L’Italia si ritira dall’Iraq!

Tanto per abbaiareMa restano i volontari. Da un lato non potevamo restare ufficialmente in una guerra che il segretario dell’Onu ha definito “illegale”, dall’altro non potevamo lasciare nei guai gli americani. Perciò Fini, Calderoli, La Russa e tutti gli altri…

“La guerra di Bush è illegale”. Dopo la (tempestiva) dichiarazione del segretario dell’Onu Kofi Annan, il governo italiano s’è riunito d’urgenza per riconsiderare la posizione del nostro contingente in Iraq. Considerato che gli appalti dell’Eni a Nassirya – il motivo iniziale dell’intervento – non sono stati rinnovati, è stato deciso di rimpatriare le truppe e di chiedere semmai alle Nazioni Unite, in cambio di questo adeguamento alle loro posizioni, il famoso seggio italiano al Consiglio di Sicurezza.

“Ma così facciamo la figura degli zapateri!” ha obiettato qualcuno. “Ma così lasciamo in mutande gli americani! In fondo militarmente siamo la terza forza d’occupazione!”. “Non possiamo ammainare così la bandiera italiana! In Italia noi leghisti con la bandiera italiana ci puliamo il coso, ma in Iraq vogliamo vederla sventolare!”.

Alla fine, è stato deciso che l’Italia in quanto governo non parteciperà più alla guerra ma che il sostegno militare agli Stati Uniti non verrà affatto ridotto ma anzi rafforzato mediante l’invio – sotto l’esclusiva responsabilità dei singoli – di volontari. Questi verranno raccolti nel CVIK (Corpo Volontario Italiano in Irak) al comando del colonnello Junio Valerio Borghese. Ai volontari – per ordine personale, a quanto si dice, di Fini – sarà vietato fumare spinelli, parlare con gl’indigeni, tenere blog o scrivere ai giornali.

Le domande d’arruolamento sono finora circa quindicimila: in testa le province di Varese e Bergamo (dove molti dei duecentomila leghisti che dovevano insorgere dieci anni fa si sono ripresentati ai gazebo delle Camicie Verdi), ma anche in Sicilia, in Veneto, in Sardegna e a Roma gli organizzatori hanno dovuto faticare per contenere la folla dei giovani e meno giovani volontari. Al grido di “Viva l’Italia” o “Viva la Padania” i vari partiti hanno fatto a gara a offrire la loro migliore gioventù alla Patria.


A Milano, mentre a piazza Padania i leghisti si accalcavano vociando sotto il Sole che Ride, Gianfranco Fini consegnava personalmente i primi moschetti ai giovani della Legione Muti in piazza San Sepolcro. “Vinceremo!” ha gridato uno sconosciuto ragazzo di Forlì ricevendo l’arma dal Capo. Al che il vecchio Ignazio La Russa (comandato, come tutti gli altri dirigenti di An, a un turno di sei mesi alla testa delle truppe) non è riuscito a trattenere una lacrima. “Un seniore della milizia non piange!” l’ha rimbrottato l’adolescente. “Piangevo per la gioia di poter finalmente morire per la Patria!”.

Una gioia che verrà a quanto pare negata a Vittorio Feltri, al quale l’Ordine dei Giornalisti ha proibito di partire armato per Bassora (“il giornalismo dev’essere neutrale”) e ad altri valorosi colleghi che pure si erano presentati fra i primi. Di loro è riuscito a partire, con un abile escamotage, il solo Giuliano Ferrara che ha trasferito la sede legale del suo giornale a Tikrit. Probabilmente è riuscito a scivolare al fronte anche il coraggiosissimo Roberto Farini che – a quanto si dice – si sarebbe arruolato negli spahis sotto falso nome.

Ma il momento più commovente è stato vissuto in Parlamento, quando il capogruppo della Destra Calderoli ha annunciato nell’emozione generale che tutti i deputati e senatori leghisti saranno sostituiti da altrettante donne (non in grado ovviamente di resistere ai disagi iracheni), mentre il gruppo parlamentare si trasferirà, armato, a Bagdad e Nassirya. L’annuncio è stato accolto da un silenzio commosso e poi da uno scroscio irrefrenabile di applausi da tutti i settori. Infine, in piedi, i deputati hanno intonato a gran voce Giovinezza e l’Inno di Mameli.

Semplicità. Dopo l’ultimo raid aereo (nel ’39 li chiamavano blitz) sulla città, si segnalano circa sessanta vittime dei bombardamenti. Secondo i generali, erano guerriglieri. Secondo gli ospedali, vittime civili. Chi ha ragione? E chi lo sa. Io mica c’ero. Non c’era neanche più Baldoni, nè le due Simone. La situazione comincia a farsi (dal punto di vista dei generali) più semplice da gestire.

Fratelli d’Italie. Ciampi: “Ricordatevi che io ho giurato”.

L’euro. Grande Andreotti. Sull’arbitro ferito dalla moneta da un euro lanciatagli in testa, che usciva sanguinante dallo stadio mentre dalle tribune d’onore la teppa ancora sghignazzava, ha fatto una delle più belle battute della sua carriera (le battute di Andreotti riguardano quasi sempre gente insanguinata). “Senatore, lei che è romanista, che ne dice?”. “Se avessero messo l’euro di carta non si sarebbe fatto niente”.

Spot. Liceo Ripetta, Roma. “La Notte Bianca. In questa festa esponiamo le nostre cose: lavori didattici che nascono da pensiero ed emozione. Crediamo che il diritto alla gioia, alla libertà, alla vita sia diritto e dovere di tutti per tutti. Lo crediamo ancora, malgrado ciò che ci circonda, e lo crediamo davvero e con forza. Ed è per questo che, nel giorno di festa in cui accogliamo ed incontriamo i diversi pubblici di Roma nel luogo di magia e d’arte che è la nostra scuola, abbiamo scelto di presentare comunicazioni sociali su temi di drammatica attualità: la morte violenta dei bambini e la morte per droga. Il tema non è la morte, è la vita. Ed è il tema che dedichiamo ad Enzo Baldoni, un uomo d’amore, un creativo, un maestro di vita e d’impegno che non dimenticheremo”.
Info: maria_privitera@fastwebnet.it.

mimmo lombezzi wrote:

Quando i massacri e l’assedio di Sarajevo divennero uno scandalo internazionale i governi di tutta Europa cominciarono a contendersi le evacuazioni di feriti (sempre scortate dalle telecamere).

Come Adriano Sofri cercò (invano)di spiegare ai pacifisti, l’unico intervento utile era quello armato ma nessuno voleva farlo. D’altra bisognava pur mostrare di far qualcosa per poter dire (dopo) “abbiamo fatto l’impossibile!”….

Non oso pensare come reagiranno i tagliagole di Baghdad agli appelli dei ministri (o sottosegre-teri) di un governo che considerano l’ascaro di Bush… Forse l’unica voce che sarebbe ascoltata oggi sarebbe quella delle vedove Irachene. La guerra e soprattutto 30 anni di stragi di Saddam ne hanno lasciate parecchie. Un loro appello peserebbe più di qualsiasi altro.

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1 Comment

  1. INTERVISTA AD ANTONELLO DE PIERRO
    Da Napolitano alle liti per le poltrone nel governo Prodi, all’Iraq, al sistema elettorale, all’economia.Il ”depierro pensiero”.

    Angelo M. D’Addesio

    *Iniziamo con le notizie politiche di questi giorni. La scelta di Napolitano come Capo dello Stato è condivisibile, giusta oppure si configuravano alternative possibili e se sì quali?

    Sì, penso che Napolitano sia stata la scelta giusta, a dispetto dell’anzianità, anche perché vista la situazione che si era venuta a creare non poteva essere D’Alema, l’uomo giusto, avendo fatto la campagna elettorale per un determinato schieramento. Gianni Letta è stato sempre al suo posto, ma non dimentichiamo che è stato al centro dei fondi neri dell’IRI negli anni ’70 e quindi non era una figura credibile al momento. Mi ha fatto male vedere i 42 voti a Bossi, che è leader di uno schieramento che fa i raduni sul Po e cantava con i suoi seguaci la canzone “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore…”. Parlo di Bossi perché è stato il secondo più eletto. Penso che Napolitano è una buona figura, che sicuramente riuscirà ad essere al di sopra delle parti.

    *Il Governo Prodi. Dopo la vittoria risicata che durata potrà avere questo governo e soprattutto come si risolveranno i diverbi interni ai DS o il nodo Mastella-Bonino per il Ministero della difesa?

    Come durata mi auguro che sia di cinque anni pieni. Diciamo che le liti sono più nell’ambito dell’Ulivo, nel partito “unico”. Sembra che qualcuno abbia attribuito a D’Alema, la frase e la volontà di una doppia vicepresidenza del Consiglio, con Rutelli. Non sarà così. La vicepresidenza andrà, a mio parere, a Rutelli. Non sono d’accordo sulla scelta di Rutelli, in tempi passati ho trovato molto da ridire sul comportamento politico di Rutelli.

    *E sulla questione Bonino-Mastella?

    Sicuramente vedo molto meglio Mastella alla Difesa. La Bonino alla Difesa sarebbe una scelta contraddittoria, viste le battaglie pacifiste che la Bonino ha condotto in questi anni con i Radicali, Rutelli in primis. Non dimentichiamo il trasformismo esasperato di Rutelli, dai Radicali ai Verdi, per poi genuflettersi in Vaticano, passando alla Margherita.

    *Rimanendo sull’argomento pace-guerra. A fine giugno dovrebbe esserci il rifinanziamento delle missioni in Iraq ed Afghanistan. Il governo Prodi avrà la volontà di svincolarsi dalle missioni oppure seguirà i propositi del governo Berlusconi?

    Io mi auguro di no. Innanzitutto la missione in Afghanistan è stata ben diversa. Quella in Iraq è stata una missione di guerra, perché gli italiani hanno partecipato a diverse operazioni di guerra.
    E’ eclatante il caso di Nassiriya. Lì sono di stanza gli italiani e ci sono gli stabilimenti dell’ENI che gli italiani hanno protetto durante la missione.

    *Quali sono le possibili soluzioni politiche per risolvere questi nodi cruciali legati alle missioni in Iraq?

    Io spero si trovi una soluzione che non sarà comunque facile, vista la situazione creatasi in Iraq. Penso che sia però il momento di ritirare i soldati dall’Iraq. C’è da sottolineare comunque il cinismo aberrante che accompagna il cordoglio per la morte dei militari italiani, dalla tragedia di Nassiriya. Berlusconi disse all’epoca “E’ come se fosse morto mio figlio”. Suo figlio non era lì, purtroppo o per fortuna e sono parole e frasi fatte. Il fatto di considerare i morti in terminI di mera contabilità di un bollettino di guerra dovrebbe far riflettere. Dietro ogni morto c’è una tragedia familiare che segna per tutta la vita.

    *Si parla di Partito Democratico e di Casa dei Moderati. Eppure le formazioni sono molto disomogenee, la sinistra radicale va per conto suo. Saranno possibili queste elaborazioni in termini bipolari e quali saranno i tempi per queste soluzioni?

    E’ una bella domanda. Io sono contrario all’unione DS-Margherita. Sarebbe il tramonto dell’ideologia. Questo già esiste, però se qualcuno ha ancora delle idee, ci troveremmo di fronte ad un’unica lista formata da coloro che combattevano, verbali o meno, ovvero democristiani e comunisti, la vecchia maggioranza ed opposizione. E’ come se in futuro si unissero Berlusconi e Prodi. Dall’altro lato la Casa dei Moderati è surreale. Nel centro-destra non ci sono moderati, per il sol fatto di aver accettato l’alleanza con la Lega Nord che è sempre stata contraria e lontana dallo spirito democratico e di moderazione. Fino a quando ci saranno certe alleanze, sarà difficile una Casa dei Moderati.

    *In riferimento al sistema proporzionale come le pensa?

    Ecco in riferimento a ciò è bene ricordare che l’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. In realtà l’Italia è stata fondata più sul denaro, sulla ricchezza, che non sul lavoro. E’ stata più che altro una plutocrazia e non una democrazia, non di certo un governo del popolo. In questo senso la legge elettorale è stata un attentato alla democrazia. Non dare neppure la possibilità all’elettore di scegliere il proprio candidato, ma imporre candidature come quelle di Previti, peraltro arrestato in questi giorni o Dell’Utri che si è avvantaggiato di una legge ad personam, altrimenti avrebbe dovuto scontare due anni e sei mesi rende l’idea di come questa legge sia da rivedere, completamente.

    *Il tema scottante del lavoro. Veltroni ha riabilitato la Legge Biagi, ha detto che è da riformare, ma non da bocciare completamente. Altri la considerano l’apice e la causa prima del precariato in Italia. Che posizione ha sulla Legge Biagi?

    Non dimentichiamo che questa situazione è stata determinata in parte dal centro-sinistra. Bisogna invertire la rotta. Non dimentichiamo che il centro-sinistra introdusse i c.d. “Co.Co.Co.”, ora spariti per fortuna, per poter pagare i periodi di prova. Gli stessi sono stati strumentalizzati, infatti circa tre anni fa si arrivò a circa 2 milioni e 700 mila Co.Co.Co. Vorrei sottolineare un evento abbastanza importante su questo argomento.

    *Prego.

    Al Ministero dei Trasporti c’è una centrale operativa, che risponde agli utenti che hanno a che fare con la Motorizzazione Civile, occupandosi dei dati sensibili di tutti i cittadini. Prima l’appalto del call-center era stato dato ad una ditta privata. E’ qualcosa di assolutamente sbagliato affidare i dati sensibili di milioni di italiani ad una ditta che può passare la mano ad altre ditte, in barba alla legge sulla privacy. Tutto ciò non è affidabile. Circa tre anni fa, in proposito feci una trasmissione in Radio su Radio Roma, in cui si parlava del Co.Co.Co, come incostituzionale, perché prevedeva una situazione contraria all’art. 4 della Costituzione, perché prevedeva un lavoro da dipendente con le non garanzie del libero professionista. Nel caso del Ministero la nuova ditta che venne impose questo trattamento e c’era chi lavorava lì da 15 anni ed a 40 anni si vide costretta ad accettare.

    *E’ il caso di rivedere tutto, di attuare una vera riforma.

    Adesso ci sono i “contratti a progetto”. C’è un futuro nel segno del precariato e dell’incertezza. Sono aumentati i divorzi e sono diminuiti i matrimoni. Questo è uno degli effetti collaterali di questa situazione. Oggi un giovane non può neppure comprare una cosa, perché è necessario impegnare una busta paga per un mutuo o un affitto. Una volta si diceva “Ho trovato lavoro” o “Sono Disoccupato” oggi si dice “Lavoro, ma non so cosa farò”. C’è una grande incertezza. Non si parla più tanto di usura in questi tempi, non so se è notato, ma anche questo è un altro effetto collaterale indiretto che bisognerebbe approfondire e che è conseguenza di tale sistema. Berlusconi aveva promesso 1 milione di posti di lavoro, ma se sono questi, ha vinto la scommessa, ma il lavoro è un’altra cosa.

    *Faccio l’avvocato del diavolo. L’impresa italiana è in crisi. La concorrenza asiatica è molto forte. La grande impresa sceglie la strada della vendita o svendita o della fusione all’estero. La piccola impresa è strozzata e quindi o sceglie la strada della flessibilità o cede al lavoro nero? Cosa è meglio e cosa il peggio?

    Lavoro significa stabilità futura e lavoro è un diritto costituzionale. Lo Stato ha il dovere di tutelare il lavoro, ma mi sembra che lo stia piuttosto calpestando. Un lavoratore che mette su famiglia, lavorando in tre mesi e per altri tre mesi non lavora più, può essere schiacciato dall’usura. Si parla di mobbing, senza che ci siano però una legge adeguata. Ho partecipato ad un convegno sul Mobbing, constatando che una legge seria si attende da anni. Solo la Regione Lazio ha varato una legge regionale, fu un consigliere di Forza Italia a presentarla, Claudio Fucci, ma fu bocciata dalla Consulta su istanza del Governo Berlusconi, cosa abbastanza curiosa. Tornando al mobbing, questo tipo di impostazione del sistema lavoro, presta il fianco al mobbing. Lavoratori con contratti di più durata sfrutteranno quelli con contratti precari
    E’ una situazione da ribaltare, magari con incentivi alle imprese che possano assicurare contratti a tempo determinato e con grosse penalizzazioni per le imprese che mantengono la vergogna dei contratti precari.

    *Passiamo alla politica estera. Si dice che il binomio Usa-Italia è destinato a concludersi con l’avvento del governo Prodi che guarderà verso altri modelli ed altre collaborazioni. E’ possibile che l’Italia si rifaccia al modello spagnolo o a quello francese, ad esempio nel campo dei diritti civili. E’ vero che finirà anche il binomio Italia-Usa.

    Io guarderei prima al mio orticello. Prima risolverei i problemi interni. La Spagna di Zapatero sicuramente, per quello che si sente, sta rinascendo dopo gli otto anni di governo Aznar. Se parliamo dei diritti civili, se vogliamo chiamarli così, io posso essere d’accordo personalmente con i PACS, ma non con le unioni omosessuali. Per giunta nella cattolicissima Spagna. E’ un po’ una contraddizione. In paesi come il Brasile forse non si arriverà mai ai matrimoni gay.
    Quanto al rapporto con gli Usa, spero che possano continuare, ma attenzione, devono essere rapporti di scambi reciproci e non di sudditanza. Il Governo Berlusconi si è piegato al governo degli Usa. Lo stesso partito di Forza Italia ha una visione servilistica, Berlusconi ha impostato il suo modello con gli Usa allo stesso modo, ovvero servi del volere di Bush.
    Quanto ai diritti civili, gli Usa stessi hanno molto da imparare, se pensiamo agli innocenti che aspettano il giudizio solo perché non possono pagare le spese legali. Si parlava poi di mercato con l’estero. Se penso alla Cina che è lo stato che vanta al mondo il maggior numero di esecuzioni capitali. Ebbene, fino a quando non ci sarà uno standard di rispetto dei diritti umani, io frenerei l’espansione commerciale ed economica della Cina verso l’Occidente.

    *Le chiederei un parere sulla vicenda Calcio. Tema banale, ma saltato agli occhi della cronaca, della politica.

    Io sono sconcertato da quello che è successo. Siamo abituati a situazioni poco pulite dell’universo Calcio. Situazioni poco chiare ci sono state anche in altri sport ed in altri organismi. Il Calcio è un gioco. Quando il Calcio diventa business, con squadre quotate in borsa ed altro. Non dimentichiamo i crack di Cagnotti e Tanzi. Dove c’è business si vengono a creare situazioni che permettono alle persone di arricchirsi illecitamente. Negli altri sport non esiste ancora tutto questo. Pensiamo al Calcio dei grandi valori, al grande Torino, perito a Superga, con grandi calciatori che giocavano per un premio-partita che poteva essere un cappotto.
    Questo non dovrebbe accadere. E’ il caso di fare vera pulizia e che i magistrati vadano veramente fino in fondo per punire pesantemente i reati che sono stati commessi e dare una lezione a questi signori. Fra questi c’è anche Carraro e mi dispiace che sia stato sindaco anche a Roma, una città bella, rinata. Mi fa scemare un po’ di orgoglio di essere romano.

    *Ultimo punto. Cosa dovrebbe fare un governo, in questo caso, il Governo Prodi, non dico in cento giorni, ma con estrema urgenza almeno nei prossimi sei mesi. Tre priorità su cui intervenire.

    Prima di tutto la scuola. Soprattutto dopo la riforma Moratti che svalutato la scuola pubblica. Bisogna dare a tutti l’accesso alla scuola pubblica, al sapere che è il segno distintivo di un popolo. Altra cosa su cui operare la sanità. Un esempio è il modello tedesco è molto avanti. Si paga una tassa più elevata, ma in Germania viene tutto rimborsato, visite private comprese. Conosco un caso spaventoso di un barbone dimenticato su una lettiga fuori dall’Ospedale di Ostia. La tutela della salute è un diritto da non calpestare che favorisce anche una società più laboriosa. Infine va rivisto completamente il sistema lavoro, a partire dalle assunzioni.

    Antonello De Pierro, giornalista, direttore del portale di informazione nazionale Italymedia e da tempo impegnato nel giornalismo di denuncia sociale. Ha collaborato per “La Stampa” e “L’Opinione”, ha diretto nel 2003 il mensile “Nuove proposte” ed ha condotto programmi nel circuito tv Stream, oltre che essere un assiduo ideatore di trasmissioni per Radio Roma ed altre emittenti locali nel Lazio. Oggi è molto attivo nel giornalismo on line e nell’informazione telematica grazie al sito di informazione da lui diretto Italymedia.it

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