Accadde domani. Cronaca di un anno

Tanto per abbaiareCosa sarà cambiato – in Italia, in Iraq, in Europa – alla fine della drammatica crisi che stiamo attraversando ora? Saremo ancora in Iraq? Ci sarà ancora il terrorismo? Saremo europei?

Fra un anno, probabilmente, l’Italia avrà stabilizzato i propri rapporti con l’Iraq: saranno state ritirate le truppe, e saranno stati consolidati invece i rapporti economici e, in larga misura, clientelari. Avremo un rapporto abbastanza buono con la nuova classe dirigente locale (quella che si sta facendo i soldi sotto l’occupazione), saremo molto più simpatici e civili degli americani (che a quell’epoca saranno asserragliati in tre o quattro città del paese) e saremo insomma in grado di fare delle richieste con buone probabilità che vengano accolte. In quel momento – pensarci sempre e non parlarne mai – dovremo ricordarci di Quattrocchi. Il giorno in cui potremo chiedere qualcosa, chiederemo la consegna dei suoi assassini, perché siano regolarmente e legalmente processati da noi. E questo è quanto. Altre parole adesso sono inutili, o strumentali, o dannose.

Fra un anno, probabilmente, l’America sarà tornata ad essere civile e si porrà la questione matura dei suoi rapporti reali con l’Europa. Noi ancora abbiamo in Italia, residuo di una fase che s’è conclusa, le basi di un esercito che non è il nostro. Quando saremo in grado di parlare nuovamente con l’America – senza servilismi da un lato, e senza patologie dall’altro – dovremo chiedere che queste basi vengano restituite. Non all’Italia, che di per sè è troppo piccola per aver bisogno di basi. Ma all’esercito del Paese di cui l’Italia ormai è una regione, all’esercito europeo. Quest’ultimo, fra un anno, sarà una realtà tecnica ed anzi il risultato maggiore dell’intera crisi irachena.

Fra un anno, il terrorismo non sarà stato affatto sconfitto – visto che non è stato ancora seriamente combattuto – e continuerà a minacciare, come tutti gli altri, anche il nostro paese. A quel tempo, però, probabilmente saremo liberi di cominciare a vederlo come un problema da risolvere e non come un pretesto per i giochi politici di chiunque altro. A meno che, nel frattempo, dovessimo esserci di fatto abituati ad esso: attentato, dibattito, utilizzo politico, nuovo attentato. Noi siamo il paese che è riuscito ad abituarsi a convivere con la mafia. Il problema del terrorismo è identico a quello della mafia, su cui già come italiani ci siamo arresi.


Fra un anno, almeno una parte delle forze politiche che verosimilmente andranno al governo avranno la possibilità materiale di riprendere le vecchie idee di Falcone, di Chinnici, di Borsellino e di tutti gli altri servitori del popolo che tentarono di porre fine alla mafia. Queste idee, che sono state vergognosamente tradite dalla destra e da buona parte della sinistra, si concentrano in una sola: controlli bancari e trasparenza dell’economia. Ciò implica una trasformazione radicale della società italiana, basata non sul capitalismo ma su un insieme di omertà vischiose che, nel corso degli anni, hanno prodotto i Sindona e i Tanzi. Sconfiggeremo il terrorismo, se tratteremo Al Qaeda come Chinnici trattò Cosa Nostra. Tradiremo i morti del terrorismo, come abbiamo traditi quelli della mafia, se ci comporteremo diversamente.

Fra un anno, l’Europa sarà molto più forte e unita di ora (e già adesso non è debole nè disunita) e all’interno di questa Europa l’Italia avrà di nuovo un peso non indifferente. Un paese più piccolo, come la Spagna, in queste settimane è riuscito “improvvisamente” a far tendenza sull’intera Europa. L’Italia, quando – fra un anno – tornerà libera di fare una politica nazionale, potrà far tendenza ancor di più. Potrà gettare sul piatto iniziative diplomatiche tali da aggregare attorno ad esse l’Europa e da rendere più difficile ogni ulteriore avventura “imperiale”. Per esempio, recidere pubblicamente ogni rapporto coi paesi che in realtà hanno alimentato il terrorismo, e cioè l’Arabia Saudita e il Pakistan, entrambi semiprotettorati americani. Questo significherebbe isolare la lobby saudita in America (il gruppo BushCheney non è altro), interloquire coi settori conservatori dell’establishment Usa (Kissinger denunciò le responsabilità saudite pochi mesi dopo l’11 settembre) e, in prospettiva, rimettere in movimento l’intero quadro politico del Medio Oriente. In prospettiva ulteriore, sarebbe l’assetto energetico-tecnologico del pianeta ad esserne drasticamente modificato.

• Chi ha mai vinto una guerra?

Pechino. “Fulmine di primavera” è il nome dell’operazione, annunciata dalle autorità, con cui il governo si propone di debellare lo scambio di file musicali fra gli utenti cinesi dell’internet. La rete, in quel Paese, è stata fin dall’origine considerata con sospetto per le incontrollabili possibilità d’interscambio che offre ai cittadini. “La lotta alla pirateria è una delle priorità di quest’anno”.

Kein Gegenstaende. Su questo treno è vietato pensare al di fuori degli appositi scompartimenti pensatori.

Fausto Caffarelli wrote:

La guerra umanitaria non ha umanizzato. La guerra preventiva non ha prevenuto. La guerra pacificatrice non ha pacificato. Ci vuole ancora molto per capire che il problema non è l’aggettivo?
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9 Comments

  1. leggo spesso i tuoi posts, gneri, e spesso non mi sono trovato in accordo con te. ma questa volta mi hai stupito: spero proprio che quello che prevedi/speri/preannunci possi rivelarsi realta`. finalmente to do ragione al 99% (a parte il sarcastico riferimento ai fumatori…)e finalmente mi rendo conto non ci sono solo commentatori brontoloni in giro.

  2. “Noi siamo il paese che è riuscito ad abituarsi a convivere con la mafia. Il problema del terrorismo è identico a quello della mafia, su cui già come italiani ci siamo arresi.”, concordo pienamente.

  3. Ascoltare Kissinger sulle responsabilità politiche internazionali. Prossimo passo: Licio Gelli senatore a vita.

  4. Non credo nella somiglianza tra terrorismo e mafia: il terrorismo è idealismo e follia, la mafia è avidità e calcolo…
    Ed anche la reazione non è la stessa chè la morsa del terrorismo, la paura dell’atto terroristico è più forte a livello psicologico mentre la mafia è una minaccia quotidiana quasi palpabile, fisica: il terrorismo è un male della società, la mafia una società malata. Non credo che distinguerli sia sopravvalutare l’uno piuttosto che sottostimare l’altra…
    Se invece dicevi che in entrambi c’è la mala volontà di pochi e la vile omerta di molti (anche e soprattutto di quelli che avrebbero poco o niente da perderci) allora condivido.
    Quello che scrivi è sempre una boccata d’aria ed il tuo ottimismo, se non proprio contagioso, almeno invidiabile…

  5. Questa la devo proprio dire: pare che gli americani stiano rimestando tra i dirigenti (quelli delle carte da poker) del partito di Saddamio (quello fascista, torturatore e genocida) per mettere in piedi un NUOVO governo in IRAQ.

    :O
    AH aH ah Ha haH ahaha haHHA ahHah ahahAHa haha– ahahaha

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