Caro Giacinto

apprezzo i sentimenti e le ragioni che nutrono le tue battaglie da molti anni, anche quando sono solo parzialmente d’accordo o in disaccordo con i tuoi mezzi e i tuoi scopi. Conosco i doveri, le responsabilità e i limiti che la Costituzione e la legge mi impongono in materie delicate, come quella del potere di concessione della grazia, che è oggetto della tua ultima iniziativa non violenta.

Sai bene che io di queste cose non capisco molto, ma che a me piace pavoneggiare e rimanere al centro dell’arena. In questo caso poi, con tutte queste persone e cariche istituzionali, non ci capisco proprio nulla. Poi se entriamo nello specifico del terrorismo degli anni ’70, scusa, ma io all’epoca avevo molto da fare con altre attività sulle quali non posso dare ulteriori dettagli se non accompagnato dai genitori.


Insomma, mettiti nelle mie scarpe e capisci che non so proprio che fare. Se poi sto a sentire quei personaggi con cui mi è toccato allearmi pur di non fare la fine del tanzerotto, ti puoi rendere conto da se che sì tu hai impresso a tutta la vicenda del potere di grazia un forte impulso, ma a me non me ne viene proprio nulla di mettermi a discutere con tutti.

Sono tuttavia preoccupato per il tuo stato di salute. Vorrei tu fossi d’accordo su questa mia considerazione: se tu muori, io che figura ci faccio? Quanto mi si abbassano i sondaggi? Ti rendi conto che dalla depressione mi costringerai a farmi un altro lifting e a passare altri due mesi lontano dalle scene? Col rischio poi di far approvare la riforma della grazia senza che io possa vantarmene. Vorrei che tu traessi le conseguenze da questa considerazione, e regolassi il tuo orologio e la tua sensibilità su questo elemento nuovo, sospendendo la tua iniziativa di digiuno totale della fame e della sete. Insomma, vai avanti fintanto che non rischi le penne: ne guadagneremo entrambi una grossa pubblicità.

Con simpatia e molta cordialità,

Il nano.

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