L’Alba del giorno dopo

vespastrega.jpgIl trash non è morto. Il genere apocalittico neanche. Una risata ci seppellirà: una farsa, una comica tragica. Un helter skelter via etere, doppiato da un sisma da edicola. Tra i primi dispersi di questo cataclisma: la letteratura. La cronaca nuda e cruda dei fatti: dapprima la visione surreale e dantesca della premiazione dello Strega chez Grumo Vespa, con tanto (ed è proprio tanto: almeno tre etti di labbra) di Alba Parietti ai tavoli editoriali; e poi la copertina di Panorama pubblicizzata sul Corriere della Sera, in cui campeggia la Mazzantini che, col suo “struggente monologo” Zorro “commuoverà l’Italia”. Nemmeno prendendo un Travelgum era possibile sedare i conati, assistendo ierinotte a uno spettacolo che i Monthy Python non sarebbero riusciti a immaginare.


L’anno scorso Bruno Vespa era incappato, con la diretta dal Ninfeo di Villa Giulia, nello share più patetico raggiunto da Porta a porta. Sarebbe incomprensibile, in tempi di misurini dell’audience, una replica della surreale trasmissione. Invece sarebbe comprensibile se la Rai fosse quello che deve essere, cioè pubblico servizio, se Vespa fosse interno della rete nazionale e non invece un appaltatore esterno quale è, e se la tv dovesse fare cultura. Tutto al contrario: la diretta dello Strega è palesemente un’orgia di rapporti personali, diplomazie grottesche, tanta voglia di sentirsi parte di un’élite che vista da fuori è ridicola e degna di un Robespierre, promozioni incrociate dei propri cosiddetti libri, assenza totale di qualunque ragionamento o emanazione intellettuale, denegazione assoluta di ciò che è bellezza.
Tra gli ospiti assiepati sui trespoli vespici: Fausto Bertinotti, Simona Izzo, Alain Elkann, Alba Parietti, un certo Colombo che recita in Orgoglio ed è il sosia di Renato Balestra, una figa sempre del cast di Orgoglio. In giro tra i tavoli editoriali, erano in tre: Alba Parietti e le sue due labbra. Scrittori frastornati, editori immersi in uno tzim tzum celebrato da un Talmud alla rovescia. Gente che si pappa gelati e ova sode, ingurgitandoli in diretta alle ventitré e trenta. Lingue felpate e rughe stirate. I soliti culi sfondati, le solite mise turchesi, i soliti cappellini, le pelate perlate di sudore, gli smoking d’ordinanza, le cofane bronzee. Parietti che asserisce di essersi formata su Ecce homo di Nietzsche. Ella approccia gli editori – di cui le sfuggono i nomi, prontamente recuperati sugli appunti – con la domanda: “Qual è lo stimolo che l’ha portata a pubblicare questo libro?”. Dio mio: lo stimolo. Simona Izzo descrive il suo rapporto fisico con il libro: lo palpa, lo sente, lo annusa, lo tocca. E’ tutto lento e non vagamente disgustoso. Si sa già che vincerà Riccarelli, tutti fanno finta di non saperlo. Non paghi del circo disumano di cui mettono in scena l’orripilante spettacolo (si fa per dire…), gli autori di Vespa ci propinano la premessa a tanta decadenza: la scelta della cinquina in casa privata e romana terrazza, con squinzie passatelle abbigliate come tante Patrizie Valduga e volti ignoti dell’iperuranio dell’editoria. Tornati in diretta: la Rimoaldi, maestra del grand’oriente dello Strega, si complimenta con Vespa per le performance labiali di Parietti. Rimoaldi ripete allo sfinimento che tutti i cinque libri sono belli, sono tutti belli, sono tutti belli. Si finisce con il sequestro di Ugo Riccarelli, una strategia iraqena, un oltranzismo da Al Qaeda. L’ostaggio viene consegnato a tarda notte nelle mani del boia decapitatore, Gigi Marzullo.
Prima di venire alle sensazioni che promanano da questo caleidoscopio del peggio del peggio, la copertina di Panorama. A figura piena, assisa idillica ed elegiaca sul pratino, la madonna laica Margaret Mazzantini, che ci anticipa pagine del suo ultimo lavoro: Zorro. Lo sguardo freddo e cerebrale irradia zorrità. La Strega era stata lei, un paio di anni fa. Seguita dalla Strega Mazzucco. Ci attendiamo: sofferenza, lacrime, meditazione esistentiva, una donna, un bambino, il rapporto coi genitori, i dialoghetti Marvel.
Insomma: questa è la rappresentazione della letteratura secondo i grandi media italiani. Storie lacrimevoli con il contorno della trasgressiva eccezione, comica altrimenti non vale, e si tratta del libro di Francesco Piccolo edito “dall’ultima casa editrice indipendente, Feltrinelli”. Della narrativa di genere, che traina facendosi un mazzo tanto tutta la letteratura in prosa dell’Italia contemporanea, manco l’ombra. Se c’è un autore che è degno di vincere il Premio Strega, è Niccolò Ammaniti: manco l’ombra. Mai come oggi si misura una distanza tanto abissale e sconfortante tra questa rappresentazione nauseabonda messa in scena dagli accessori della cultura (Vespa che parla del suo libro, Parietti che parla del suo libro, Elkann che parla dei suoi libri, gli editori che non sanno di cosa si sta parlando) e la letteratura che a fatica sta facendosi nella nostra lingua divina.
L’altra sera, su RaiTre, le immagini abbacinanti di un’intervista di Biagi a Pasolini, del 1971: Biagi che fa la figura dello sparuto intimidito e confusionale, Pasolini che utilizza un lessico impressionante per parlare della laicità evangelica del suo sguardo – le cose al loro posto, insomma. Ma Riccarelli e la Loewenthal che dicono banalità generiche, stropicciano le pieghe dell’anima e discettano delle crepe dello spirito, affermazioni sciocchine inutili fumose: a cosa servono? Riccarelli che dice che ‘si crede che un libro si scriva in un giorno, con furore, ma non è vero, io non sono uno scrittore maledetto’: cosa significa? Lo capisce che è proprio uno scrittore da maledire mentre dice, lì e in quel modo, quelle cose? Cosa significa questo sprofondamento, questa gnosi del brutto e del cattivo, questo abbraccio incondizionato al perfido demiurgo? Quei sorrisi stentorei dei miei editor rapiti dal video… Quello sberluccicare di calici vuoti… Quei pareri sfiatati, la Tanzi che dice “tosta” e si compiace dello stridio dell’aggettivo, Marco Fabio Apolloni che dice “tette”, Piccolo che parla di Mr. Piccolo, Ferruccio De Bortoli che dice di credere nel libro e parla della maturità della Loewenthal: ma che cos’è questa roba? Perché la Mazzantini dovrebbe “commuovere l’Italia”? Di quale Italia parlano? Che Italia hanno in mente?
Prendiamo, se vogliamo fare quelli seri, quattro dei libri in gara allo Strega. Escluso il libro di Mr. Piccolo, gli altri quattro vagavano tra le brume di un passato che congiungeva la Roma ottocentesca alla Toscana inizio Novecento, la Mantova delle persecuzioni del ’44 alla Rivoluzione Francese. L’impossibilità di raccontare il presente appariva inequivocabile: allucinante. Soltanto tre ore prima, Saddam Hussein, smagrito e crudelmente reattivo, metteva in scena un ulteriore atto di una tragedia classica: questo crudele monarca prosperato nel fango e nell’oro, crollato nella merda, lasciato solo, coi figli morti e sfregiati in diretta televisiva, mentre si profila all’orizzonte la sagoma planetaria dell’imperatore mondiale, pulito bianco e puritano… Il presente è una chance che questi pseudoscrittori evitano di cogliere, per rifugiarsi nella traslitterazione paranarrativa dei loro studi bizantini, mai vitali, sempre sclerotici, nutriti di page personali di cui in verità al presente non fotte nulla. Drammi nazionali e azioni cosmiche ignorate: sempre ieri, le immagini saturnine della sonda Cassini ricordavano la potenza magnetica dell’evasione e della fantascienza. La vicenda Battisti: questo è il libro del presente. Niente: tutto orrendamente calligrafico, ma con la calligrafia dell’idiota che staziona dietro la lavagna, un racconto asinino e indegno. C’è chi studia ore giorni e anni, pensa e sente intensamente, fa crollare in pura letteratura quanto deve concretarsi oggi in ritmo lingua e forma: ma la rappresentazione pubblica è un’altra, è lecchina e pretenziosa, nemmeno più degna dell’industria culturale a cui con sdegno guardava Fortini. La figa attrice che commuove la nazione è Elisa di Rivombrosa uscita dallo schermo. Mr. Piccolo viene costretto a giullare giovanilista tra ceroni in implacabile discioglimento. Attenzione: questa rappresentazione, gonfiata come certi gelati artificiali, fa crollare il loro mercato. L’orizzonte è, come dicevo, la deflazione dell’umanismo. La risorsa non è l’antiletteratura, che porta a sterilità molto dell’uomo ma, nella prospettiva che interessa all’industria, anche il mercato. La risorsa è la letteratura vera: non quella messa in scena e in copertina.
Siamo assisi sulla sponda, già vediamo sull’acqua affiorare avanzando i piedi del cadavere: sappiamo che sul suo volto cereo conteremo molti nei.

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29 Comments

  1. Alba Parietti ha solo due labbra?

    Sbaglio o hai omesso di citare quel tale coi boccoli neri che fa domande profonde a notte fonda?

    Anch’io sono rimasto a compiacermi dinanzi a cotanta classe digerente!
    Ti dirò, mangiavo granchi… m’è restato un grosso senso di polpa.

  2. Mi associo e sottoscrivo. E, se permetti, mi aggiungo. Mancano due parole relative alla messa in scena e alla regia. Che si riassumerebbero con una sola, in verità: “imbarazzante”. Piantane, cavi, cavalletti, camere, cameraman a vista, luci da cantina di casa mia; movimenti di macchina da MTV prima maniera alternati a inquadrature così fisse, statiche e sporche che neanche a “Bontà Loro”. Stacchi a caso. Una pena. O, forse, un’accurata scelta registica per adeguarsi ai contenuti.

  3. sempre quello di prima (finita la canzone, cominciata la successiva)
    non ho finito per l’ambiente descritto, non per il post, eh

  4. Sticazzi…

    Tornando al “triviale” “m’è restato un grosso senso di polpa” e “la Parietti ha le piccole, la grandi e le immense labbra” sono FANTASTICHE!!

  5. Jenaorobica: io non ce li vedo tutti questi complimenti per l’autore. Io conto un paio , no, tre complimenti diretti a Genna. Tutti gli altri si limitano a condividere le critiche allo spettacolo, che anche tu ritieni brutto. Allora?

  6. Insomma: ho vinto qualcosa o no?
    Rina Scita: si, in effetti e FORTUNATAMENTE my son sta giocando meno, solo che andiamo al mare:).Sai, ultimamente si è un pò “fissato” con un gioco in cui deve fare il delinquente.Deve rubare macchine, investire vecchiette, buttare bombe qui e lì, ed io ero un pò preoccupata.Poi mi sono detta: e se stesse semplicemente facendo pratica per fare il Presidente del Consiglio?
    Ciao:)

  7. Il gioco si chiama Vcity, stiamo parlando dello stesso gioco?
    Poi: ehi, ha dieci anni, dagli tempo, no?;)

  8. (Sorry, Rina Scita: certe volte afferro in ritardo.Penso di avere capito solo ORA il senso della tua battuta. Io credevo ci fosse davvero un gioco chiamato “Grand Thief”.Come diceva Troisi:scusate il ritardo)
    P.S ma tu: never explain, never complain?” Un gentiluomo non è tenuto a spiegare le sue azioni: si limita ad aspettare che gli altri le comprendano?”in questo caso, my compliments.

  9. ..e oltretutto investire gli esuli cubani con la pseudolamborghini mentre si ascolta Radio Espantoso é una bella soddisfazione ^^

    (Vice City non é un gioco. VC é una scelta di vita.)

  10. spesso vedo le cacate televisive, perché ci casco, ma solo un fesso si poteva vedere la premazione deloo Strega presentato da Vespa.ben vi stà. io non l’ho visto perché mi leggevo (o, meglio, mi pregustavo la lettura del) l’ultimo TEXONE.

  11. La parola chiave è quel riferimento a Robespierre. Anche i cortigiani del re di Francia erano come l’elite di cui parla Genna, vanitosi, inutili, vuoti, onnipresenti e ridicoli. Poi gli è successo quello che giustamente doveva succedergli.
    Dispiace signor Genna farmi un po’ di posto sulla riva del fiume, che quando passa il cadavere voglio infilargli in bocca tutte le 375 pagine di “Asce di Guerra”?

  12. Volete dire che quando il mio piccino mi dice che in quel gioco vuole fare la parte del buono lo devo scoraggiare perchè sarebbe diseducativo?

  13. Maria José: si. E digli di usare il canne mozze e di stare lontano dalle moto e dagli Spas12. Ah, mi raccomando quando si fa più grande insegnagli a sparare dai finestrini con l’uzi..

  14. Io mi sono affidato alla legge del libero arbitrio, una norma sottovalutata da molte persone sulla faccia della Terra. Avendo in mano uno strumento chiamato telecomando ho deciso che per i miei già lancinati occhi era meglio un’ora in più di sonno che una in più di televisione cattiva maestra.

    P.S.: per quanto riguarda Coffàni (o Còffani, o Coffanì che dir si voglia) lo vedo come erede di Saitta…

  15. Gesù, quanti consigli utili. E poi dicono che i blog servono per farsi le…oh, no,. non riesco neanche a dirla, quella brutta, brutta , brutta parola.
    P.S.francamente non so a che punto è arrivato:l’altro giorno mi ha detto che lo hanno arrestato MA poi sul tetto della stazione di polizia ha trovato un elicottero ed è scappato.
    E’ sfuggito alle forze dell’ordine: direi che promette bene, no?

  16. la vicenda battisti, questo è il libro del presente.sono assolutamente d’accordo. ma non ci sarà un filo di maschilismo in questo pezzo, oppure, scusa l’espressione poco “cool”, non seguirai l’assunto di Busi che una donna che scrive è un ossimoro? a tratti un pochino traspare, o sono prevenuta, può darsi non è difficile. Ciao

  17. Che c’entra la questione di genere sessuale, Francesca? Lungi da me ogni accenno di misoginia. Mazzantini vale Riccarelli che vale Mazzuccato che vale Loewenthal che vale Apolloni che vale Bossi Fedrigotti che vale l’ultimo decennio di Busi.

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