Serial Watcher

In omaggio al TeleFilm Festival che si terrà a Milano dal 6 al 9 maggio, pubblico qui per la prima volta un articolo sui telefilm del cuore che mi era stato commissionato da un famoso femminile (l’unico degno: va specificato). Spero vi ritroviate, in qualche riga.

Reika SanjoDice: tu che sei esperto, scrivici un pezzo sulle serie televisive. E che sia memorabile.
Ora, non è che avendo uno spazio come questo a disposizione si può star lì a menarla sulle proprie miserie, ma una cosa ve la devo dire: dalla vita di uno come me, appassionato di sit-com e serial americani, di memorabile si riesce ad estrapolare ben poco. C’è di peggio, è vero: l’alternativa di una vita in miniera, per dirne una, tempera – ma solo di poco – il dolore al solo pensiero che Rupert Murdoch abbia deciso di cancellare la messa in onda della terza serie di “Dark Angel”. Vuol dire: niente più Jessica Alba in tutina aderente nera. Vuol dire: avere la certezza di poter solo immaginare la fine della storia o la risposta a grandi domande tipo che fine avran fatto i due protagonisti? Era vero amore? Saranno riusciti, finalmente, a trombare?
Sto male, lo so. E da qui dove sono non si vede nemmeno la fine del tunnel.

Sono patologie, queste, che si contraggono in tenera età, ed io, come il bambino della sigla di “Dream On” – quello che cresce davanti alla tv e poi da grande arriva a frullare il reale con memorabili scene da telefilm d’epoca -, per lungo tempo ho creduto di appartenere ad una particolare specie di muschio che, preferibilmente, attecchiva sulla superficie dei telecomandi, tra tasto e tasto.
La domenica era: messa delle 9, poi partita all’oratorio. Ma prima ancora, alle 7, c’era l’abbuffata di cartoni giapponesi su TeleMilano Canale 58 (la tv privata che oggi ha perso il prefisso “tele”, la sottostringa “Milano”, nonché l’otto finale), ed io ero perdutamente innamorato di Reika Sanjo di “Daitarn III”.
So che rendendo questa confessione spontanea vi terrorizzerò, ma in tutte le donne che da allora ho desiderato ho sempre cercato almeno un tratto di Reika: lo sguardo, il sorriso, il profumo. Che fossero reali e in 3D non era, come invece han sempre creduto, requisito preferenziale: fino alla tarda accensione della gioiosa macchina da guerra degli ormoni due, di dimensioni, mi sono bastate e avanzate.
Reika era alta, castana, proporzionata, aveva la carnagione scura, e smetto qui perché mi un po’ mi sto eccitando.


Reika baciò il protagonista del cartone una sola volta, e pure per sbaglio, cadendo accidentalmente tra le braccia di lui. Ora so che è lì che è iniziato tutto, da lì che ha origine la passione per questi sfigati alla Mulder e Scully, che si amano e si sfiorano per nove cofanetti di Dvd senza riuscire a baciarsi mai, mai, mai.
Tanto vale confessarlo e abbandonarsi ad un onorevole outing: il vero fan ama i personaggi delle serie tv d’amore esclusivo. Non desidera la loro felicità. Non brama perché si fidanzino, si sposino, mettano su famiglia, invecchino e crepino in santa pace su un sofà, sfogliando album di foto in cui appaiono ancora giovani, possenti e padroni del prime time. Anzi: gode sadicamente della reciproca gelosia dei protagonisti. Si nutre di fraintendimenti, di ripicche, delle piccole rappresaglie amorose che porteranno i nostri eroi ad assomigliare a quelle equazioni in cui x tende a zero, ma non lo raggiunge mai. Non li pretende casti: ammette che possano avere storie con personaggi cui gli autori riservano al massimo un cameo. Il coito deve diventare interruptus nel giro di due episodi al massimo, poi l’amante ha due scelte: morire, partire.
È successo, del resto, a Mulder, a cinque generazioni di comandanti di “Star Trek”, al tenente Harm di “J.A.G.”, a Ross di “Friends”, a Ally Mc Beal. Persino a Bruce Willis in “Moonlighting” (“Agenzia Luna Blu”). E se così è stato per loro, sempre sarà.

Quanto finora rivelato vi sarà stato sicuramente utile per tratteggiare un identikit di massima del sottoscritto che, purtroppo, poco si discosta dalla realtà. Ritengo, però, che possiate esservi lasciati intenerire dagli aspetti personali di questo racconto senza focalizzare l’attenzione su uno degli elementi più significativi dello stato in cui si trova attualmente lo scrivente: la paranoia.
Al test dei tre giorni, la celebre domanda “Ti piacciono i fiori?” faceva pendant con un’inquietante “Credi che qualcosa o qualcuno ce l’abbia con te?”. Beh, io lì per lì ho detto no, ma invece si: credo che qualcuno ce l’abbia con me.
Al responsabile della programmazione di Italia Uno, ad esempio, devo pur aver fatto qualcosa, perché altrimenti non si spiega come possa aver deciso, così per sport, di programmare la prima tv della “season finale” di “X-Files” d’estate, di domenica; di bruciare quattro serie e una cinquantina di puntate di “Ally Mc Beal” rendendo quotidiana una delle sit-com più seguite negli Usa e trasmettendola a luglio e agosto, alle 14:30; di tagliare illusioni presumibilmente ambigue in “Xena” e, soprattutto, di censurare imperdonabilmente un bacio lesbico fondamentale per la comprensione della trama nell’ultima puntata della terza serie di “Buffy” (nella quarta, siccome dio esiste e deplora il Moige, una delle protagoniste si è ufficialmente consegnata nelle mani di Saffo, e da allora è un via e andare di lingua che neanche Madonna con Britney Spears).
Quest’uomo, che però si premura di non farmi mancare repliche notturne di “Non è la Rai” e il quindicesimo rispolvero di “Happy Days”, merita di capire cosa si prova quando le cose belle durano poco e finiscono inaspettatamente: eiaculazione precoce cronica, si chiama.
Ma non è il solo. Non venite a raccontarmi, per dire, che il direttore del palinsesto di Canale 5, cui si deve – per dirla in termini alla “C.S.I.” – lo stupro, l’omicidio e il successivo occultamento del cadavere di parecchie serie televisive di successo, non abbia preso me, personalmente, in antipatia.
Perché, vedete, uno può dirsi preparato a tutto, alla sopportazione del dolore, all’idea della morte, ma non alla messa in onda, ogni notte che dio dipinge sulla terra, dell’ennesimo episodio de “I cinque del quinto piano” (per farvi capire: la famiglia di minus habens composta dalla coppia Edoardo e Gisella e i figli Gianfilippo, Stefania e Simone).
Non sono per la pena sommaria: desidero solo che sia incriminato. Poi la giustizia farà il suo corso e gli chiederà conto di essere riuscito trovare, in 24 ore di programmazione, uno spazio per le repliche di “Don Tonino”, ma non per “I Soprano” (lasciati ad ammuffire per ben tre anni in magazzino, poi relegati a tarda notte), o per la morte del detective Simone di “NYPD Blue”, accidentalmente avvenuta nel corso di una puntata mai andata in onda.
Ecco, io di questa persona voglio nome e indirizzo: mi serve per fargli recapitare un lama che gli sputi in mia assenza.
I più maliziosi tra voi potrebbero pensare che le ritorsioni che sto pianificando abbiano come oggetto esclusivo i network commerciali, e invece no: la mia è una psicosi ad ampio raggio che, quindi, non risparmia la tv di stato.
Non la scampa, ad esempio, il funzionario di RaiDue che ha fatto economia sulla qualità del doppiaggio della nuova serie di “Friends” e deciso che lo slot di palinsesto ideale per ospitare la sit-com con più audience della storia della televisione americana fosse quello a cavallo della mezzanotte.

E per carità, significheranno anche molto onore, ma qui i nemici sono troppi: traduttori che si lanciano in improbabili interpretazioni di giochi di parole che hanno un senso solo in lingua originale; doppiatori che non sarebbero capaci di seguire il labiale di un pesce rosso; adattatori che si arrogano il diritto di trasformare “La Tata” Fran Drescher, ebrea nella serie originale, in Francesca Cacace da Frosinone (trovandosi poi con il problema di dover spacciare per chiesa la sinagoga nella quale si sposano i protagonisti, per cattolica la cerimonia e per prete un rabbino).
Poi ci sono quelli che non ne hanno mai abbastanza, che alè, ci risiamo, è tempo di far riprovare l’ebbrezza dell’ennesimo, annunciato fallimento ad un genere inesistente come la sit-com “all’italiana”.
L’ultimo format che ho sentito menzionare è stato acquistato da una tv di Barcellona: gag, storie di amicizia e amore tra alcuni amici all’interno di un appartamento. Ovvero: gli italiani copiano gli spagnoli, che copiano “Friends”.
Non paghi dei flop messi a segno dai tentativi precedenti (“Via Zanardi 33”, innanzitutto, poi “Vicini di casa”, “Orazio” e “Chiara e gli altri”) gli autori sostengono che questa volta le cose andranno diversamente perché le puntate saranno registrate alla presenza di un pubblico che riderà per davvero. Esattamente come succede, da sempre, negli USA e in Inghilterra. Ovvero: copiamo, sì, ma stavolta dal compito giusto (noi, chissà perché, chiamiamo quelle delle sit-com “risate registrate”, e invece sono l’unica cosa di originale che resiste al doppiaggio).
Nessuno che si prenda la briga di spiegare a questi teorici del bricolage televisivo che, in quanto italiani, ci mancano (e non avremo mai) il ritmo giusto, la capacità di costruire la battuta, di studiare i personaggi, di concepire l’idea di base, e le palle per sfoderare un cast di sconosciuti.
Facciamo un bel bagno di realtà: qui da noi prevale la teoria secondo la quale stacchi di montaggio inferiori ai dieci secondi sono da considerare reazionari. C’è poco da fare: non saremo mai artefici di versioni nostrane de “I Jefferson” o di splendide e dissacranti produzioni inglesi à la Monty Python. A noi viene bene la pizza.

Non dimentichiamoci, infine, di quelli che “però in Italia siamo bravi negli sceneggiati: abbiamo venduto ‘La Piovra’ in Francia e in Russia”, e non si rendono conto, gli sventurati, che l’immiserimento del panorama televisivo è perpetrato appunto tramite l’inoculazione del virus delle fiction, costosissime produzioni ad impianto narrativo fisso, esclusivamente basate, se ci fate caso, su cinque tipologie di personaggi: il prete, il maestro, il detective (di preferenza carabiniere, altrimenti poliziotto o privato), il medico, e il massimodapporto.

Immagino che questa pubblica esposizione delle mie perversioni sia servita per lo meno a guadagnare la vostra fiducia in quanto esperto della materia. Per questo vi invito a fidarvi di me come di uno di cui in giro si dice che ha la roba buona. Se ne avrete l’occasione, vi consiglio di non lasciarvi sfuggire, in ordine: “Friends” (tutte le dieci stagioni, incondizionatamente); “X-Files” (l’intera serie, ma in particolar modo “Musings of a Cigarette-Smoking Man”, l’episodio in cui si scopre che l’Uomo Che Fuma non sarebbe diventato malvagio – uccidendo in prima persona J.F.K., Martin Luther King e l’alieno di Roswell – se solo un editore si fosse premurato di assecondare le sue ambizioni letterarie); “24” (con una premessa: se, come Jack Bauer, avessi una moglie e una figlia capaci di farsi rapire per tre volte solo nella prima serie, da gente sempre diversa e nell’arco di un’unica giornata, inchioderei un piedino a terra a entrambe, ché possano girare solo in tondo); “Ally Mc Beal” (ma solo la prima, la seconda e la quarta stagione: la terza e, soprattutto, la season finale sono raffazzonate e di una mediocrità sconcertante); tutti gli “Star Trek”; “I Soprano”; “Tru Calling”, “Everybody loves Raymond”, “Dead Like Me” e “Six Feet Under” (che qualcuno si è finalmente preso la briga di trasmettere anche da noi); “Moonlightning” (indimenticabile l’ultimo episodio: Bruce Willis centra per errore un cameraman e i tecnici entrano in campo perché è scaduto l’affitto degli studi); “Scrubs” (due parti di “E.R.”, una di “Ally McBeal” e una spruzzata di “Friends”); “C.S.I.” (che ve lo dico a fare?); “I Jefferson” (specialmente la puntata – insolitamente triste – in cui George ricorda il giorno dell’assassinio del reverendo King); “Father Ted” (con particolare riguardo per l’episodio parodia di “Speed”, interamente girato a bordo di un camioncino dei gelati che fa i 15 all’ora); “The New Statesman” (una feroce satira prodotta dalla BBC che ha per protagonista Alan B’Stard, un deputato conservatore inglese razzista e filonazista); “Twin Peaks” (senza il quale non ci sarebbe stato alcun “X-Files”) e “Ai confini della realtà” (cui dobbiamo rendere grazie per “Twin Peaks” e tutto ciò che è venuto dopo).

Potete credermi: li ho visti tutti, puntata per puntata. E so cosa state pensando: che sto male, e tanto, pure.
Ma posso smettere quando voglio.

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27 Comments

  1. Twin Peaks prima serie o tutt’e due?
    Conservo la prima serie in un’unica videocassetta da 240′ in LP e l’ho riguardata giusto pochi anni fa nel decennale della messa in onda. La seconda serie era inutile.
    Doctor Who e Il Prigioniero, che ho scoperto grazie a Grassilli e a una citazione nei Simpson.
    Questi ultimi sono fuori quota dal momento che non sono in carne ed ossa?
    E poi, soprattutto, qual è questo femminile ;-) ?

  2. A parte Dark Angel (provato a guardarlo: due palle, a meno di essere un maschio etero o una lesbica), e Reika (che ricordo ma non con lo stesso scossone ormonale, ovviamente…), sono d’accordo, e se serve aiuto anche a trasportare il lama.

  3. Ehy io la morte del detective Simone l’ho vista! Su Rete4, no no era Canale5, anzi Rete4, ma noooo Canale5… per farti capire che ho seguito il palleggio della serie tra le due reti e tra i 10 orari diversi. Però l’ho vista davvero quella puntata.

  4. Credo che nella galleria degli scempi possa entrare a pieno titolo anche “West Wing”, una serie vincitrice di numerosi Emmy Awards trasmessa da Rete 4 a Luglio e in terza serata.

  5. Tra le istanze di punizione divina da trasmettere a chi di dovere, non dimenticherei il responsabile del palinsesto di Rete4. Prendiamo, per esempio, “The West Wing”, il serial tv più bello mai trasmesso in Italia, ambientato alla Casa Bianca tra lo staff di un Presidente degli Stati Uniti democratico, preparato (Nobel per l’economia, mica cazzi), aristocratico (un suo avo aveva fondato il New Hampshire), progressista (ascolta i consigli del suo giovane assistente nero per promulgare la legge sulla scuola superiore), umano (malato di una forma rarissima di sclerosi).
    Dopo una stagione e mezza di programmazione suicida (seconda serata del sabato, seconda dei giovedì sera di giugno e luglio, etc…) è stato soppresso, ovviamente senza alcuna ragione e/o spiegazione.
    Non capisco, non capisco proprio: è un prodotto di altissima qualità, interpretato magistralmente da attori di rilievo, con storie intelligenti, un ritmo forsennato (che però non diventava mai affannoso), si accaparra premi prestigiosissimi ogni anno… eppure, dopo un paio di stagioni (incomplete) di programmazione e nonostante fosse indubbiamente seguito anche qui in Italia (e si capiva dalla quantità di pubblicità che lo interrompeva, anche dopo mezzanotte) me l’hanno cancellato.

    Il responsabile del palinsesto di R4 è un distrattone: purtroppo ha perso l’indirizzo mail di tutti coloro che gli hanno scritto chiedendogli chiarimenti al riguardo e non ha potuto rispondere.

    Per cui, ad un certo punto – pensate un po’ che maliziosi, che sono questi fans – abbiamo persino pensato che “quel” Presidente degli U.S.A. fosse troppo… troppo… ecco: “troppo”. E che qualcuno abbia pensato bene di non far venire alla gente idee strane in merito a personaggi che potrebbero dare adito a paragoni veramente imbarazzanti per George, l’amico del principale.

  6. Ah ecco, qualcuno ha già nominato West Wing.
    Visto che sono state citate serie coe The new Statesman, Father Ted, Bottom (questa pero’ non mi piace molto), perchè non citare anche la bellissima GAME ON ? Andava in onda sempre su Jimmy, era un po’ la versione moderna di Tre cuori in affitto.
    Qualcuno lo vedeva ?

  7. Gianlù, consolati con l’aglietto: negli USA, Fox ha appena dato via libera alla produzione della quarta stagione di 24. Un miracolo, a detta di molti. Magari lo ha fatto per farsi perdonare la cancellazione di quel capolavoro di Wonderfalls, segato dopo solo quattro puntate messe in palinsesto da uno che deve essere andato a scuola da quelli di Mediaset (in onda il giovedì contro CSI e The Apprentice, e poi si lamentano che non fa abbastanza ascolti…).

  8. fortuna che qualcuno si ricorda di “The West Wing”. anche se, gneri, è noto e arcinoto che i palinsesti, in Italia, li stendono dei babbuini ammaestrati, e che italia1 sia, in realtà, un’organizzazione no-profit (dato che tutte le volte in cui potrebbe fare ascolti, trova il modo di non farli). vorrei, inoltre, fare presente come gli slot pubblicitari siano venduti alla membro di canide impiegato in attività di caccia e diporto, e non inseriti dove dovrebbero (ovvero, nelle pause tra gli atti di un segmento). in ultimo, hai dimenticato le serie francesi ripetute a raffica, e che si rivolgono ad un target di cerebrolesi. :-)

  9. a proposito di doppiaggio al sapor di “Tata”: la serie TV american Roseanne fu trasmessa qualche tempo fa in Italia con il nome di Pappa e Ciccia, si faceva passare per italiana (da Vico Equenze, per precisione), la protagonista con vistoso accento. Quando poi, in “realta`’, la protagonista omonima della serie (acclamata negli US) era una rappresentante della classe media americana e (guarda un po’) ebrea. Ah, dimenticavo, l’occultamento del “fattore ebreo (compiuto anche in Buffy con il personaggio di Willow diverse volte), e` stato fatto da Italia 1….

  10. anche io ho visto la morte del detective Simone e quando Sipowicz gli ha dato un bacino d’addio mi è scesa una lacrima
    ma mi sa tanto che l’ho visto su Jimmy

  11. Beh allora, tanto per dire, in “the West Wing” la circostanza che Josh Lyman (Vice Direttore del Personale) e Toby Ziegler (Direttore delle Comunicazioni) siano ebrei è addirittura evidenziata: nel primo episodio un’integralista cattolica viene invitata alla Casa Bianca, affinchè Josh porga le sue scuse ufficiali per averla ridicolizzata durante un talk show televisivo (“Forse perchè il nostro Dio non è accusato di evasione fiscale…”. Ma la signora, ad un certo punto dell’incontro, perde il controllo ed apostrofa Josh e Toby con un “Voi, con il vostro stupido umorismo newyorkese…” Josh finge di non sentirsi coinvolto (“Io sono del Connecticut”) mentre Toby s’incazza parecchio.
    In un altro episodio Josh ricorda che suo nonno è stato imprigionato a Birkenau e su di una parete del suo ufficio alla Casa bianca c’è una foto che li ritrae insieme.

  12. perchè quella è una serie “seria”… in quelle leggere gli ebrei non esistono

  13. Ottimo post, Gianluca. Che però mi mette un po’ di agitazione perché scopro che siamo rivali in amore: anche io ho sempre eletto Rejka mio mito femminile assoluto, alla faccia di quella lontana cugina di Patrizia Pellegrino che è Beauty! (E scommetto che pure a te piaceva Jo ne “L’albero delle mele”/”The facts of life” rispetto a quella biondazza da sbarco di Blair).
    Comunque continuo a pensare sempre di più che i telefilm (e non più il cinema) raccolgono il meglio degli scrittori e sceneggiatori.
    Alla lista di scempi, tra l’altro, io aggiungerei Frasier – lo spinoff di Cheers che purtroppo quest’anno chiude i battenti dopo 11 anni. Italia 1 lo ha sempre trasmesso male, addirittura tagliato di 2 o 3 minuti a puntata (cassavano le battute intraducibili?) e ovviamente è andato in onda in piena notte, con le puntate a casaccio. Inutile dire che hanno acquistato e doppiato le prime serie e poi più nulla. E’ una vita che cerco di convincere Canal Jimmy a proporlo, ma mi hanno detto che Mediaset ha i diritti esclusivi per l’Italia (quindi i diritti per non trasmetterlo, cazzarola!) e non si può fare altro che aspettare.
    In compenso stanno ridando un mio mito dell’infanzia, cioè George & Mildred. Non avrei mai sperato tanto, a dire il vero! In ogni caso, grazie al cielo c’è Internet! E ogni mercoledì qui partono i download dell’ultima stagione di Frasier e di Gilmore Girls. Quest’ultimo, tra l’altro, è stato trasmesso male e in modo incompleto, di pomeriggio e con un titolo orribile “Una mamma per amica” su Canale 5, mentre è uno dei telefilm più caustici e intelligenti degli ultimi anni, non fosse altro che per la colonna sonora e per la presenza di Grant Lee Philips dei Grant Lee Buffalo!)

  14. Gli intrighi e i loschi piani, dei mostri disumani

    No, la Cia o i neocon non c’entrano, è che Gianluca Neri ha scritto un monumentale post sulla Tv “di formazione”, che inizia dichiarando il suo amore per Reika Sanyo di Daitarn III, e ci sono tornati in mente questi versi immortali. Il fatto è, e Gianl…

  15. e finalmente, gran post. qui da piccole si era innamorate di actarus e di bo duke, ritrovarne tracce in ogni uomo a seguire non è stato facile. sempre che non mia siano sfuggiti, all’elenco degli imprescindibili mi pare doveroso aggiungere, se non ‘will and grace’, almeno ‘cheers’ – where everybody knows your name pam pam pam pam.

  16. Clap Clap Clap!! Ho letto questo grazie ad un’amica e ho scoperto che di “matti” in giro ce ne sono parecchi. Sottoscrivo ogni singola frase che hai scritto. Complimenti :-)

  17. perchè, “Rude Awakenings” che trasmettevano su Jimmy??? Per me era fantastico!!! La protagonista, Billie (Sherylin Fenn, che non mi ricordo che parte faceva a Twin Peaks) un’ ex attrice fallita, alcolizzata e ninfomane con una madre altrettanto alcolizzata e ninfomane? Da vedere, assolutamente! Non so se sia uscito il cofanetto o se mai uscirà ma giuro che se lo vedo alle Messaggerie lo faccio mio!

  18. l’evidenza di una più o meno coetaneità televisiva è incredibile.
    Dream on lo ricordo, d’estate, in una casa semidistrutta da un terremoto, insieme ad amici.
    Star Trek e i suoi ammiragli, comandanti in prima e in seconda ma mai in retromarcia.
    La fantasienza in B&W del Dr.Who trasmesso su un canale che oramai non c’è più, tra jeeg robot e una specie di ragazza con bypass a molla chiamata cybernella.
    Il resto è più o meno la stessa storia ma con una seppur lieve ma importante differenza:
    A me piace Fujico Mai, perchè un grande uomo ha sempre con se una donna che prima o poi gli frega tutto!

  19. ragazzi ma voi siete pazzi cosa avete passato gli ultimi vent’ anni avanti alla TV? Il 70% dei telefilm che avete elencato non sapevo neanche che esistessero. Chiedo umilmente perdono per la mia ignoranza in materia televisiva, ma volevo chiedervi un favore mi potete dire come finisce Dark Angel seconda serie io ho visto fino a quando gli umani hanno scoperto che i mutanti si nascondevano a terminal city e che questi ultimi si riunivano e issavano la bandiera a dimostrazione del fatto che intendevano vivere pacificamente e alla luce del sole…. e poi più niente evidentemente ho perso proprio l’ ultima puntata. C’è un’ anima buona che me la racconta? per favore.
    Colgo l’ occasione per farvi i complimenti questo testo è divertentissimo e i commenti non sono da meno.
    saluti
    Libera

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