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Archivio per aprile, 2004

Reality: non possiamo più vivere senza

apr 30 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Music Farm Mi rendo conto che non ha mica torto chi afferma che il successo dei reality show come L’Isola dei Famosi e la Fattoria è dovuto anche ai blog.
Quindi, con questa consapevolezza, e per l’affetto che mi lega ai Ricchi e Poveri, colonna sonora dei campi estivi degli Scout (ovvero i tempi andati, quando ero ancora una bambina normale), lancio un appello: qualcuno si accorga per favore di Music Farm, e ponga fine alle loro sofferenze.

[Nel frattempo vi avviso che dal 13 maggio, per 10 settimane ogni giovedì alle 22.45 su Sky, canale FoxLife - 114, ci sarà il nuovissimo reality show: Cambio moglie, ovvero uno scambio di mogli coraggioso e divertente. Chissà se si scambiano anche le suocere.]

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Peroni

apr 30 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Se la sinistra alle prossime elezioni si presenterà con Lilli Gruber, Carla Fracci e il giovane Mario Monicelli, Alleanza Nazionale sta arruolando nelle sue liste Marcella Bella, Clarissa Burt de La Talpa, l’ex tennista Diego Nargiso (uno abituato a vincere) e a completare il poker Solvi Stubing, meglio nota come la bionda della birra Peroni. Forza Italia invece punta su Elisabetta Gardini, il simpaticissimo Cecchi Paone e forse – ma è ancora un forseMaria Teresa Ruta, che altri vorrebbero in corsa per la poltrona di sindaco di Cesano Boscone.

(No, niente satira, è tutto vero, tratto dal Corriere della Sera di oggi)

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Il padre di Bruto

apr 30 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Chi si ricorda della “qualità totale” proposta e propugnata nella più grande azienda italiana sul finire degli anni ottanta? Di quel processo di rinnovamento che avrebbe dovuto portare in qualche lustro a far sì che le auto prodotte avessero migliore qualità. E giù articoli, editoriali economici, grandi prospettive, paroloni.
Per chi non ha di meglio da fare, ecco i risultati sull’affidabilità delle autovetture a 15 anni di distanza, pubblicati dall’ACI tedesco e ripresi da Der Spiegel.
PS: per ki ha diffikoltà kon la linkua teteska, “kleine klasse” sono le auto piccolissime, “untere Mittelklasse” sono le piccole, “”Mittelklasse” sono le medie, “Obere..” sono le grandi e “Geländewagen” sono le fuoristrada.

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Sotto il vestito, un prete

apr 30 2004 Inviato da nella categoria La posta di Macchianera

La posta di MacchianeraUn prete confessa Macchianera – Macchianera sconfessa il Moige – Mauro Biani disegna la guerra – Il golpe a rate del nano pelato – Tra moglie e marito non mettere Dio – Il Fiero Alleaten Silvien Berlusconen – Una segnalazione per tutti i nuovi blog – 500 battute per non riuscire a metterne insieme una sola decente

(cliccando qui trovi le istruzioni per scrivere a Macchianera)


SONO UN PRETE

Don Camillo e PepponeGentile Signor Neri, le scrivo dopo aver letto il suo post “Padre, Figlio e Etere Santo” questa mattina su Macchianera. Non è che noi preti sulle pagine del suo blog siamo trattati con i guanti e va bene così. Uno sul blog scrive quello che gli pare, nessuno è obbligato ad andare a leggere e se si vogliono trovare parole compiacenti verso la propria categoria il mondo è pieno di leccapiedi pronti a favorire la cosa, soprattutto – si sa – in ambiente ecclesiale. Quando però si assiste ad un’opera denigratoria a tutto campo una domanda ti viene. Ma questo qui… che preti ha conosciuto? Che accidenti gli “abbiamo” fatto? Perchè un conto è un umorismo pungente, provocatorio, anche cinico (per Dio, si tocca almeno qualche coscienza sopita a volte!) sugli abusi e gli eccessi che possiamo compiere. Un altro è questo modo di presentare la categoria sempre in maniera negativa. Stamattina la mia agendina riciclata attende una madre lasciata dal marito (un tipo con una mentalità aperta che ha preferito la compiacente segretaria alle sue responsabilità di uomo e padre). Poi il mio amico “Saddam”, un iracheno che vuole davvero sistemarsi qui senza rompere le balle a nessuno e che stiamo cercando di aiutare ad avere una dignità anche se è il primo a dire: “…dalle mie parti non vi potremmo ripagare il favore purtroppo”. Quindi Sara, una ragazza con “problemi spirituali” li chiamo io. Depressione e incapacità di assumersi le sue responsabilità davanti al mondo forse li chiamerebbe lei. Infine la porta resta aperta, perchè la giornata te la prepara Dio e qui non si va ad appuntamenti fissi. Questa è la nostra vita, insieme agli oratori, la catechesi, l’ascolto gratuito (anche per ore) dei cazzi altrui. E poi ci sono quei servizi di carità e di assistenza che da altre parti trovi ad ore e a pagamento (la confessione, quella fatta a braccio, guardandosi negli occhi, non costa nulla e tante volte è una psicoterapia meravigliosa). E infine la vicinanza nel momento della morte, tenendo la mano di gente con due tumori addosso che è sola anche nel momento del trapasso e versa un’ultima lacrima di gioia. Basta così. Le ho scritto una mail e non un commento al post perchè l’altra strada mi sembrava solo una ostentata vanità. Le ho scritto perchè mi piacerebbe dirle che i preti sono come i carabinieri. Sempre nelle barzellette ma sempre fedeli. Come dei poveri uomini sanno esserlo.
don Diego Goso, un povero curato di campagna.

Caro Don Diego, per quanto il testo a cui fa riferimento non sia stato partorito dal sottoscritto ma da Michele Serra, il sottoscritto lo trova sacrosanto. Non amo fare di tutta un’erba un fascio ma, se proprio sono costretto, ammetto che sì, nutro un particolare tipo di insofferenza per i preti. Allo stesso modo, però, sono particolarmente felice quando mi è concessa l’occasione di fare quelle che si chiamano “le dovute eccezioni”.
Lei, per quel che scrive, potrebbe rappresentarne una. Ciò non toglie che sia portato a chiedere il motivo per cui, nel caso, si sia fatto prete. Non mi risponda: la vita è come il proprio blog, ciascuno ci fa quel che vuole.
Cosa vuole che le dica, don Diego, uno frequenta per tredici anni una scuola di preti tra le più rinomate della città, e quel che gli resta dopo la maturità sono un po’ di domande in saccoccia.

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Chi paga, chi ride, chi comanda

apr 30 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareTempo d’elezioni (anche) giù in Sicilia. Ci sono due poli, più la democrazia cristiana. E quest’ultima torna a comandare

SiciliaSicilia 1. Chi paga. Come sempre accade in tempo d’elezioni, i capi del centrosinistra siciliano sono impegnati alacremente a far vincere Berlusconi. Se infatti Berlusconi non vincesse in Sicilia, correrebbe il rischio di perdere sul piano nazionale: alle ultime politiche, ad esempio, i suoi sessantuno deputati siciliani hanno fatto la differenza. Per questo motivo, Berlusconi ha stanziato una somma per corrompere i dirigenti del centrosinistra siciliano. I quali ogni volta presentano i candidati più improbabili e più perdenti per permettere al loro padrone di vincere a mani basse le elezioni. Così hanno via via candidato Cecchi Gori (industriale toscano), Cocilovo (sindacalista venduto) e roba del genere. Adesso, alle europee, la situazione è la seguente: il capolista sarà Cocilovo, il sindacalista venduto già trombato l’anno scorso; a Catania presenteranno un tizio di Forza Italia, tale Latteri (il rettore che pochi mesi fa lasciò proporre una laurea ad honorem per Ciancio); e così via. E’ ancora aperto, al momento in cui scrivo, il pensoso dibbattito nei Ds, se presentare l’antimafioso Fava o l’interlocutore di mafiosi Crisafulli: sei mesi non gli sono bastati per decidersi, anche perché l’onesto Fassino, finora, si è ben guardato dal prendere posizione. Ma quanto costa a Berlusconi tutto questo? E’ l’unica curiosità che mi rimane. Che Berlusconi paghi e che costoro siano pagati da lui è l’unica spiegazione ragionevole per una situazione così irrazionale. In nessun altro luogo al mondo un’intera dirigenza politica si adopera così attivamente per far trombare se stessa e distruggere il proprio partito. Se lo facessero gratis, sarebbero proprio matti. (Pansa, su questo, tace: bestiario sì, ma senza prendersela più con le bestie feroci).

Sicilia 2. Chi ride. Se Atene piange, Sparta non ride. In verità, sghignazzano fragorosamente gli uni e gli altri, alla faccia dei rispettivi elettori. Abbiamo visto che tipo di personaggi portano alle elezioni i degenerati eredi di Turiddu Carnevale, di Mommo Licausi e dell’assassinato e tradito Pio La Torre. Questo è il polo “di sinistra”. Quello “di destra”? Inutile perderci tempo: basta citare la trasmissione di Lucarelli, Blu Notte, che non è mai andata in onda perché virgolette “in periodo elettorale” chiuse virgolette si occupava di mafia. In tempo d’elezioni, in Italia, è formalmente proibito parlare dei mafiosi: è permesso, con cautela, parlare di ladri ma di mafiosi assolutamente no perché gli elettori potrebbero esserne turbati. Ovviamente: là si citava uno come Dell’Utri, il cui solo nome è una lezione di politica italiana, e il cui nome completo – Dell’Utri Marcello, procuratore di S.E. il presidente del consiglio in Sicilia – da solo vale quanto una requisitoria del pool di Palermo.

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Fatti, non post

apr 29 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Dedicato a tutti quelli che pensano che i blogger siano soltanto chiacchiere e template

Succede che quelli di Polaroid scoprono una band molto promettente il cui album di esordio è un raro gioiellino pop.
Fin qui niente di nuovo.
Le dedicano uno di quei post che ti convincerebbero a comprare qualsiasi cosa, come spesso fanno, e tanti nella “indieblogosfera” seguono il consiglio e confermano le belle parole spese.
Anche qui niente di nuovo.
In questo caso capita addirittura che la stampa specializzata italiana, arrivata dopo, colga anch’essa spunto da loro per scoprire questa band, i Radio Dept dalla Svezia, e il verbo si diffonde.
Ottimo risultato.
Ma a quelli di Polaroid dev’essere sembrato tutto evidentemente troppo facile.

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A’ Robinùdd!

apr 29 2004 Inviato da nella categoria satira

arobinud_th.gifIl Ciocapiatti ha successo fino a quando c’è gente che si fa incantare dal clangore che produce con le sue stoviglie.
Se l’attenzione cala, egli aumenta il vigore del botto. Se qualcuno critica la qualità del suono o la bontà dell’esecuzione, grida addosso al disturbatore e gli manda contro tanti miniciocapiatti ammaestrati.
Ma esiste un punto di saturazione oltre il quale inizia il declino. E’ facilmente riconoscibile, si tratta dell’istante in cui, dal pubblico degli astanti, parte la prima inconfondibile pernacchia.
La pernacchia della gente (ancora più efficace se viene da quell’antichissimo sgranocchiatore di tiranni che è il popolo romano), non ha niente a che fare con la critica mossa dal sapiente, o con lo sberleffo artistico del giullare. Queste ultime due categorie hanno le facoltà di scorgere per prime l’avvento di un Ciocapiatti, per misurarne il grado di fraudolenza, ma hanno poca efficacia quando cercano di denunciarlo davanti al resto del pubblico.
Per contro, il vero Ciocapiatti ha gioco facile nel mettere in ridicolo il sapiente, così come e’ impareggiabile la sua abilità nel sovrapporre il proprio fracasso ai lazzi del giullare.
Ma nemmeno lui può essere più forte della pernacchia di pancia che gli arriva dall’ambiente su cui ha costruto la propria fortuna. A questo insulto disarmante sarebbe naturale reagisse istintivamente, con un epiteto altrettanto triviale e diretto, ma naturalmente non può. In questa situazione, non c’è alcun meccanismo umoristico da smontare e da ritorcere contro l’avversario, forse proprio perchè non c’è un avversario.
Ci sono le schiene di chi era rimasto incantato dal Ciocapiatti. Piano piano, una dopo l’altra, si mostrano a lui, mentre il pubblico se ne va, lasciandolo solo nella piazza, circondato dai suoi cocci (ulteriori referti cliccando l’immagine).

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Mia nonna & mia zia s.p.a.

apr 29 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

MoigeSiete genitori? Siete cattolici? Siete genitori cattolici? Allora andate al sito del Movimento Italiano Genitori (Moige, www.genitori.it) e diteci se vi sentite rappresentati: c’è gente che parla anche a vostro nome. In caso contrario potrete dir loro che non vi rappresentano manco per niente e che da un punto di vista strettamente democratico ­ nostra opinione – non rappresentano una cippa in generale, fuorchè un circolo oratoriale di garrulli bacchettoni che investe i giornali di scomuniche e ultimatum.
Ultima impresa del Movimento: aver favorito l’eliminazione del concorrente Roberto da Crema dal reality show la Fattoria per via di una bestemmia sfuggitagli durante una diretta in tarda serata (credeva che i microfoni fossero chiusi) col risultato di farsi odiare da milioni di persone: il Moige, non Roberto da Crema. Metodo di pressione già sperimentato in passato: far leva affinchè gli inserzionisti pubblicitari ritirino gli spot.
Rappresentatività del Moige: zero, in quanto non hanno iscritti ma solo un numero ridicolo di contatti via internet. Altre memorabili campagne del Moige: contro lo spot Vigorsol-Air Action (“erection leggendolo in inglese, cioè erezione”) e contro lo Spot Oransoda (“Degradante l’immagine di questo ragazzo che muove la testa a ritmo del debordante seno che ha davanti”) e altro medioevo.

(da “Il Giornale” del 28/04/2004)

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Aritmetica italiana

apr 29 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareSi lavora di più, si guadagna di meno. “Militari” e “umanitari” dieci a uno. Made in Italy armato. Le riserve (petrolifere) di Nassirya

Numeri 1. Il lavoro in fabbrica (la “produttività”) è aumentato parecchio dal ’95 in poi (Prodi, D’Alema), ma nello stesso periodo il potere d’acquisto dei salari è rimasto più o meno lo stesso. La produttività è aumentata ancora dal 2002 in poi (Berlusconi, Tremonti), ma il potere d’acquisto non solo non è ancora aumentato, ma è diminuito. Questo non si è affatto verificato nel resto d’Europa, dove il salario reale è invece progressivamente cresciuto: del 10 per cento in Germania, del 20 per cento in Inghilterra e del 23 per cento in Francia.

Numeri 2. L’intervento umanitario italiano in Iraq (ospedale di Bagdad) è costato 21 milioni 554 mila euri. L’intervento militare italiano in Iraq (base di Nassirya) è costato 232 milioni 451 mila euri.

Numeri 3. Secondo la Camera di commercio di Milano, nell’ultimo anno l’export di armi dall’Italia è aumentato di circa il dieci per cento. Le armi italiane vengono vendute indifferentemente a paesi democratici (Grecia, Polonia, Danimarca) e non (Arabia Saudita, Pakistan, Cina).

Numeri 4. Le riserve di petrolio nel territorio di Nassiriya sono state valutate dall’Eni a circa 2,5 miliardi di barili. Questa cifra, secondo quanto dichiarato dall’ex dirigente Eni Benito Li Vigni, sarebbe stata iscrivibile nel bilancio Eni perché “i contratti seguivano una formula molto vantaggiosa che consente di considerare come propria riserva una quota della produzione”.

Elezioni. “Vogliamo dei ladri onesti!”

“Devi conquistare la totalità dell’Asia e dell’Africa”. “L’Europa, il Sudamerica e un terzo continente a scelta”. “Distruggere tutte le armate rosse”.

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Il destro come il sinistro e tutti e due divini

apr 28 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

roby.jpgMa voi ve lo ricordate quando i mondiali erano fichi anche perché c’era la numerazione fissa e capitava che i titolari avessero numeri strani tipo il 20 e il 18?
Era meglio o eravamo meglio?

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Radio anch’io

apr 28 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

RadioNationSuccede quel che era prevedibile (ed auspicabile) succedesse: che i blogger, non potendo coprire singolarmente le 24 ore, si stiano proponendo per creare un palinsesto della radio online.
Questa sera a partire dalle 22, tanto per dire, The Yorker è ai microfoni della nonata “RadioNation” (in sostanza, la stessa frequenza utilizzata nei giorni scorsi da “Macchiaradio“) per condurre “La mossa dell’orso“.
Si ascolta utilizzando qualsiasi player, da Windows, Macintosh e Linux cliccando semplicemente qui.

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La linea della morbidezza

apr 28 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Come pensava uno statista di notevole rilievo più di 25 anni fa, penso che la vita dei tre ostaggi valga uno sforzo, una manifestazione financo. Le democrazie moderne sono costrutti abbastanza forti per resistere ad un fatto del genere:

Vorrei ora fermarmi un momento sulla comparazione dei beni di cui si tratta: uno recuperabile, sia pure a caro prezzo, la libertà; l’altro, in nessun modo recuperabile, la vita.
Con quale senso di giustizia, con quale pauroso arretramento sulla stessa legge del taglione, lo Stato, con la sua inerzia, con il suo cinismo, con la sua mancanza di senso storico consente che per una libertà che s’intenda negare si accetti e si dia come scontata la più grave ed irreparabile pena di morte?
Questo è un punto essenziale che avevo immaginato Misasi sviluppasse con la sua intelligenza ed eloquenza. In questo modo si reintroduce la pena di morte che un Paese civile come il nostro ha escluso sin dal Beccaria ed espunto nel dopoguerra dal codice come primo segno di autentica democratizzazione. Con la sua inerzia, con il suo tener dietro, in nome della ragion di Stato, l’organizzazione statale condanna a morte e senza troppo pensarci su, perché c’è uno stato di detenzione preminente da difendere.
E’ una cosa enorme.

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La FattoRadio

apr 28 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

La Fattoradio - MacchianeraPer chi, ieri sera, si fosse perso “FattoRadio“, la puntata speciale di MacchiaRadio dedicata a “La Fattoria“, fra non molto sarà online la registrazione completa delle tre ore e trentatrè minuti di diretta. In studio: Michele Boroni, Gianluca Neri e x§°nalità c°nfu§a. Interventi di Selvaggia Lucarelli, Guia Soncini e Luca Sofri.

Windows Media 9Ascolta in formato Windows Media 9
Per connessioni a bassa velocità – 3:33’19″
[scarica il programma]
Windows Media 9Ascolta in formato Windows Media 9
Per connessioni ad alta velocità – 3:33’19″
[scarica il programma]
Il file è ovviamente in formato compresso per far sì che possiate ascoltarlo in diretta mentre lo scaricate: la qualità della trasmissione in diretta era indubbiamente ed inevitabilmente migliore.

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I dubbi del governo: a Melfi sono sciiti o sunniti?

apr 28 2004 Inviato da nella categoria Paginatré

Lia CeliSempre più imprevedibili le ramificazioni dell’Islam integralista: in Basilicata ricompare una setta che pareva sgominata nel medioevo, i metalmeccanici. Fondamentalisti accecati da folli superstizioni: sono convinti che un operaio lucano abbia gli stessi diritti di un collega di Mirafiori. Orrore nel paese: da settantadue ore la Falange Blu di Melfi tiene in ostaggio 1200 tra Fiat Punto e Lancia Lybra. Sollievo dell’anziano padre delle vetture rapite, Umberto Agnelli: “Le ho viste in un video trasmesso da al-Arabiya, sono tutte vive e stanno bene”. In fermento le altre città sante Fiat, da Arese a Pomigliano d’Arco. Il ministro del Lavoro Maroni rifiuta la trattativa con l’Imam al-Fiom: “E’ un estremista, io dialogo solo con l’Ulema moderato Abu Cisl Uil”. La polizia si giustifica per le manganellate ai manifestanti di Melfi: “Ci dispiace, ma le forze di pace erano tutte impegnate all’estero”.

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Padre, Figlio e Etere Santo

apr 28 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Fino ad un anno fa (ovvero fino a quando non mi sono dotato di un sagace e automatico filtro anti-spam) la mia casella di posta elettronica era invasa da e-mail contenenti testi discriminanti e traboccanti odio verso atei, femministe, coppie conviventi, abortisti, omosessuali, islamici ed ebrei, che avevano come mittente un’associazione di genitori cattolici. Ho rispedito tutto indietro prendendo a prestito la frase conclusiva di un articolo di Michele Serra (firmato con lo pseudonimo “Mario Prete“) su Cuore dell’agosto 1991, e il fondatore della congrega di procreatori apprensivi ha sporto querela per ingiurie nei confronti del sottoscritto. Il tribunale ha decretato che avevo torto e mi ha inflitto una multa di 500 euro. Detto tra noi: i soldi meglio spesi da che ho il portafogli. Ora so quanto costa un vaffanculo in faccia ad un topo da confessionale con la vocazione da inquisitore e, credetemi, ne vale la pena.
Serra, di articoli come quello, non ne scrive più. Andrebbe perseguito per aver occultato il cadavere di Mario Prete nel passato in cambio di un monolocale di carta su Repubblica. E per essersi intestardito ad indossare i panni del Peter Pan cresciuto che ha dimenticato illuminanti interventi come questo:

Radio Maria“Autostrada, notte. La voce umana è così rara e attesa che qualunque stazione dalla quale qualcuno, alla buonora, parli, diventa la mia stazione. Uscendo da una galleria, finalmente, una voce. E’ la voce di un uomo adulto, con leggero accento padano, che risponde alle telefonate degli ascoltatori. E’ don Gabriele dai microfoni di Radio Maria. Resto in ascolto per un tempo lungo come tutta la Liguria. Don Gabriele è un esorcista. E fin qui, niente da dire, anzi: ho del Male una grande considerazione. Ci vivo insieme, insomma, come tutti. Ma il male, per don Gabriele, evidentemente non è un tema appassionante. A don Gabriele, insomma, del Male non gliene frega un cazzo, e tantomeno dei Malati. Gente triste e disgraziata, evidentemente indifesa di fronte al Sapere di questo mediconzolo dello spirito, recita al telefono una interminabile serie di sciagure, infelicità, tumori, disadattamento. Don Gabriele non ride e non piange, non sorride e non si commuove. Non gli viene mai, pietosamente, la voglia di prendere per il culo la massaia che implora l’intervento divino per guarire dalla gastrite. Don Gabriele sbriga pratiche e sistema il mondo con quattro Pater-Ave-Gloria. Spiritualità e mistero meno di zero: tutto è scritto, basta seguire scrupolosamente le istruzioni, come con l’aspirina, e la salvezza è assicurata. «Sono infelice e mio marito ha il cancro», «preghi ogni mattina», «grazie», «prego». Pare che mezzo milione di persone affidino a questo megafono dello schiavismo spirituale la soluzione delle proprie pene. Ho sentito con le mie orecchie, mesi fa, un drogato dire a Radio Maria che è uscito dall’eroina «restando sulle ginocchia per due settimane, fino a farle sanguinare». E nessuno, ovviamente, gli ha detto che forse c’è più dignità nell’eroina che in queste schifose forme di auto-odio, di umiliazione, di paura, in questa sporca istituzionalizzazione del senso di colpa. Quelli come don Gabriele sono più pericolosi delle sette dei pazzoidi, in qualche modo oggetto di controllo sociale, circondate da diffidenza e fastidio. Radio Maria no, don Gabriele no: loro agiscono con la copertura ufficiosa (temo, anche, ufficiale) di un’istituzione socialmente accettata e rispettata come la Chiesa cattolica. E diffondendo superstizione, ignoranza, impotenza tra i più deboli, i più ignoranti, quelli che davvero credono che le ricettine di don Gabriele allontanino il Male e i malanni. Non ho mai creduto alla famosa “giustizia dell’aldilà”. Ma l’altra notte è stata una delle (rarissime) volte che avrei voluto crederci: se Dio esistesse, a quelli come don Gabriele, farebbe fare il giro delle galassie a calci nel culo. Amen.”

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