La fatwa sui blog

Tanto per abbaiareBerlusconi Presidente? Aspetta e spera • Frustate per i bloggers • Il Grande Fratello ora spia i bambini • Il vestito perbene dei magazine online (e non) • Ci siamo persi la Fallaci contro Tyson • Mambro e Fioravanti esecutori materiali di una strage: non scordiamocelo. E Radicali: non scordiamo nemmeno questo.

Parla come mangi. L’amico di Dell’Utri invita Ciampi a “non seguire le sirene della sinistra”. Immediata nota del Quirinale: “Hanno destato sorpresa le parole attribuite al presidente del Consiglio onorevole Berlusconi. E’ a tutti ben noto che non è costume del Presidente Ciampi dare ascolto a suggestioni, suggerimenti o critiche gratuite da qualsiasi fonte provengano”.
Traduzione: “O bischero, n’hai d’aspettare…”.

Alcuni Padri si sono imbattuti, facendo il loro lavoro, in una novità del tutto inaspettata. Pare infatti che i computer elettrici, quelli su cui si scrivono le fatwe oggigiorno, possano servire anche per collegarsi con altre persone, come si fa col telefono; solo che anziché parlare si scrive. Si possono mandare anche delle foto. Alcuni dei più raffinati, addirittura, mandano sia scrittura che foto, e li lasciano lì in modo che chi vuole possa non solo guardare ma anche rispondere ai primi e farsi rispondere a propria volta.
Questa cosa, in lingua occidentale, si chiama “blog”. Siccome lo zelo di chi dovrebbe vigilare ormai lascia molto a desiderare, essa ha cominciato a diffondersi anche qui da noi in Iran. Secondo gli inquisitori dell’Ufficio Santità i fedeli che, nell’intimità delle loro case, si dilettano di queste cose sono ormai più di settantamila. Gran parte di costoro sono giovani sotto i venticinque anni.
Si tratta di un disordine assai grave, ben più dannoso della semplice lettura dei libri proibiti il cui elenco (Voltaire, Croce, Marx, Pasolini, ecc.) viene affisso ogni venerdì alla porta delle moschee. Qua infatti non ci si limita a diffondere pensieri incontrollati, ma anche a dare a tutti la possibilità di diffondene altri a propria volta. Anche se fossero tutte meditazioni santissime – cosa che è ben lontano dal vero – sarebbe sempre un disordine, perché mancherebbe comunque il paterno controllo dell’Autorità Superiore. E ciò potrebbe infine indurre a pensare che di Essa, in un futuro, si potrebbe anche fare a meno. Questo porterebbe a disordini orribili, quali la liceità per ciascuno di dire e scrivere anche cose contrarie alla religione. Alla fine, finiremmo in una situazione in cui si fa quel che decide collettivamente la massa bruta, senza più distinzione nè fra uomini e donne nè fra laici e religiosi.
Per questi motivi, in spirito di paterna sollecitudine e avendo a cuore tanto l’eterna salvezza quanto il terreno benessere dei nostri amati figli, Decretiamo Che: detti “blog” vengano proibiti a pena di scomunica su tutto il territorio dell’Ayatollato. Ordiniamo Che: chiunque venga colto nell’atto di appartarsi con un “blog” venga punito con la pena di venticinque frustate, o anche maggiore secondo il caso. Disponiamo Che: coloro che hanno introdotto questa pernicievole usanza nel paese siano condotti davanti all’Autorità temporale per esservi interrogati, giudicati e puniti col fuoco.


Informazione 1. In Australia, il primo Grande Fratello per bambini. Prendi otto dodicenni, mettili sulla solita isola deserta e falli lottare fra loro. Chi perde viene cosparso di fango o ringhiuso nella “capanna degli orrori”, chi vince diventa famoso per una settimana.

Informazione 2. In Italia, il primo processo celebrato direttamente in tv. Prendi un presentatore che farebbe qualsiasi cosa per salvarsi il posto, dagli qualche telefonata intercettate dalla questura (ma non usata dai magistrati) e fatti il processo come vuoi tu. Alla peggio, puoi sempre dire che scherzavi.

Informazione 3. L’Unità, che è un giornale politico, ha un peso nella politica nazionale. Questo peso dipende dal numero dei lettori: se sono tanti funziona, se sono pochi no. Ma l’Unità ora cambia linea, indipendentemente da ciò che ne pensano i lettori, semplicemente per decisione di due o tre persone, i proprietari.

Informazione 4. “S’è chiusa la stagione dei movimenti e dell’antiberlusconismo militante, e c’è da aspettarsi un cambiamento anche all’Unità”. E’ una rispettabile opinione del senatore Debenedetti, destra Ds. Rispettabile ma abbastanza ininfluente, visto lo scarso seguito di cui il senatore gode fra gli esseri umani (elettori, iscritti, lettori, ecc.) con cui ha a che fare. Purtroppo, De Benedetti è anche un finanziere abbastanza ricco, e abbastanza vicino ai proprietari dell’Unità. Ed ecco che all’improvviso la sua opinione diventa vangelo.

Informazione 5. All’Espresso adesso si arriva da Vanity Fair. L’ultimo direttore veniva dall’Annabella di Repubblica, Donna. Il prossimo, direttamente dal gossipal-chic. I tempora decisamente sono cambiati. Per non parlare dei mores.

Grafica. Peccato. Addio al vecchio Diario che ora si veste da magazin perbene, e addio anche a Repubblica.it che, mollato l’aplomb giornalistico, s’è portalizzata. (Perché Repubblica-carta era tutta in Times ed Helvetica? Perché a quei tempi la fotocomposizione era appena arrivata e aveva queste due sole font. Il Corriere, che aveva un sacco di tipografi, per anni e anni continuò impassibilmente ad andare a piombo). E’ come vedere le osterie chiudere, e subito ristrutturarsi in fast-food.
Una delle carinerie del Novecento era la grafica dei giornali, che aveva filoni suoi rispetto a quelli – più violenti – della pubblicità. Maoloni o Abe Steiner volevano far ragionare il lettore; i pubblicitari imbonirlo. La grafica dei portali, tirata da entrambi i lati, ha oscillato a lungo fra la pacchianeria di Jumpy o Kataweb e l’Architettura Tipografica (“Saluzzo, mia cara patria”) di Il Nuovo o Repubblica.it. Il Nuovo ha chiuso, Repubblica s’è travestita, io ho i reumatismi e appena tocchi una virgola subito si scatenano i popup, avidamente.

Arrivano i russi. Per prima cosa, naturalmente, debbono fiondarsi a San Pietro e ivi abbeverarare i cavalli come da profezia. Subito dopo, debbono prendere le fabbriche, cacciarne i padroni italiani e farle diventare russe. Per quanto riguarda i cavalli, la profezia non s’è verificata. Per quanto riguarda le fabbriche comincia a verificarsi ora. A Brescia ad esempio (profilati metallici: come panettoni a Milano o pizze a Mergellina) hanno cacciato la famiglia Lucchini e si sono presi il sessantatrè per cento delle azioni. Il nuovo Commissario del Popolo (ora lo chiamano manager, ma il senso è quello) del profilato bresciano si chiama Mordachov ed è un russo abilissimo e feroce. Ogni sera si mette in contato col capo del Kgb Putin per fargli rapporto sui bresciani e ricevere gli ordini per la prossima conquista, probabilmente nel bergamasco.

Festival. Com’è finita con Tyson a Sanremo? Una geniale idea di Bonolis. La concorrenza ne ha avuta una altrettanto geniale, la Fallaci. Poi qualcosa è andato storto: peccato, sarebbe stato simpatico vedere nella stessa serata la Fallaci che stacca in diretta con un morso l’orecchio a un mussulmano cattivo e Tyson che minaccia di espulsione immediata – in quanto razza inferiore – tutti i cantanti che non vengono dal suo paesello.

Buone notizie. Sospeso semplicemente a divinis (e non bruciato vivo su una pubblica piazza) il prete don Vitaliano che s’era andato a ficcare coi giacobbini ribelli contro le Autorità.

It happened tomorrow. Approvati dal Senato i benifici per gli ex-combattenti delle Brigate Rosse, equiparati da un recente decreto agli altri belligeranti della guerra civile che insanguinò l’Italia mezzo secolo fa. Proteste dell’Associazione Carabinieri e dei familiari delle vittime del terrorismo. “Uno sforzo di pacificazione che unisce tutti gli italiani”, ha definito il provvedimento il ministro degli esteri Rovagnati.

Les dames d’antan. La Juventus vinceva grazie al doping, la Fiat vendeva grazie al protezionismo, ma in realtà erano una squadra di brocchi e una fabbrica di Trabant. Amara rivisitazione dei nostri miti, spietatamente smascherati dalla Prucura di Torino e dai mercati internazionali.

Italyland. Dopo un pensoso dibattito, il Ministro dell’Educazione Nazionale ha deciso di riammettere a scuola il prof. Darwin, in un primo momento accusato di essere communista. Più accurate indagini hanno permesso di stabilire che l’accusa era infondata, e il governo non vuole commettere ingiustizie. Adesso stanno cercando di stabilire chi cazzo era ‘sto Ettore Schmitz le cui opere, a quanto pare, vengono inculcate sotto falso nome agli adolescenti dei licei.

Istinti. “Era solo. S’infilò cautamente una mano in tasca e, stando attento a non accorgersene, si rubò il portafoglio”.

Storie italiane 1. Il poliziotto ammazzato dal tizio con la passione delle armi, ex guardia padana, sorpreso mentre si accaniva su una prostituta ucraina. Il fratello del poliziotto, poliziotto anche lui, era stato ucciso da un altro delinquente undici anni prima. Nella chiesa gremita di ggente, il prete – un francescano – ha detto “basta con la prostituzione”.

Storie italiane 2. Il ragazzo morto di freddo sull’autostrada occupata, a cinque gradi sotto zero, a poca distanza dal paesino meridionale in cui devono fare la supermegadiscarica di rifiuti. Della protesta, pacifica e non violenta, ovviamente non gliene fregava niente a nessuno: però, con un morto di mezo, le hanno dovuto dedicare qualche minuto. Il ragazzo si chiamava Carmine, naturalmente (il paese, è vicino a Eboli).

Perché i tranvieri scioperano. Per esempio, perché da oggi non gli vengono più riconosciuti, ai fini dello stipendio, i primi tre giorni di malattia. Le aziende di trasporto hanno deciso infatti il “recesso dagli obblighi contrattuali riguardanti i trattamenti economici di malattia”.

Come ti risano i conti. Semplice: mi vendo il tavolo di noce, il frigorifero, la cucina e parte della camera da letto. Oppure l’Enel e le Poste. Grande economista. L’unico problema è: lo fa solo Berlusconi o lo faranno pure gli altri?

L’antidoto. C’è un Mani Pulite in giro (Sirchia, Formigoni, ma già prima Odasso, ecc.) ma è come non ci fosse. Le accuse, sono quasi gravi come quelle di allora. Però stavolta la gente non ci fa caso. Ce n’è voluta, per arrivarci, ma ci si è arrivati. Alla fine, picchiare i giudici e possedere i media è pur servito a qualcosa.

Primavera di bellezza. Fra dieci anni in Italia i vecchi sopra i sessanta saranno più dei giovani sotto i trenta. Fra quarant’anni, saranno un terzo della popolazione.

Enel. “Finalmente torniamo al nucleare”. Lo fanno con una centrale in Slovacchia, comprata per 840 milioni di euri da una ditta locale. Inaugurazione in pompa magna, con tutti i megamanager e, in prima fila, il ministro Fini. Adesso prevedono di acquisire altre centrali in Russia, Bulgaria e Romania. Così, se succede qualcosa, succede fuori.

Cronaca. Avellino. Arrestata per estorsione un’intera famiglia di ricchi imprenditori di Mugnano (Avellino). A denunciarli una pensionata, costretta a indebitarsi (al tasso del 600 per cento) per mandare i figli a scuola.

Cronaca. Catania. Arrestato il cardiochirurgo Mauro Abbate, primario del Ferrarotto. Estorceva soldi ai parenti dei malati, speculando sulla loro ansietà. Nel ’98 era stato accusato e prosciolto per un falso certificato a favore di Licio Gelli. E’ presidente della commissione regionale per la cardiochirurgia ed esponente autorevole della Catania-bene.

Memoria. Commemorato a Padova Boris Giuliano, il capo della Mobile di Palermo (fu il primo a fare le indagini bancarie) ucciso dalla mafia nel ’79. Il comune – di Padova – gli ha intitolato un giardino. A Palermo invece l’hanno già dimenticato.

Persone. Peter Benenson, avvocato. Un giorno si intestardì a difendere due ragazzi prigionieri politici nel Portogallo fascista di cinquant’anni fa. Così scoprì la tortura. L’orrore fu tanto da spingerlo a dedicare la vita alla difesa dei torturati. Fondò Amnesty International, che oggi ha quasi due milioni di iscritti ed è con la Croce Rossa la più importante organizzazione per i diritti umani. Non ha mai fatto politica, ne ha solo salvato le vittime quando ha potuto.

Auguri. All’Agenzia Redattore Sociale, che da quattro anni si occupa di notizie che i giornali ufficiali normalmente non danno. Il direttore è un prete, don Vinicio Albanese. “Nel clima surreale – scrive – della spettacolarizzazione delle vicende sociali italiane, nell’abbandono alle famiglie dei problemi più seri e impegnativi, nella stupidità delle apparenze e degli spot politici, commerciali e culturali, abbiamo continuato a credere che il sociale, andava seguito, passo dopo passo, non solo nei problemi che esprime, ma anche e soprattutto nelle soluzioni che nei territori sono state inventate. Nella precarietà delle soluzioni offerte, abbiamo creduto che la nostra era e rimane una voce indispensabile. Quando questa fase stolta della vita collettiva sarà trascorsa, siamo sicuri di essere stati dalla parte giusta e saranno altri a vergognarsi e a scusarsi della disattenzione e dell’abbandono”.
“Oggi operiamo in solitudine – continua don Albanese Nessun clima di solidarietà né da parte delle istituzioni dello Stato e nemmeno da parte dei media, responsabili e vittime delle non notizie, della superficialità e del nulla”.

Sud. “E’ morto il cavaliere del lavoro R. Fu un grande esponente del mondo economico meridionale. Negli anni 80 fu coinvolto in vicende di mafia con Graci e Costanzo. Uno dei principali giornali l’ha epitaffiato così, in cinque righe. Un tempo i grandi giornali gli pubblicavano inserti ossequiosi, con elzeviri di Sciascia e dotti editoriali, in cui egli comunicava come – con gli altri cavalieri – avevano stabilito di dividersi potere e appalti. Ma da allora sono accadute delle cose.

“Ho visto delle cose che voialtri terrestri non vi potete nemmeno immaginare, ho visto gli incrociatori di Betelgeuse…”. Sì, io ho visto i ragazzi di Catania – e un pugno un po’ più grandi degli altri che facevano i giornalisti – che uno dopo l’altro si alzavano: “No, i cavalieri e i mafiosi non devono più comandare”. E questo davanti a tutti, serenamente, da cittadini. Un giorno, a un ricevimento a Roma, un cavaliere si avvicina a un ministro col solito sorriso e la mano tesa. Il ministro – Spadolini – lo squadra. Poi senza una parola si volta e gli dà le spalle. Quello resta là, col sorriso gelato e la mano per aria. Ecco, la storia dei cavalieri è finita in quel momento lì. Tutto il resto – lotte dolori sacrifici orrori – tecnicamente è stato solo un di più.

Avremmo potuto anche salvarla, se ce lo avessero consentito, quella città che abbiamo liberato – allora – dai cavalieri. Invece è scivolata giù, sempre più giù, sempre più in fondo al cunicolo di povertà e decadenza aperto da loro. A Catania oggi molti rimpiangono (la “classe dirigente”: baroni, baronelli, cavalieri residui, “intellettuali” bovaristi, portaborse, filosofi da bottega e giornalisti a gettone) l’epoca aurea e sordida in cui c’era ancora formaggio per i topi. Noi rimpiangiamo solo quei ragazzi, la bella Città civile che forse da qualche parte geme ancora. Il resto, lo lasciamo ai parassiti e ai “politici”: a noi non interessa.
Pietà ai morti, e vergogna ai vivi.

Lia wrote:

“Eravamo in pochi a dire che Craxi era un grande statista. Ora siamo tutti…”. Tutti non so, io no di certo. E mi sta molto sulle palle (anche se non le ho) che qualcuno adesso cerchi di spacciarci quest’altra balla.

Alessandro wrote:

Regionali Liguria: Burlando (DS) arruola Pittaluga, ex Forza Italia e assessore di Biasotti. Risponde centrodestro Biasotti, arruolando la Sannazzaro, ex consigliere provinciale di “centrosinistra”. Tanto per farci capire quanto sono diversi i due programmi. A proposito, avete visto le custodie colorate intercambiabili dei telefonini? Cambia l’umore, cambia tendenza, vuoi cambiare “look”? Cambia il colore della custodia!.

Piero wrote:

Scusa, una domanda. Ma cosa c’entra Moro, l’uomo de “la DC non si processa” (negli anni di Gladio, Loocked, Golpe mancati e tangenti e bustarelle a singoli o a partiti: Freato in Svizzera a portare i soldini, ecc ecc) con Nenni, Pertini o gli obiettivi di Mattei? Cosa c’entra un ex Guf (Moro) con ex Partigiani (gli altri)?.

A.P. wrote:

Dopo che l’Antitrust ha condannato il cartello delle assicurazioni sono partiti i ricorsi ai Giudici di Pace per i rimborsi. Il governo ha fatto subito il decreto “salvacompagnie”, che limita le competenze del giudice di pace a cifre inferiori ai 1100 euro escludendo i contratti “di massa”, guarda caso proprio i formulari delle assicurazioni. Adesso il colpo di grazia: la competenza passa direttamente alle Corti d’Appello: obbligatorietà di rivolgersi ad un legale, forti spese, tempi biblici, e ulteriore sovraccarico del sistema giudiziario. Riforma della giustizia: affossare i Giudici di Pace, che funzionavano ed erano veloci e gratuiti, scoraggiare i danneggiati dal far valere i propri diritti, e sovraccaricare ancora il sistema ordinario, con grande vantaggio dei criminali, degli impuniti, e di chi tira alla prescrizione.

Tito Gandini wrote:

A ondate precise di ottimismo ci siamo detti “mai più”, nel dopoguerra e poi è venuta l’Algeria, nel ’68 e c’era il Vietnam, nel dopomuro e c’era il Ruanda, bisogna lasciar perdere l’illusione che l’uomo migliori come la qualità dell’immagine televisiva, bisogna rinunciare al pensiero che l’evoluzione tecnologica coincida con l’evoluzione della civiltà, bisogna molto di più restare ancorati alla storia come a mille fili tremendi che ancora ci tremano tra le mani, la storia è una cosa tremenda: bisogna sorvegliarla.

Paolo Bolognesi, Associazione 2 agosto, wrote:

Da alcuni giorni l’attenzione della vita politica italiana è monopolizzata dalla cosiddetta trattativa per un accordo elettorale tra il Partito Radicale e i poli: Centro Destra (Casa delle Libertà) e Centro Sinistra (Alleanza). All’interno del Partito Radicale hanno militato Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, quest´ultimo nel 2003 figurava tra i componenti del Comitato Nazionale Radicale.
Ricordiamo ad entrambi i poli che queste persone, terroristi fascisti dei Narr, sono gli esecutori materiali della strage alla stazione centrale di Bologna del 2 Agosto 1980, che causò 85 morti e 200 feriti e di altri 13 omicidi.
I familiari delle vittime restano attoniti di fronte ad una situazione che vede l’etica della politica svilita per qualche pugno di voti.

Umberto Santino, Centro di Documentazione Giuseppe Impastato, wrote:

Al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Signor Presidente,
in data 27 febbraio 2003 mi veniva comunicato che la Commissione parlamentare intendeva avvalersi della mia collaborazione e veniva espresso l’augurio che si potesse “instaurare un proficuo rapporto con la Commissione”. In data 4 marzo dello stesso anno comunicavo la mia disponibilità. Da allora nessuna comunicazione mi è stata data sui lavori della Commissione e non mi è stato assegnato nessun incarico.
Non vedo in che cosa consista la mia collaborazione e pertanto Le comunico che non ho nessuna intenzione di protrarre ulteriormente la mia attesa e rassegno le mie dimissioni.
Faccio presente altresì che nella Relazione annuale della Commissione, presentata nel luglio del 2003, il cui testo ho potuto avere per la cortesia di Giuseppe Lumia, si fa un uso scorretto di un mio scritto in cui, concordemente con quanto asseriva Giovanni Falcone, dico che non corrisponde al vero la rappresentazione della mafia come un edificio a tre piani o livelli (esecutori, mandanti, supercupola politico-finanziaria).
Tale affermazione andava contestualizzata con le mie analisi in cui il rapporto tra mafia e politica, ben più complesso di quella rappresentazione semplificatrice, è costitutivo del fenomeno mafioso (la mafia è soggetto politico e interagisce con il quadro politico-istituzionale) e invece veniva adoperata per sminuire la portata di quel rapporto che è stato e continua ad essere decisivo per capire il ruolo della mafia.
Sono fermamente convinto che se non si affronta tale nodo, qualsiasi azione di contrasto rivolta a colpire l’ala militare della mafia è destinata al fallimento. E sono altrettanto convinto che l’attuale governo e l’attuale maggioranza, in cui figurano uomini condannati o sotto processo per mafia o per corruzione, e che si sono distinti per un’attività legislativa a tutela di interessi personali e per gli attacchi quotidiani alla magistratura, tanto villani quanto interessati, costituiscono il contesto più favorevole al radicamento del fenomeno mafioso che si sia mai avuto, dall’Unità d’Italia a oggi.
Distinti saluti, Umberto Santino.

(Ultimo). Che dire di Ultimo? E’ una storia incommentabile. Ben strana peraltro, visto che Totò Riina non è ancora direttamente al potere. La guerra contro la mafia, i “soldati straccioni”, la burokrazia… Basta, chiudiamola qui. Mettiamola al suo giusto posto (cioè in ultimo) e andiamo avanti. Avanti, Ultimi, che ce n’è di strada.

El Manco
“Non è stata una rissa d’osteria” disse il monco
quando la parola “storpio” gli fu soffiata alla schiena
dal poeta rivale, uomo di mondo e spia.
“Non è stato un coltello a storpiarmi la mano
ma una spada in battaglia, combattendo
nel giorno più glorioso che ricordino i re”
.
Scrisse queste parole con l’altra mano,
a lume di candela. Sul povero muro
tremò per un istante l’ombra di Quixada
e scintillò – o gli parve – un riflesso di mare.

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8 Comments

  1. hai proprio ragione, debenedetti non gode di grande popolarità a sinistra. la ragionevolezza e l’intelligenza non snono doti apprezzate da quelle parti…

  2. su questo non ci piove giobbe, ma sono sempre meglio del leccaculismo e della paraculaggine disonesta che c’è dall’altra parte

  3. silvè, a parte che io sarebbi giobbi e non giobbe che pure lui in quanto sinistra non scherza. nè covatta nè l’altro.
    in questo contesto poco importa se quando atene piange sparta non ride; la tua obiezione è una passepartout, vale per tutto.
    qui il punto è che a sinistra appena uno mostra di sapere quel che dice e di non parlare per slogan, zac, arriva subito l’infamata.

  4. certo giobbI, siamo d’accordo. ma se atene piange e manco sparta ride,mejo annà almeno dove non buttano li regazzini dalla rupe.
    altra obiezione passepartout…

  5. silvè…e c’hai ragione pure tu…
    cosa vuoi… sempre il solito magna magna.

    ps: pure a roma c’era la rupe.

  6. Comunque Ciampi è livornese. Mai sentito un livornese dare del bischero a qualcuno, nemmeno al Berlusca. La frase esatta sarebbe stata “Oh, fava…”

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