Chi ben comincia
Pare che, blogghisticamente parlando, vada – di – moda – pubblicare la prima pagina del proprio romanzo in preparazione.
Beh, questa è la mia.
- Gli scrocconi sono di sotto che la stanno aspettando.
La voce di Rolf rivelava un accenno di inquietudine, e malgrado tutto non smise di montarla, nemmeno rispondendo al cellulare.
Del resto, Rolf era il tipo da preoccuparsi per una qualsiasi idiozia, caratterizzato da una genetica predisposizione all’ansia che in quell’occasione non fu sufficiente a persuaderlo che altri duemila dollari di troia dovessero andare buttati nel cesso.
- Non ora. – rispose perentorio, ansimando.
L’impronta rossa della mano destra, quella libera, resistette per qualche decina di secondi sulla natica di Joël. Sculacciarla voleva dire che stava venendo, che mancava poco: ottimisticamente, una dozzina di colpi.
Che si chiamava Joël glielo rivelò dietro specifica richiesta: amava chiedere “come ti chiami?” e poi fare considerazioni a voce alta sui nomi d’arte delle ragazze.
- Sì, va bene – concluse -, Joël è abbastanza un nome da baldracca.
Non aveva intenti offensivi, e nemmeno aveva bisogno di mettere in chiaro chi era a comandare. Tutti sapevano che comandava lui: dalle zoccole d’alto bordo fino alle colonne di marmo sulla facciata dello Stock Exchange di Wall Street. Quello era, semplicemente, uno dei pochi modi che Chris Cain conosceva per fare un complimento. E anche l’unico preliminare che era in grado di sopportare senza alterarsi. O deprimersi.
Non che le maltrattasse, ma non era tipo da affezionarsi alle puttane. Per non cadere nemmeno nella tentazione si era anzi imposto una precisa regola: brune, carnagione scura, culo scolpito, seno non sopra la terza e non sotto la prima, ma tassativamente sempre diverse.
Ignorando lo scontato parere contrario di Rolf, aveva organizzato quella che poi sarebbe stata ricordata la conferenza stampa del secolo al Bacara Resort di Santa Barbara proprio per trattarsi bene. L’agenzia lì sulla riviera era stata quella con la quale, a conti fatti, si era sempre trovato meglio: sventole da intimorire persino un miliardario che se ne poteva permettere una a notte.
Quella che, chinata a quarantacinque gradi, resisteva impavida al movimento sussultorio sostenendosi con le gambe a bordo del letto e le mani sul materasso, era stata una delle migliori: nessuna domanda e metodi spicci che non andavano a scapito della dolcezza. Per dire: gli aveva aperto la lampo dei pantaloni con i denti. Una professionista.
- Signor Cain – esordì nuovamente Rolf, che aveva pazientemente atteso in linea almeno due minuti -, sa che odio interromperla, ma la Spanish Ballroom è al completo: ci sono già 800 giornalisti seduti e almeno altri 150 in piedi.
- Vengo. – ribattè rabbioso al telefono, e Joël si esibì in uno scatto da atleta per sfilarselo da dentro e portarsi al suo cospetto, inginocchiata, con gli occhi chiusi e la bocca aperta.
- Dicevo al telefono, cara. – specificò, facendole pat pat sulla testa – Per te non ce n’è. Mi dispiace.
- Possiamo vederci più tardi? – chiese la ragazza.
- E’ escluso. – rispose Cain, perentorio – Ma puoi restare, se vuoi. Qui nella Spa c’è un centro fitness fenomenale. Ti consiglio di prenotare uno Shirodara: è un massaggio meraviglioso.
Joël si prestò ad annodargli la cravatta. Lo fece di sua spontanea volontà, senza che lui glielo chiedesse. E senza che lui avesse da ridire.
- Oggi faccio la storia, ciccia. – aggiunse – Sto andando ad annunciare la nascita di Gesù.
Rise sguaiatamente. Lui. Lei era abituata a ben altre stranezze.
- E siccome a rimetterlo a questo mondo sarò io – concluse -, poi potrai raccontare di essere stata scopata da Dio.
L’idea era quella di pubblicare man mano i capitoli sul blog, cancellare i vecchi e lasciare sempre l’ultimo. Ma alcuni masochisti bastardi tra voi lo copierebbero comunque, e l’editore non la prenderebbe granché bene.
Va anche specificato che tutto questo non c’entra nulla con le cose di cui inizierete a sentir parlare tra qualche giorno.

Clicca qui
Clicca qui
Clicca qui