E’ già atterrato in Paradiso: viabilità celeste in tilt

lia_zap.gifGiovanni Paolo II visto da Andrea Pazienza“Siate lieti, io lo sono”: così parla un cristiano con le palle. Che in ventisette anni ha dato tanto alla Chiesa, alla pace, alla lotta contro le ideologie, al dialogo interreligioso e, giusto ricordarlo, anche alla satira. E siccome ogni albero dà i frutti che ha, Bendix e Lia Celi non possono che commemorare Giovanni Paolo II con una piccola antologia di “schegge” satiriche a lui dedicate e apparse su Clarence dei tempi d’oro. Roba di un passato recente, che sembra già lontanissimo. Ragli d’asino che di sicuro non arriveranno in cielo (al quale peraltro non erano destinati, ci mancherebbe), ma non è detto che una commemorazione untuosa e coccodrillesca avrebbe ali molto più robuste.

(La vignetta è © Andrea Pazienza)


IL KAROL ESTINTO (antologia)

1998: SPECIALE VENTENNALE WOJTYLA

Papa che vince non si cambia!
Offerta speciale dalla Polonia: «Se volete ve ne mandiamo un altro»

CRACOVIA. Dura da vent’anni, piace a tutti, ha fatto centinaia di migliaia di chilometri, a parte qualche acciacco, fa ancora il suo dovere: perché cambiare marca? Molti cattolici vedono con favore la proposta che arriva dalla Polonia: prenotare un altro papa polacco per il prossimo millennio, a prezzo speciale. «Giovanni Paolo II – dicono dai cantieri Croszefiszus (ex Lenin) di Danzica – ha dimostrato al mondo la qualità della nostra industria pesante. Disegnato negli anni 20 da ingegneri di formazione tedesca e costruito in puro acciaio baltico, il “Wojtyla” ha abbattuto muri, attraversato oceani, va benissimo in montagna e ha forato solo quando è stato preso a pistolettate. Oggi lo stesso tipo di papa è disponibile in versioni anche più robuste e moderne, e se il Vaticano è d’accordo, possiamo rottamare il vecchio Wojtyla e fare un consistente sconto su quello nuovo». Il soglio di Pietro sarà dunque targato Polonia per altri vent’anni? Non è detto. I critici rilevano la sua concezione antiquata del «Wojtyla»: richiede famiglie numerose, si è dimostrato un po’ scomodo per le donne single e per i giovani che vogliono divertirsi, mentre gli omosessuali non amano la sua linea troppo rigida e severa. Secondo i detrattori, insomma, i modelli di papa alla «Karol» vanno bene solo per i mercati dell’Africa e dell’America Latina. «E poi, diciamolo – afferma un cardinale che preferisce rimanere anonimo -, questi papi polacchi hanno un difetto nel cambio. Sono vent’anni che la Chiesa va a marcia indietro».

Bolletta papale per «Porta a Porta»

La telefonata di Wojtyla era a carico del destinatario!

ROMA. Brusco risveglio dall’estasi mistica per Bruno Vespa, dopo l’ormai leggendaria telefonata in diretta di Karol Wojtyla nel suo talk-show sui vent’anni di pontificato. La chiamata papale, internazionale e a carico del destinatario, rischia di sbancare il bilancio di viale Mazzini. Il Papa ha scelto prudentemente di addebitare i costi alla Rai, conoscendo le lungaggini e la disorganizzazione dell’emittente di Stato: per intervenire in trasmissione per pochi secondi, Wojtyla è dovuto rimanere all’apparecchio per un’ora e mezza, ascoltando profane musichette d’attesa e ripetendo a trentasette segretarie, quarantuno funzionari e cinquantacinque capistruttura diversi le sue generalità e il motivo della chiamata. Vespa ha cercato di giustificare l’accaduto al consiglio d’amministrazione della Rai con motivazioni soprannaturali: il Papa, non avendo sottomano pani né pesci, avrebbe miracolosamente moltiplicato gli scatti. Per evitare la bancarotta, la Rai, cattolica ma oculata, è passati alle contromisure: i telefonisti, in caso di altre telefonate a nome «Karol Wojtyla» (ne sono arrivate al «Lotto alle otto», alla «Zingara» e perfino a «Chi l’ha visto?», hanno l’obbligo di rispondere «Sia lodato Gesù Cristo» e riagganciare immediatamente.

La più cara amica del Papa si confida

La Madonna: «Io gli regalo una cravatta»

PARADISO. «E’ tanto gentile, mi chiama tutti i giorni. Neanche mio figlio mi è così affezionato». Seduta sulla sua nuvoletta ricamata all’uncinetto, Maria di Nazaret sta impacchettando il regalo che offrirà al suo più ardente ammiratore per i vent’anni di papato: una stupenda cravatta bianca e gialla. Il loro rapporto dura da moltissimi anni, fin da quando il giovanissimo Karol Wojtyla la vide in una chiesa di Cracovia e cominciò a portarle mazzi di fiori tutti i giorni. «Era così aitante e romantico – ricorda Maria -, ma anche tanto timido. Si sa come sono questi slavi. Mi parlava solo in ginocchio e con gli occhi bassi, e non ha mai avuto nemmeno il coraggio di invitarmi al cinema o a prendere un caffè. Quando ha saputo che ero sposata con Giuseppe e avevo un figlio già grande, ha deciso di farsi prete. Se lo avessi incontrato duemila anni fa – sospira Maria -, forse la nostra vita sarebbe stata diversa.» Wojtyla però non l’ha mai dimenticata: si circonda dei suoi ritratti, si ricorda di tutte le sue feste e le ha dedicato molti appassionati discorsi. La Madonna sorride: «Lo so, siamo una coppia un po’ buffa. Lui settantotto anni, io duemilaquattordici. Ma per Karol sono sempre una ragazzina. Anzi – aggiunge arrossendo -, una vergine».

Fumata rossa a Palazzo Chigi

Incarico a Massimo D’Alema: «Si sbalio, vi corrigerete»

ROMA. A vent’anni esatti dall’elezione di Karol Wojtyla, una nuova rivoluzione nei palazzi romani. Un uomo venuto dal mondo comunista ascende al soglio più «bianco» del mondo: la presidenza del Consiglio italiano. Un filo di fumo dall’inequivocabile colore rosso, salito dai tetti di Palazzo Chigi, ha annunciato l’incarico a Massimo D’Alema, primate di Gallipoli e arcivescovo di Botteghe Oscure. D’Alema ha accettato l’investitura di Oscar Luigi Scalfaro in ginocchio, poi, con la cordialità che gli è abituale, ha invitato il Presidente della Repubblica a rialzarsi. Nel cortile dell’edificio si stanno già raccogliendo frotte di pellegrini provenienti dall’Emilia e dalla Toscana per rendere onore al nuovo premier, e già si parla di miracoli: un Ulivo praticamente morto è improvvisamente rifiorito, l’Unità ha venduto cinque copie in più, Livia Turco sembra quasi carina e a Cossiga è venuto un herpes sulla lingua. Fioriscono i pronostici sul nome che il Pontefice Massimo sceglierà per il suo mandato: alcuni puntano su Palmiro Alcide I, altri su Blairio II, altri ancora su Ammazzasilvio, ma i dubbi verranno sciolti fra poche ore, quando D’Alema si affaccerà al balcone di Palazzo Chigi per salutare la folla adorante e per spingere Walter Veltroni giù dalla balaustra.

God Vibrations: meglio di Fausto Papetti!

Con il ciddì del Papa si cucca un casino!

ROMA. Bastano poche note e i sedili dell’automobile si ribaltano da soli. Sarà la calda voce da Barry White bianco di Karol Wojtyla, sarà l’intrigante tappeto musicale fornito dagli arrangiatori di Patty Pravo e Gianni Morandi, ma “Abbà Pater”, il compact disc con la voce del Papa, è già schizzato in vetta alle classifiche delle musiche più adatte a surriscaldare un rendez vous, superando vecchi classici come “Je t’aime, moi non plus” e “I Feel Love”. Che l’album papale non favorisse solo la comunione delle anime ma anche quella dei corpi è apparso chiaro fin dalla presentazione in Vaticano di “Abbà Pater”: anziane religiose si sono lanciate in strip tease in stile “Nove settimane e 1/2”, mentre i prelati più compunti si sorprendevano a muovere ritmicamente il bacino. Sembra che il Santo Padre sia soddisfatto, anche se all’inizio quel titolo non lo convinceva molto. “Gli Abba sono roba da pensionati – avrebbe osservato -, per piacere a giovani molto melio chiamare brano Skunk Anansie Pater”. Ora per il remix pontificio fioccano le prenotazione da parte di discoteche trendy e club privé. E per la prossima estate gli studi di Via della Conciliazione stanno confezionando altri hit, da “Rave Maria” (uno scatenato rosario trance-hip-hop) a un impertinente musical sulla vita di papa Paolo VI, “The Full Montiny”.

Il Papa svela l’ultimo mistero della celebre spogliarellista portoghese

Il terzo segreto di Fatima: «Porto solo slip di seta nera»

LISBONA. Veder messi in piazza i dettagli della propria intimità è sgradevole. Quando a farlo non è la stampa rosa, ma un anziano pontefice che dovrebbe occuparsi di ben altro, l’imbarazzo si somma alla rabbia. E la rabbia della vedette portoghese dello striptease che da anni si esibisce col nome di Fatima è tanta. «Sono sempre stata una buona cristiana – brontola l’artista, le cui danze conturbanti hanno sempre stuzzicato la fantasia dei cattolici di tutto il mondo – ma adesso non ne posso più. Sono anni che i preti parlano dei tre segreti di Fatima, come se da me dipendessero i destini del mondo». La sua incredibile vicenda è cominciata alcuni anni orsono, quando l’artista, durante una passeggiata in campagna, si mise a chiacchierare con tre ingenui pastorelli incontrati per caso, e raccontò loro alcuni aneddoti della sua vita privata, raccomandando scherzosamente ai fanciulli di tenere il segreto. I ragazzini, impressionabili e molto devoti, andarono a confessarsi dal loro sacerdote, che a sua volta, in preda all’eccitazione, riferì tutto ai superiori. «Da allora non ho più pace – lamenta la povera Fatima -. I miei primi due segreti, e cioè che non sono una bionda naturale e convivo con un batterista bisex, sono ormai sulla bocca di tutti. Il terzo, un particolare sulla mia biancheria intima preferita, è arrivato perfino all’orecchio del Papa, che minaccia di spiattellarlo domenica prossima, durante la sua visita in Portogallo». Ma Fatima potrebbe non essere l’unica vittima della febbre da «gossip» che ha colpito Wojtyla. In occasione del suo prossimo viaggio nel principato di Monaco, il pontefice potrebbe decidere di rendere pubblico il quarantottesimo segreto di Carolina di Monaco.

Grazia al cavolo: adesso Karol esagera

«Per il Giubileo zoologico liberate tutti i leoni»

ROMA. L’amnistia generale per onorare il Giubileo dei detenuti non basta. Ora il Vaticano vuole di più. In occasione del Giubileo degli zoo, che si celebrerà a Roma alla fine di giugno con un grande pellegrinaggio in Piazza San Pietro di tutte le famiglie animali e una storica messa officiata in quattro lingue (ruggito, barrito, scimmiese e latino) il Pontefice chiede allo Stato italiano di aprire, con un atto di clemenza, le gabbie di leoni, tigri, orsi e serpenti in cattività presso i giardini zoologici di tutto il paese. La richiesta papale ha suscitato, com’era prevedibile, un vespaio di polemiche. Il ministro della Giustizia Piero Fassino si è detto perplesso. «Sono disponibile a migliorare le condizioni di detenzione negli zoo – ha detto -, ad aumentare le razioni di carne fresca e perfino a consentire ai leoni un’ora di affettività settimanale con le loro compagne. Ma quanto all’amnistia, bisogna decidere caso per caso. In alcune situazioni si potrebbe consentire alle tigri che hanno dato prova di ravvedimento di lavorare qualche ora al giorno fuori dalla gabbia, magari in un circo». Nel centrosinistra, i Verdi vorrebbero dare alle belve feroci non l’amnistia, ma addirittura la Grazia, sempreché la Francescato accetti. Secondo i Popolari, se il Papa ha perdonato le sofferenze inflitte dai leoni ai primi Cristiani, anche il governo può e deve passare sopra a qualche gamba di custode ingoiata in un raptus di follia. Posizioni eterogenee nel Polo: Lega e An respingono un provvedimento che, stante l’origine africana e asiatica di leoni e tigri, aumenterebbe a dismisura la popolazione extracomunitaria sul suolo italiano. A sorpresa, Forza Italia non ha preso posizione: «Nessuna belva è in gabbia per corruzione, concussione, falso in bilancio e associazione mafiosa – osserva Domenico Contestabile – dunque non è il caso di affannarsi tanto».

Nuovi Calvari: suggestiva cornice per i riti del Venerdì santo

Wojtyla: «Celebrerò la Via Crucis alla Malpensa»

MILANO. Il Figlio dell’Uomo sballottato da un aeroporto all’altro come un agnello sacrificale, che si trascina, carico di bagagli, fra sportelli chiusi e cancelli d’imbarco deserti, navette inesistenti, tassisti avidi e tabelloni traditori. Un povero Cristo inchiodato in una sala d’aspetto e sbeffeggiato dagli altoparlanti mentre gli scribi e i farisei dell’Unione Europea congiurano e il governo, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani. Ecco l’immagine che stasera Karol Wojtyla evocherà nella tradizionale Via Crucis. Nell’anno del Giubileo, il rito sarà celebrato nel luogo di passione più emblematico per l’uomo del 2000: l’aeroporto della Malpensa. Un’impresa estenuante per un uomo anziano, provato e avvezzo a viaggiare in modi molto più confortevoli, e i prelati più vicini al Papa hanno tentato di dissuaderlo. Ma tutto è stato inutile. «Migliaia di uomini, donne, e perfino bambini affrontano ogni giorno quel calvario – ha risposto Wojtyla -. Come capo della Cristianità devo condividere le stesse sofferenze». Così i cattolici assisteranno in Mondovisione al toccante spettacolo di un Wojtyla che cade tre volte nell’atrio sotto il peso di un’enorme valigia, compianto da una comitiva di turiste portoghesi. Lo vedranno accettare umilmente l’aiuto di Simone, un nerboruto addetto della Cirene Air, mentre una hostess di nome Veronica gli terge il volto con un kleenex. L’iniziativa del Papa ha commosso profondamente i vertici della Sea, la società che gestisce lo scalo milanese. «Anche noi seguiremo l’esempio offerto dalla Chiesa – si legge in un comunicato -. Fra cinquecento anni chiederemo scusa per i disagi che stiamo causando attualmente ai nostri utenti».

E poi dicono che Karol non ci sta più con la testa!

Clamoroso in Parlamento: il Papa scomunica Previti

Il clamoroso annuncio rivoluziona la bioetica cattolica secondo cui la tangente è sacra fin dall’atto del concepimento. Secondo il diktat pontificio, il senatore a vita non potrà più avvicinarsi ai sacramenti: «L’ultima volta si è fregato il tabernacolo». Il Santo Padre prende le distanze da Silvio Berlusconi: «E’ vero, anch’io ho salvato quel losco figuro di Marcinkus, ma con un po’ più di stile». Cesarone invoca il legittimo sospetto contro la Santissima Trinità: «Ce l’hanno con me, chiedo di essere giudicato da Brahma, Shiva e Visnù». Imponenti le misure per assicurare la serenità del soggiorno papale: i leghisti sono stati ammessi in aula solo muniti di guinzaglio e museruola. In un toccante discorso, il ministro della Giustizia Castelli ha promesso un atto di clemenza verso i detenuti: «Verrà abolita l’ora d’aria, troppa corrente fa male». Evidente il disagio del Pontefice, costretto a sedersi fra Pera e Casini: come Gesù Cristo, avrebbe preferito finire fra due ladroni piuttosto che fra due ipocriti. Migliore il feeling del Pontefice con Giulio Tremonti: sono gli unici al mondo a credere nel dogma della propria infallibilità. Ripartito l’illustre ospite, i parlamentari hanno dovuto rimettersi subito al lavoro: per pagare il chilometrico conto lasciato dal Papa alla buvette di Montecitorio bisognerà modificare di nuovo la Finanziaria.

Un Papa imbarazzato e divertito chiude la storica visita

Montecitorio, il commiato di Wojtyla: «Grazie, ma perché leccarmi tanto il culo?»

ROMA. «Capisco che dopo un anno e mezzo di governo Berlusconi la piaggeria vi sia entrata nel sangue, ma occhio a non esagerare: in fondo sono solo il Papa»: con queste parole e un’espressione visibilmente sollevata, Karol Wojtyla ha chiuso la sua storica visita a Montecitorio. Una parentesi di svago nell’austera vita del Pontefice, scandita per lo più da impegni spiritualmente più densi e sofferti e raramente illuminata da appuntamenti così frivoli. «Veramente il Santo Padre aveva espresso il desiderio di visitare lo Zoo di Roma – confida un alto prelato del suo entourage -, ma non ci sembrava la stagione adatta, vista la sua età e la sua delicata salute. Ma per non negare al Papa un momento di sano divertimento, gli abbiamo organizzato questa gita di mezza giornata al Parlamento italiano, una meta altrettanto pittoresca ma decisamente più confortevole. Lui ha accolto la proposta con entusiasmo, lieto di incontrare dal vivo e tutte insieme le buffe creature che ogni tanto ha visto in tivù o nelle udienze private». Il Papa, in cui batte ancora un cuore di fanciullo, avrebbe voluto assistere di persona agli avvincenti spettacoli per cui Montecitorio è famosa, e non solo Oltretevere: gli assalti alla buvette, le scazzottature fra deputati nell’emiciclo, i cappi sventolati in aula, e soprattutto le mirabolanti esibizioni dei «pianisti», desiderio comprensibile per un conterraneo di Chopin e Paderewski. I suoi collaboratori, preoccupati per il cagionevole stato del Papa, hanno prudentemente optato per un programma meno emozionante ma altrettanto spassoso: genuflessioni acrobatiche, calate di brache in massa, pistolotti al triplo olio santo. «E questi sarebbero laici? – ha commentato il Papa, al diciassettesimo applauso con cui i parlamentari hanno interrotto il suo discorso – Nemmeno al sinodo delle badesse ottengo tanti battimani». Solo due piccoli incidenti hanno offuscato la spensieratezza del clima: l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, che coperta da un nero velo da messa si preparava a ricevere la benedizione papale, è stata scambiata per un’integralista islamica dai carabinieri, che l’hanno subito immobilizzata e trascinata su un cellulare. Poco dopo, il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani si è inginocchiato davanti a Wojtyla e, approfittando della lentezza dell’anziano pontefice nel sottrarsi a un contatto igienicamente rischioso, gli ha baciato l’anello. Immediato l’intervento dell’archiatra pontificio, che ha tempestivamente provveduto alla disinfezione della mano papale.

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