Alessia Fabiani /5
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Dopo aver penato per trovare un hotel con connessione Wi-Fi, il presente blog e il suo titolare si trasferiscono a Roma dal 5 all’8 gennaio.
Considerando che vi state rivolgendo ad un milanese che ha visitato la capitale o quando era troppo piccolo o quando era indaffarato per lavoro e quindi doveva mordere e fuggire, sono bene accetti suggerimenti di qualsiasi tipo: dove andare a mangiare e cose così.
Sempre tendendo da conto che da questa parte c’è un milanese, sappiate: a) che per quanto riguarda il mangiare, i vostri standard medi di qualità sono alti; b) che per quanto riguarda pagare il mangiare, i vostri standard di prezzo alti sono bassi.
In realtà non è vero: è capitato, una volta, di pernottare a Roma, seppure l’impegno principale fosse lavorativo.
E’ il motivo per cui conosco il quartiere di Cinecittà a menadito: ci eravamo andati prima per visitare – la casa e, successivamente, per rompere le balle alla produzione del primo Grande Fratello (edizione Bignardi, per intenderci).
Trascorremmo quattro giorni girando nei pressi di via Francesco Lamaro, aspettando che calasse il vento che impediva alla nostra mongolfierina radiocomandata dotata di sei motori e videocamera di librarsi nell’aere per irrompere sul set e a dribblare le auto della sicurezza privata che sorvegliavano la casa sulla colinetta.
Finì che il vento non calò e che, mentre aspettavamo fiduciosi, da un’auto scese il Gabibbo con un elecotterino radiocomandato e una ventina di Tapiri da lanciare all’interno. Puff!, svanito il progetto della prima irruzione in assoluto al Grande Fratello.
E insomma, visto che tutte le sere ci prendevamo un gran freddo o una gran pioggia e che il nostro unico rifugio era il centro commerciale “Cinecittà 2″ (presso il quale degustammo un peraltro fantastico caffé alla nocciola che fu oggetto di uno storico post), decidemmo di trascorrere almeno una nottata in centro. Solo che.
Solo che era tardi, e non riuscivamo a trovare uno straccio di locale che non fossero “trattorie da Giggi” per sedare i gorgoglii dei rispettivi stomaci.
Finimmo in piazza Navona, e Giovanna ebbe la grandiosa idea di chiamare l’89.24.24. Domanda: “Vorremmo l’indirizzo di un ristorante tipico nella zona di piazza Navona”. Dall’altro lato della cornetta: “Un attimo che cerco…”. Di qua: “Prego, prego!”. Risposta: “Non me ne risultano”.
Fu così che, proprio nei pressi della piazza, quasi nascosta su un lato, scoprimmo che una fiumana di gente aspettava il proprio turno di ingresso presso un ristorante, e noi ci accodammo.
Ora non so se furono la fame, il freddo, i pasti saltati; fatto sta che tutti uscimmo entusiasti delle rispettive ordinazioni (di mio, ricordo solo un monumentale e gustosissimo voulevant con funghi e saltimbocca). Da bravi milanesi, avendo ordinato vino, antipasto, primo, secondo, dolce, caffé e ammazzacaffé, eravamo preparati alla botta che, invece, non arrivò.
Da una ricerca su internet, quel ristorante che ricordiamo con tanto affetto, pare essere il “Ristorante – Pizzeria 4 Fiumi“.
A me, a dire il vero, non sembrava affatto una pizzeria (con tutto il rispetto per le pizzerie, per carità). Niente di lussuoso,figuriamoci, ma ci mangiammo parecchio bene, e e la cosa non mi convince: dovrò toccare con mano.
Come segnalare qualcosa, un posto, un ristorante o chissà cos’altro? Nei commenti di questo post, nella mia e-mail, sul mio cellulare (per chi ce l’ha), o de visu.
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