Quando l’Unità non fa bene alla sinistra

Tanto per abbaiareNel Lazio, centrosinistra marpione e centrodestra truffaldino, e l’Unità fa il gioco di Storace • Le pasquette italiane degli immigranti annegati • Formigoni in Lombardia. Il centrosinistra presenta il proprio candidato: Nessuno • I Casini (e i Caltagirone) de La Stampa • Marco Travaglio risponde a Orioles

l'UnitàLotto. Finisce alla Lottomatica, com’era artisticamente logico, la campagna elettorale per le regionali laziali che ormai – con ogni evidenza – sono il primo atto del referendum finale. Si candidano (il primo si autocandida a forza, il secondo scelto da una dozzina d’oligarchi) Storace e Marrazzo, il primo “gerarca buono”, il secondo condomino amministratore. Brand. Budget. Pubblicità. Mussolini. Firme false, firme hackerate, scoppia il caso. Ne emergono un centrosinistra marpione (appoggia la Mussolini) e un centrodestra truffaldino (ruba i dati al Comune). Polemiche. L’Unità, che da poco ha un direttore non eccelso ma imposto dai padroni (quello bravo era stato appena cacciato perché di sinistra) e scambia un bellissimo scoop su Storace (titolo giusto: “Picchiato da un fascista / si chiamava Storace) con un dilettantesco “Picchiato dal padre di Storace. Scandalo. Il direttore padronale non si dimette e nemmeno fa – non essendo giapponese – harakiri. Nessuna vittima neanche fra i mega-azionisti (d’incerta origine) del giornale.

L’Unità, che sotto Colombo era uscita vincente da una polemica con Berlusconi (quella del “putrido” ecc.) si trasforma nella palla al piede del centrosinistra e Storace la usa benissimo per contrattaccare, scambiando l’imbroglio proprio con quello dell’Unità. Infine, comizio finale con Berlusconi, previsto fin dall’inizio, ma annunciato come una risposta umanitaria alla persecuzione di Storace. Costui, che fino a una settimana prima contava principalmente sul “Burin Pride” (è stato lui a riciclare mediaticamente il Lazio, che prima era solo quella roba là attorno a Roma) e sul cuore tricolore, adesso è inopinatamente diventato un altro Dubcek, un Solgenitsin, vittima de la tirrannia dei communisti.

E dove si fa il comizio? Al palazzo – risultato il più conveniente – della Lottomatica, la società di biscazzieri dei D’Alema-boys e dei dc alla Scotti. L’edificio è costellato da tutti e novanta i numeri del lotto, fosforescenti al neon e visibili da lontano. I megamanifesti “Datti un’opportunità, gioca al lotto” ricordano sinistramente le centinaia di impiegati, pensionati e madri di famiglia rovinati dai “numeri magici” come il Cinquantatré. In mezzo a questi numeri, Berlusconi e Storace denunciano il malaffare dei communisti e la prossima riscossa nazionale. Sipario.


Pasqua post-cristiana. Sarà la stagione, sarà il caso, fatto sta che pasqua e pasquetta, in Italia, risultano sempre più caratterizzate da emigranti annegati. Quest’anno di annegamenti particolarmente importanti ce ne sono stati due, uno caratterizzato dalla ferocia degli scafisti – che hanno scaraventato al largo i passeggeri – e l’altro dalla ferocia delle autorità, che non hanno dato seguito alla segnalazione d’un capitano mazarese che aveva avvistato un barcone colmo di gente alla deriva. Il capitano si chiama Francesco Rifiorita, ha quarantadue anni di cui venticinque trascorsi in mare, e segnaliamo il suo nome con lo stesso animo di chi, sotto il fascismo, avesse messo da parte – per tempi meno inumani – il nome di Giorgio Perlasca. Degli ottanta o novanta “clandestini” avvistati, più nessuna notizia. Siamo nel trentasei.

Le leggi razziali – siano la SavoiaMussolini, la BossiFini, la TurcoNapolitano o qualsiasi altra – fanno dunque ancora da discrimine fra gli italiani. Chi le accetta, chi si ribella; chi le considera “leggi”, sia pur da ricontrattare e rivedere, e chi un obbrobrio incivile e illegittimo che insulta la persona umana. Questi ultimi siamo i meno, oggi come nel fascismo di prima.


La morte d’una povera crista, nell’America non più protestante ma talebana, è stata cinicamente presa in carico come arma di scontro interno fra le varie fazioni coraniche al potere. E’ il secondo atto della campagna elettorale del 2008. Il primo, pochi giorni prima, era stata la candidatura ufficiale – sul web, come si usa ora – dell’ayatollahessa Rice, relativamente più laicista. Il secondo, in risposta, è stato il montaggio a freddo di quest’orribile crociata “in difesa della vita”. Che fosse una storia privatissima, da non gettare al pubblico, e men che mai alla politica, non è ovviamente passato per la testa ai talebani, il cui rispetto per la vita e i viventi è pari a quello d’un coccodrillo. Purtroppo, anche da noi in Rai non è mancato l’abbozzo d’una campagna – tutta politica – per l’occasione: evidentemente neanche qui mancano i redattori talebani e l’unica cosa che possiamo sperare è di non trovarceli anche loro riciclati, fra un par d’anni, come giornalisti “di sinistra”.


Infine, il vecchio essere umano mostrato gioiosamente alle folle, proprio il giorno di pasqua, col povero viso contratto e tutti i segni fisici della fine. La chiesa, ormai da molti anni in qua, non è più “oppio dei popoli” (sostituita in questa funzione dagli oppiacei veri e propri) e anzi funge sovente da fattore benefico in molti casi umani. La sua struttura “aziendale”, tuttavia, non è affatto cambiata rispetto a prima. E non differisce moltissimo a quella di una Microsoft o una Coca-Cola: un brand da difendere a ogni costo, una leadership fortissima, una totale mancanza di democrazia. Questi sono i motivi che hanno indotto i suoi manager – peraltro in buona fede – a servirsi spietatamente del vecchio leader come risorsa mediatica sotto cui gestire la ristrutturazione. Da un punto di vista di marketing può funzionare, ma ovviamente non ha nulla di cristiano.

Come all’inizio dell’era industriale, la funzione religiosa arranca fra vecchie (rassicuranti) strutture e nuovi (ancora incerti) valori, che a volte col vecchio metro appaiono inumani. Non riesce più, o non ancora, a fondere valori e forme, teologie ufficiali e umanità condivisa.

Il cristianesimo, che pure in quanto software è assai più diffuso di prima, sembra insomma non aver più un hardware di riferimento in quanto tale. Probabilmente a questo punto ce n’è più da un don Vitaliano qualunque, con tutti i suoi limiti, che in Vaticano. Che fare? Trasferire tutto quanto – facendo felici i noglobal – in qualche parrocchia della Campania, un San Centro Sociale? Vendere la Pietà di Michelangelo – come pensava Paolo sesto – e dare il ricavato ai poveri? Trasferire la cattedra di Pietro in qualche scantinato alla Casilina o roba del genere, come suggeriva Pasolini e come del resto faceva il san Pietro vero?

Boh. E’ buffo che anche domande del genere, come l’effetto-serra o le multinazionali o la pace, siano ormai oggetto del dibattito politico più immediato e stringente. Per la nuova release infatti non basterà cambiare il solo hardware, o il solo software: questo ormai s’è capito.

Candidati 1. Vendola. E’ gay, è communista, è onesto, è meridionale. Non è negro, ma questo non è colpa sua. Si può votare.


Candidati 2. Burlando. Dice che non ha avuto nulla a che fare con Tanzi (i giudici dicono di sì) e se lo dice lui sarà vero. Io però non lo manderei in galera per quello, e neanche per aver priva-distrutto le ferrovie, ma semplicemente per essersi fatto fare photo-book, poster e primi piani dal fotografo delle dive, Ferri. Rara fighetteria, berlusconiano dalemizzato. A la guillottine.


Candidati 3. Formigoni. Affarista, indagato, calatore di braghe (v. polemica con Berlusconi), e uno che fino a dieci anni fa faceva pubbliche dichiarazioni di verginità. Non lo voto, a costo di votare per Nessuno (l’altro candidato).


Candidati 4. Carraro si presenta in Veneto. Galan invece nel Nordest. “Sant’Euro xe n’è dò, un per amor un per forza”.

Informazione 1.

Il 31 marzo 1995 Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia, venne assassinato per non esservi voluto piegare alle richieste della criminalità organizzata foggiana. A distanza di dieci anni le indagini non hanno portato ad alcun risultato ed il caso, nonostante il forte impegno della famiglia Marcone ed in modo particolare della figlia Daniela, è stato archiviato. Nei giorni scorsi i legali della famiglia Marcone hanno cercato di smuovere le acque diffondendo, attraverso il giornale telematico BENFoggiaNius (scaricabile dal sito www.bengodi.org) un biglietto anonimo che fu inviato a casa di Marcone tre anni dopo l’omicidio. Il biglietto contiene un vero e proprio enigma: “1972 è un foglio di carta da Bollo da 2000 quello con la bilancia è una collezionista (rivolgetevi a qualche collezionista)”. Le iniziative per chiedere la riapertura del caso proseguiranno nei prossimi giorni con un dibattito pubblico ed una rappressentazione teatrale.

(by Emiliano Moccia e Sandro Simone)
Bookmark: www.bengodi.org/benfoggia
Info: benfoggianius@bengodi.org

Informazione 2. Ancora nessun accordo nelle trattative CaltagironeAgnelli per la proprietà della Stampa. Il costruttore romano avrebbe offerto ottocento milioni per il giornale, ma avrebbe ricevuto una controproposta di un miliardo e mezzo. La Stampa, per Caltagirone, sarebbe il completamento di un impero editoriale ormai quasi nazionale, e anche uno strumento autorevole per la futura campagna presidenziale dell’onorevole Casini, genero del costruttore-editore e possibile garante – dal Quirinale – di un eventuale governo post-berlusconiano. La Stampa, che da tre o quattro generazioni di torinesi è conosciuta come “La bujarda”, rischia di diventare – in romanesco – “La busciarda”?

Democrazìo. Il Parlamento italiano, quanto a presenza di donne, è al settantatreesimo posto nella classifica mondiale, dietro al Lesotho e al Ruanda. Nei consigli comunali, le donne sono solo il sedici per cento. [by louiseb@mclink.it]

Telefonini 1. Evitate se possibile di comprare il Nokia 7710. Motivo? Pubblicità invasiva (s’interpone fastidiosamente fra click e notizia su Repubblica.it). E’ vero che esistono filtri anti-popup, ma è anche bene cominciare a sanzionare come consumatori le pubblicità più evidentemente anti-lettore.

Telefonini 2. “Chiacchiere e tabacchiere di legno non se ne accettano…”. Tabacchiere no, ma telefonini di legno si. Almeno in Francia, dove un “venditore” italiano, dopo aver convinto i clienti con abili chiacchiere, gli rifilava alla fine dei telefonini di lusso, debitamente confezionati, però… di legno. La cronaca aggiunge che i telefonini venifano prodotti da una falegnameria napoletana. Immagino che per sembrare così “veri” dovessero risultare delle piccole opere d’arte, magari non indegne del prezzo (due-trecento euri) spillato agli acquirenti. Premio Trevi (in memoriam De Curtis) 2005.

Lex Dux Storax. E per la compagna Mussoliniiii… eia eia alalà!

Coltellate. “Dopo l’accoltellamento da parte di dei fascisti di un compagno sul treno che ci portava alla manifestazione per la pace, il comitato antifascista catanese ha indetto un volantinaggio di massa in piazza Stesicoro a Catania”.
Bookmark: www.fsmedsicilia.altervista.org

Centri commerciali. Quelli costruiti in barba ai vecchi piani regolatori in Sicilia. Oppure quello in cui – a Melilli (Siracusa) – due poveracci “sono stati sorpresi da un carabiniere in borghese con alcuni alimenti nascosti sotto gli indumenti all’interno del centro”. Quest’ultimo furto, a differenza del primo, è stato punito esemplarmente: “arrestati con l’accusa di furto e rinchiusi nel carcere di Siracusa”.

Metropolis. Il famoso architetto giapponese, celebrato su tutti i giornali da coccodrilli commossi, a Catania aveva creato però – per conto dei Cavalieri – l’orrendo quartiere-ghetto di Librino, privo di ogni luogo d’incontro fra i cittadini. Che, provenienti da antichi quartieri storici della città, vi erano stati deportati a forza quando la speculazione edilizia aveva avuto bisogno delle loro povere antiche case.

Background. Cala la produzione industriale (gennaio: – 2,1 per cento).

America. Niente processo per diciassette soldati conivolti nella morte di prigioneri in Afganistan e Iraq fra il 2003 e il 2004. La procura militare aveva chiesto la Corte marziale, ma il comando ha deciso diversamente.

Pena di morte. Kansas: se le prove pro e contro si equivalgono, si impicca. Alla fine si sono accorti che che c’era qualcosa che non andava e hanno dichiarato incostituzionale la legge. Un anno fa.

Mani Pulite. Un anno e quattro mesi all’ex governatore del Connecticut John G. Rowland, repubblicano. Mazzette per circa centomila dollari. Pena relativamente mite perché ha confessato, riconosciuto di “esser venuto meno ai suoi doveri morali” e di “aver sviluppato un senso di superiorità e arroganza”. Non ditelo ai filoamericani di Roma sennò diventano tutti communisti.

Fiducia. Accusato di aver corrotto anche un avvocato d’affari per farlo testimoniare a suo favore, il signor B. ha definitivamente perso ogni fiducia nei giudici. Poer nano.

Petrolio. Si annunciano trivellazioni in Val di Noto, fra speranze di trovar tesori e paure di rovinare l’ambiente. Speranzosi i politici, preoccupati tutti gli altri.
Bookmark: www.comitatocontroletrivellazioni.tk

Equo e solidale. Bolivia. Assassinati dai pistoleros del latifondo cinque soci di una cooperativa di contadini. Viaggiavano con un carico di noci tropicali destinati alle cooperative italiane del commercio equo e solidale. La cosa non andava a genio ai fazenderos locali, che fino a quel momento aveva esercitato il monopolio sul commercio delle noci tropicali con l’Europa. Un carico di noci viene pagato ai contadini dai tre ai sette dollari dai latifondisti. Le cooperative italiane, con cui i contadini uccisi si erano messi direttamente in contatto, pagano invece da settanta a ottanda dollari per volta.

Impero. Cittadinanza islandese per Bobby Fisher, l’ex campione americano di scacchi che da tredici anni era ricercato dalla polizia americana per alto tradimento. Il delitto consisteva in una partita a scacchi, valevole per il titolo mondiale, giocata nel 1992 a Belgrado in Jugoslavia, paese che il Dipartimento di Stato aveva da poco dichiarato off-limits per tutti i cittadini americani, con divieto formale di svolgervi attività di qualsiasi sorta. Per tale violazione Fisher era statoincriminato e condannato a dieci anni. Dopo aver cercato rifugio in vari luoghi del mondo, Fisher era infine approdato in Giappone il cui governo aveva però dichiarato non valido il suo passaporto e minacciato di estradarlo negli Stati Uniti. Dopo dieci mesi di detenzione nel carcere di Ushido, Fisher è stato infine “adottato” dalle autorità dell’Islanda che, memori di una straordinaria partita da lui giocata trentadue anni fa a Reykjavik, gli hanno graziosamente concesso la cittadinanza islandese. Ancora qualche tira-e-molla diplomatico fra il procuratore americano, il primo ministro giapponese e l’ambasciatore islandese, e infine l’ormai ultrasessantenne ex-ragazzo prodigio è stato imbarcato su un aereo diretto al piccolo paese scandinavo ai confini del mondo.

Post-Impero. Rivolta nell’ex colonia russa del K*stan. Il presidente scappa. Gli americani non c’entrano. Il popolo è democratico. Il saccheggiatori saccheggiano. Nessuno, nè di destra nè di sinistra, riesce minimamente a fermare i saccheggiatori “apolitici”, finché viene richiamato in servizio l’ex comandante dei servizi segreti, ricercato per vari reati. Costui, l’unico del cui polso si fidino – pur odiandolo – sia i vecchi che i nuovi governanti, rilascia rassicuranti dichiarazioni (“I vecchi? Patrioti in buona fede. I nuovi? Hanno diritto di contare”), inneggia tanto ai russi qanto agli americani, e ricomincia a impartire ordini (sempre segreti).

Cronaca. Sessantaseienne fermato con un carico di millequattrocento pettirossi, usignoli e capinere alla fine di una battuta di caccia fra Ponza e Ventotene. Denunciato per bracconaggio dai carabinieri. [by Axel Munthe]

Cronaca. Genova. Botte fra due gruppi di scout, accampati vicino sulle colline di Genova. Uno dei due gruppi – sedici ragazzi fra i 13 e i 15 anni – ha cominciato a sbeffeggiare il secondo (più o meno della stessa età e consistenza) fino ad aggredirlo con sassi, lancio di bastoni e danneggiamento delle tende. Verso la mezzanotte, i capi del secondo gruppo hanno deciso di rientrare in città e hanno guidato i loro impauriti ragazzi attraverso il bosco fino alla strada, da dove hanno chiamato il 113. Denunce per tentate lesioni e danneggiamento, genitori e capi convocati per capire il motivo dello stranissimo – per degli scout – atto di teppismo. Un episodio del genere fra scout non s’era infatti mai verificato, nè a Genova nè altrove. E’ anche vero che non s’era mai verificato neanche un Bolzaneto, fino a poco tempo fa; e che i ragazzi imparano facilmente.

Cronaca. Roma. Abolita, su istanza di alcuni commercialisti comaschi, la repubblica italiana.

Memoria. In ricordo di Nino Recupero – storico insigne e uomo di dignità e libertà rare in un intellettuale siciliano – le facoltà catanesi di Lettere, di Lingue e Scienze Politiche organizzano un ciclo di “Lezioni Nino Recupero. La prima, sul tema “L’Italia cattolica ed il fascismo”, verrà tenuta da Giovanni Miccoli, dell’Università di Trieste, nell’Aula Magna del rettorato di piazza Università.

Persone. “La denuncia e la ribellione dei cittadini di Forcella contro il clan e i boss non rappresenta solo un gesto di coraggio ma un atto d’amore verso la vita, se stessi, i propri figli, la propria famiglia, la libertà, e verso Dio. Si pensa che i clan e i boss siano l’effetto dannoso che la disoccupazione e la povertà creano in questi rioni. In realtà è vero l’opposto. La presenza dei clan e dei boss creano disoccupazione, povertà, miseria, degrado, sottosviluppo, devianza, umiliazione, emarginazione e perdita della dignità e dei diritti”. Da un’intervista al Mattino (8 maggio 2004) di Nunzio Giuliano, appartenente a una delle principali famiglie camorriste di Napoli ma apertamente dissociatosi dal clan e dal sistema cui apparteneva. E’ stato ucciso a revolverate mentre tornava a casa in motorino.

supertox_99@yahoo.it wrote:

La Rete Antirazzista Siciliana aderisce alla giornata europea del 2 aprile contro il razzismo, per la libertà di circolazione di tutte e di tutti e contro i Centri di Permanenza Temporanea. Lanciamo un appello a tutto il movimento antirazzista, alle associazioni, ai movimenti, alle organizzazioni, ai partiti, a tutti i sinceri democratici perché raggiungano numerosi Ragusa il prossimo 2 aprile per dare vita ad una manifestazione unitaria, che dal centro della città raggiunga il CPT e porti la propria solidarietà alle immigrate detenute.

Info: reteantirazzistaiblea@virgilio.it

Quando Il Ministro Maroni rinuncerà al suo lauto stipendio, sempre in levitazione, ai molteplici gettoni di presenza, ai privilegi, servizi gratuiti, tutti pagati dagli italiani, potrà dire che l’aumento di 105 euro mensili ai dipendenti statali è eccessivo.

fede@novalium.it wrote:

A proposito del Ritalin… forse a qualcuno interesserà sapere che anche Kurt Cobain da piccolo venne sottoposto a dosi massicce del farmaco perchè considerato un bimbo iperattivo, costringendolo ad una vita di dipendenza fin dalla più tenera età e provocandogli ulcere allo stomaco che sarebbero rimaste per tutta la sua breve vita. L’eroina venne di seguito per curare quello che lui definiva “l’insopportabile dolore allo stomaco” (Diari) che gli impediva spessissimo anche solo di mangiare e gli provocava spasmi e conati di vomito. Il suicidio è forse il tragico e scontato epilogo di una vita condannata alla tossicodipendenza da uno zelante medico che voleva curare l’iperattività tipica dei bambini creativi.

Federico Brizi

Un ignoto truffatore wrote:

Dear Sir, I am Mr. Cheng Lui .Our company is an exporting company, but due to the much of governmental restrictions on individual trade and also the high rate of taxation on incoming and out going funds in the Chinese environment, we are soliciting the establishment of a business relationship with you such that our Customers to whom I sold to on credit in excess of government approved quota for my company could be remitting such payments to you and you will in turn be remitting same to me via an account that will not disclose the money being proceeds of exports for which tax was evaded. You will be entitled to 10% of every payment made through you. We have debtors to the tune of over $17,000,000.00 USD .We will be very glad if you can be my representative in your country and earn 10% of every payment made through you to me. I await your readiness to proceed with instructing some of our debtors who are almost ready to make payments, to make those payments to us through you. Yours Faithfully, Cheng Lui.

Ecco, questa è la prima junk-mail – se non sbaglio – in cui il protagonista è un “imprenditore” cinese, che ci propone milioni e miliardi con la stessa serena sfacciataggine dei suoi predecessori “russi”, “africani” e “americani”. Stavolta però si parla di “restrizioni governative alla libertà di commercio”, di “quote stabilite dal governo” ecc.: insomma un contesto assolutamente credibile, come del resto lo erano in genere gli altri. All’inizio del ciclo il background era quello, un po’ salgariano, del piantatore bianco in fuga dagli indigeni in rivolta; poi sono arrivati i capitalisti russi e i generali africani, tutti ricostruiti bene e con attenzione ai particolari. Adesso tocca alla Cina, e devo dire che una mail così è molto più succosa e sintetica, nel ricreare l’attualità, della maggior parte dei giornali. L’autore potrebbe essere l’abate Velia.

Davide wrote:

Conosci la frase: “La prima cosa che bisogna creare in una nazione è un ufficio brevetti; poi crea un sistema scolastico; e dopo questo, via col giornale. Un giornale può avere le sue pecche, e anche tante, ma non preoccupartene, un giornale è richiamare una nazione dalla tomba, non dimenticartelo. Non puoi fare risorgere una nazione morta senza un giornale. Non c’è altro modo”? E’ di Mark Twain. Che ne pensi? Potrebbe essere un bella frase con cui aprire un nuovo giornale….

Marco Travaglio wrote:

Caro Riccardo, leggo sempre con passione la catena di san libero. Stavolta, per la prima volta, non sono d’accordo. Mi riferisco all’invio del 7 marzo, che ho visto con ritardo. Tu scrivi che “per presentare il loro (ottimo) “Regime” a Catania, Marco Travaglio e Peter Gomez non hanno trovato di meglio che affidarsi a una delle colleghe più ‘embedded’ della città, non particolarmente impegnata in inchieste sul potere ma in compenso vicina al leader del centrosinistra locale Enzo Bianco. A Catania esistono colleghi che, pur di continuare a fare inchieste sul Regime, si sono adattati a vivere scaricando sacchi all’aeroporto, ma non sono stati invitati. ‘Quandoque bonus Homerus dormitat’…”.
Non so se Maria Lombardo, la collega che avrebbe dovuto coordinare il nostro dibattito sia embedded oppure no. Ho avuto occasione di conoscerla in occasione di altri incontri, e non mi era parsa così, altrimenti non si sarebbe rovinata la reputazione figurando al fianco di giornalisti “criminosi” come Peter e me. Di solito gli embedded quando ci vedono arrivare scappano via a chilometri di distanza per non compromettersi. Ognuno ha il suo stile e i suoi toni, sicuramente i nostri (e i tuoi) sono più accesi e più incazzati, quelli di Maria più pacati.

Ma non è questo il punto. Noi discutiamo con tutti, ma proprio con tutti quelli che ci invitano. Se ci invitassero Forza Italia, o An, o la Lega, o l’Udc, noi ci andremmo. Il fatto è che non ci invitano: sparano. La Margherita di Catania – rara avis, in tutt’Italia – ci aveva sorprendentemente invitati, per iniziativa di una brava persona come Barbagallo, che conosceva Peter, e noi abbiamo accettato volentieri di discutere con lui e con Enzo Bianco. Anche perchè speriamo che tutta l’opposizione, compresa la Margherita, e magari (perchè no) qualcuno della maggioranza, cominci a capire che siamo precipitati in un regime e la pianti con gli eufemismi e le aperture.

Avresti fatto bene a fustigarci se ci fossimo intruppati (embedded) sulle posizioni degli interlocutori. Ma ciò non è avvenuto, anche perchè la neve ci ha bloccati per ore e ore all’aeroporto di Milano e l’unico “superstite”, il sottoscritto, è arrivato a Catania solo alle 23.30, mentre la gente sfollava dalla sala. Mi è spiaciuto, perchè avrei voluto discutere con Bianco del regime (gli avrei chiesto che gli era saltato in mente di firmare appelli “bipartisan” con Bondi) e di alcuni fatti molto spiacevoli che ho sempre denunciato e che sono legati al suo nome: dalle botte della polizia contro i no global a Napoli nel 2001 al taglio della protezione dei magistrati e dei testimoni antimafia nel 2000, per non parlare della candidatura di Cocilovo a Palermo e poi all’Europarlamento e delle incredibili aperture al “dialogo” del suo presunto leader Rutelli. Barbagallo, che ci aveva invitati, sapeva benissimo chi sono, come la penso e cosa scrivo, ed era preparato a un dibattito piuttosto acceso. Che mi auguro di poter fare molto presto, magari anche con te e con chiunque verrà. Un abbraccio e buona Pasqua.


Caro Marco, grazie per il lavoro che fate. Non vi ho criticato sui contenuti. Quanto al resto – i contesti, la “forma”, gli schieramenti e i poteri concreti che qua e là ne derivano – forse è troppo tardi per capirci. Non è colpa vostra, ma neanche mia; io sono qui semplicemente per ricordare l’esistenza di altre cose. Eppoi, allegri: in fondo vi ho paragonato a Omero, mica roba da niente… [r.o.]

Dino Frisullo wrote:

E’ triste il cielo dal mare
come il cielo dei monti di Zako nelle notti scure.
E’ duro esser kurdi
sperduti fra il cielo ed il mare
erano in dieci, poniamo
che quella notte a Patrasso contrattarono in fretta
seicento dollari a testa disse il camionista
seimila dollari quei dieci corpi
valgono quanto un carico intero
e il suo amico Huseyn pagò anche per lui
prima di coricarsi abbracciati
stretto il pane di sesamo in tasca
stretto in mano un fiore secco
in dieci stretti fra le balle di cotone
che ti prende alla gola
che ti toglie il respiro…

E’ cronaca
“Morti soffocati a Foggia sei clandestini in un tir”
è politica
“Più di mille clandestini respinti nel porto di Bari”
è diplomazia
“Accordo con la Grecia sui rimpatri”
è ipocrisia
“Roma chiede collaborazione ad Ankara”
è propaganda
“Inasprite le pene contro i trafficanti”
è nausea è rabbia è dolore

sotto le stelle di Zako mille Alì sognano l’Europa
in Europa sogneranno il ritorno

nella fredda nebbia di Colonia
Huseyn bussa a una porta
ha da consegnare una cattiva notizia
un fiore secco
e un pane di sesamo….

(Da “Cronaca nera”, ottobre 2000)

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3 Comments

  1. 30/3/2005
    ore 10.00
    presidio a Milano
    davanti al consolato turco in via Larga

    Giornata di mobilitazione contro la dittatura turca
    “ … Sandra sa che chi è bloccato tra i muri delle prigioni dipende moltissimo dalla solidarietà esterna e dalle nostra pressione per riaverli tra noi. Ora Sandra è una prigioniera politica. E’ nostro dovere ottenere la sua liberazione – SUBITO.”
    (Parole pronunciate durante la manifestazione per Sandra svoltasi a Copenhagen il 13/3/2005)
    Chi è Sandra Bakutz?
    Sandra, trent’anni, è un’attivista austriaca impegnata nella difesa dei diritti umani e dei prigionieri politici. Come giornalista ha contribuito a denunciare casi di gravi violazioni dei diritti minimi realizzati in Turchia.
    Il 10 febbraio 2005 Sandra si è recata a Istanbul per partecipare come osservatrice ad un’udienza del processo “1° Aprile” (una montatura di livello internazionale che ha portato alla segregazione di attivisti progressisti turchi anche in Italia con la complicità del regime berlusconiano). Le autorità turche hanno approfittato della circostanza per arrestarla in base ad un mandato emanato dalla Seconda Corte Statale di Sicurezza risalente al 2001.
    Le motivazioni dell’arresto sono venute alla luce circa un mese dopo, anche in seguito alle pressioni della diplomazia austriaca.
    Sandra è accusata di appartenere al DHKP-C, un partito considerato fuori legge in Turchia, perché nel 2000 prese parte alle proteste contro la visita del primo ministro turco Ismail Cem presso il Parlamento Europeo.
    Due uomini entrarono nella sede del Parlamento e gridarono a Cem che era un assassino. Questo è bastato per considerarli pericolosi terroristi.
    L’accusa sostiene che Sandra partecipò a quell’azione e cita un giornale turco come prova. Ebbene su quel giornale non si parla di Sandra e nemmeno vi è una sua foto.
    In realtà Sandra quel giorno prese parte ad una conferenza stampa di sostegno a un prigioniero politico turco in sciopero della fame nelle carceri tedesche.

    Che cosa accade nelle prigioni turche?
    Per dare un’idea del clima di terrore e violenza a cui sono sottoposti i prigionieri politici, ideologici e sociali nelle carceri turche, riportiamo un estratto della testimonianza di Sergul Albayrak, la giovane morta nel dicembre 2004 dopo essersi data fuoco in una piazza di Istanbul in segno di protesta contro l’isolamento carcerario:

    “Dato che venivo dalla Germania continuavano a domandarmi se avessi la cittadinanza tedesca … Mi minacciavano senza sosta e dissero che se non avessi cominciato a parlare ne avrei viste delle brutte … E più a lungo tacevo e rifiutavo di deporre, più violentemente mi picchiavano e mi prendevano a calci. Poi iniziarono anche a palpeggiarmi dappertutto. Durante l’interrogatorio mi avevano messo le manette e bendato i miei occhi. In questa situazione mi hanno spogliata e sottoposta ad abuso sessuale … Mi hanno violentata, malgrado avessi rilasciato una dichiarazione … Il 26 agosto sono stata riportata in ospedale ed ho ricevuto un certificato in cui si sosteneva che non ero stata torturata”.

    Perché solidarizzare con Sandra?
    Sandra Bakutz è nota per il suo impegno nella lotta per la democratizzazione dello stato turco. Conoscendo alla perfezione la lingua turca si era recata in Turchia più volte in delegazione come accompagnatrice e traduttrice nell’ambito di missioni di osservazione.
    Durante varie campagne pubbliche come attivista e giornalista della stampa e della radio, Sandra ha più volte difeso la causa dei prigionieri politici turchi denunciando i maltrattamenti che subiscono quotidianamente.

    Ora Sandra è stata imprigionata dai torturatori che ha più volte denunciato e che anche nel caso del suo arresto hanno mostrato con quanta facilità in Turchia la politica manipoli la giustizia per annientare qualsiasi forma di opposizione e rivendicazione dei diritti basilari.

    Ci auguriamo che oggi, 30 marzo 2005, giorno in cui si celebra il processo contro Sandra Bakutz ad Ankara, Sandra venga rimessa in libertà senza alcun addebito da parte delle autorità turche e che il vergognoso abuso abbia fine.

    La battaglia internazionale contro il regime turco e tutti gli altri oppressori continua!

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