…E figli maschi!

Selvaggia e Laerte Sposi (Animazione Flash di Claudio Santori)A quelli che al matrimonio non ci credono nemmeno un po’, il problema si presenta al momento di fare gli auguri agli sposi. Avete presente? I novelli marito e moglie escono dalla chiesa. Lui capisce immediatamente che per almeno un mese di fare la doccia senza poi asciugarsi i capelli non se ne parla dal momento che, acquattati meglio dei vietcong, i chicchi di riso nella capigliatura non aspettano altro per germogliare. Lei non è commossa come tutti pensano: sta cercando di dissimulare il fatto che una manciata di basmati bianco lanciata da un cazzo di cugino sconosciuto è stata lì lì per provocarle il distacco della retina. Lo sposo è costretto a sottoporsi alla processione di baci femminili e vigorose strette di mano maschili; per la sposa, invece, i baci sono maschili e, in gran parte, femminili: le vigorose strette di mano arrivano solo delle ex cui lui aveva giurato che non si sarebbe mai sposato. Entrambi sorridono – sorridono un sacco – ma di tanto in tanto si guardano con l’espressione di chi avrebbe voglia di chiedere “Hai invitato tu questo con la faccia da pirla?”.
In quel frangente tutti dicono “Congratulazioni, auguri!”. I più originali aggiungono: “…E figli maschi!”. Se gli invitati sono trecento, trecento congratulazioni, trecento auguri e almeno un centinaio di figli maschi.

Chi al matrimonio non ci crede, dicevo, in quel momento si sente come uno che dai campi e dalle officine in cui trionfa la giustizia proletaria venisse teletrasportato all’interno di una cabina elettorale e costretto a votare Alleanza Nazionale. E non è tanto per la faccenda di dover dire “Auguri”, mentendo. No. E’ proprio perché la maggior parte delle volte sei tu, quello con la faccia da pirla. Mica per niente: chi cazzo va ad invitare alle proprie nozze una persona che considera l’istituzione del matrimonio una colossare farsa? Uno che ti conosce poco o che non ti conosce per niente, appunto.

Così, proprio per non fare la figura del pirla, mi sono convinto che per fare gli auguri a due che si sposano mica è detto che uno debba usare parole proprie. Folgorato dall’intuizione ho girovagato per la rete alla ricerca di citazioni di frasi altrui riguardanti il matrimonio, non riuscendo a trovare nulla di appropriato o di adatto. La più bella, per dire, era di Massimo Troisi: “Io non è che so’ contrario al matrimonio… ma credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte per sposarsi”. Altre erano persino meno adeguate.

Allora mi sono ricordato di un vecchio post sul matrimonio scritto da Selvaggia – uno dei più belli, uno di quelli che non fanno ridere, uno di quelli che le mezzeseghe dal commento facile non possono prendere ad esempio per decretare “era meglio prima, quando scriveva” per il semplice fatto che questo è il “prima” e il post se ne sta bello nascosto nell’archivio (talmente ben nascosto che nemmeno metto il permalink: chissà mai che qualcuno non decida di leggere quel che di Selvaggia non finisce sui libri o su Novella 2000) -, e riportarlo qui mi è sembrato il modo più carino – il più appropriato, per uno come me – per fare le veci degli auguri a lei e Laerte, che oggi si sposano.

“Il tuo ricordo l’avrei voluto conservare così, nell’immagine cristallizzata di quel liceale che mi veniva a prendere il sabato con la macchina del papà, che mi scriveva fiumi di parole e poesie, che che mi parlava di sua nonna con le lacrime agli occhi, che amava la filosofia ancora più di me, che aveva umorismo e sensibilità da vendere,che mi faceva abbuffare di home video, pizza e patatine fritte, che mi faceva passare tre ore al telefono tutte le sere chiusa nell’armadio per non farmi sentire dai miei e pareva che ci fosse sempre tanto da dirsi,che veniva a bussare alla porta della mia classe e chiedeva tutto rosso se potevo uscire un attimo perchè avevamo litigato, che mi portava in vacanza con i suoi,che mi regalava fiori, che mi portava al canile e costruiva la cuccia con me per il cane che mi ero portata a casa, che sopportava le chiacchiere di un liceo di provincia, che studiava come un forsennato per andar via da quella provincia,che comprava “Cuore” e me lo faceva leggere, che comprava “Max” e mi faceva arrabbiare. Che mi ha lasciato e mi ha fatto piangere ovunque, senza ritegno, davanti ai miei, in classe, nei bagni della scuola, sull’autobus che mi riportava a casa. Nei dieci anni che sono passati qualche notizia da amici comuni, “Marco si è laureato” “Marco lavora da un notaio” “Marco lavora in telecom” “Marco è fidanzato” “Marco lavora in uno studio legale a New York” …poi la tua mail di un anno fa e l’annuncio del tuo matrimonio. Ora ti so sposato e a lavorare a Londra. A settembre ti rivedrò al matrimonio di Simone. Tutti ti vedranno con un abito da cerimonia, io con le tue felpe larghe e lo zaino sulle spalle.”
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20 Comments

  1. De Andre’ in occasione delle Colombiadi disse: “Se qualcuno mi invita ad un brindisi e non mi piace non ci vado, non rompo il bicchiere”. In questo caso la penso diversamente. Ho assistito a tanti matrimoni sui quali ero perplesso; non avrei mai fatto da testimone perché non me la sarei sentita di avallare unioni in cui non credevo, ma essere semplicemente invitati è diverso. Preferisco, da amico, essere presente alla manifestazione di una volontà che non mi appartiene. Alzerei il bicchiere con gli sposi perché quella non è la mia ricerca della felicità, è quella di qualcun altro.

  2. Tanto affetto sincero e auguri di felicità duratura e di amore a tutti e due. Un abbraccio speciale a Selvaggia, però, che oggi va a sposarsi indossando le incrostazioni di pizzo :D Un bacio, bellezza, e che la vita sia piena di risate!

  3. Gareth: I’ve got a new theory about marriage. Two people are in love, they live together, and then suddenly one day, they run out of conversation.
    Charles: Uh-huh.
    Gareth: Totally. I mean they can’t think of a single thing to say to each other. That’s it: panic! Then suddenly it-it occurs to the chap that there is a way out of the deadlock.
    Charles: Which is?
    Gareth: He’ll ask her to marry him.
    Charles: Brilliant! Brilliant!
    Gareth: Suddenly they’ve got something to talk about for the rest of their lives.
    Charles: Basically you’re saying marriage is just a way of getting out of an embarrassing pause in conversation.
    Gareth: The definitive icebreaker.
    (doverosa citazione da 4 matrimoni e un funerale).

    Rassicuro anche Giulia: pare che il pizzo, se lo vuoi su un vestito e non sul tavolo a far da centrino, vada necessariamente incrostato. ovvero cucito non in linea retta come la stoffa qualunque bensì seguendo gli arzigogoli del pizzo medesimo. Sostanzialmente l’incrostatura del pizzo è il lavoro che paghi alla sarta e fa lievitare il prezzo del vestito ;-) Certo che per come l’aveva messa giù l’Ansa sembrava che Selvaggia avesse chissà che strano vestito :-D
    p.s. questo commento è un disclaimer finalizzato a salvaguardare la mia reputazione di personcina originale: non avevo ancora letto nessun blog, quando ho deciso di sposarmi pure io :-D

  4. Mi associo a Piccolavoce.
    Anche perché sono felicissimamente sposato, con 3 pupi.
    Tu mi dirai, dipende.
    Dipende, appunto.
    Comunque quel post di Selvaggia è bellissimo.

  5. Si è può essere contrari al matrimonio, ma se un altro ci crede, tutti gli auguri del mondo di tutta la felicità possibile.

    Viva gli sposi!!!

  6. Io non credo nella Juventus, ma a vedere Lazio-Juve ci sono andato, e (per questa volta, almeno) ne sono uscito soddisfatto.
    Questo per dire che se uno non crede nel matrimonio (io ci credo), ma gli amici lo invitano, non mi pare un grosso problema: mica si deve sposare lui. E poi ai matrimoni si acchiappa un sacco.
    Se poi la questione è di coscienza, ovvero ‘che fare con gli amici che sbagliano?’, beh, è ampiamente distorta da relativismo speculare soggettivo: ovvero, per chi si sposa sei TU, ‘l’amico che sbaglia’.
    Selvaggia, ahimè, il mio cuore spezzato non ha mai potuto parlarti.
    Tanti Auguri a te e Laerte.

  7. Cito a memoria:
    “eh, lo sapete, sono contro il matrimonio. Ma che volete farci se all’emozione di vivere con una persona tutta la vita preferisco venire in faccia ad una modella” Daniele Luttazzi

  8. Dark, le due cose non sono incompatibili e infatti la maggior parte degli uomini non rinuncia a nessuna delle due.

  9. Il mio sogno in realtà é la bigamia.
    Il matrimonio é necessario e, naturalmente, nessuna delle due sa dell’esistenza dell’altra.

  10. Io mi sono chiamato fuori a un mese dalle nozze, vari anni fa. Pubblicazioni già avvenuta, vestito del padre di lei (gessato da Luciano Liggio) già comprato, parentela in fibrillo e regalo principe di matrimonio già ordinato (uno scooterone). ora siamo felici in tre. Io, che ho evitato un passo che in fondo non desideravo in quel momento con quella persona. Lei, che dopo ha trovato un mega avvocato che se l’è sposata e l’ha impregnata del suo cavilloso seme. L’avvocato, che ha trovato una masochista che lo sopporta.
    Scusate, ma adesso per commentare devo sempre passare per tutto quell’ambaradam di typekey, compresi gli anglicismi tecnici che per chi si è formato su “the book is on the table” è odioso?

  11. Piti, credo che si stiano facendo ancora le prove tecniche di trasmissione.
    Tutto sommato, non è così complicato.
    Ma l’orologio si è rotto di nuovo. Speriamo solo lui, per il momento.

  12. Le ho mandato gli auguri e rinnovato i ringraziamenti, e li rinnovo qua, visto che è nei suoi commenti che ho incontrato Mistràl. Ormai siamo insieme da oltre un anno e quest’estate la trascorre qui con me in Sardegna, fino alla fine di Agosto. E ospitiamo pure Zu con tutta la famiglia per un paio di settimane :o)

  13. Ma esisteranno veramente le persone come il laurapausinico Marco rievocato da Selvaggia nel post? E’ solo il mio rosicamento di piccino&meschino o suona anche a voi un po’ molto letterario, le lacrime agli occhi per la nonna, la filosofia, lo studio forsennato per andare via dalla provincia, lo studio legale a NY e il lavoro a Londra, e Cuore, e la cuccia? E madonnina santa, e chi sarà mai? Un incrocio fra San Francesco, Bill Clinton, Geppetto, Nicolò Ghedini e Verdone? Così ci rovinano la piazza a noi veri vitelloni, vigliacchi maditerranei, pigri e accidiosi, conficcati inesorabili nella provincia, che almeno se nonna more mi lascia l’appartamento e che se pianto due assi per fare una cuccia mi storpio una falange e a NY e Londra ci vado una settimana ogni dieci anni, da turista, e che ho sempre studiato max otto pomeriggi l’anno, quattro nel primo quadrimestre e quattro nel secondo, quelli prima degli scrutini, che all’università studiavo mezzo libro di testo e poi ci provavo. E se poi le nostre personalissime buzzicone pretendono che noialtri si coincida con il santino descritto da Selvaggina?

  14. A me più che Laura Pasini, Marco e il livello di letteratura ricordano una canzonetta d’altri tempi, quella che faceva così:

    “E gli anni e i giorni passano uguali e grigi
    con monotonia
    le nostre foglie più non rinverdiscono
    signorinella che malinconia
    Tu innamorata e pallida
    più non ricami innanzi al tuo telaio
    io qui son diventato il buon Don Cesare
    porto il mantello a ruota e fo il notaio”

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