Archivio per giugno, 2004
Dieci squilli per me, posson bastare (ma a lei no)
Tarda notte: sto mandando musica a caso su RadioNation e lavorando ad un programma che permette le richieste di canzoni da parte degli ascoltatori. Squilla il cellulare. Io so chi è. Voi sapete chi è. Epperò rispondo lo stesso.
- Io: Signora, non parlo con lei senza che sia possibile registrare la telefonata. [click]
Altri quattro tentativi di chiamata sul cellulare, poi lo spengo. Ed è lì – testimoni tutti gli ascoltatori della radio e i presenti in chat in quel momento – che Loredana Morandi inizia a chiamare il mio numero di casa (casa nella quale, per inciso, abita una famiglia, la mia), quello che utilizzo per fare le chiamate da trasmettere in radio (e che, per la cronaca, la Nostra continua imperterrita e, per il momento, impunita, a pubblicare ovunque sul web).
Ora il gioco è: riuscite ad immaginare quante telefonate è risucita a fare Loredana Morandi a cavallo delle tre di notte? Sparate un numero, poi ascoltate il file sottostante. Non ci arriverete neanche vicino. Assicurato.
formato Windows Media Player 9 1h 17’18″ – 11,4 Mb |
Il file è stato realizzato per essere accluso agli atti già consegnati ai vari legali che si occupano della questione, ma dal momento che è in formato digitale, e che ad un certo punto conteggio il numero delle chiamate cantando sulla base delle canzoni che vengono trasmesse, perché privarvene?
Detto questo, ecco la fantomatica legge che – nella mente morandiana e, forse, anche nella Repubblica di Bananas – permetterebbe legalmente alla mia “Mitomane Personale da Passeggio ®” di agire a questo modo: “Non è reato (Cassazione mese giugno 2004) perseguitare chi ti procura intenzionalmente danni economici”.
Un Boss sotto stress
Il Boss non è solo, anche se i capibastone scalpitano. Sta dunque in Isvizzera, l’Umberto, a recuperare, anche se nei suoi panni io non vorrei mai e poi mai recuperare quello che ero prima. E tuttavia, il recupero c’è. Due giorni di lucidità e un giorno di offuscante difficoltà ideativa ed espressiva, accompagnata da forte crisi depressiva: la voce arriva da intimissimi, e meno male che non è quella ascoltata via Radio Padania. Da sfatare, invece, l’icona narrativa della moglie severissima con le contropalle: è stata una fine invenzione di Bobo. Si dava il caso, infatti, che l’ospedale varesotto in cui era ricoverato il Senatùr fosse gestito da un network riconducibile alla Compagnia delle Opere. Gestione delicata, in ogni senso: alcuni scottanti referti rischiavano di uscire dal nosocomio, mercé opportune manovre del network stesso. La legatura delle Opere è stata spiazzata da Maroni, con geniale trovata della casalinga ermetica. E adesso, dagli affari loro, si passerà a provvedere non tanto agli affari del partito, ma al Partito degli Affari, la bestia 666 contro cui la Lega lancerà la crociata a giorni.
Chi fa la spia…
Di fronte all’eccessivo uso dei virgolettati nell’articolo di oggi di Repubblica viene almeno qualche sospetto; si legge:
Opzioni:
1. C’è un’altra microspia, forse più grande di quella trovata anni fa. Anche stavolta speriamo sia grande abbastanza da poter essere inquadrata dai cinegiornali.
2. Le veline le passa il nano stesso a Repubblica, tenendo così alta la tensione e continuando il clima da campagna elettorale permanente.
3. Qualcun’altro passa le veline, ma in questo caso sarebbe Follini.
4. A Repubblica virgolettano quello che non si virgoletta.
Io propendo per la numero due.
Dica trentatrè
“Citizen Berlusconi”: il nostro “Bowling for Columbine”
E’ il documentario che nessuna televisione italiana potrà mai trasmettere.
Avrebbe dovuto partecipare all’European Documentary Festival di Oslo, ma forti pressioni diplomatiche hanno ottenuto che fosse cancellato dal programma.
E’ stato trasmesso dalla RTSI, la televisione Svizzera, e ripreso con enfasi da Repubblica sul proprio sito web: era una versione inspiegabilmente mutilata di alcuni minuti. In Italia, solo Internazionale si è azzardato a pubblicarlo su DVD, in allegato al giornale.
Macchianera vi offre la versione integrale del documentario di Susan Gray prodotto e mandato in onda dalla tv americana PBS: Citizen Berlusconi – The Prime Minister and the Press.
Il nostro paese, il nostro Presidente del Consiglio, filtrati dalle lenti di un incredulo regista straniero. Una proiezione privata dedicata a tutti quelli che in questo paese ci vivono, e – pur inconsapevolmente, pur non volendo – ai metodi e modi di questo paese si sono abituati.
| Per scaricare il file è necessarioavere installato un client BitTorrent [ Scaricane uno gratuitamente da qui: Windows | Macintosh | Debian | RedHat | Python ] |
||
Formato Avi – DivX Connessioni veloci 55’38″ – 435 Mb |
![]() |
formato Windows Media Player 9 Connessioni lente 55’38″ – 61,5 Mb |
Europei, il Papa difende Vieri:
“Ce l’hanno con lui perché è Christian”
Il suo nome richiama le radici religiose dell’Europa, già pervicacemente negate nella neonata Costituzione: ecco perché, secondo il Pontefice, l’attaccante è nel mirino dei critici. Sempre più grave la crisi di Bobo: dopo il broncio, ora rifiuta la pappa e ha ricominciato a bagnare il letto. “Sono più uomo di tutti voi messi insieme“, ha detto ai giornalisti, agitando il biberon.
Trapattoni incerto se lasciarlo in panchina o sul passeggino.
Per fortuna fra gli altri azzurri tutto va bene: Del Piero è geloso di Totti che è invidioso di Cassano che è ostile a Gattuso che è indispettito da Camoranesi che sospetta di Buffon che non ne può più di Cannavaro che manda affanculo tutti gli altri.
Preoccupato appello della Bulgaria: “Scusate, i vostri avversari saremmo noi“. Pazienza, torneremo a casa lasciando il posto a svedesi e danesi: poveracci, guadagnano un terzo degli azzurri e non possono trombarsi uno straccio di velina, se gli togliamo anche la soddisfazione di vincere un Europeo che cosa gli rimane?
Quanto agli sportivi italiani, da domani si tifa tutti Grecia: stessa faccia, stessa razza, meno pippe.
Il Rolli che fa ridere, il Fazio che no
La sordida esistenza degli scrittori è spesso funestata da cupi complotti, che fanno avvampare d’imbarazzo e ira. Con la recente uscita di Grande Madre Rossa, anziché di cospirazioni divengo vittima di due eventi che sfiorano il grottesco. Il primo: è pura patafisica, ma Rolli mi fa le pulci finanziarie e stilistiche, dopo avere letto una mezza stroncatura di Panorama al sottoscritto, con tanto di citazione. In pieno 2004, al sesto titolo, Rolli scopre che Berlusconi mi pubblica i libri (mentre è tuttora Leonardo Mondadori a farlo) e si inserisce in quella che qualcuno, genialmente, ha definito “l’annosa questione”. In più, a Rolli va di traverso la citazione ripresa da Panorama: “Salgono i fotemi del panico” è una frase che muoverebbe a risate. Si informi Rolli sulle ricerche a Stanford tra percezione di fotemi e crisi di panico, e si metta a fare endecasillabi sbagliati come i Negroni, inserendo due parossitone come richiedeva certo Contini – forse attività stilistiche come questa gioveranno a un pensiero tumescente, in piena metastasi straussiana, oltre a permettere a Rolli un vitalizio garantito dal muso duro di Belpietro.
La seconda pagliacciata a proposito di Grande Madre Rossa: esiste un’importante testata che non ne pubblicherà recensione per paura (tanto mi fu detto da una quinta colonna). Paura de che? Delle pagine in cui il Papa fa da ibrido salivoso sismografo? Delle pagine in cui il premier finge di piangere e gli cola il cerone? Di quelle in cui il sindaco di Milano emula fallimentarmente Giuliani? Macché. Fa paura il capitolo in cui esplode in una chiesetta romana lui. E’ lui, infatti, l’uomo forte dei prossimi 7 mesi – talmente forte da rendermi simpatico Tremonti. Per questo, pubblico qui il letterario rito voodoo di GMR…
Arcicontento
Oggi occasione da gran pavese per il mio blog-magazzino: inizio il recupero on-line di alcune striscie prodotte per Cuore nel 1994, le uniche a firma Serra & Grassilli nella storia del giornalino verde. Collaborare con il diretùr – mito della satira di sinistra, per me allora giovìne di redazione, fu un onore e un’emozione.
Michelino non si poneva certo come classica figura dirigenziale, veniva percepito piuttosto come una sorta di fratello maggiore. Ma per lui ognuno aveva la riverenza e l’ammirazione che si accordano, appassionatamente, a coloro che ti divertono testa, cuore e pancia in una botta sola.
Le riunioni per la prima pagina di Cuore restano, nei ricordi condivisi con mia moglie, qualcosa che travalica l’umano. E in questi meeting di cazzeggio ad altissimo livello, Michele Serra poteva spingerti sull’orlo del delirio a furia di risate. Lo sovrastava. a volte, il solo Roberto Perini, sopraffino disegnatore di Roma, noto per essere l’unico capace di far sganasciare Beppe Grillo.
Posso aggiungere che, nella mia vicenda personale, a tanto divertimento si affianca solo il ricordo di alcune trasferte concertistiche coi Mistoterital, durante le quali mi sono trovato a pensare, non senza preoccupazione, che mai più avrei poturo ridere tanto nella vita.
Capirete quindi che quando lui mi chiese se volevo disegnare un fumetto ispirato alle striscie storiche del Corriere dei Piccoli mi sentii felice e grato (fu la prima di due occasioni di questo tipo, presto parlerò anche dell’altra).
Michele mise in azione il suo straordinario mimetismo lessicale e scrisse queste rimette alla Sergio Tofano; io, deliziato, disegnai le vignette cercando di essere all’altezza del testo e del modello a cui ci si riferiva.
Ovviamente, oggi non sono soddisfatto del mio prodotto. Ma in omaggio a quel periodo, mi sono limitato a re-impaginare il tutto e ad aggiungere quel colore che, allora, Cuore non poteva permettersi.
Sul tipo di sfottò a colui che nel 1994 scendeva in campo per la prima volta (nella politica ufficiale eh), non penso valga la pena entrare. Ciocapiatti è ancora qui, ad avocare per se quanto più Paese gli riesce di trangugiare. La differenza che colgo riguarda l’atteggiamento di chi produce satira: un decennio fa, non si conosceva la vastità della Prima Faccia di Bronzo dello Stato Italiano. Di conseguenza, si andava all’arrembaggio con maggior fiducia, con quella canaglieria felice e bambinesca che Michele Serra sapeva (e sono certo sa ancora) impersonare nel modo più efficace.
Storie di pacifista follia
A proposito di Loredana Morandi, scriveva saggiamente ieri Beppe Caravita in un commento a questo post:
Che ne dite? Servirebbe un post così? Conoscendo Gianluca credo non vi siano assolutamente problemi…
ciao, Beppe
E, malgrado fossero già successi questo e questo, ad un certo punto sul mio cellulare appare il numero di Loredana Morandi. Sono le 21:42. In quel momento sto parlando al telefono proprio con Beppe. Finisco la telefonata, mi armo di santa pazienza e la richiamo. Che non si sa mai.
Ecco com’è andata, testuale così com’è agli atti.
Non è un testo comico. E’ un testo tragico.
Stimo Beppe. Avrei tanto voluto fare come diceva lui, ma la pena che si può provare per questo tipo di persone non può prescindere dal fatto che non possano far parte di una società civile. A meno che non vengano curate.
E perché ciò accada, spiace dirlo, c’è da mettere in mezzo (e ieri sera è finalmente stato fatto) questure ed avvocati.
Punto. Si torna alle canoniche fesserie quotidiane.
- L.M.: Pronto?
- G.N.: Pronto, buonasera, la chiamo solo perché ho visto una sua chiamata. Se no non l’avrei chiamata. Sono Gianluca Neri.
- L.M.: Ah si, avevo riconosciuto il numero.
- G.N.: Ah, salve. Senta…
- L.M.: Che cosa mi vuole dire, visto che è lei che ha stimolato l’hacker?
- G.N.: No, non l’ho stimolato io.
- L.M.: Ah no?
- G.N.: Aspetti, facciamo una cosa: con calma… Allora, primo, sappia che vengo da un’associazione pacifista anche io…
- L.M.: Intanto lei lei non mi risulta affatto iscritto…
- G.N.: Guardi, cerchi su Google: Gianluca Neri e Peacelink. Ero coordinatore informativo.
- L.M.: Si, forse anni e anni fa.
- G.N.: Si, certo, certo.
- L.M.: Marescotti mi ha detto che lei è tanto tempo che non fa proprio più gnente.
- G.N.: Assolutamente, è vero, è vero. Però sono stato al loro interno, proprio mentre nasceva, quindi, capisce che le radici…
- L.M.: …Poi è sparito quando sono stati citati per mi pare 150 mila euro…
- G.N.: No, no, guardi, quando sono stati citati io sono stato quello che aveva scritto un articolo al riguardo. E’ per questo che sono entrato in Peacelink. E’ dopo, un anno dopo che poi sono uscito da Peacelink, perché ho avuto problemi personali. Comunque, al di là di tutto…
- L.M.: Ad ogni modo, guardi io non ho ben capito: qual’è stato il suo interesse…
- G.N.: Quello che dico io…
- L.M.: Questa è una curiosità che mi deve togliere…
- G.N.: Mi può ascoltare un secondo?
- L.M.: Qual è stato il suo interesse a dare contro ad una comunità di persone pacifiste…
- G.N.: Posso dirlo, guardi…
- L.M.: …per tutelare i diritti della sysop di un sito…
Svedesi nel panico: gli sputi di Totti non fanno paura,
le scoregge di Gattuso sì
Silenziose, micidiali, caricate ad aglio e fagioli borlotti, e soprattutto invisibili da arbitri e telecamere: le flatulenze di Genny sono il vero incubo di Linderoth e compagni.
Dopo la marcatura a uomo e a zona, arriva la marcatura a puzza: ecco come fa il milanista a stendere gli avversari senza nemmeno bisogno di toccarli. Il Trap: “Un modo per favorire l’amicizia fra le squadre: dopo averne annusata una, anche i giocatori stranieri assumono un colorito azzurro“.
Torna di moda il cerottino nasale dei Mondiali ’98, ma stavolta serve a sigillare le narici. Totti, squalificato a causa dello sputo contro Poulsen, recrimina: “Ahò, ma quante storie per un po’ de saliva. Del Piero, con tutta l’acqua Ul*veto che si scola, piscia in campo ogni due secondi ma nessuno je dice niente“.
Quando il gioco si fa duro… (Diendpersonaltrets!)
| Preleva il bottone che fa al tuo caso cliccando col tasto destro e scegliendo “Salva come..” |
Esiste in tutte le compagnie l’elemento folle che – per come si comporta, per quel che dice, per quel che fa – ha stampato sulla maglietta un bersaglio da freccette per le prese per i fondelli.
I blog, rappresentando spesso una realtà distorta, non fanno eccezione.
Capita passino le Sonie Cassiani, le Laure Bogliole, i Carli Formenti: gente che delle tue prese per il culo ne fa una malattia, si incazzano come lombrichi sul cemento sotto la tua lente d’ingrandimento che riflette il sole. Poi loro si fanno una ragione delle tue prese per il culo, e tu del fatto che esistano.
Alla fine gli vuoi pure un po’ di bene.
Non finisce tutto a tarallucci e vino, perché loro continuano a odiarti. Ma quel che conta è che, alla fine, per davvero gli vuoi un po’ di bene.
Poi, un giorno, ti capita tra le balle un mitomane.
Perché – ricordate? – il primo assioma di internet è che il mondo è composto per la maggior parte di mitomani. E la rete ha avuto, per lo meno, il grande merito di metterci a parte di questa triste realtà.
La mitomane che ti è capitata in sorte si definisce “Blogger per la pace“, ma non si fa scrupoli a telefonare ai datori di lavoro di un povero cristo che l’ha citata (citata e basta) sul proprio blog per chiederne il licenziamento in tronco.
Il povero cristo si fa spupazzare per due ore dagli avvocati aziendali, preoccupati del fatto che il nome della società sia stato anche solo citato nel contesto della vicenda e, per sua fortuna (del povero cristo, intendo), deliberano anche loro che trattasi di mitomane.
La blogger per la pace si risente in quanto il suo nome appare citato nella stessa pagina in cui appare la parola che fa riferimento al mestiere più vecchio del mondo. Epperò non si fa scrupoli a dare – per vie traverse o, man mano che passa il tempo, sempre più dirette – della puttana ad un’insegnante che, oltre al peccato originale, ha da scontare anche quello di averle fatto notare che le foto delle torture ai danni di prigionieri iracheni pubblicate dalla mitomane sono tratte da un film porno. E che la bufala è già stata svelata dai giornali di tutto il mondo. Che poi, uno dice: con tutte quelle la cui autenticità è stata riconosciuta e che girano su internet, ma vabbè.
Di entrambi (il povero cristo e l’insegnante), la mitomane pubblica numero telefonico e indirizzo di casa su uno a caso dei propri siti (altro segno distintivo della mitomane-tipo: non si accontenta di un solo blog; gliene serve almeno uno per ciascuna delle personalità multiple che si ritrova a dover gestire). Anzi, no, a voler essere corretti: pubblica indirizzo e numero di telefono della mamma del primo, e del compagno della seconda.
Tu che fai, allora? Hai individuato i tipici segni distintivi della mitomane (sai quel che rischi, quindi), eppure parti lancia in resta alla difesa della privacy dei suddetti.
L’ultima e poi smetto
Risponde, l’innominabile, su uno a caso dei blog che gestisce, attraverso un post che non può essere linkato e che devo – per forza di cose – riportare di seguito:
Esiste proprio un abisso culturale tra le parti dal momento che, invece che fare riferimento al dizionario, avevo voglia di rispondere citando Aldo, Giovanni e Giacomo e la parola la cui definizione è “colui che imbelle”.
Dice in ogni caso, l’innominabile, che avrei pubblicato la foto di una “privata cittadina”.
Però io ricordo che la nostra, in pubblico, si definisce diversamente. Cito, parole sue. Ecco cosa rispose ad un’utentessa di “Bloggers per la pace” che si dissociò pubblicamente dai metodi della tenutaria:
Ergo: ho pubblicato la foto di una persona famosa. Famosa, capite? Di un personaggio pubblico.
Per mettere la parola “fine” alla querelle, che da queste parti si ha altro da fare, e i tormentoni dei comici stancano: cancellerò prontamente l’immagine dell’innominabile (e, in via del tutto eccezionale, anche il post: via, son buono) quando e se deciderà di eliminare dai propri blog ogni singolo riferimento a dati personali altrui ricavati via Whois (incluso il numero di telefono della mamma del povero Davide Ruda) e inizierà a delegare ai tribunali eventuali e presunti casi di diffamazione nei propri confronti, piuttosto che sostituirli facendosi giustizia da sola.
Tutto ciò a meno che, ovviamente, la nostra, oltre che “giornalista famosa” nel frattempo non si sia già autonominata magistrato.
Movable Type Reloaded (and Revived!)
Noi lo sapevamo da qualche giorno, perché la notizia era scappata a Pandemia in radio, ma ce ne siamo stati zitti zitti in attesa della conferma che Ben e Mena meritano tutta la stima che il web è capace di trubutare a chi è in grado di ammettere uno sbaglio (non proprio: sappiamo che dietro c’è un venture capitalist in astinenza da ricavi immediati, immaginiamo) e correggersi.
Beh, la notizia è che, dopo il suicidio, Movable Type è resuscitato e più vivo che mai. La licenza personale per un numero illimitato di blog e di autori costa ora 99 più abbordabili – e più che dovuti, a questo punto – dollari (con 20$ di sconto nel caso si sia già contribuito precedentemente).
Per quanto mi riguarda, soddisfazione su tutta la linea: ritenevo assurda la limitazione di numero di blog e autori, ma al contempo ero fermamente convinto che l’utilizzo commerciale dovesse essere persino più alto.
Non fosse altro che per il momento non saprei come farglieli avere, credo che a Ben e Mena i vecchi 599$ spettino di diritto.
Annuncio per i gestori e gli utenti dei weblog ospitati su BlogNation: da questo momento inizierà il trasbordo alla versione 3 di Movable Type. E’ possibile che, per un periodo limitato di tempo, si verifichino malfunzionamenti, soprattutto nella sezione dei commenti. Con pazienza, tutto andrà a posto.


