Beh, la storia la sapete, e se non la sapete, è tutta scritta qui. Se ne parla anche qui e qui. Da ciò si deduce una cosa: su questa persona ho già scritto troppo e non per niente la cosa è in mano agli avvocati.
Per questo motivo nel presente post mi asterrò dai pareri sulla vicenda, limitandomi a riportare – uno per uno, debitamente catalogati – tutti gli interventi che la persona summenzionata ha man mano dedicato a vari personaggi del web e no. Ha iniziato insultando una persona, e da lì in poi questa storia è diventata simile alla canzone dell’elefante: “Un elefante / si dondolava / sopra un filo / di una ragnatela / e trovando / la cosa interessante / andò a chiamare / un altro elefante. / Due elefanti / si dondolavano…” eccetera. Ogni singolo personaggio che è intervenuto a difesa di quello diffamato in precedenza ha subito la medesima sorte: accuse di minacce, molestie (per tutti), di pedofilia o frequentazione di prostitute (se uomo), di prostituzione o diffusione di pornografia (se donna).
E’ un elenco, quello che segue. Un semplice elenco che serve agli avvocati in primis, e a me per porre alcune domande.
La prima. Me lo sono sognato io, o su Splinder esistono delle norme contrattuali sottoscritte dall’utente al momento dell’apertura di un blog, le quali recitano, tra l’altro:
“Splinder valorizza la libertà d’espressione dei propri membri, ma richiede che tale libertà sia utilizzata nei limiti del lecito e che non offenda gli altri. Splinder si riserva quindi il diritto-dovere di decidere cosa sia o non sia consentito fare sul proprio sito o su weblog creati grazie alla sua piattaforma. Sono assolutamente vietate e possono causare la revoca immediata della tua iscrizione e/o la cancellazione del tuo Weblog le azioni e le attività che comprendono, senza che ciò costituisca un limite, l’inserimento di pagine Web o in tutti gli altri contesti interattivi predisposti da Splinder contenenti o con riferimenti a: [...] materiale offensivo o diffamatorio nei confronti di chicchessia, incluse espressioni, di fanatismo, razzismo, odio, irriverenza o minaccia; materiale che promuove o fornisce informazioni che istruiscano su attività illegali o che possano causare pregiudizio a terzi.”
Di tutto ciò che segue – e che leggerete – lo staff di Splinder è stato avvisato ormai qualche mese fa. Idem dicasi per quelli di Excite (le cui condizioni contrattuali non sono visibili se non aprendo un blog) e de Il Cannocchiale (qui le condizioni di utilizzo). Eppure non intervengono: prima ancora che intervenga la legge, hanno un regolamento a tutela degli utenti della rete. E non lo fanno rispettare.
Le altre domande: perché l’Ordine dei Giornalisti e Paolo Serventi Longhi non intervengono a tutela della professione, quando una non iscritta all’albo si si spaccia per giornalista, parla di “accrediti giornalisti presso la Magistratura e il Parlamento” e si descrive a questo modo: “Una nota giornalista a breve editore con evidentissimi appoggi politici e tutti gli accrediti al punto giusto”?
Perché associazioni rispettabilissime come Peacelink, più volte citate dalla signora a proprio vantaggio (“Peacelink mi cita sempre ad ogni iniziativa, inoltre un membro di Peacelink è già membro di Bloggersperlapace“), non prendono le distanze (in pubblico, dico, non in privato) dalle inesattezze, dalle scorrettezze che vi apprestate a leggere?
Perché Fiorello Cortiana, della cui amicizia la signora si fa vanto, non prende pubblicamente le distanze e lascia che ad intervenire a difesa delle persone diffamate siano solo semplici blogger, che si ritrovano poi puntualmente i propri dati e i propri numeri di telefono pubblicati dalla suddetta, alla mercé dei motori di ricerca? Perché, infine, un qualsiasi magistrato di passaggio non procede d’ufficio, soprattutto in cosiderazione del fatto che la persona in questione sostiene (non creduta, ma lo sostiene) che i magistrati milanesi Claudio Castelli, Armando Spataro, Ilda Bocassini e Gherardo Colombo le debbano dei favori e siano per questo disposti ad insabbiare eventuali inchieste che abbiano come oggetto la medesima? E che fanno, nel frattempo – dico sul serio – i servizi sociali? Perché la persona di cui stiamo parlando ha sporto denuncia contro parecchie persone che vedrete citate senza che l’autorità competente la rimandasse a casa, spiegandole la situazione ed enumerandole il numero di reati penali e civili che stava lei stessa compiendo?
A chi legge chiedo una cortesia: non commentate utilizzando insulti o frasi diffamatorie nei confronti di questa persona. Il concetto ristabilire, in tutta questa vicenda, non è quello dell’“occhio per occhio”: si tratta, molto più semplicemente, di far valere il diritto di tutti a non essere diffamati per mezzo di accuse scelte a caso.
Qualche tempo fa mi si disse che parlando della signora altro non avrei fatto che alimentare la polemica. L’ho ignorata – completamente ignorata – per un mese e mezzo, e il risultato è che se prima eravamo in tre elefanti a dondolarci sul filo della ragnatela, ora siamo almeno in ventiquattro. Tante sono le persone che – volenti o nolenti – sono state oggetto di diffamazione in questo lasso di tempo. E pare che l’opinione della signora sia che c’è ancora posto.
Una breve puntualizzazione prima dedicare il resto del post all’elenco: la parte di codice di questo intervento contenente gli insulti legati ai nomi e cognomi è stata criptata in modo che i motori di ricerca non possano indicizzarla e così diffondere ulteriormente contenuti diffamatori.
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