Alimentare la fuga dei futuri cervelli

Non pretendo qui di spiegare perchè investire nell’università voglia dire costruirci il pane del domani. Non vi sto a spiegare quanto un matematico oggi possa rendere ad una economia tra 30 anni. Non vi sto a dire che, se non ci fosse stato un visionario della matematica come Fourier, oggi gli mp3, la musica digitale e financo le trasmissioni radio televisive non sarebbero possibili.
Non vi voglio dire che andrebbero investiti punti percentuali del PIL. E neanche che tutte le nazioni “progredite e ricche” investono tantissimo nella ricerca.
Io vorrei solo che qualcuno mi spiegasse che cavolo di incentivo allo studio di materie scientifiche è un contributo governativo di 3 milioni di euro. Che si traduce in un assegno singolo di 320 euri per gli studenti più meritevoli. Trecentoventi euri.

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11 Comments

  1. Sarebbe come dire “Non vi interessano le materie scientifiche? Adesso guardate questi soldi: saranno vostri se cambiate gusti. Ora vi interessano?” Io dubito che i “cervelli” si creino così, non credo che i grandi della Scienza abbiano fatto certi studi per motivi che non fossero la passione pura.

  2. In realta i chimici, specialmente donne, hanno grande difficoltà a trovare lavoro, qua in Italia.

    (Da quanto mi dicono laureandi nella suddetta materia)

  3. Anche le biologhe. Ma non è questo il punto. Cosa vuoi incentivare quando poi la ricerca scientifica marcia sulle spalle di uno stuolo di precari, sottopagati e sfruttati che vengono scaricati a “fine progetto”? Tornassi indietro farei la parrucchiera come avrei voluto quando ero bambina, e non mi farei abbindolare da una manciatina di euro.

  4. Alla Statale di Milano vanno 138mila euri.
    Praticamente lo stipendio annuale di 2 ordinari.
    Basta questo o vogliamo dire anche qualcosa sulla divisione tra scienze di serie A (matematica, fisica, chimica) e scienze di serie B?

  5. La ricerca – come concetto, dico – bisogna avercela nel DNA: un po’ come fare il medico o il missionario.
    Se sei un governante, promuovere la ricerca è una sorta di suicidio politico: promettere una strada provinciale ti porta una quantità di voti che non prenderesti nemmeno dichiarando che hai deciso di debellare l’AIDS.
    Se sei uno studente, pensare di fare il ricercatore è una sorta di suicidio civile: frustrazioni, noia (chiunque abbia avuto a che fare con un qualsiasi progetto CNR sa bene di che cosa parlo), fame, soddisfazioni in quantità infinitesimali.
    Con tutto che poche cose, al mondo, sono importanti quanto la ricerca.
    Comunque non sarà di sicuro un contributo in denaro (con il quale ti puoi permettere un bel paio di scarpe nuove) che modificherà la percezione generale nei confronti di questo problema.
    E’ molto più una questione di organizzazione e di metodo: io credo, per esempio, che se tutti quanti (il professorone che assegna i progetti, gli assistenti di dipartimento, i ricercatori CNR, etc…) fossero “giudicati” annualmente sulla base dei risultati raggiunti e che, in base a tali risultati, ricevessero più o meno denaro da spendere nell’anno successivo, si creerebbero degli ottimi team di ricerca.
    Ma così com’è oggi, mi dispiace, non vedo sbocchi.

  6. Tommaso i soldi servono. E non solo a pagare i dirigenti. Servono a pagare la le attrezzature fino alla stessa cancelleria che spesso manca. Servono per pagare i segretari/e che se no, spesso i ricercatori fanno i segnretari del dipartimento prima che ricercare, servono per pagare le trasferte per le conferenze. E poi, diciamocelo, qualche dindino che ti toglie qualche sfizio e ti rende la vita migliore ti rende anche il lavoro migliore.

    E non condivido/concepisco l’idea di pagare “a risultato”. La ricerca, in quanto tale, non sai se porta risultato oppure no (se no che ricerca sarebbe). P. es. quelli che ricercano sulla fusione nucleare dovrebbero morire tutti di fame visto che non hanno raggiunto risultati soddisfacenti negli ultimi trent’anni?

  7. Perversione pura: finanziare studi durissimi al termine dei quali uno:

    a) Trova un lavoro che non c’entra una ceppa;
    b) Per farci entrare la ceppa, va all’estero.

    Col risultato che, nel caso a) lo Stato ha buttato soldi nella fossa biologica e lo studente anni nel cesso mentre nel caso b) l’Italia ha pagato la formazione di un signore che la fa fruttare per uno stato straniero.

    Che lungimiranza.

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