Michele Santoro se ne sta lì seduto, abulico e sbarbato, nello scompartimento tre del treno che da Roma porta a Salerno. Pensa, l’uomo. Malgrado il cappotto blu e il cravattone che ne farebbero un perfetto portaborse, o magari uno di quei tangentari bauscioni che strapazzava in trasmissione.
Eccoti qua, vecchio scarpone, a leggere giornali e a rotolare sulle rotaie, verso strade lontane da Bruxelles. Sono passati anni, da quando in regia la piccola Simo alzava i gonnelloni e si accucciava sulla sedia per seguirti lovely durante le dirette. E’ passato tutto, ormai. Ma tu speri che quel tutto ritorni, lasciandoti andare, in una lettera al megadirettore Cattaneo, a nostalgie canaglie per mammina Rai, che subito riabbracceresti mollando la fredda baita europea.
Anch’io spero che tu torni, davvero. Perché incontrarti lì, sopra a quel treno, faceva davvero troppo Vecchioni. Quanto ai gonzi che ti hanno votato, pensando che tu davvero rispettassi la politica e le sue istituzioni, amen. Non sarai il primo ad avere preso per i fondelli il pianeta.