Il branco

Uno Zambardino da conservare (qui la prima parte e qui la seconda nella loro interezza).

Vittorio Zambardino…Se una parte del gruppo decide che tu sei aggressivo e maschilista, tu puoi anche farti trapiantare il cervello, il gruppo dirà che sei aggressivo e lo hai dimostrato col tuo gesto così estremo. Ed eccoci alla telematica e ai suoi assunti di base. Per telematica intendo la partecipazione ai forum, alle chat, ma anche una lettera all’autore di un articolo, solo perché scritta con la posta elettronica, che per molti significa mandare all’altro parole cosi’ forti da cancellarlo dalla faccia della terra. […] Il valore aggiunto, la diversità della telematica sta qui, in questo emergere di una conflittualità pura e spesso inconsapevole. Mi capita di ricevere messaggi nei quali mi danno del pecorone, ometto, falso, venduto, disinformato e incompetente. Poi tu gli scrivi chiedendogli: scusi, ma perché mi insulta? E quello: io l’ho insultata? Ma per carità, anzi guardi mi dispiace. Questa inconsapevolezza del conflitto affonda in una forma specifica che la mente assume nel comunicare con questo strumento: la frammentarietà della coscienza o meglio:l’ignoranza del contesto del testo. Non sto cazzeggiando alla Umberto Eco, ho una cosa da dire, un secondo di pazienza.
Chiunque legga un testo, sia esso un pezzo di giornale, uno sms o i Promessi Sposi, può scegliere fra più livelli di lettura. La meno consigliabile delle quali è quella che si sofferma su ogni particolare. […] Il lettore telematico ha una lettura spezzata, frammentata, che si sofferma su ogni singolo particolare e perde totalmente di vista il contesto e il senso della “fiaba”. Operazione non “oggettiva” questa, serve per poter esercitare sentimenti diversi – l’invidia, la gelosia, il desiderio di distruggere la persona cui si scrive. In genere il lettore che scrive al giornalista ha sulla testa questa aureola sulla quale sono scolpite a fuoco le parole: “Perché tu e non io posso scrivere su un giornale, o pezzo di merda?”.
[…] Questa appena citata è l’obiezione tipo portata dal telematico scrivente. Che non è solo il lettore di giornali, ma anche il partecipante a chat, forum, quant’altro. L’aspetto più curioso è l’indifferenza dei retroterra culturali. […] Qui non si discute se abbiano ragione o meno nel merito, perché abbiamo visto che il merito conta assai poco, conta la dinamica. Guardate quello che succede nei forum che si scatenano nello spazio commenti di qualche blog, anche qualcuno di Repubblica.
Una nebulosa di incazzati ha preso quasi del tutto ad ignorare il contenuto dei post per dar libero sfogo a una furia del tutti contro tutti che somiglia al lancio delle arance al carnevale di Ivrea. Peccato che invece che arance lancino sterco intellettuale. Adesso non veniamo fuori con la questione del “che fare?”. Non c’è niente da fare, basta non lasciarli fare fino in fondo. Anni fa il sistema telematico Agorà, gestito dai radicali, fu virtualmente affondato da una “banda” di adulti in vena di mattana, cui nessuno si fece carico di ricordare che esiste la realtà. Gli adulti in questione hanno poi scritto dotti libri sulla comunicazione telematica.
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16 Comments

  1. guardi, ero gia’ qui pronto ad insulatere lei e tutti quanti senza leggere il post, poi l’ho letto e mi ha disorientato… adesso penso che andro’ fuori a picchiare qualche vecchietta.

    No, bel post, davvero! Certe zuffe telematiche non si capiscono davvero. Mi sembra un po’ come quelle persone che vanno allo stadio pronte solo a distruggere qualcosa, indipendentemente dal fatto che si svolga una partita o meno. C’e’ tanta rabbia repressa in giro. E la gente dovrebbe chiedersi di piu’ perche’…

    saluti

  2. guardi, ero gia’ qui pronto ad insulatere lei e tutti quanti senza leggere il post, poi l’ho letto e mi ha disorientato… adesso penso che andro’ fuori a picchiare qualche vecchietta.

    No, bel post, davvero! Certe zuffe telematiche non si capiscono proprio. Mi sembra un po’ come quelle persone che vanno allo stadio pronte solo a distruggere qualcosa, indipendentemente dal fatto che si svolga una partita o meno. C’e’ tanta rabbia repressa in giro. E la gente dovrebbe chiedersi di piu’ il perche’…

    saluti

  3. Il discorso di Zambardino è condivisibile, tenendo però conto che la storia della ‘fiaba’ va usata con un po’ di cautela, altrimenti diventa un alibi.
    Zambardino stesso, tanto per dire, questa settimana in un articolo ha definito il ‘reverse engineering’ come “la ricaduta di pace di ciò che è pensato per la guerra” (http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/scenedigitali/errorebanale/errorebanale.html). Sarà un lapsus (capitano a tutti), ma rimane un’ inesattezza pesante per un giornalista che scrive di tecnologia su uno dei maggiori quotidiani italiani, non rimediabile IMO con il dire ‘stavo raccontando una fiaba’.

  4. Spesso la causa è dimenticare che oltre gli schermi ci sono persone, scriviamo e li commentiamo come fossero entità astratte. Ci scrivono e ci commentano come se noi stessi fossimo entità astratte.

  5. Secondo me non e’ proprio che ci si dimentica che ci sono persone di la’ dal monitor, il fatto e’ che la comunicazione telematica e’ molto piu’ “protetta”, e non c’e’ tutto il rischio e il mettersi in gioco che ci sarebbe in un conflitto reale, magari faccia a faccia. Qui si e’ lontani, seduti di fronte al pc di casa o dell’ufficio. E spesso coperti da un nickname o addirittura dall’anonimato…Molto piu’ facile offendere e sfogare la frustrazione e la rabbia accumulate per tutt’altre dinamiche e ragioni ;egate al proprio vissuto.

    Quanto all’analisi di Zambardino, e’ veramente un bel pezzo. Condivido tutto quanto dice sulla comunicazione telematica. Mi lascia invece un po’ perplesso l’analisi sulla discussione e sulla comunicazione reali. Il fatto che non esista un nocciolo…mah…
    Mi ritiro a riflettere…

  6. Poteva scriverlo meglio. spesso lo complica gratuitamente, ma è un capolavoro. Un capolavoro.

  7. “Ci scrivono e ci commentano come se noi stessi fossimo entità astratte”. Secondo me il punto è che lo siete, entità astratte voglio dire. O almeno dovreste esserlo. Io sono uno di quelli che, qualche volta, l’ha scritta una lettera piena di insulti, o cmq ha partecipato a ‘ste cose. Non ne vado fiero, ma mi piace pensare che il 50% (abbondante) del “valore” o della valenza di un pezzo sia dato dal lettore, e trovo inutile una disamina del modo in cui il lettore legge, perchè è diverso per ognuno di noi. La parte riguardante l’invidia credo sia una stronzata; nel senso che allo scrivente piace masturbarsi pensando di fare qualcosa che resterà, mentre getta solo un sasso nello stagno e nell’istante in cui il sasso lascia la mano non è già più suo. E’ un problema della personalità dei giornalisti, o degli (oddio!) opinionisti, di pensare di essere quello che fanno, mentre dall’altra pate c’è molto più sale in zucca di quello che pensano. Forse gli insultatori fanno qualcosa che avrebbero sempre voluto fare, ma che solo il mezzo telematico gli dà la possibilità di attuare. Distinguerei i commenti in blog, chat ecc dalle lettere ai giornali, quest’ultime richiedono un passaggio in più che non è del lettore di post, ma dell’intellettuale che crede di avere qualcosa da dire. Bisogna che qualcuno degli scriventi ammetta, però, che qualche volta se la cercano, e altre volte partono per primi nel gioco della spersonalizzazione. Spesso scrivono come se non fossero loro a farlo, e poi non si lamentino.
    Cmq, bel post, complimenti.

  8. Ho notato che spesso scrittori (vedi recentemente Piperno) o giornalisti (moltissimi) spiegano le critiche o gli insulti ricevuti con un banale problema di “invidia”. Cioé io, dopo aver letto un romanzo orrendo, o un articolo di giornale fazioso, scorretto, totalmente incoerente col personaggio che scrive, e notando che l’autore in questione ci guadagna sopra dei bei soldoni impunemente, non posso permettermi di dare dello “stronzo” a quell’autore perché sennò sono invidioso, rosicone, represso, e via dicendo. Ammettendo che uno scriva i commenti ai post per invidia, che senso ha invidiare chi si sta criticando? E poi, scusate, se uno volesse fare lo scrittore o il giornalista, dovrebbe al limite invidiare gente che vale e che ha dimostrato qualcosa (Enzo Biagi, Indro Montanelli, o altri di questo calibro). Che senso avrebbe, invece, essere invidiosi di gente che fa il giornalista perché si è alleato con un certo leader politico e adesso ne sfrutta le conseguenze (dirette o indirette, chi ha orecchie da intendere intenda)?. O essere invidiosi dei giornalisti che danno un colpo al cerchio e uno alla botte e che in questo modo si autoincoronano autori “liberi e indipendenti”? E i cerchiobottisti purtroppo sono in continuo aumento. A volte, forse, l’insulto è l’unico modo per parlare con degli autori che conoscono solo una lingua, che é ancora più deprecabile dell’insulto: la presunzione.

  9. Ciao Gianluca,
    grazie per il giudizio lusinghiero, ma se non la pianti di pubblicare quella foto di undici anni fa, dove ho barba e capelli neri, ti faccio causa, cosi’ ti condannano a pagare i miei antidepressivi.
    vz
    p.s.
    sto typekey funziona col culo

  10. Io lo trovo scritto bene, invece. Sarebbe davvero un capolavoro, come dice Facci, se l’autore ci avesse preso nella sostanza, cosa che non è. Senza troppe menate, il punto (che è semplice, molto più terra terra di come la mette Zambardino) l’ha preso in pieno Abboriggeno qualche commento più sopra.

  11. Però qui non si s’insulta molto e devo dire neanche nella maggior parte di blog. In fondo complessivamente nel mondo virtuale non si insulta molto di più che nel mondo reale. Con la differenza che qui anche se si insulta nessuno va all’ospedale. Le questioni sono due: si scrive e si deve leggere molto, forse troppo, ed a volte si preferisce soffermarsi sugli stimoli della polemica che su quelli della riflessione, ma anche qui non mi sembra che ci si allontani da un consolidato modo di fare dell’italiano medio. Secondo, le polemiche che si fanno in punta di idee e di stile stimolano il tenzone dialettico: più che l’originalità dell’idea che stimola è la competizione verso l’ideatore. A parole siamo un popolo agonista. Comunque sempre meglio a parole che a mazzate!

    Devo dire che la discussione più violenta che c’è stata su questo blog fu a proposito dell’intervento di wu ming su l’attentato di Nassirya. Quella, ad esempio, fu una vera discussione violenta e deprecabile.

  12. No è vero, la discussione telematica rende tutte le superfici levigate. Non a caso si ricorre alle emoticons.
    Però mi pare che il ragionamento si applichi altrettanto bene ai blog, e al senso di sofferenza che nutrono versono l’establishment, o no?

    ciao

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