Alberoni punto zip /2 – Il sociologo incompreso, compresso

Alberoni punto zipE’ martedì, ed è l’ora di occuparsi di un famoso sociologo e della sua rubrica sulla prima pagina di un noto quotidiano, nella quale finge di trattare di massimi sistemi: amore, dolore, vita, universo e regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.

Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera ecco a voi la seconda puntata (la prima si trova qui) di Alberoni punto zip, il pensiero Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.

Un tempo i professori universitari di ruolo erano pochissimi ed avevano un grande prestigio. Vincere un concorso significava diventare famosi. E c’era in quell’epoca un detto: che quando uno diventava professore «perdeva la testa». Uno, sempre gentile, diventava un despota, l’altro lasciava la moglie e scappava con una allieva, un altro ancora smetteva di scrivere libri scientifici e si lanciava in polemiche sguaiate. Perché aver raggiunto il potere, la sicurezza, una sorta di invulnerabilità, consentiva loro di liberare gli impulsi proibiti, rimossi. Sono un professore, sono famoso, mi sono tenuto la moglie che avevo, non sono mai scappato con un’allieva, non mi sono mai lanciato in polemiche sguaiate. Sono un pirla.
Vedevo attorno a me tanti professori di valore, equilibrati ed obbiettivi. Sono circondato da pirla.
Il potere cambia, soprattutto il potere improvviso. E può cambiare per il meglio o per il peggio. Ho visto persone che, quando gliene è stata data l’opportunità, hanno sviluppato una energia ed una creatività straordinarie. Paolo Mieli è una persona dalla straordinaria energia e dall’altrettanto straordinaria creatività. E non è vendicativo.
E’ alla morte del padre Filippo che, diventato re, Alessandro può manifestare il suo genio politico e militare. Paolo Mieli è un genio.
Ma quel genio, quella ricchezza ce l’aveva già tutta dentro. Paolo Mieli è sempre stato un genio.
Molte persone ufficialmente irreprensibili sono diverse fra le mura domestiche e con i deboli che non possono parlare. Col potere rivelano la loro vera natura. Per inciso, è vero: con lui, da consigliere della Rai, mi sono comportato da merda.
Ho in mente chiaramente tre di questi personaggi. Uno si comportava da topo da biblioteca, un altro da bonaccione accomodante, il terzo da ragazzone gioviale. Poi, improvvisamente, sono stati scaraventati in un’alta posizione di comando. Magari, se la metto giù come “conosco uno che…”, qualche fesso di lettore crede veramente che questa non sia una rubrica autobiografica.
Il topo da biblioteca si è scatenato in feroci vendette e in orge sessuali. Il bonaccione si è dimostrato collerico e corrotto. Il terzo dispotico, invadente e intollerante. Ho preso tutto ciò che il potere mi ha dato. Tranne le orge sessuali. Sono un pirla.
Meglio chi si è abituato gradualmente al comando, chi lo ha esercitato a lungo, chi si è messo più volte alla prova. Costui non ha brame sfrenate da soddisfare, non viene preso dalla vertigine dell’onnipotenza, non si abbandona ad eccessi. La prima pagina del Corriere del lunedì è mia da 15 anni. Lo dico così, perché si sappia.
E sa che la cosa più importante non è l’autorità formale, ma l’autorevolezza. E l’autorevolezza non si ottiene con le urlate e gli isterismi. Perché è una statura morale. Qui butta male: come consigliere della Rai sarò trombato tra non molto. Però resto un sociologo molto autorevole. Lo dico così, perché si sappia.
E non te la dà nessuno. Ma il peggio è che se le studentesse non me la davano prima, figurati ora.
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8 Comments

  1. il re dell’ovvio.
    il principe del banale.
    il sultano della demagogia.
    forse l’uomo più inutile dell’intero paese. beh no, lo precede l’immenso diaco.

  2. Siccome stamattina per cinque minuti non avevo proprio niente da fare, sono passata di nuovo qui e, non contenta, mi sono fatta i cazzi vostri dell’anno scorso di questo periodo: ho notato, senza partecipazione, nè la minima emozione (insomma non me ne frega un cazzo), che gli sveglioni che praticavano questo luogo l’anno passato, per la maggior parte non lo frequentano più. Di quelli dell’anno scorso, rimane solo un manipolo di frequentatori. Allora il mio augurio per l’anno che sta arrivando è : non cambiate abitudini, non evolvete, non cambiate sito, rimaneti gli stessi sveglioni di oggi.

  3. Be…io l ho avuto come professore e non si discosta molto da ciò che scrive, pensate che la moglie non essendo laureata ha una cattedra nella mia università di sociologia e credo anche la seconda da quest anno…ah si!!! proprio la vera professore dei tempi che furono..peccato le meschè…

  4. mia, posso fare una battutaccia, accia, accia?
    si dai non resisto!!!

    E si vede! non ti ha insegnato neanche a scrivere!!!

    (niente di personale)

  5. una precisazione, per quel che può servire: rosa giannetta, al contrario di quel che s’è scritto, è laureata (in lingue e letterature straniere). alberoni è stato, tra le altre cose, suo professore.

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