Tu chiamali se vuoi Vigilantes

Dal momento che uno degli autori di Macchianera ha ritenuto doveroso pubblicare anche su questo sito la stracitata ricerca di Delio sulle agenzie di sicurezza presenti in Iraq, e considerando il fatto che è stato assodato la “Dts Dyncorp” e la “Dts Security” per cui lavorava Fabrizio Quattrocchi sono due organizzazioni diverse (pur rimanendo inquietanti i fatti elencati nel post, dal momento che la “Dts Security” è effettivamente presente in Iraq con i suoi uomini e che – come riportato dal Corriere della Sera di ieri – molti dipendenti della piccola Dts Security hanno in passato effettivamente abbandonato l’agenzia italiana per arruolarsi presso la più blasonata Dts Dyncorp Csc), è cosa buona e giusta pubblicare anche l’intervento attraverso il quale Delio, sul proprio blog, chiarisce la situazione. P.S.: Mai più post di Delio pubblicati qui, almeno fino a quando, per farlo, non sarà più necessario aggiungere a mano tutte le maiuscole e correggere gli accenti. (G.N.)

Riassunto (di Delio). Qualche giorno fa quattro italiani, presenti non si sa a che titolo sul suolo iracheno, vengono rapiti da un gruppo guerrigliero Iraqeno. Dopo poche ore, uno dei quattro viene ammazzato mentre una telecamera filma l’esecuzione. A causa di una frase patriottica o patriottarda dell’ucciso, il Ministro degli Esteri italiano decreta in televisione che si è trattato di un eroe.
I blog italiani si dividono: secondo alcuni si tratta effettivamente di un eroe, secondo altri solo di un povero cristo che si è lasciato attrarre dalla prospettiva di guadagnare velocemente un po’ di soldi come vigilante, secondo altri di un combattente mercenario che per mestiere decide appunto di rischiare la vita imbracciando il mitra in zone di guerra, e che anzi stando alla vigente legislazione italiana (legge 210/1995) è anche un criminale.
Io opto per la terza interpretazione, facendo mia la tesi che definire Quattrocchi e gli altri dei “civili” sia assai capzioso: visto che vengono arruolati come soldati (di ventura), sono armati come soldati, hanno compiti propri dei soldati.

Cosa faccio per supportare la mia tesi? cerco in rete materiale che dimostri come le imprese private che si occupino “di sicurezza” in zone di guerra siano in realtà nient’altro che eserciti privati, reclutati con regolare gara d’appalto dal governo americano. Scelgo di concentrarmi su un’impresa-tipo, la Dts Dyncorp Csc, che è anche quella alle cui dipendenze io presumo Quattrocchi e gli altri lavorino; e raccolgo abbastanza materiale (che fino ad ora nessuno ha smentito) che dimostra come i compiti svolti siano a tutti gli effetti militari: gestione di navi e velivoli militari, operazioni in zone di guerra, pattugliamento armato di confini nazionali e cose così.


A questo punto faccio il mio primo errore, imperdonabile per un blogger: sbaglio il titolo del mio post. Invece di “Che tipo di lavoro fanno i poveri vigilantes rapiti in Irak” (che è quello che mi premeva spiegare nel post, e di cui per il 90% del post parlo), titolo Da chi dipendono i poveri vigilantes rapiti in Iraq. per me non c’era differenza, visto che la mia tesi era, in poche parole, che i vigilantes privati in Iraq sono di fatto milizie private, alle dipendenze di aziende che altro non sono se non organizzatrici di gruppi paramilitari; altri, comprensibilmente, interpretano diversamente e credono che il mio scoop consista proprio nel rivelare l’identità dei datori di lavoro di Quattrocchi.

Poi faccio il mio secondo errore: cito e documento anche una serie di crimini e malefatte imputabili alla Dts Dyncorp Csc in varie sue incarnazioni. In questo modo, la mia tesi (che era, lo ribadisco: “i dipendenti delle imprese di sicurezza sono nient’altro che soldati che vanno coscientemente ad imbracciare il mitra in zone di guerra, in barba alla legge, per guadagnare una marea di euro al mese”) diventa invece agli occhi di molti, grosso modo, “quelli della Dts sono dei cattivoni, Quattrocchi lavorava per la Dts, ergo un po’ se l’è meritato di beccarsi una pallottola nel cranio”. Ovviamente, se uno opta per la seconda interpretazione, tutto viene a cadere se si dimostra che invece la Dts di Quattrocchi non ha niente a che fare con la Dts su cui ho raccolto materiale io. Se invece fossi davvero riuscito a spiegare cosa intendevo, sarebbe stato chiaro che una non-identità tra le due Dts non avrebbe contraddetto la mia tesi: la Dts Dyncorp è solo una tra le decine di imprese private con compiti paramilitari, e che Quattrocchi dipenda dalla Dts Dyncorp o dalla Halyburton o da un’altra cambia poco ai fini della comprensione della natura strettamente militare dell’attività sua e dei suoi colleghi.

Il mio terzo errore è stato indulgere in una retorica anti-giornalistica, populista e un po’ rozza, di cui mi pento molto: i giornalisti si occupano solo di intervistare i parenti dei morti, noi blogger invece sì che sappiamo interessarci ai retroscena. E vengo puntualmente smentito quando, invece, un paio di articoli sulla Stampa e sulla Repubblica si occupano proprio di indagare su quale sia la ditta alle cui dipendenze Quattrocchi lavorava. A dire il vero, gli articoli in questione hanno un argomento un po’ diverso: non vogliono dimostrare che le attività della Dts di Quattrocchi siano o meno paramilitari; ma piuttosto capire chi c’è dietro alla Dts. I due articoli giungono alla stessa conclusione: un italiano, Simeone, vuole ricevere un’autorizzazione dall’esercito americano. Per fare colpo battezza la sua società “Dts Security“, alludendo fraudolentemente ad un colosso del settore a sua volta presente in Iraq negli stessi giorni, nelle stesse città e con le stesse mansioni. A questo punto, secondo i due articoli, quei sempliciotti degli americani ci cascano e danno alla Dts di Simeone il nullaosta (solitamente assai difficile da ottenere) per condurre attività armate in Iraq. E vabbé, magari è andata davvero così, chi lo sa.

Venerdì pomeriggio schiaccio il pulsante di pubblicazione, e succede l’imprevedibile: nel giro di un giorno il mio post viene linkato o addirittura ricopiato pari pari su decine di blog, oltre che su Indymedia e su alcuni newsgroup. Molti capiscono quale sia la tesi del mio post (che, non mi stanco di ricordarlo, è: “le agenzie di sicurezza occidentali in Iraq sono solo milizie private, non servizi di metronotte che al massimo prevengono qualche rapina con scasso”); altri no, e visti i miei tre errori questa incomprensione è forse giustificabile.
A questo punto alcuni blogger fanno correttamente notare che un punto del mio post è (o sarebbe) falso, e io provvedo a segnalare la cosa e a chiedere scusa per l’imprecisione; altri si affrettano a dedurre che tutto il mio post sarebbe da mandare al macero. Io credo di no, visto che che secondo me ha centrato il bersaglio, sollevando il problema delle guerre condotte in giro per il mondo da milizie private che lavorano alle dirette dipendenze dell’esercito americano (senza però sottostare alla Convenzione di Ginevra e al codice militare). Un aspetto forse non conosciuto da tutti. Valutate voi: io per il momento mi fermo qui, come ho già detto non sono un giornalista e non ho velleità in tal senso.

Per concludere, un’ultima osservazione: come detto, non mi premeva piú di tanto appurare a chi appartenesse davvero la Dts Security, ma solo che tipo di imprese operino in quel giro. Credevo che la Dts di Quattrocchi fosse una filiazione della Dts Dyncorp: forse non lo è, o forse lo è davvero, chissà, forse la verità non verrà mai fuori. Quello che però non posso tacere è che se tutta l’argomentazione di Repubblica si basa essenzialmente su una dichiarazione proprio della parte in causa, cioè Simeone, allora forse non si tratta esattamente di una prova inoppugnabile.

(tratto dal blog “PubblicoDiMerda“)
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9 Comments

  1. Questa precisazione era necessaria solo formalmente, la sostanza non è cambiata, quelli che si sono occupati di dare a Delio dell’imbecille perché le due dts non erano identiche nella forma sono dei burocrati. Sono d’accordo con Scalfari su Repubblica, il defunto era un eroe quanto Sordi e Gasmann nella “grande guerra”. Il resto è speculazione politica.

  2. Ribadisco quanto detto ieri. L’unica cosa da fare era togliere l’articolo e riscriverlo per quel che doveva essere…. ossia la denuncia in termini generali di una situazione conosciuta ma tenuta nell’ombra…quella dei mercenari.
    Qualunque altra operazione è scorretta (mio parere si intende)…compresa questa rettifica.

  3. gianluca, la scelta delle maiuscole e` puramente stilistica, come l’uso di un font o di un colore piuttosto che un altro. per quanto riguarda gli accenti: hai ragione, ma scrivo quasi sempre da una tastiera tedesca che non ha lettere accentate, ma solo accenti da prendere singolarmente. chiedo venia, e` gia` tanto se riesco a mettere accenti gravi E accenti acuti. per altro anche la versione che hai ripubblicato qui (e ti ringrazio) non ha tutti gli accenti al posto giusto.

  4. O.T., ma ho visto che negli ultimi tempi qui su MN c’e’ parecchia attenzione per la “forma” della scrittura: bene, finalmente. Gli accenti: come ha scritto Delio, non tutte le tastiere consentono di accentare direttamente le lettere; aggiungerò che la differenza tra accento grave e accento acuto nell’italiano parlato è praticamente inesistente, e volerla perpetuare nello scritto richiede insana passione per la formaldeide. Mi preme poi far notare che molte opzioni di visualizzazione “riducono” il formato delle lettere accentate, con un effetto insopportabile all’occhio; meglio, allora, l’uso dell’accento separato (p.e.: pero’, invece di però).
    Altra cosa: visto che facciamo tanto i precisi, la grammatica italiana vuole che gli aggettivi si scrivano senza maiuscola. In italiano, poi, “iraqeno” non puo’ esistere: o scrivi “iraqueno” (oribbile; non “orribile”, proprio “oribbile”), o “irakeno” (con una piccola concessione all’esterofilia da SMS, dato che in italiano non esiste neanche la k), o (IMMO, la soluzione migliore) “iracheno”.
    Scusate se ho saltato il commento delle 9.00, ci risentiamo dopo le 17.00, quando il lavoro scema.

  5. Delio,
    puoi sempre mettere una tastiera virtuale english-international come faccio io, e fare gli accenti con i tasti morti.

  6. mau, quando sono in windows lo posso fare, e infatti lo faccio. con linux non funziona, non so perche´ – la cosa strana e` che con altre tastiere di altri computer del mio ufficio invece funziona, anche sotto linux. boh.

  7. Al di là delle lievi imprecisioni che ci possono essere state, credo tu abbia fatto un lavoro titanico. Ti sarai chiesto chi te lo ha fatto fare:)

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