Maschio?

pallino.jpg21:00. Rituale pisciatina del cane nei giardini vicino a casa. E’ la prima volta che tocca a me negli ultimi sette anni.
Si avvicina una ragazzina apparentemente sui 17/18 anni. Chiede informazioni sul cane. Non sono pratico e mi chiedo cosa voglia sapere e perché.
“Maschio?” chiede.
“Il cane?” ribatto io
Resta un po’ interdetta e poi bofonchia: “Si.. certo”
“Si, maschio” rispondo
E’ vero che è un barbonicino, ma credevo si vedesse.
“Anche il mio è maschio, strano che vadano d’accordo… Aaaaaahh, no!”
Mi chiedo cosa abbia scatenato la reazione della ragazzina mentre mi giro e vedo che il mio cane tenta di arrampicarsi sul suo.
Tiro il guinzaglio e non so cosa cacchio dovrei dire in una situazione come questa.
Bofonchio: “Scusa…”
“Non si preoccupi, tra cani capita spesso”
Poi allontanandosi: “Buonasera, arrivederci”
Mi ha dato del lei. Mi sento vecchio.

Proseguo nel solito giro del giardino. Si avvicina una vecchietta. Mi sento meno vecchio.
Comincia a sorridere. Non so perché.
“Maschio?” chiede.
Stavolta so che si riferisce al cane, o per lo meno lo spero con tutto me stesso.
“Si, maschio”
“Ah, la mia è femmina, ma è in calore”


Altro momento di panico. Cosa si dice? Provo: “Ah, congratulazioni”
Fa una faccia strana e si allontana dicendo: “Meglio tenerli lontani, sa com’è… Arrivederci”
“Buonasera” e continuo il giro.
Vicino alle panchine c’è una tizia con due Terranova enormi. Ha un gelato in mano. Il gelato lo mangiano in tre: una leccata lei, una il terranova, una lei e una l’altro terranova.
Guardando meglio la donna penso che i cani sarebbero più autorizzati di lei a provare schifo.
Mi allontano velocemente.
Si avvicina un’altra attempata padrona con un bulldog inglese.
Questa si accerta della sessualità del mio cane già da una distanza di 10 metri.
“Si, maschio”
“E’ buono?”
“Signora, è un barboncino, come fa ad essere cattivo?”
Prima ancora di finire la frase sento un rumore strano provenire da una zona vicina ai miei piedi.
E’ il mio barboncino che ringhia spavaldo al bulldog della signora e mostra con orgoglio i denti che fino ad oggi hanno azzannato solo croccantini.
“Non lo aveva mai fatto. Cazzo, è un barboncino…”
Se ne va con aria scocciata senza degnarmi di un saluto o di un insulto.
Continuo. Devo passare per forza accanto a un signore che tiene al guinzaglio una sfera di pelo con un diametro che a occhio e croce non supera i dieci centimetri.
Faccio finta di niente cercando di evitare lo sguardo del tizio.
Il mio cane però è decisamente interessato e punta le zampe guardando in direzione della sfera.
Continuo a fare finta di niente e resto di spalle, ma arriva il temuto “Buonasera”.
Mi giro fingendomi stupito e rispondo “Buonasera”.
“Caldo eh?”
“Eh si…”
“Ma d’altra parte è Estate, se non fa caldo adesso”
Sorrido senza dire niente, non sono bravo nei preliminari delle conversazioni.
Nel frattempo il mio barboncino gira intorno alla sfera con lo sguardo di chi sta cercando il lato giusto per arrampicarsi.
Al terzo giro non gli sto più dietro e si attorcigliano i guinzagli.
Mentre li sbrogliamo il tizio cerca un nuovo approccio: “Eh, è andata male quest’anno”
“Che cosa?” chiedo
“Gli europei! Ma dovevamo aspettarcelo con Trapattoni. E’ sempre stato un difensivista. Quando ha tolto Cassano nella prima partita ho capito che sarebbe andata a finire così”
Cerco una frase che mi permetta di tagliare corto senza essere maleducato: “Che ci vuole fare, è andata così”
“Eh si. Adesso speriamo che Lippi cambi le cose. Alla Juve ha fatto bene, ma fare il CT della Nazionale è tutta un’altra cosa. Non c’è tempo per gli allenamenti, per far affiatare i giocatori…”
Si avvicina un altro tizio che urla: “Gino!”
Il mio interlocutore si chiama Gino e con ampi gesti invita l’amico ad unirsi alla conversazione.
L’altro arriva e Gino gli fa un breve riassunto della nostra conversazione.
Il nuovo arrivato non ha bisogno di un periodo di ambientamento e si butta subito nella mischia: “A lavorare li manderei. Solo Gattuso si salva. Quello si che ha gli attributi!”
In breve sono escluso dalla conversazione. Sono contento.
Guardo il mio cane. Si è rotto le palle di girare intorno alla sfera.
Nel frattempo nel giardino fa la sua apparizione un puttanone intorno ai 45 anni.
Al guinzaglio tiene un chihuahua. Ha una minigonna di jeans e un paio di scarpe con tanto di zatterone che la alzano di 10 centimetri buoni. Se schiacciasse la sfera con quegli affari creerebbe uno zerbino perfettamente rotondo.
Il puttanone è senza calze e probabilmente non sa che anche da una distanza di 20 metri si riesce a distinguere ogni singolo grumo di cellulite.
Mi rigiro verso i miei interlocutori proprio mentre Gino dà una gomitata al compare: “E’ arrivata la zoccolona”
Gino poi si rivolge a me e dice: “Noi continuiamo il giro. Arrivederci”.
“Buon proseguimento” rispondo mentre i due se ne vanno in direzione del puttanone.
Sono già passati venti minuti e ho ho quasi finito il giro.
Da qui si vede tutto il sentiero che devo percorrere prima di arrivare finalmente a casa.
Mancano una cinquantina di metri e ci sono solo due ostacoli: una vecchia e una un po’ meno vecchia.
Non ho alternative.
Affronto prima quella un po’ meno vecchia.
Mi vede e parla col cane: “Guarda che arriva un altro cagnolino!”
Poi si rivolge a me: “Buonasera, è maschio?”
“Si, maschio”
“Oh, pensavo fosse una femminuccia. La mia si chiama Briciola”
“…”
“Quanti anni ha?” chiede ancora
“Sette. No, sei. Anzi, ne ha fatti sette. Sette, confermo”
“Sembra un cucciolino. Ma che tenero, che musetto simpatico. E’ da mangiare!”
Mi chiedo perché voglia mangiare il mio cane, ma decido di soprassedere e provo a fare l’esperto: “E’ in calore?”
Rimane un po’ interdetta, poi dice: “No, perché?”
“No, è che ne ho incontrata un’altra prima che era in calore. Pensavo fosse il mese… Però in effetti mica è una cosa contagiosa… Vabbé niente.”
Non mi ascolta neanche. Ha un suo copione e deve arrivare in fondo: “Sa, io la faccio avvicinare solo ai cani piccoli. Quelli coi cani grossi sono dei maleducati e poi ho sempre paura che la aggrediscano. E poi ormai ci sono quei cani lì, i cosi… i rotviller!”
“Rottweiler”
“Si, i rotviller. Si vede già dagli occhi che sono cattivi. Dovrebbero proibirli”
“Eh, sa…”
“Che poi non è mica colpa dei cani. Dipende tutto da come li si educa. Le bestie non sono cattive, fanno quello che gli insegna il padrone.”
“Si, comunque ha ragione. Non si sa mai, è meglio evitare. La saluto signora che mi aspettano a casa”
“Buona notte”
Ce l’ho fatta. Resta solo l’ultima.
Mi avvicino a grandi falcate con lo sguardo sicuro. Già si vede che mi sta aspettando. E’ un po’ come quando si incontrano i motociclisti o quelli che vanno a correre nel parco. Per qualche strano motivo si salutano sempre.
Quando prendi un cane tu non lo sai, ma entri a far parte di una specie di loggia con i suoi usi e le sue convenzioni.
Sono quasi entrato nel meccanismo. La prima domanda di solito è: “Maschio?”
Arrivo nei pressi dell’ultima signora. Aumento il passo.
Alza il dito con l’aria di chi sta per fare una domanda.
La anticipo: “Maschio. Caucasico. Bianco. Sette anni. Barboncino. Buonasera.”

Il cane ha pisciato. Il puttanone sta vivendo il suo unico momento di gloria giornaliero. Gino il suo amico e altri tre la seguono da lontano, ma neanche troppo. Ogni quattro o cinque passi il puttanone aggiusta il guinzaglio del chihuahua abbassandosi senza piegare le gambe. Ogni volta che un lembo di mutanda si fa strada tra la cellulite Gino fa un gesto che sta a significare: “Minchia quanta ce n’è”.
La vecchia e quella un po’ meno vecchia stanno socializzando e probabilmente staranno discutendo di rotviller.
Io sono stanco, ma ho finito il giro. Sono arrivato davanti al portone di casa e sto cercando di convincere il cane che non è affatto umiliante farla nella lettiera del gatto.

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