Mobilitazioni

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la vignetta.

Io, che al mio lavoro posso, ho scioperato davvero le quattro ore. Eppoi anche in quanto vignarolo, ho trovato chi m’ha evitato un ulteriore sforzo. Ringraziamenti alla felice intuizione del compare (purtroppo anonimo) trovato su “Par condicio”.

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7 Comments

  1. Va bene, d’accordo… la vignetta è simpatica e strappa un sorriso. Però resta il fatto che da questo continuo criticare ed inveire contro le forme del lavoro flessibile non escono mai proposte alternative. Le condizioni economiche del nostro paese e la scarsa competitività delle nostre imprese (e Dio solo sa quanti altri problemi strutturali) non ci permetteranno ancora molto di tenere gli occhi chiusi dinnanzi alla necessità di riformare il nostro sistema socio economico. Vivendo all’estero ho modo di rendermi conto di quanta poca credibilità l’economia italiana goda nel mondo, e di quanta poca fiducia si nutra nei confronti di un paese la cui struttura del mercato del lavoro è percepita come rigida e antiquata.
    Oggi i quotidiani statunitensi, britannici e francesi che dedicavano qualche riga allo sciopero in Italia non risparmiavano un pizzico di ironia…
    Sono solidale a quanti vivono un mercato del lavoro dominato da incertezza e frustrazione… ma è giunta ora di far seguire ai cortei anche qualche proposta alternativa credibile.

  2. Con imprenditori e politici ladri la cosa bella è che su quella sedia ci finiamo sempre noi e mai loro

  3. Scusate…ma se fosse una poltrona? O una sedia a dondolo, un divano, un’amaca, una cassetta delle mele che ne so? Cambierebbe il tipo di rapporto di lavoro? … cambierebbero i diritti? eh, gia i diritti i doveri: ma da dove vengono, dove sono nati e cresciuti? In Un letto ad ore, in un monolocale vuoto, o in una piazza gremita di lavoratori senza plus-valore? O in molte, diverse, comuni condizioni sociali e storiche in cui si sono determinate? Siamo noi che facciamo la storia, giorno dopo giorno, in un’era che forse non è la nostra! e questo è uno dei modi per rimboccarsi le maniche.
    Tiziano

  4. ZaMM

    Discorso lungo e (forse) noioso. In Italia il danno è che il circolo vizioso causa dei nostri problemi è antico e consolidato. Pressione fiscale asfissiante, interesse delle banche a investire su nuovi progetti imprenditoriali quasi nullo, mercati finanziari asfittici, scarsa o nulla imprenditorialità, finanziamenti alla ricerca ridicoli, assenza di grandi gruppi industriali, burocrazia kafkiana, corruzione. Gravissime mancanze da parte del sistema scolastico.

    Nei paesi seri c’è un rapporto strettissimo tra imprese ed università: i responsabili risorse umane vanno continuamente presso i campus ad intervistare i neolaureati, assumono gli studenti in periodi di internship, finanziano le ricerche condotte negli atenei. Non stupiamoci se i migliori ricercatori italiani espatriano… le università inglesi, francesi e statunitensi ne sono invase. Chi esce dall’università ha un rapporto con il mondo del lavoro già avviato.
    Le banche e le società di Venture capitals sono pronte a finanziare chi ha buone idee, ed investono moltissimo in ricerca e sviluppo. Si è capito che perdere il treno dello sviluppo tecnologico costa molto caro.
    Le imprese hanno una capacità di operare a livello globale, e traggono vantaggio dall’ampliarsi dei mercati invece che soffrirne la concorrenza.
    Gli stipendi sono elevati, e di conseguenza i consumi e la crescita. In Italia tutti si lamentano dei prezzi al consumo, ma la vera responsabilità dello scarso potere d’acquisto è da cercare nelle ritribuzioni ridicole.
    Nei paesi seri vige la meritocrazia, e la giustizia fa il suo corso: i dirigenti Enron sono in carcere.

    Ripeto: a mio parere il dramma è che i problemi dell’economia italiana sono strutturali,e serve una riforma radicale delle leggi, ma anche delle idee e della mentalità. Inutile scendere in piazza per i licenziamenti, quando le imprese incriminate sono con l’acqua alla gola.

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