: quando ho avuto occasione di collegarmi s’erano già fatte le cinque del mattino, e allora puoi immaginare: la botta di sonno, la stanchezza della giornata, un filo di senso di responsabilità nei confronti dei colleghi che si sarebbero svegliati di lì a poco sono bastati perché il “carpe diem” se ne andasse a farsi fottere e il “post perfetto” s’annebbiasse assieme a tutti gli altri pensieri in concomitanza con l’inizio della fase REM. Quindi metto le mani avanti: non garantisco sul risultato. E nemmeno sono in grado di promettere che seguirò la traccia.
Però dico questo – e lo dico, questo spero tu lo sappia, nutrendo un’immensa stima per quel che hai fatto e continui a fare, tra immense difficoltà che io conosco e magari altri no -: non sono d’accordo su quasi tutto (il che è più che normale, dal momento che tu stesso per primo hai espresso il tuo dissenso su Macchianera).
Dici che non ti è piaciuto lo scherzo del sito sequestrato. Cito:
Il
“pesce di maggio”, ovvamente, non m’è piaciuto affatto. Intanto perché c’è di mezzo un
Luca Sofri, che per me è semplicemente un pezzo di
Ministero della Comunicazione (il fatto che faccia blog anche lui, che usi il nostro linguaggio, che ci sia simile sociologicamente, non mi commuove affatto); eppoi perché mi lascia capire che l’istinto nostro sarebbe di andare avanti a feste della matricola e casomai qualche volta occasionalmente anche a manifestazioni per il Vietnam Libero o Contro i Padroni. Invece qua c’era – e c’è – la possibilità di sostituire
Repubblica o il
Tg1 o
Berlusconi, di cominciare a far vivere, al di fuori dell’industria del consenso, proprio l’informazione. Scusate il vocabolario retrò, ma oggi sono proprio incazzato e quindi esco proprio al naturale.
Non sei il solo a non aver apprezzato l’iniziativa: sei in compagnia di tanti che ci sono cascati e stavano per dare la notizia, o di quelli che han sempre pronto in tasca il “non si scherza su queste cose”. A me invece piace non piacere, e piace proprio perché qualcuno non lo sopporta. Un po’ come accade alla satira, insomma, quando è fatta bene, quando arrivano le lettere di protesta di quelli che non hanno capito, e le lettere di quelli che hanno capito benissimo.
Decidere di fare uno scherzo è un po’ come essere schiavi del gusto della battuta: sai che qualcuno se la prenderà, ma pensi sia bella e quindi nessuno ti può trattenere. Poi lo fai perché sei un po’ stronzo, questo va da sé. E qualche volta – lo ammetto: solo in parte – perché è un buon mezzo per comunicare un pensiero.
C’è una cosa che ti è sfuggita, Riccardo, una cosa che invece credo di essere riuscito bene a spiegare ai ragazzi di “Articolo 21“: che le leggi citate nel contesto di quella burla erano tutte vere. E dicevano una cosa semplice semplice: che se a rivelare il contenuto degli omissis del rapporto USA sul caso Calipari fosse stato un cittadino americano – anche uno in buona fede, come me, o il greco dell’ANSA, o il messinese di Repubblica, e mi fermo qui, perché manca “il marsigliese” e poi la Banda della Magliana è al completo – sarebbe stato a tutti gli effetti considerato persona condannabile ad una pena che va “da dieci anni alla pena di morte” per aver compromesso la sicurezza nazionale, rivelato importanti informazioni militari al nemico e tradito il proprio paese. Un terrorista, insomma. Anzi, senza “insomma”: un terrorista e basta.
Questo ti è sfuggito, Riccardo.
Poi, francamente, non capisco il riferimento a Luca Sofri. Anzi, a dire il vero, non capisco tutta questa retorica del “noi” e “loro”. La comprendo poi ancora meno se applicata a Luca Sofri in particolare. Se si continua a parlare di blog, “dell’internet” (come dici tu) non è solo merito dei gianlucaneri che provano a fare i copia&incolla su un documento o dei gianlucaneri che si divertono a fare scherzi idioti, ma anche – e direi soprattutto – dei lucasofri che ne parlano alla radio, dei filippofacci che ne scrivono sui giornali, delle selvaggelucarelli che vanno a fare le opinioniste all’Isola dei Famosi. E poi, sì, alla fine anche dei beppegrillo che ne parlano a teatro.
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