Ma Usa e islamici sono cugini?

Tanto per abbaiareSuccesso del film di Gibson in America e nelle capitali islamiche. Come mai? Che cos’hanno in comune, in questo momento, due civiltà apparentemente così differenti?

The Passion of The Christ - di Mel Gibson• Stranamente, ma non troppo, il (brutto) film di Mel Gibson ha avuto successo soprattutto nei Paesi islamici e negli Stati Uniti: accomunati, con tutte le loro diversità, da revival “religiosi” che fanno piazza pulita delle antiche religioni locali per riprenderle invece in chiave di puro fanatismo, e molto semplificate. I “cristiani rinati” degli Stati Uniti, cui appartengono ormai gli esponenti dell’establishment, riducono tutte le Scritture alla Bibbia, e questa ai soli libri “storici”, e questi ai soli capitoli più militanti. Nessun cristiano Usa cita ormai, da molto tempo, il Vangelo; in compenso, sono diventate popolarissime – e compaiono a pieno titolo nel dibattito culturale – brani come la “sura di Armaggedon” o quella del “Dio che esplode”. Dal lato “orientale”, “islamico”, stessa cosa: con un Corano ridotto a volantino, di cui si citano sempre e solo i versetti più “militari”. Di Passion, ad entrambi i target, sono piaciuti molto il grand guignol e l’antisemitismo. Sarebbe interessante approfondire l’origine di questa strana non guerra di civiltà ma omogeneizzazione di civiltà fra America e Islam, fra due, cioè, delle culture più dissimili del mondo moderno. Nè JeffersonHarun-al-Rashid, nè Mille e una NotteRapsodia in Blu. Bombe, scimitarre, kamizake fanatici e rambi.

Molti, naturalmente, hanno evocato – per contrasto – il Vangelo di Pasolini. Quest’ultimo era un’opera d’arte, ciò che Passion non è. Pasolini – omosessuale ed ateo – era cristiano, mentre Gibson è solo un fanatico fighetto. Ma soprattutto Pasolini – a differenza di Gibson, e di qualunque altro possibile autore dei nostri tempi – non solo era cristiano, ma apparteneva ad una chiesa cristiana, ne condivideva visceralmente le tradizioni, viveva il suo cristianesimo insieme agli altri. Questa chiesa, per ragioni storiche, si chiamava Partito Comunista Italiano. Completamente diversa dal misero revivalismo settario dei nostri giorni: erede del cristianesimo popolare italiano, con tutte le sue innocenze, ed anche le sue inquisizioni. (E i cattolici? All’epoca di Pasolini, in genere erano pagani: le scene di Pio XII in gestatoria, fra guardie armate e flabelli, sono puro peplum hollywoodiano).


Dizionario postmoderno. Coraggio: virtù che chi sta a Roma pretende da chi sta a Nassirya. Democrazia: uno dei presupposti del libero mercato. Elezioni: laggiù le chiedono i nemici della democrazia. Guerra: v.pace. Pace: v.guerra.

Ulivo. Rutelli coordina, Fassino porta le voci e Amato ponza il programma. Però manca Cariglia.

G.I.L. Torna il grembiule nero per gli scolari, con tanto di colletto bianco e di fiocco (rosso i maschietti e blu le femminucce). I fascisti che hanno avuto l’idea (prontamente accolta dalla managger Moratti) per fortuna s’erano appena defascistizzati poche settimane prima, così ai poveri bambini è stato almeno risparmiato il passo dell’oca e i figli della lupa. (Veramente, visto che si fa riferimento alla Moratti e a Fini, sarebbe stato più plausibile istituire i figli dell’oca e il passo del lupo).

• Ma Ciampi lo sa, che in Sicilia c’è Cuffaro?

Londra. Due sedicenni arrestati per l’omicidio, avvenuto a calci e pugni, di un ottantenne, un pachistano. Quest’ultima qualità – immigrato, straniero, razza inferiore – è stata l’unica motivazione che i due adolescenti hanno saputo indicare per l’omicidio.

Barcelona. “A las cincos de la tarde…”. Alle cinque del pomeriggio non successe assolutamente nulla (salvo il solito paseo su e giù per le ramblas) in quanto poco prima il Comune aveva vietato, su istanza degli animalisti, lo svolgimento delle corride in tutto il territorio cittadino. Proteste degli aficionados, dirottamento dei tori alla più vicina fabbrica di scatolette, apertura di una nuova libreria gay per iniziativa di due giovani disoccupati, tali Ignacio Sanchez e Federico Lorca.

Pianeta. Secondo l’agenzia Onu per lo sviluppo, almeno un terrestre su cinque vive “in condizioni estreme”. 1,7 miliardi di persone in emergenza idrica. Aumentano gli affamati. Aumentano i bambini morti prima dei cinque anni. Ottocento milioni in fame cronica.

La pioggia e il fiume. Gli egiziani non conoscevano la pioggia. Avevano un unico grande fiume, esattamente prevedibile, e dunque tecnologie e poteri sviluppati su di esso. La geometria, per esempio; oppure un forte potere centrale talmente essenziale da dover essere sottratto alla politica e reso sacro. Entrambi “razionali”, governabili e lineari. La pioggia implica invece un alto grado di imprevedibilità, vari flussi di evenienze, incontrollabilità; richiede una tecnologia molto più creativa e individualizzata (il mago della pioggia, lo stregone, l’astrologo); non richiede tanto un potere centrale quanto una costellazione di poteri “casuali”, da sviluppare e verificare giorno per giorno. Ma se improvvisamente avesse cominciato a piovere in Egitto? Stiamo parlando dell’internet.

Alessandro wrote:

Associazioni, cittadini, giornalisti, impiegati e rappresentanti istituzionali giornalmente lavorano dietro le quinte, si impegnano, rubano ore e soldi a sonno, famiglia, alla propria vita, per organizzare e portare avanti progetti sociali, civili e democratici. L’organizzazione di una iniziativa, ad esempio la raccolta di firme per un referendum, impegna centinaia di ore, per dare ai concittadini una possibilità di cambiare qualche minima cosa. Le cose vanno male; se non ci fossero queste persone andrebbero peggio. Tempo ne abbiamo poco, rubiamone un po’ alla televisione: tempo solitario, passivo, rimbecillente, sprecato. Associamoci, parliamo, partecipiamo ad un consiglio di Circoscrizione, conosciamoci, usciamo dal nostro buco. La vita è corta.
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8 Comments

  1. hai(avete) messo il dito nella piaga con il solito acume.(ok non ho letto una mazza, ma non voglio mica finire come Nat)

  2. Chi ha visto “la ricotta” di Pasolini ricorderà certamente il più bel cristo della storia delle icone. Il cristo di gibson è solo un robot al pomodoro.

    Gianfilippo… puoi fare di più.

  3. Freccia, ti ringrazio per la fiducia, ma non credo, Oddio potrei anche sbagliarmi,ma non sò, ho dei dubbi, te lo dico in tutta sincerità non credo di poter fare di meglio. Lo sò sarai deluso, mi dispiace, sul serio, vedi sono veramente alla frutta, ok tu potrai ribattere che sei alla ricotta, ma non è la stessa cosa, te lo posso assicurare. Comunque grazie, grazie lo stesso, grazie di cuore.

  4. Di niente Gianfi, non sono deluso, spero però che la tua forma di protesta civile per l’esclusione del russo lasci presto il posto agli argomenti.

  5. Il film di Mel Gibson.
    Dal mio punto di vista è stato un film magnifico. Di film direttamente o indirettamente intrecciati con la vita e/o la morte di Cristo ve ne sono stati parecchi. Ma tutti (quello di Pasolini è un discorso a parte) ne davano una visione assolutamente oleografica e relativamente coinvolgente. Non sono un amante dello “splatter”, ma ho sempre trovato assurde le rappresentazioni del Cristo durante la Via Crucis oppure crocefisso con i segni di 7 o 8 scudisciate sulla schiena e 3 o 4 sul petto, con la corona di spine delicatamente appoggiata sul capo, dove qualche spina un po’ più aguzza delle altre provocava su una pelle un po’ delicata un piccolo rivolo di sangue. C’è chi pensa che sia il “messaggio” l’importante da trasmettere. Ma fino a quando Gesù viene rappresentato come una specie di superuomo che subisce, bontà sua, un po’ di sberleffi e qualche botta, avendo sempre presente che tanto dopo 3 giorni sarebbe risorto, dal mio punto di vista (anche se di agnostico) toglie tutto il possibile valore della sofferenza prettamente umana subita. Mentre in questo film, pur avendo sempre come “lume” cui mirare la speranza della resurrezione, Gesù è un uomo fino in fondo quello che patisce e soffre fisicamente e spiritualmente. E, almeno per me, ne aumenta l’importanza e non la sminuisce.
    Uno degli aspetti che sento dibattere è quello che questo film porterebbe all’antisemitismo. Per usare un eufemismo, direi che si tratta di una solenne coglionata. La lettura antisemita la può dare chi è già di per sé antisemita. Come sempre, quando si guarda qualunque evento, lo si guarda con i propri “occhiali colorati”, e quindi se uno è antisemita, vi trova dell’antisemitismo. Io personalmente ho trovato semmai una evidenziazione della criminalità dei sistemi di potere e di come questi siano in grado di manovrare a proprio uso e consumo le folle poco avvedute. Quando Gesù viene portato alla prima “tortura” ad opera dei romani (a proposito: perché questo film non viene tacciato di essere anti-italiano, in quanto discendenti dei romani?), la prima cosa che mi è venuta in mente (mi si perdoni l’irriverenza) è stato Bolzaneto. Con questo non intendo dire che le forze dell’ordine siano composte da criminali, ma semplicemente che anche nelle forze dell’ordine ci sono dei criminali, così come nel film c’erano gli scudisciatori che sadicamente provavano piacere nella loro attività, mentre altri soldati manifestavano imbarazzo e poi ripulsa di fronte a quelle azioni.
    E, sempre a proposito dell’antisemitismo, trovo che sia una solenne bischerata, anche perché il Sinedrio (che non rappresentava gli ebrei, ma la classe di potere che, anche al suo interno mostrava vedute differenti) aveva coinvolto la popolazione prezzolandola (lo si vede esplicitamente nella scena in cui le persone vengono spinte ad andare nel Sinedrio), mentre nel corso della Via Crucis ci sono diverse persone che non gioiscono dello spettacolo. E tutti sono ebrei. Compresi quelli che vengono messi a morte. Ribadisco: per me è una forte accusa ai sistemi di potere e a quanti, pedissequamente, ingenuamente o colpevolmente li seguono.
    Con le mie “lenti colorate” l’ho “vissuto” come una accusa al mondo attuale, dove, in nome del denaro e del potere (Pilato comincia a cedere quando si accenna alla possibilità di mettere in dubbio il potere di Cesare e il pagamento dei tributi a Roma), non ci si arresta di fronte ad alcun crimine, pur sapendo che di crimine si tratta.
    Dal punto di vista della realizzazione non credo possano esserci rilievi negativi (al di là della risibile, consueta e banale accusa di “splatter”: evidentemente sono abituati ai western anni ’50 quando, dopo una bella scazzottata, il protagonista, fresco come una rosa, si faceva un whisky), anzi molto bello per l’ambientazione, i costumi, le scene, le musiche e, ovviamente, gli interpreti. Bellissima e coinvolgente la recitazione nelle lingue originali dell’epoca (seppure con qualche termine un po’ “maccheronico”).
    Bello … da non perdere. Almeno per me.

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