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Archivio per maggio, 2004

Dove non osano più le aquile /2

mag 26 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

ArmaniPiccole soddisfazioni, ma servono: riguardo all’annosa vicenda del cognome usurpato, chi cerca su Google Giorgio Armani con l’opzione “solo le pagine in Italiano” ottiene come primo risultato il sito del collega lampadato.
E questo al terzo posto.

Repetita juvant: La causa è questa: quella di un uomo privato della possibilità di utilizzare il proprio cognome e di cui il sistema si fa beffe, pretendendo che marchi presenza a due processi a suo carico fissati lo stesso giorno, alla stessa ora, in due città diverse.
La spiegazione dell’iniziativa si trova cliccando qui.

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Reality Blog

mag 26 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Colpa grave: non aver mai citato Eriadan su questo blog, pur non perdendo – per nessun motivo – l’appuntamento quotidiano con le sue strip.

Eriadan

P.S.: Voci incontrollate annunciano anche il ritorno – prima o poi – di “Net To Be” in versione blog.

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India Africa Brasile. Forza Terra!

mag 26 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareCon l’India sono tre i Paesi maggiori del terzo Mondo che si sono schierati, ognuno a proprio modo, “a sinistra”. Niente integralismo, niente impero: una specie di nuovi “non allineati”

Pianeta. India, Sudafrica e Brasile, i tre stati-chiave (con la Cina) del Terzo Mondo sono adesso tutt’e tre democratici e, ciascuno a suo modo, “di sinistra”. Ciascuno di essi è lo stato egemone di un continente (il Brasile in Sudamerica, il Sudafrica in Africa, l’India nell’Asia meridionale). Ciascuno di essi ha caratteristiche uniche e gigantesche: l’India ha una delle massime comunità informatiche del mondo; il Brasile è uno dei 3-4 luoghi del pianeta più ricchi di materie prime; il Sudafrica di Mandela, è l’unico stato africano ad aver ottenuto, nel lungo periodo, dei successi. Sono tutt’e tre in crescita, più della media dei rispettivi continenti. Nessuno dei tre è fanatico, e nessuno fa parte dell’impero. Sono, dopo cinquant’anni, i nuovi “non allineati”: ma stavolta con un peso molto maggiore, e che tende a diventare decisivo. Loro tre, più noi Europa: chissà, insieme, dove mai potremmo – e probabilmente potremo – arrivare.

Titoli. “La Brianza diventa provincia. Una vittoria della Lega” (La Padania)
“Vittoria di Sonia Gandhi in India. 700 milioni di elettori nella più grande democrazia del mondo” (tutti gli altri giornali).

Informazione 1.

Sono Antonio del Collectif Bellaciao di Parigi. Il nostro sito è censurato da stamattina dall’host amen.fr, senza la comunicazione della ragione et senza risposte alle nostre sollecitazioni. Lanciamo un appello: Perché è così difficile e costoso esprimersi in un paese democratico come la Francia, faro dei diritti dell’Uomo? Cerchiamo da adesso un altro server e lanceremo presto una sottoscrizione che ci permetterà di continuare la nostra lotta per la libertà di informazione. Ringraziamo i 450.000 visitatori che sono passati dal nostro sito in due anni. A molto presto… we’ll be back!

Bookmark: http://bellaciao.org

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Obody Clarence, classe 1655

mag 24 2004 Inviato da nella categoria Personale

claiene250.jpgNon si vuole usurpare questo merito, perchè di sicuro l’Angelo di Seconda Classe Clarence Obody non aveva bisogno di noi per continuare la sua strada nell’immaginario della gente.
Fu un colpo di genio di Gianluca, il primo in mia presenza, a cui io diedi un nome e un corpo disegnato.
Era il 1996 e in quel modo, nelle nostre intenzioni, un pezzetto di mondo fantastico e simbolico, sonnecchiante in quella famosa pellicola di cinquant’anni prima, veniva traghettato nei nuovissimi territori di Internet.
Tre anni dopo, quando Clarence diventò il nostro mestiere, la community attorno all’Angelo del Web era così cresciuta da potersi permettere di festeggiare due ricorrenze: il 15 ottobre (’99), ovvero la messa online del portale e la giornata odierna, in cui si celebrava il genetliaco del “personaggio” Clarence, proprio come si festeggia un patrono.
La data del 24 maggio era stata desunta da una scena de “La vita è meravigliosa“, in cui il Custode di George Bailey, dopo averlo salvato dal fiume, dice di avere “291 anni a maggio“. Fate i conti e scoprirete che oggi il vecchio Cla ha soffiato su trecentoquarantanove candeline.
E finchè il portale è stato il portale, la feste per lui sono state belle e partecipate. Con strip disegnate appositamente, auguri degli utenti e cotillons.
Dunque, se pure da questa emittente regionale, ci tengo a rinnovargli i buoni auspici. A questo simbolico-realissimo collega, parente, amico: buon compleanno.
ps= anche se non lavoriamo più assieme, restamo in contatto. Egli ha più tempo libero, viaggia, si rilassa. L’ultima volta l’ho incontrato su un Eurostar, e l’ho trovato benissimo (foto qui).

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Ragni di distruzione di massa

mag 24 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Magari le armi di distruzione di massa non le hanno trovate, ma se questa leggenda del ragno cammello è vera, allora ne è valsa la pena.
Anche se, ad un’analisi scientifica, si rivelano essere non ragni ma solifugae. Fanno 40 chilometri orari, saltano una metrata e si mangiano lo stomaco dei cammelli.
(letta su Der Spiegel)

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Partenze intelligenti, partenze Folli, arrivo Calabrese

mag 24 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Stefano FolliE dunque è già finita: l’uomo non è piaciuto, la politica leccacula ha comunque scatenato la politica feroce. Pare che lo stiano giubilando, dopo che tramite suo giubilarono Ferruccio de Bortoli. Il tutto, in vista dell’ingresso definitivo di una certa qual gang nel consiglio di amministrazione. Però è pronta per lui una poltrona di riserva, comoda calda e tecnocratica, come usa da galateo dei trombatori: dopo l’infelice stagione al Corriere, andrà all’Ansa, perché adesso è il momento giusto, subito dopo le europee, per occupare una nuova sede, per triturarci i coglioni con la distorsione informativa, per piazzare lì il neodisoccupato di prestigio. E’ un dòmino di classe, quello scatenato da Gianni Letta, un uomo che l’Upim aspira ad acquistare come manichino (i capelli espiantati a forza da Mengacci, le sopracciglia aliene, l’epidermide liftata, la dentatura in ceramica: insieme a Frattini, il sottosegretario Letta è la riprova che il governo ha bisogno più di manichini in plastica che di politici od umani). Letta ha infatti prenotato il ruolo di presidente della Federazione degli Editori per l’attuale presidente dell’Ansa, Boris Biancheri, il quale ebbe un qualche ruolo nell’affare Mithrokin. Libera l’Ansa, nel gioco dei quattro cantoni si sposta ivi l’attuale uomo di paglia di via Solferino, Stefano Folli.
E al Corriere? Un brivido corra lungo la spina dorsale del Paese: l’uomo che ha individuato la gang entrante nel cda Rizzoli sarebbe lui. Ok, la foto bovina non dice molto, anche se molto ci sarebbe da dire sull’uomo: limitiamoci alla legalità, al fatto che è l’attuale direttore della Gazzetta dello Sport. Si attende conferma da Cossiga.

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Spot occulti: l’atto di fede della banca del Papa

mag 24 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

A proposito di Rai e spot occulti: corre l’anno 1983, e la Tv di stato si trova a dover arginare l’abbandono di Mike Bongiorno, che se n’è andato a Canale 5 per fare “Superflash”. Urge una toppa per il giovedì sera. La Rai convoca il regista Guido Stagnaro e gli autori Ludovico Peregrini, Alfredo Perani e Enzo Spaltro. I quattro, anni prima dell’avvento di Pilo e Piepoli, partoriscono l’idea: un gioco basato sui sondaggi. Un quiz. L’immancabile quiz.
Mancare non manca niente: ci sono il titolo, semplice da memorizzare; c’è lo storico studio alla Fiera di Milano; ci sono le vallette in ascesa Ramona Dell’Abate e Simona Izzo (in seguito sostituita da Alessandro Cecchi Paone). Manca solo il conduttore. Uno che dev’essere all’altezza di Mike. Ma anche no. E’ sufficiente uno che faccia scalpore. E allora lo vanno a prendere al telegiornale.
Si parte il 31 marzo: sono previste quattordici puntate, e – allora si usava così – quattordici ne vanno in onda, ogni giovedì, raccogliendo una media d’ascolto di 11,3 milioni di spettatori.
Ma torniamo al conduttore: una mattina, il mezzobusto si presenta tutto intero, senza appuntamento, in via Principe Amedeo, presso la sede di Milano di una nota banca romana. Oggi non ci sarebbe bisogno di specificare che era una banca romana, ma allora sì, perché il nome era diverso e faceva riferimento nientemeno che ad un simbolo religioso come il segno della croce. Ma non al padre, nè al figlio.
E insomma, questo salta la guardia giurata, salta la portineria e si dirige direttamente alle casse. E’ scuro in volto: lo si nota anche se è abbronzato. Tocca accoglierlo ad un modesto impiegato che, da dietro al vetro, si occupa dei versamenti. “Devo vedere il direttore”, dice, a bassa voce, avvicinandosi alla fessura tonda che consente di parlare al cassiere, il quale, pur gentile, risponde: “Ha un appuntamento?”.
Il nostro sfodera un canonico e perfetto “Lei non sa chi sono io!”, mai più appropriato, perché quello davvero non sa chi è, o magari lo sa, ma non l’ha riconosciuto.
“Le serve comunque un appuntamento”, lo sventurato risponde, e mal gliene incoglie: il novello conduttore di varietà inizia a recitare un rosario di santi in colonna. E urla. Urla talmente forte che alla fine scende per davvero, il direttore.
Accolto nell’ufficio all’ultimo piano, mette sul tavolo la sua proposta: lei sa chi sono io, io conduco il tal quiz su Rai 1, voi mi date un tot, qui, subito, cash, e io pago il concorrente vincitore con un vostro assegno debitamente inquadrato a pieno schermo dalle telecamere.
Il direttore (quello della banca) nicchia: dovrebbe sentire Roma, loro sono praticamente una sede di rappresentanza, non sono abituati, nessuno aveva mai chiesto prima niente del genere. “Mi stupisco. – borbotta il bravo presentatore, e rilancia – Facciamo così: inquadriamo l’assegno e, come concorrente, ci mandate uno dei vostri impiegati. Io ad un certo punto gli chiedo che lavoro fa, e lui cita il nome della banca”.
Per sé non chiede tantissimo, ma neanche pochissimo, e finisce che alla fine glielo danno, sull’unghia, ma solo perché minaccia, alla fine, di scomodare lui qualcuno a Roma. O forse perché non riprenda ad urlare, non è dato saperlo.
Sta di fatto che, a seguito di un fantozziano sorteggione per decretare chi dovrà partecipare al quiz, optano per la legge del taglione e gli mandano in studio come agnello sacrificale il cassiere cazziato e mazziato all’inizio del racconto. Poco dopo aver fatto inquadrare col grandangolo l’assegno sul quale appone firma e ammontare del momtepremi in palio, il protagonista della nostra storia, per niente serafico, chiede al concorrente:
- “Lei che lavoro fa?”
- “Il cassiere”, risponde il cassiere.
- “Ah, il cassiere!… E dove?”.
- “Presso una banca”.
- “Ah… E… vuole dirci che banca è?”
- “Non so se posso. Non vorrei fare pubblicità”.

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Il ministro sapeva dei prigionieri

mag 24 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareIn un documentario prodotto da Stefano Rolla – ucciso a Nassiriya – si vedono militari italiani che cercano di convincere i poliziotti iraqeni a non maltrattare dei prigionieri. Ma il governo adesso “non sa niente”

Due eroi civili. Già nell’agosto 2003 gli ufficiali dell’esercito italiano avevano accesso alle carceri di Nassiriya, conoscevano quell’inferno e si prodigavano per rendere più umana la detenzione dei prigionieri. Le immagini che lo confermano sono state raccolte dal produttore indipendente Stefano Rolla, l’eroe civile ucciso a Nassiriya insieme ai carabinieri e ai soldati del 12 novembre. Tra gli accompagnatori in Iraq di Stefano Rolla vi era anche il maresciallo-biologo del Ris, Massimiliano Bruno, anch’egli caduto a Nassiriya. Il filmato di 33 minuti (regista Massimo Spano) fu acquistato da Rai2 e molto parzialmente utilizzato da Excalibur di Socci.
Il maresciallo Bruno viene inquadrato distintamente da Rolla al termine di un sopralluogo nell’Antica Babilonia ed appare in altre immagini filmate da Rolla ma non montate dai collaboratori di Spano. Nelle immagini successive Rolla riprende invece un ufficiale in mimetica dell’esercito italiano a colloquio con un gruppo di detenuti reclusi dentro una gabbia stipata. Accanto all’ufficiale italiano vi è un iracheno con la divisa della polizia locale e i gradi di capitano sulle spalline. Il militare italiano parla in inglese, tenta di incoraggiare i detenuti e si appresta ad una mediazione con le autorità locali.
Le immagini di Rolla testimoniano che Massimiliano Bruno poteva essere a conoscenza di quelle condizioni inumane così ben descritte nelle interviste concesse dalla vedova Bruno e dal suo comandante, il colonnello Burgio. L’associazione articolo 21 ha potuto vedere per intero il filmato. Ne traspare non solo la consapevolezza di operare in uno scenario di guerra dove i diritti umani sono limitati da fatti circostanze e usi locali, ma soprattutto l’impegno umanitario dei nostri militari, incluso il maresciallo Bruno e i suoi ufficiali, affinché la polizia locale assumesse atteggiamenti “occidentali” nei confronti dei prigionieri iracheni. Nessuno ne aveva mai dubitato. Ma, visto che i marescialli sapevano, i capitani sapevano, i colonnelli sapevano e persino il generale Spagnuolo sapeva, dove si è interrotta la catena di comando e controllo? Come mai il governo non sapeva? Il documentario di Rolla nei titoli di coda ringrazia per il contributo i ministeri della Difesa e degli Affari Esteri. Ma Martino e Frattini l’hanno mai visto? (Pino Finocchiaro)
Bookmark: www.articolo21.com

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Buon compleanno, Paz!

mag 23 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Topolino - di Andrea Pazienza

Andrea Pazienza nasce a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, il 23 maggio 1956 sotto il segno dei gemelli, da Giuliana di Cretico ed Enrico Pazienza. Trascorre l’infanzia tra San Severo, città natale del padre nella piana pugliese, e San Menaio…

Su un sito che si chiama Macchianera, proprio oggi, non poteva mancare il suo Topolino.
Qui si preferisce ricordare la gente quando è arrivata, piuttosto che quando se n’è andata via.

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Murdoch davanti, e dietro tutti quanti /2

mag 23 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Seca2 - Dreambox - TitaniumCon un tempismo che ha dell’inverosimile il sistema di crittografia delle smart card di Sky Italia è stato “bucato” dagli hacker per la seconda volta nel giro di due mesi.
Si chiama Seca2, fu introdotto in sostituzione del vecchio Seca1 utilizzato da Tele+ e da circa un milione di telespettatori pirata italiani. Al momento della sua introduzione fu dichiarato “inviolabile” dall’allora presidente Emmanuel Gout.
Quando avvenne la fusione tra Tele+ e Stream, Rupert Murdoch avrebbe preferito usare il sistema di crittografia della seconda (l’NDS, sviluppato da tecnici israeliani e tutt’ora inviolato), ma il decreto italiano che imponeva il “decoder unico” lo costrinse a non pensionare il Seca e a trasmettere in entrambi i formati pur di non dover sostituire un milione e mezzo di ricevitori nelle case degli italiani.
All’australiano il boccone amaro non è andato giù: non fosse altro che per la licenza di utilizzo del Seca deve riconoscere le royalties all’acerrimo avversario Canal+.
Succede così che, circa due mesi fa, sui siti satellitari pirata appaiono i primi files per programmare delle semplici smart-card e violare la codifica del sistema Seca. Eppure, solo qualche giorno prima, gli hacker si dichiaravano ancora in alto mare e di dover studiare il sistema più a fondo. Sono stati inaspettatamente aiutati da due fattori: a) che Sky Italia non ha inspiegabilmente utilizzato a fondo la potenza del sistema di crittografia a disposizione; b) che Murdoch ha cambiato idea: vuole aggiornare tutti i decoder alla “suo” codifica e sostituire tutti quelli per cui non è possibile l’upgrade. Deve chiedere al governo italiano che gli faccia il favore, spiegando che ormai non esiste più un regime di concorrenza e quindi il “decoder unico” non ha alcuna giustificazione. Lo fa, ovviamente, nella settimana in cui il bloquet di canali satellitari italiano è completamente visibile ai pirati, canali “Primafila” inclusi, circostanza che in molti ha destato il sospetto sia stata proprio Sky a soffiare sulla vela della barchetta dei pirati.
Poi di nuovo il buio: Sky, nel giro di sette giorni, aggiorna le “chiavi di codifica” del sistema Seca2 e i pirati si danno per vinti: “Servirà tempo, molto tempo, e parecchio studio – dichiarano – prima di bucare questo tipo di crittografia”.
E invece eccoci qua: ieri il sistema Seca2 è stato definitivamente violato dagli hacker. L’inattesa notizia – a conti fatti ormai non più sorprendente – arriva a campionato finito e prima dell’estate, quando non sono previsti investimenti sulla campagna dei nuovi abbonamenti.

Linux insideOggi il bouquet italiano è perfettamente visibile ai possessori di un particolare tipo di smart-card riprogrammata, o addirittura in chiaro senza la necessità di alcuna carta su un particolare (e spettacolare, aggiunge il sottoscritto) decoder basato su Linux.

Sky stessa, insomma, è disposta a regalare ai pirati una finestra della durata di qualche mese per la visione “free” di tutti i propri canali pur di mettere il governo davanti al fatto compiuto e chiedere l’annullamento dell’imposizione del “decoder unico” che tanto avrebbe danneggiato loro quanto favorito la pirateria.

Pare fantascienza, e invece non lo è: Rupert Murdoch, in passato, ha persino dovuto rispondere di fronte alla commissione europea che l’aveva accusato di aver diffuso in giro per l’Europa chiavi di decodifica perfettamente funzionanti sui sistemi dei concorrenti. Tra questi, stremata dall’invasione di circa un milione di smart-card tarocche, la nostra Tele+ che, anche a causa di ciò, fu costretta a vedere. Anzi: a vendere proprio all’australiano.

Detto tutto ciò, due considerazioni. La prima: partite voi o parto io con il contdown fino al momento in cui Sky avrà dal governo italiano il benestare per seppellire la codifica Seca2 e, legittimamente, sostituire tutti i nostri decoder in comodato, senza alcun riguardo per chi, invece di affittarlo, se ne era comprato uno? La seconda: qualsiasi sistema basato su un software e su bytes non può essere dichiarato “inviolabile”. Chi lo fa, mente. Anche l’NDS sarà violato: all’hacker, per fare qualcosa, serve solo lo stimolo. Quando tutto sarà buio sul suo schermo, ecco, avrà trovato la motivazione che cercava. Con l’aggravante che il decoder basato su Linux di cui sopra si adatta a qualsiasi modifica della codifica: non per niente mette in chiaro crittografie e canali televisivi di tutta Europa, senza nemmeno richiedere di inserire una smart-card.

Noi non descriveremo le funzioni necessarie affinché tutti possano entrare in “modalità pirata”, né riveleremo il nome del magnifico (ed economico, almeno fino a quando non si spargerà la voce) decoder in questione: gli esperti conoscono già tutto quel che c’è da sapere; gli altri hanno a disposizione l’immensa biblioteca del sapere internettiana.

Una cosa però, ora, la sapete: quando assisterete al pianto greco di Sky al cospetto delle nostre istituzioni, saprete interpretarlo. Sono le lacrime di uno che si è dato fuoco per poter dire di essersi fatto la bua.

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Scimmie di mare, che se ne van… Dove gli pare, dove non san…

mag 22 2004 Inviato da nella categoria Personale

Giavasan chiede “Chi se le ricorda?” e ne scopre una simulazione virtuale. Abbastanza perché io possa salvare dal puzzo di naftalina un mio vecchio pezzo.

Sea MonkeysQualche mese fa Erika è stata a teatro. E siccome era uno spettacolo per bambini, è tornata a casa tutta contenta con uno dei regalini riservati ai piccoli spettatori che avevano assistito alla rappresentazione.
Dopo averlo scartato ha deciso di riciclarlo e me ne ha fatto omaggio, con stampata in faccia un’espressione tra il noncurante e lo schifato andante.

Scimmie di mare! Con tanto di mini acquario, bustina di depurazione dell’acqua dalla formula segreta (scoprirò poi essere per lo più comune sale), bustina delle uova, bustina del cibo, millimetrico mestolino per nutrirle. Un depliant avverte che, se lo desidero, posso ottenere anche “l’unico e originale diploma di adozione di una famigliola di Sea-Monkeys® inviando € 5,20 e una busta A4 già affrancata a Mac Due S.r.l.. Sono francamente tentato dall’opportunità: nel giro di 30 giorni riceverò a mezzo postale “la busta contenente la pergamena ufficiale che qualifica in dottorato al College della Sapienza delle Sea-Mokeys®; un certificato unico, attestante la competenza in nascita, allevamento ed educazione delle scimmiette di mare”. Soprassiedo, per il momento: memore di un infanzia trascorsa fantasticando sulle pubblicità della Same Govj che apparivano sulle retrocopertine dell’Intrepido, del Monello e di Albo Bliz, ora tengo una famiglia di scimmiette di mare di cui prendermi cura.

Riempio d’acqua il mini-acquario. Le istruzioni invitano a non utilizzare acqua di rubinetto. Crepi l’avarizia: nuoteranno felici in 33 cl. di Evian. Verso nella vaschetta la bustina n° 1: purificatore d’acqua. Mescolo per un minuto. Ora dovrei attendere 24 ore e lasciare riposare il contenitore a temperatura ambiente, ma io ho fretta, io non so aspettare. Creare giochi che non si possono utilizzare sedutastante è un’inutile crudeltà, per inciso.
Via con la bustina n° 2: uova vive istantanee. Mescolo. Leggo: continuare fino a sciogliere completamente la polvere versata. Mescolo ancora. Leggo: “Osservando con attenzione potrete vedere i nuovi cuccioli di Sea-Monkeys® che nascono proprio davanti ai vostri occhi”. Altro che Cucuzza, è questa la vita in diretta: ovetti di mini-orangutan che si schiudono come per incanto solleticando un peraltro misero desiderio di paternità.
Per una mezz’ora attendo incantato davanti al mini-acquario di plastica, senza nemmeno la possibilità di fare zapping. Alla fine del primo tempo (45′ più uno di recupero) mi convinco che qualcosa di organico, in effetti, si è materializzato all’interno del contenitore pieno d’acqua: quel che si dice “una beata fava”.

Ora, va detto: io cos’erano per davvero le scimmie di mare già lo sapevo, ma eravamo sotto Natale e quindi, personalmente, in piena regressione: volevo far finta di no. Che non fossero semplici Artemie Saline, mangime per pesci tropicali, crostacei da acquario provenienti dai laghi salati dello Utah. Che avessero la coroncina, i piedini e le manine come da illustrazione sulla scatola, come nelle pagine pubblicitarie in bianco e nero che ricordavo.
Cerco su Google. Scopro che le Sea-Monkeys® hanno un sito ufficiale; che sono state protagoniste di una serie televisiva prodotta dalla CBS; che le citano persino i Simpson; che sono state scoperte e messe in commercio nel 1960 dallo scienziato Harold von Braunhut; che non hanno più segreti da quando una canadese ha scritto un libro su di loro; che a qualche gonzo è persino capitato di ingerire il contenuto della bustina con le uova (risposta dalle “F.A.Q.”: “Sebbene non propio gustose per gli esseri umani, tutte le bustine – purificatore d’acqua, vita istantanea e cibo – sono assolutamente non tossiche. Potreste tuttalpiù avere qualche forma di reazione allergica”); che, infine, ne ha parlato anche USA Today.

A ridosso della cena nulla è ancora accaduto all’interno dell’acquario mignon, ma riesco finalmente a trovare una foto di queste benedette scimmie di mare. E decido che non ho più fame. Che non ne avrò fino a quando troverà ospitalità in casa mia anche uno solo di questi cosi:

Artemia Salina

animaletti simili al batterio del tifo, graziosi quanto il batterio del tifo, da accettare sotto lo stesso tetto con la medesima accoglienza che riserveremmo al batterio del tifo.

Butto tutto: l’acqua e le uova nel water, il contenitore nella spazzatura.
Tiro lo sciacquone senza alcuna pena per quei milioni di esserini, come del resto succedeva ai tempi degli Albo Bliz.

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Mi è semblato di sentile pallale di blog /2

mag 22 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Sette - Blog (pag.1)Sette - Blog (pag.2)Sette - Blog (pag.3)Il Resto del Carlino - WebRadioCome già accadde in questa occasione, nella quale ci premurammo di mettere le mani avanti, post come questo rischiano di emulare la vanagloria di quelli che si alzano in piedi e offrono un bell’applauso ai propri telespettatori. Epperò noi siamo per la completezza dell’informazione, quindi – seppure in ritardo – rendiamo disponibili online nuovi articoli riguardanti la blogosfera e l’ecosistema ad essa correlato.
Le primetrepagine, titolate “Ma quanto è global il fenomeno blog. (E se non sapete cos’è leggete qui)”, sono tratte dall’ultimo numero di “Sette” (ultimo nel senso che dalla settimana successiva la testata ha preso il nome di “Magazine“, frullando i due vecchi inserti del giovedì in un unico settimanale, con risultati variabili) e firmate da Silvia Luperini, la quale si è occupata di tracciare gli attuali confini del Sacro Impero dei Blogger.
Il secondo, Mi faccio la Webradio, è invece apparso sul Resto del Carlino, a firma di Simone Sarti, e indaga su un fenomeno che conosce in questo periodo una nuova giovinezza (non senza che da queste parti se ne sappia qualcosa): le radio online.

(Un ringraziamento particolare a Silvia Luperini
e, pur non avendolo mai conosciuto, Simone Sarti)

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RadioNation On Demand!

mag 21 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

RadioNationBeh, dal momento che qui non passa giorno senza fare notte per lanciare una novità, da oggi puoi intervenire direttamente sul palinsesto di RadioNation e sulle canzoni che vengono trasmesse.
Clicca qui per ascoltare la radio o clicca qui per fare le tue richieste e le tue dediche.
La canzone che hai scelto verrà trasmessa il più presto possibile (le canzoni prenotate prima – inutile dirlo – hanno la precedenza).

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Questa sera i tori

mag 21 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Sembra proprio che, dalle 21 in poi, saremo qui.
Vengono anche loro.
Presenta lui, che l’altra sera ci è parso piuttosto in forma.
Suonano loro.
Il bar è fornito.
Che altro ti serve?
Sei invitato, accorri numeroso. Porta una biro. A dopo.

BLOGRODEO, ne resterà uno solo.

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Francamente, caro Urbani…

mag 20 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

…io continuerò a scaricare musica da internet. E continuerò a pensare che sto facendo un favore alle case discografiche in questo modo. Ma non pretendo che Lei lo capisca o lo approvi, io – purtroppo – non ho danari per finanziare la Sua campagna elettorale o incarichi di consulenza lautamente retribuiti da assegnare ai Suoi amici ed agli amici dei Suoi amici. Io – per essere chiaro – non sono una lobby, sono solo un povero cristo che prima di comprare un disco vuol sapere se ne valga la pena. Lei potrà farmi arrestare, processare, privare dei diritti civili e politici e fors’anche farmi disprezzare dalla mia brava mamma (che è una Sua elettrice). Ma la mia anima, caro Urbani, col cavolo che l’avrà. Il Suo tentativo di uccidere lo spirito del Rock n’Roll (che non ha nulla a che fare con i profitti della EMI) è patetico. Attenda con pazienza e la storia glieLo dimostrerà.

Senza alcun rispetto, per nulla Suo
Utente Qualunque di Networks P2P

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