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Archivio per maggio, 2004

Ustica – Un caso ancora aperto /5

mag 13 2004 Inviato da nella categoria Banca dati della Memoria

5 – GUALTIERI: NON C’E’ INNOCENZA

Ustica - Un caso ancora aperto (di Annibale Paloscia)L’oscuramento della verità sul disastro avviene attraverso depistaggi, distruzione di dati, testimonianze reticenti e false. Chi ha frodato la giustizia, forse credendo di servire la ragion di Stato, sicuramente ha avuto l’assicurazione dell’impunità. Solo dopo dieci anni, quando la commissione parlamentare stragi – anche per gli stimoli di un’opinione pubblica resa vigile dall’iniziativa dei familiari delle vittime e di un manipolo di giornalisti e avvocati testardi e coraggiosi – decide di occuparsi di Ustica, si muovono le acque e si ha l’impressione che cominci ad aprirsi qualche crepa nella torre dell’impunità. Prima di abbandonare l’inchiesta, senza aver raggiunto alcun risultato utile, il giudice Vittorio Bucarelli incrimina una ventina di ufficiali in servizio quella sera del 27 giugno 1980 ai radar di Marsala e di Licola.
Il clima a lungo stagnante delle indagini non trova più una sponda nell’apatia politica. La commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Libero Gualtieri, rende note nel giugno 1990 le sue prime conclusioni, che presentano uno sconcertante scenario delle bugie di Stato su Ustica. Attaccata a picconate da Cossiga, la commissione va avanti e nel febbraio 1992 trasmette al parlamento un nuovo documento di 64 pagine in cui lancia un’accusa pesantissima: il governo, i pubblici poteri, le istituzioni militari hanno trasformato quella che doveva essere una normale inchiesta sulla perdita di un aereo in un cumulo di menzogne. Per chi ha fatto questo “non c’è innocenza”. Alle 81 vittime del disastro “se ne è aggiunta un’altra: l’aeronautica militare, che per quello che ha rappresentato e rappresenta, non meritava certo di essere trascinata, nella sua interezza, in questa avventura”. Al giudice Rosario Priore, il magistrato che ha ereditato l’inchiesta nel 1990, la commissione riconosce di aver dato dato grande impulso alle indagini dopo che i suoi predecessori non avevano saputo fare di meglio che lasciarsi pilotare dal generale Zeno Tascio, comandante del Sios aeronautica, e processare il presidente della compagnia Itavia perché sosteneva l’ipotesi del missile. Rimangono nel vago le responsabilità politiche. Se non c’è innocenza per i militari, lo stesso giudizio può valere per i politici: presidenti del Consiglio, ministri della Difesa, quelli, in particolare, che per dieci anni hanno coperto la menzogna e sigillato l’impunità.

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Mitomanie

mag 13 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Quando penso al fatto che questi sarebbero i Bloggers per la Pace, a me viene voglia di essere un Chattista a Favore della Guerra.

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Importare i Carabinieri dall’Iraq a Genova

mag 13 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Mi sono sentito decisamente rassicurato dalle parole profonde espresse dal ministro Martino ieri in Parlamento. Sono decisamente uno spartiacque rispetto ad i metodi duri e barbari applicati contro le persone:

Martino, ribadendo la completa ignoranza del governo su quanto stesse accadendo in Iraq, ha condannato con “la massima riprovazione” le torture sui prigionieri definendole “imprevedibili e inimmaginabili”, fonte di “indignazione e sdegno da parte del governo”.

Le trovo tempestive e giuste e, se un giorno accadesse un’altra “Diaz”, mi piacerebbe risentirle pari pari dal ministro dell’interno.

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Bush condanna gli aguzzini di Abu Ghraib:
“Fumavano durante le torture”

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Paginatré

Casa Bianca sotto choc dopo le foto dell’orrore, che mostrano decine di militari americani esporre i commilitoni non fumatori ai danni del fumo passivo.
Gli accusati si difendono: «Accendevamo le sigarette solo per spegnerle addosso ai detenuti».
Decisive le informazioni ottenute grazie alle sevizie: «Ahi, ahaah, ahiaaa». Ricambio del personale nel famigerato carcere iracheno: via il 34° Battaglione Sadici, in arrivo la 67° Brigata Feticisti e il Settimo Pedofili a cavallo.
Il presidente Orge W. Bush giustifica le soldatesse implicate negli abusi: «Condoleezza mi fa anche di peggio, tutti i giorni».
Lo scandalo di Abu Ghraib denuncia la crisi dell’industria dell’intrattenimento Usa: a quanto pare, per i giovani soldati yankee un imam a culo nudo è più eccitante di Angelina Jolie.
Immediata ritorsione di Al Qaeda: un commando sequestra i California Dream Men durante una tournée e li obbliga a rivestirsi. Berlusconi minimizza le violenze americane in Iraq: «Si tratta di episodi isolati. Ma visto il successo di pubblico, fossi nel mio amico Bush io farei un serial».

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ASSOLUTAMENTE FORSE

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Senza categoria

Cosa ne pensate delle donne in politica?
E del bugee jumping?
E dello slow food?
Io per esempio non so se essere a favore del panino o del piatto di pastasciutta. Non sono capace di decidermi.
E’ un problema non avere un’opinione su tutto. Su alcune questioni, diciamocelo chiaro e tondo, vorremmo avere il beneficio della sospensione del giudizio. E invece no, non si può.

Negli autobus, nei talk show, nelle sale d’aspetto del dentista, tutti prendono una loro posizione. E la difendono con le unghie e con i denti, con la convinzione dell’esperto.
Cosa ne pensa la “gente” del pollo arrosto?

La bellezza serve per fare carriera?
E sei a favore della doccia o del bagno?
Il gatto è una bestia che si affeziona al padrone o alla casa?
E la violenza negli stadi è lo specchio della violenza nella società?

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Matrimonio selvaggio

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Selvaggia LucarelliFiori d'arancioCome usava specificare Cuore quando era alle prese con notizie improbabili: “E’ tutto vero“.

Parafrasando uno slogan pubblicitario che ho sentito oggi: “Io credo al matrimonio. È che non sono praticante.” Credimi, non sposandosi si fa una buona azione.

A parte gli scherzi, che si dice in questi casi? Auguri? Complimenti?
Si fanno i complimenti a una che, dopo, si chiamerà “Selvaggia Pappalardo“?

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Rolli contro Buffy l’ammazzavampiri

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Dal blog di Rolli (qui il post per intero):

E’ un discorso antipatico ma va fatto; poi ognuno trarrà le sue conclusioni. E’ stato giusto oscurare l’intervista alla vedova del carabiniere ucciso a Nassirya? A mio parere sì. [...] Noi non sappiamo quando e in che condizioni abbiano parlato il carabiniere e sua moglie; al telefono, per lettera, di presenza? In che condizioni di reciproca comprensione? [...] Non sappiamo quindi se la signora affermi la verità o se siano spezzoni di confidenze interpretati e completati. Epperò tutto questo viene sbattuto nel TG, senza indagini, accertamenti, prove contrarie o a favore. [...] Le foto delle torture rimangono nelle prime online da dieci giorni a fomentare odio e rancore, pronte per l’uso e la strumentalizzazione, e di questo io mi auguro si rendano conto le testate che le ripropongono incessantemente; quelle dei militari e dei civili trucidati sono passate di corsa, così come di corsa e senza tanto sdegno passerà il filmato della decapitazione. Vorrei la censura? No, certo che no. Vorrei un po’ di decenza, questo sì.

E cvibbio, un po’ di decenza: possibile che uno debba scivoppavsi ogni santo giovno tutte queste foto di avabi nudi?
E i nostvi movti? E lo chador? E il fevoce saladino? E me che ho il vaffveddove? E il maltempo? E se la moglie del cavabinieve lo tvadiva? Non avete nient’altvo di cui occupavvi?

Questi, è giusto ricordarlo, sono quelli che accusavano Al Jazeera di non aver mandato in onda il filmato dell’uccisione di Fabrizio Quattrocchi per paura che l’esempio di uno che “muore da italiano” destabilizzasse l’Islam dall’interno in quanto fulgida dimostrazione di eroismo.
Volevano il vedere sangue, gente, capito? In prime time.
Ma sangue puro, dei decapitati occidentali, che questo arabo ha un cattivo sapore.

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Shit happens

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Rifuggo dalla “forumizzazione” quanto dal rollismo, epperò questa volta non posso fare a meno di riportare per intero un post di Luca Sofri (ironia della sorte: proprio quando Wittgenstein ha implementato i permalink e gli interventi sono finalmente “linkabili”), ben conscio del fatto che – seppur riportato per intero – un post estrapolato dal contesto del blog d’origine uno può rigirarselo come vuole. Noi facciamo finta che no, non è vero. Che è importante leggerlo anche così, orfano dello sfondo roseo, perché è l’opinione che più si avvicina a rappresentare la parola definitiva sulle faccende delle torture dei soldati americani nei confronti dei prigionieri iracheni.

La considerazione speculare a quella per cui le cose hanno un senso proprio che prescinde dalle intenzioni – l’obiezione più ovvia alla stupidaggine de “lo fanno per il petrolio”: embè? Il problema è cosa fanno, non perché – e che le cose sono vere o false indipendentemente da chi le dice – predicare bene è buona cosa comunque si razzoli -, la considerazione speculare, dicevo, è che le intenzioni non possono essere un’aggravante, ma nemmeno un’attenuante. Se il tuo esercito compie dei misfatti, per quanto tu ne sia scandalizzato e dispiaciuto, paghi: è il tuo esercito. Se le armi di distruzione di massa non le hai trovate – e avevi detto che c’erano – sarai stato in buona fede quanto vuoi, e capire come stavano le cose sarà stato difficilissimo: ma è successo, paghi. L’assenza di dolo non può essere salvifica. A testimoniare delle capacità sono i risultati, non la buona volontà. A testimoniare dei fallimenti, idem. Senza rancore, senza gogna, senza caccia all’uomo: se ne vada Rumsfeld, se ne vada Blair, se ne vadano sempre quelli sotto la cui responsabilità è avvenuto il fallimento. Dignitosamente, prendendo atto di come sono andate le cose. Things happen, e ci si comporta di conseguenza.

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Movable suicide

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Movable TypePosso dirlo? Non è che qualcuno poi se ne ha a male?
Oso? Lo faccio? Rischio?
Fa niente, lo dico.
Ecco: se ne andassero affanculo quelli di Movable Type, che distribuiscono una versione beta del proprio programma senza curarsi del fatto che uno – pensando appunto che è una beta e non un’alfa e che quindi i bachi del software possano essere fastidiosi, al limite, ma non eclatanti – possa installarlo causando il blocco dei commenti di una ventina di blog tra i più visitati. E tutto per la smania di mettere in piedi un servizio centralizzato di registrazione (gestito da loro, ça va sans dire) in grado di bloccare lo spam e censurare i troll, che funziona alla viva il parroco.

Something has definitely changed in the weblog community. People just don’t seem to trust Six Apart anymore. They offer a for profit product and suddenly they’re Microsoft?
Who asked for authentication? We asked for better management of comment spam, and a better method to delete comment spam. We were willing to tolerate a comment registration system for this, but no one asked for a centralized authentication system. No one.

Per la cronaca, noi siamo tornati agevolmente alla vecchia (e stabile) versione 2.661 e qui solennemente facciamo promessa da lupetto nei confronti di tutti gli ospiti di BlogNation di non procedere in futuro ad alcun aggiornamento prima che la piattaforma sia stata testata dalla blogosfera tutta.

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Un presidente proprio perfetto

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiare“Basta con le repressioni, basta con le torture, via le armi di distruzione di massa, democrazia e libertà”. Straordinario successo della campagna del prossimo (quasi certo) presidente americano.

Washington. Dal nostro inviato Vittorio Zucconi. “Praticamente un ultimatum” è il commento di tutti dopo la conferenza-stampa di ieri sera alla Casa Bianca. “Le torture con cui i governanti dell’Iraq s’illudono di mantenere il potere a Bagdad – ha dichiarato il presidente – sono ormai documentate oltre ogni dubbio. Come anche gli episodi, almeno tre, in cui i militari del regime hanno aperto indiscriminatamente il fuoco sulla folla”.

“Mr President – ha chiesto un inviato – cosa può dirci sulla questione delle armi di distruzione di massa?”.
“Abbiamo prove inconfutabili secondo cui armamenti nucleari sono stati dislocati sia nella regione irakena che nei paesi confinanti, a cominciare dal Kuwait e dall’Arabia Saudita fino alla Palestina. Essi sono un pericolo per l’intera umanità. Non bisogna dimenticare che il governo che in questo momento dispone dell’Iraq non ha mai voluto aderire ai tratatti internazionali contro le armi chimiche e batterologiche e ha platealmente denunciato tutta una serie di trattati che limitavano gli armamenti nucleari”.
“Cosa può dirci delle voci di trattative col numero due del regime, l’ex capo delle forze armate Colin?”.
“E’ fuori gioco da molto tempo, e noi riteniamo che le sue aperture siano più che altro un pretesto per prendere tempo. Del resto, che trattative possono esserci con un regime che ancora pochi giorni fa si è pervicacemente rifiutato di concedere le libere elezioni richieste da tutte le componenti religiose e laiche del paese?”.
“Ma il segretario delle Nazioni Unite ha detto…”.
“Non possiamo aspettare le Nazioni Unite: ogni indugio equivarrebbe a una complicità nei confronti di un regime che dichiara apertamente di non voler tenere in alcuna considerazione le leggi internazionali universalmente riconosciute e la stessa autorità delle Nazioni Unite. Difenderemo la sicurezza della nazione anche con le sole nostre forze. Porremo fine alle torture e al terrorismo, porteremo la democrazia nel Medio Oriente, non ci lasceremo intimorire dai nemici dei diritti umani e della libertà”.
Dure ed esplicite, le dichiarazioni della Casa Bianca non hanno destato grande entusiasmo in Europa (a parte l’“adesione incondizionata a questa guerra santa per la civiltà” del leader italiano Berlusconi e il “favorevole nel complesso” di Tony Blair) ma hanno fatto balzare al 62,5 per cento la popolarità del presidente. Del resto basta girare un po’ per le strade, parlare con la gente comune, per capire come il discorso presidenziale abbia toccato stavolta corde profonde.
“Con quei bastardi bisogna farla finita – ci ha detto senza esitare il tassista che ci accompagnava all’aeroporto – Io ho sempre votato democratico, ma stavolta bisogna fare come dice lui. Sarà un figlio di puttana, d’accordo, sarà al potere grazie ai suoi parenti, avrà rubato sul petrolio e tutto il resto, ma è uno con le palle, il presidente Hussein, è il nostro presidente”. E ancora una volta niente sembra arrestare l’ascesa del candidato favorito alla presidenza degli Stati Uniti, l’inaffondabile Saddam “Dabbliù” Hussein.

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Ustica – Un caso ancora aperto /4

mag 12 2004 Inviato da nella categoria Banca dati della Memoria

4 – L’AGGUATO: “IL CACCIA ESCE DAL SOLE”

Ustica - Un caso ancora aperto (di Annibale Paloscia)John C. Macidull, capo ingegnere del National Transportation Safety Board, un ente americano specializzato nelle inchieste sui disastri aerei, descrive una classica azione di guerra. Per la sua esperienza di pilota di aerei da caccia l’attacco al DC9 dell’Itavia è una manovra da manuale: “Nel momento dell’incidente, secondo i dati radar, l’oggetto non identificato venne fuori dal sole in direzione del DC9 e il DC9 stava guardando dentro il sole nella direzione dell’oggetto”. La scarna ma efficace descrizione aggiunge che l’oggetto non identificato non venne in collisione con l’aereo dell’Itavia ma attraversò l’area dell’incidente da ovest verso est ad alta velocità. Approssimativamente nello stesso tempo il DC9 precipitò.
L’attacco di un caccia avviene nello stesso modo: il pilota cerca di prendere posizione col sole alle spalle per sorprendere l’aereo nemico nella migliore condizione di visibilità.
Alle 20,56 del 27 giugno 1980 il volo IH 870 dell’Itavia si preparava a scendere verso Palermo e, quindi, aveva sulla prua il sole, nella discesa verso occidente. La voce del pilota Domenico Gatti, registrata dalla scatola nera, è troncata di netto, mentre sta dicendo una parola che può essere soltanto: “Guarda!”. Si ferma a “Gua…”. Col sole davanti agli occhi ha fatto appena in tempo e vedere l’oggetto non identificato di cui parla Macidull.
La ricostruzione dell’autorevole tecnico americano si basa sui dati rilevati dal sistema radar di Fiumicino. Per una fatalità o per un ingegnoso dolo il disastro avviene al limite della capacità di acquisizione della stazione radar di Fiumicino, che dopo Firenze ha preso il DC9 sotto il suo controllo. Il servizio Roma radar, composto dalle due testate Selenia e Marconi installate a Fiumicino, poteva seguire il volo del DC9 fino a una distanza massima fra le 130 e le 140 miglia. Nel punto in cui avviene il disastro, 129,5 miglia a Sud di Fiumicino, il DC9 era in piena visibilità per il radar Marconi, mentre per la Selenia era già quasi fuori portata. Il DC9, 33 tonnellate di peso, viaggiava a una velocità di 850 chilometri l’ora. La sua rotta era seguita da una battuta radar ogni sei secondi.
I ritorni grezzi dei radar, quantificati in ampiezza e tempo, producono dei dati che si chiamano plot. Il sistema di calcolo elettronico Atcas di Ciampino elabora i dati delle due testate in simboli matematici che precisano l’intensità degli echi di ritorno, la distanza dell’aereo, la direzione. A causa della rotondità della terra la visibilità di un aereo dipende non solo dalla distanza e dalla dimensione ma anche dalla quota. Il DC9 dell’Itavia alla distanza di 130 miglia da Fiumicino era visibile per Roma radar solo sopra i 2000 piedi. Il disastro avviene quando l’aereo si trovava a 25.000 piedi, cioè 7.200 metri, una quota in cui era ancora in buona condizione di avvistamento per il radar Marconi. Sul tracciato che segue la rotta dell’IH 870 lungo l’aerovia Ambra 13 si nota per un certo tratto una linea coerente di plot, poi improvvisamente appaiono delle tracce in parallelo. Le due serie di segnali procedono appaiate e per un tratto coincidono, ma poi una devia di novanta gradi.

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Figli di una Borsetta

mag 11 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Tommaso Labranca ha fatto scuola. La sua individuazione della Borsetta, anzi delle Bor7 come categoria umana non è solo acutissima e tragicamente veritiera: è anche prolifica. (Scopro ora, da lettrice distratta quale sono, che l’analisi è in realtà di Dea Verna: chiedo venia e corrigo errata.)

Perché se disprezzi la Borsetta come entità umana, se hai fatto dell’indie-pendenza il tuo status principale, sappi che in realtà dell’odiosa Borsetta potresti essere il figlio: potresti essere una Tracolla.

Identìficati. E pèntiti.

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Il pericolo è il nostro mestiere

mag 11 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Movable TypeLa piattaforma di BlogNation è stata scelta per la beta-testing della nuova versione di Movable Type: agli autori avranno già notato i cambiamenti nell’interfaccia, gli utenti se ne stanno accorgendo.
Malgrado l’entusiasmo, infatti, il nuovo sistema di commenti (che prevede la registrazione al servizio gratuito TypeKey, nel caso in cui non si desideri che il proprio intervento sia moderato prima della pubblicazione) funziona ancora – come si dice da queste parti – un po’ alla cazzo di cane: i commenti che non dovrebbero essere moderati, ad esempio, finiscono nella lista di quelli da moderare.
Intanto ci scusiamo con gli autori di tutti i weblog ospitati su BlogNation: qui – giurin giuretta – si sta lavorando per arrivare ad una soluzione.
Per gli utenti, invece, il consiglio per il momento è quello di iscriversi a TypeKey utilizzando il link che appare nella finestra dei commenti, in modo da evitare, peraltro, che il proprio nickname venga scelto da qualcun altro.

Al momento quel che posso fare è commentare la situazione con le parole di Roberto Da Crema.

AGGIORNAMENTO: qui.

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E’ tutto un fischiar d’orecchie

mag 11 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Un soldo per i pensieri di Brodo nel momento in cui ha scritto questa cosa

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Ustica – Un caso ancora aperto /3

mag 11 2004 Inviato da nella categoria Banca dati della Memoria

3 – IL MARASMA DEI SOCCORSI

Ustica - Un caso ancora aperto (di Annibale Paloscia)“E ancora deve decolla’ il soccorso. Ai venti decollano… che figli di puttana!… Il soccorso ancora non è decollato, il soccorso, gli aerei del soccorso ancora non sono decollati… nessuno sa niente, nessuno ne sa niente, nessuno sa dov’è, si presume che sia caduto”.
E’ la voce di un operatore del gruppo radar di Marsala. Si rivolge ad altri radaristi in servizio quella sera nel sito radar. Sono le ore 20 nel codice Zulu dell’aeronautica militare che prende come riferimento l’ora di Greenvich, anticipata di un’ora rispetto all’Italia. Bisogna computare anche l’ora legale e, quindi, la corrispondente ora italiana deve essere posticipata di due ore (in questo caso, dunque, alle 22). I centri radar hanno perso da più di un’ora le tracce del DC9 dell’Itavia. L’operatore di Marsala parla poi con un non identificato ente di Roma e chiede notizie dei soccorsi.
“Senti scusa, ti puoi informare 11 a Ciampino se gli aerei di soccorso sono partiti… Gli elicotteri?”
Risposta: “Ma guarda che fino a adesso non è decollato niente, eh!”
L’operatore di Marsala insiste: “So’ dei figli… Non è decollato niente?”
Risposta: “No”.
“Puoi sentire a che ora decollano, se decollano, quando?”
“Decolleranno, ciao”.
I nastri contenenti la registrazione delle comunicazioni radio e telefoniche tra il gruppo radar di Marsala e altri enti dell’aeronautica sono stati consegnati ai periti solo nell’ottobre 1991.
L’ansia degli operatori di Marsala ha più di un motivo: il loro sistema radar non si è accorto della scomparsa delle tracce dell’aereo civile, la segnalazione è arrivata da un altro ente con venti muniti di ritardo; nel caso che il Dc9 sia stato dirottato è ormai troppo tardi per cercarlo nello spazio aereo controllato dai radar di Marsala; se è stato costretto da un guasto ad ammarare si è persa l’ultima ora di luce per trovarlo e soccorrere gli eventuali superstiti.
Quando gli aerei e gli elicotteri si alzano ormai è buio e le ricerche sono inutili. L’oscurità potrebbe fornire una copertura di parecchie ore per far scomparire uno scenario di guerra.

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