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Archivio per marzo, 2004

La scena dei cretini /1

mar 24 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Gente che non fa ridere – che non ha mai fatto ridere – di cui non mi spiego la presenza in tv:

  • Anna Maria Barbera. Ovvero Sconsolata. Ovvero una capace di farti rimpiangere la moglie di Enrico Beruschi in “Drive In”. Quella che “ammazza quanto è autoironica, se si veste così!”. Autoironica un cazzo. Quella – mi gioco quel che volete – ora si sente pure figa.
  • Gabriele Cirilli. Qualcuno gli riferisca, per cortesia, che la finta risata che precede la battuta l’ha sdoganata dieci anni fa Paolo Rossi. Ma lui se lo poteva permettere.
  • Lillo & Greg. Chi sono? Da dove vengono? Cos’hanno mai fatto? Ma, soprattutto: chi ha deciso che li si debba avere immotivatamente e costantemente tra i coglioni?
  • Luca Laurenti. Quando è senza Bonolis. Come dire che della cozza è buono anche il guscio, senza l’interno.
  • Gigi Proietti. Il portavoce di una comicità talmente obsoleta che quando appare mi si impolvera il televisore. Uno cui, per pura cortesia, quando non lo reggi più, diresti: “Bravo, ma basta”. Se fosse bravo.
  • Giorgio Panariello. Astenersi toscani e nostalgici di “Vernice Fresca”. Quello che quando la Franca ha parlato in generale di Tv deficiente si è subito sentito parte in causa. Come quando chiami uno “cretino”, e quello di gira di scatto.
(continua…)

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Ma se Al Quaeda fosse al governo?

mar 24 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareCerto, le ragioni sono nobili e “politiche”, nessuno può dire che uno come Aznar fosse amico di Bin Laden. Ma se lo fosse stato, che cosa avrebbe fatto di diverso? Un vero e proprio favoreggiamento di Al Quaeda, altro che. E la gente, giustamente, l’ha cacciato

• Ma Aznar era iscritto ad Al Quaeda? Naturalmente no: fra l’altro è troppo buon cattolico per farlo. Mettiamo però, per ipotesi impossibile e del tutto surreale, che lo fosse. Chessò, per qualche miliardo di dollari di qualche banca saudita; oppure semplicemente per conversione. Bene, a questo punto che cosa potrebbe chiedere Al Quaeda a un capo di governo occidentale? Imbottirsi di tritolo e fare il kamikaze? Ma di quelli ne hanno già abbastanza. Andare in tivvù a predicare il califfato di Cordova e la sharia? Ma no: si sputtanerebbe subito; e del resto ho i miei dubbi che Al Quaeda s’interessi davvero ai califfati. Tutto ciò che a un Aznar verrebbe chiesto sarebbe di fare gran dichiarazioni contro il terrorismo, di mandare magari qualche soldato a far da bersaglio da qualche parte – e però di stare in campana, di segnalare subito appena qualche indagine minacci di farsi pericolosa e in questo caso, forte della sua autorità di uomo di governo, creare delle false piste e dichiarare a gran voce che l’attentato non è di Al Quaeda ma di qualcun altro.

Aznar, come abbiamo detto, non è un agente di Al Quaeda. Ma ha fatto esattamente ciò che avrebbe dovuto fare se lo fosse stato. L’ha fatto gratis, nel senso che non è stato pagato; l’ha fatto per fazione politica, per ambizione, per strategia elettorale o per quel che volete. Rimane che l’ha fatto, e che – oggettivamente – ha commesso favoreggiamento nei confronti di Al Quaeda. In guerra, per cose del genere, si fucila. La Spagna non fucila più, grazie a Dio, e tutto s’è risolto democraticamente. Ma nessun paese civile avrebbe potuto mantenere al governo un momento di più un uomo che, magari “in buona fede”, favorisca per fini politici il nemico.

In Italia, una faccenda così sarebbe durata a lungo. Con sei televisioni di proprietà del governo, non è difficile persuadere la gente dell’ammissibilità di qualunque favoreggiamento, di Al Quaeda o di Cosa Nostra che sia. Ma in Ispagna la stampa è libera. E i cittadini spagnuoli, da poco democratici, sentono ancora molto la dignità della democrazia (da noi, uno come Galante Garrone viene seppellito senza che il governo mandi una bandiera. Da loro, il parlamento compatto vota, destra e sinistra senza distinzioni, per onorare i superstiti delle vecchie Brigate Internazionali). “Hanno votato per paura”. Ridicolo: di tutto si può accusare uno spagnuolo, meno che di essere vigliacco. La Spagna non è un paese in cui il re scappa lasciando la capitale in mano ai tedeschi. E nemmeno un paese in cui il capo del governo cerca le scuse per non andare a visitare i soldati al fronte perché, fisicamente, ha paura.

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Irriverent Web Design

mar 23 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Irreverent Web DesignIl designer del nuovo Virgilio – no, non fa il designer di camicie, in caso te lo stessi domandando anche tu – è uscito con uno spassoso i-buk dal titolo Irreverent Web Design. Se sei davvero irriverente, esponi anche tu lo stemmino sul tuo blog…

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Era ora!

mar 23 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

zaha hadidNotiziuola del giorno: Zaha Hadid, architetto di origine irachena e con base a Londra, è la prima donna in 26 anni a vincere il Premio Pritzker (altrimenti conosciuto come il Nobel per l’Architettura).

“Los Angeles, CA—Zaha Hadid, an Iraqi born British citizen has been chosen as the 2004 Laureate of the Pritzker Architecture Prize marking the first time a woman has been named for this 26 year old award. Hadid, who is 53, has completed one project in the United States, the Richard and Lois Rosenthal Center for Contemporary Art in Cincinnati, Ohio; and is currently developing another to co-exist with a Frank Lloyd Wright structure, the Price Tower Arts Center in Bartlesville, Oklahoma. [...] In announcing the jury’s choice, Thomas J. Pritzker, president of The Hyatt Foundation, said, “It is gratifying to us as sponsors of the prize to see our very independent jury honor a woman for the first time. Although her body of work is relatively small, she has achieved great acclaim and her energy and ideas show even greater promise for the future.””

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La guerra di Piero

mar 23 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Piero FassinoRiguardo alle ragioni del Fassino molestato e dei molestatori, questo scrivevo poco più di un anno fa:

Dal Foglio del 21 febbraio 2003: La Camera proroga la missione degli alpini in Afghanistan e altre 25 operazioni internazionali. Il decreto è stato approvato con 322 sì, 11 no e 11 astensioni (andrà al Senato per il via libera definitivo). L’Ulivo si è diviso anche su questo: favorevoli Ds, Margherita, Sdi e Udeur; contrari Pdci e Verdi; correntone Ds e parte della Margherita, invece, non hanno votato. Fassino, leader della Quercia: “Abbiamo votato sì, ma restiamo contrari alla missione in Afghanistan”.

Ho deciso di allinearmi con Piero Fassino: da domani berrò cappuccino anche se mi da il mal di stomaco; andrò in discoteca anche se non sopporto il tunz-tunz-tunz; mangerò trippa anche se mi fa impressione solo a guardarla; mi iscriverò ad una catena di multilevel marketing; inizierò a leggere tutto lo spam che mi arriva, e magari compro pure qualcosa; scaricherò una suoneria a pagamento; disinstallerò l’antivirus; utilizzerò con gioia Power Point; farò in modo che il tg di Emilio Fede diventi un appuntamento fisso; inizierò a stimare Vittorio Feltri non solo perché se il figlio ha uscite geniali allora vuol dire che il padre ci fa. Molesterò vecchiette, picchierò bambini, e viceversa. Poi, superando l’iniziale titubanza, mi procurerò un monumentale fallo in lattice e mi ci siederò sopra. Riterrò la cosa parecchio di sinistra, mi atteggerò un filo e penserò che è solo questione di tempo, ma addavenì Godot.

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“Se Pariggi avesse lu ponte…”

mar 23 2004 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

Tanto per abbaiareVi ricordate il ponte di Messina? Beh ormai (bocciato anche dall’Europa) non sembra la promessa più realistica fra tutte quelle della campagna elettorale. Eppure, per un paio d’anni la stampa l’ha “pompato” allegramente in tutti i modi. Per esempio…

Francesco Merlo (su Repubblica del 1 ottobre 2003, “Se la sinistra scopre che il ponte è di sinistra”), purtroppo wrote:

Fosse pure vero che non c’è convenienza economica, il Ponte sullo Stretto di Messina andrebbe comunque costruito, visto che nessuno ha fatto i conteggi alla Torre Eiffel o alla Statua della Libertà ma tutti capiscono che senza Torre e Statua a Parigi o New York ci sentiremmo persi. Il Ponte insomma è bello, ed è sempre e comunque sviluppo, è progresso. Il Ponte sullo Stretto possa rappresentare, finalmente meglio e più del terrorismo, il simbolo della generazione del Sessantotto. Sono infatti loro che lo vogliono; siamo noi che, giunti alla maturità, vogliamo i ponti mentre prima volevamo dittature e bardature. Il Ponte al posto dei baffi di ferro e dei girotondi, il Ponte per non smarrirsi nello spazio astratto dell’ideologia, nell’Italia-manicomio che, pur di fare un’altra pernacchia a Berlusconi, vorrebbe volare da Scilla a Cariddi con la liana e l’urlo di Tarzan

Della serie “Se Pariggi avesse lu ponte sarebbe una piccola Messina”.
(Ma se proprio serve un simbolo del Sessantotto, perché non prendere San Libero? Sempre meglio del terrorismo, che col 68 non c’entra, e dei sessantottini lecchini, che sono una – petulante ma trascurabile – minoranza e comunque nel sessantotto facevano ancora tenerezza).

Rai. E’ stato finalmente trovato il sostituto di Enzo Biagi, il massimo giornalista italiano cacciato dalla Rai l’anno scorso perché stava antipatico a Berlusconi. Il nuovo maestro di giornalismo, che gestirà l’orario di massimo ascolto, si chiama Pierluigi Battista ma alla Rai e a Forza Italia, quando hanno bisogno di lui, lo chiamano semplicemente “Battista!”.

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Il borsino degli indagati

mar 23 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Antonio Di Pietro - Il Borsino degli indagatiE’ da un mese on-line Pippol, rivista che riunisce attorno a sé alcuni fra i migliori autori satirici in circolazione. Quel che volevo farvi sapere è che, da oggi, del gruppo fa parte anche Antonio Di Pietro, con un suo personalissimo Borsino degli Indagati. Chi sale, chi scende e chi mantiene la sua posizione nelle attenzioni della magistratura italiana, secondo quanto ci raccontano i media.
Mi sa che c’azzecca proprio.

CHI SALE: Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, è indagato per diffamazione per aver dichiarato, riferito ai politici di professione: “nella loro vita hanno solo chiacchierato e non combinato niente altro che prendere i soldi dai cittadini”.
Franco Baresi, ex capitano della Nazionale di Calcio Italiana e del Milan, e un centinaio di funzionari della Banca Fideuram (Gruppo Sanpaolo Imi) sono indagati per concorso in usura e riciclaggio.

STABILI: Sergio Cragnotti, ex patron di Cirio, è indagato per truffa, false comunicazioni sociali e bancarotta pluriaggravata e reiterata.
Calisto Tanzi, ex presidente del Gruppo Parmalat, e Fausto Tonna, ex direttore finanziario, sono indagati per il crack Parmalat.

CHI SCENDE: Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, è indagato per favoreggiamento reale nel delitto di truffa aggravata e continua a danni di migliaia di persone nell’ambito della vicenda dell’ex-Banca 121.

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Regressione adolescenziale

mar 23 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Paola CortellesiDite quel che volete, ma io amo questa donna.
Incondizionatamente.
E magari il resto no, ma il trailer del film francese in bianco e nero “L’artigiano del ponte” (“Attori privi d’ironia, regista pure. Osannato dalla critica. Un film così pieno di significati, che vi vergonerete un po’ a dire: «Però che palle ‘sto film, non finisce mai!». Torna il grande cinema d’autore: mai una risata, mai una battuta. Perché il grande cinema d’autore è così: ti sfranta, ti sfragna, ti sfrantuma”) era ma-gi-stra-le.

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Giampaolo mon amour

mar 22 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Sui paragoni tra il non interventismo monegasco del 1938 e le nostre reazioni nel post 11 settembre si è scritto molto. Ma quest’articolo sull’Espresso di Pansa è di rara sintesi; e la conclusione è purtroppo profetica:
La politica italiana non ha ancora capito che rischia di trovarsi agli ultimi. Se ci sarà una Madrid in casa nostra, quei morti spazzeranno via tutto. Case delle libertà, ulivi, querce, margherite, guerrieri di Pontida, neo-comunisti, disobbedienti, campi antimperialisti… Che cosa rimarrà in piedi non lo so. Ma sarà di certo qualcosa che ci farà orrore.

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Il film della Quaresima: “The Passion of Fassino”

mar 22 2004 Inviato da nella categoria Paginatré

Altro che il “peplum” bigotto di Mel Gibson! Molto più realistico e straziante il calvario del macilento leader della Quercia: diffamato da Igor Marini, scacciato da Bruno Vespa, messo quotidianamente in croce dagli alleati, snobbato dagli ex amici, strapazzato pubblicamente dai romani alla manifestazione di sabato, e nemmeno uno straccio di Maddalena per fargli due coccole.
Le sue nobili parole agli aggressori: “Vi perdono perché non sapete quello che fate“; la loro replica: “Senti chi parla“. Cesare Salvi affronta i violenti: “Se proprio volete menare Fassino, almeno prendete la tessera del partito“. Lo sdegno di Diliberto e Pecoraro Scanio: “Vigliacchi, erano decine contro uno solo, e non sono riusciti nemmeno a fargli un livido“. Premio Italo Balbo a Caruso, inventore dei “ceffoni umanitari“: a quando “l’olio di ricino pacifista“?

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Manca il due di picche

mar 21 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Sarà la paura delle cause per diffamazione, o magari la constatazione che il nano non conta una benemerita ceppa, ma nel poker che l’Economist ha messo in copertina manca visibilmente il due di picche.
Per chi non conoscesse questo rinomato giornale, posso solo dirvi che è quello che ci dà una lezione su come trattare il problema dei problemi.
(10nx to mantellini).

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Una guerra di sinistra, molto trendy

mar 21 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Mentre siete tutti presi dalle critiche e dalle giustificazioni sul boicottaggio della manifestazione bipartisan, la contestazione di Fassino e i soliti numeri a lotto questura-organizzatori, qualcuno di buon cuore saprebbe dirmi come mai tutti questi bloggers pacifisti “facciamo l’amore non facciamo la guerra”, del ritorno delle tensioni in Kosovo se ne fregano o, nel peggiore dei casi ci ironizzano pure?

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Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore

mar 20 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

C’è una professoressa (tenutaria di blog, per inciso) che insegna italiano in Egitto. Una sera, mentre prepara il programma del secondo semestre, immmagina una lezione imperniata sull’analisi del lessico di una storia, sull’uso dei tempi verbali, sul tipo di racconto.
Poco dopo, mentre vola con la fantasia sulle ali della storia che ha scelto, si immagina in galera, accusata di aver incitato alla guerra santa i propri studenti arabi.
Perché la storia racconta di un kamikaze, una scheggia impazzita che semina distruzione e morte non contro un esercito, ma tra civili. E non lo condanna nemmeno, anzi.
La storia, alla fine, è scritta da un autore universalmente apprezzato.
E’ una canzone famosa.
Una di quelle di cui tutti conosciamo il testo, e che tutti – senza peraltro, giustamente, vergognarcene nemmeno un po’ – abbiamo cantato.

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Cherokee Limited T.D. 4×4 verde targata MI 7M0644

mar 20 2004 Inviato da nella categoria satira

Cherokee Limited 4x4Leggo l’ultima puntata della rubrica “Satira preventiva” sull’Espresso, in cui Michele Serra sostiene che i reality show (“La Talpa” in particolar modo, ma ce n’è per tutti) siano pura propaganda araba: “odiose trasmissioni commissionate dalle centrali del fondamentalismo islamico per dimostrare l’inferiorità degli occidentali”.
Secondo Serra altre manifestazioni della decadenza occidentale ordite dagli sceicchi della morte sarebbero il “tre per due” nei supermercati, il culto di Lady Diana e il fuoristrada:

Tre tonnellate di peso, sei metri di lunghezza, il prezzo di un appartamento, consumi da cacciatorpediniere, una spiccata tendenza a ribaltarsi nei fossi, il primato indiscusso nelle statistiche degli incidenti mortali, l’evidente insensatezza di usare un autoblindo per accompagnare a scuola i figli.

I solutori più che abili avranno già individuato la citazione (voluta, si immagina) di uno storico articolo di Gino e Michele (apparso per la prima volta su “Cuore“, se non sbaglio, ed in seguito ripubblicato all’interno del libro “Saygon era Disneyland in confronto” – Baldini Castoldi Dalai, 1991).

Qui di seguito, uno spudorato copia e incolla per il quale spero che gli autori non ne abbiano a male. Si tratta di un omaggio ad un pezzo di magistrale satira che, evidentemente, sa resistere al tempo.

IL PUTTANONE
(di Gino e Michele)

Abbiamo volutamente lasciato che le acque si calmassero. Volevamo riflettere con serenità. Così è stato, dunque non c’è traccia di emotività o di superficialità nella nostra presa di posizione. Il punto è questo: siamo favorevoli alla pena di morte. Non generalizzata, intendiamoci. Però la signora bionda e altera con la pelliccia di leopardo e il barboncino bianco seduta sulla jeep Cherokee Limited T.D. 4 x 4 verde targata MI 7M0644 che tutti i giorni tra le 12.30 e le 13 parcheggia in seconda fila in viale Majno a Milano davanti all’Istituto Orsoline San Carlo, costringendo chiunque passi di lì ad almeno cinque minuti di coda supplementare e gratuita (sei giorni la settimana per dieci mesi all’anno, da settembre a giugno), ebbene lei deve morire. Non abbiamo niente contro questa signora, non sappiamo neppure come si chiami (noi del giro che abbiamo la fortuna di passare ogni giorno tra le 12.30 e le 13 in viale Majno la chiamiamo simpaticamente “il Puttanone”, ma dubitiamo sia il suo vero nome), dunque non si tratta di un fatto personale. Tuttavia deve morire. Deve morire e basta.
Riflettendoci meglio e per non essere fraintesi, non vogliamo dire che noi auguriamo la morte alla bionda e altera signora. Noi, più semplicemente, vorremmo procurargliela, passandole sopra con la sua invereconda Cherokee Limited T.D. 4 X 4, per poi infilare pure la marcia indietro, perché nello specchietto ci sembrava che il barboncino bianco desse ancora segni di vita. Questo nonostante il nostro amore per gli animali che è enorme.
Ma a quei livelli anche le bestie non possono essere completamente innocenti.

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L’atteso risveglio del dormiente Ferrara

mar 20 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Riceviamo dallo scrittore e giornalista Ottavio Cappellani, e volentieri pubblichiamo:

Ottavio CappellaniSiamo morti che camminano. La frase è sibillina, Giuliano ne conosce il significato, anche altri, chi scrive da poco. Ma è una luce della coscienza che ti appare all’improvviso, e che ti rende libero. “Una destra cialtrona”, è questo il titolo dell’editoriale apparso oggi su Il Foglio, firmato da Giuliano, sottotitolo: “Il tradimento della parola data su una questione di coscienza: una vergogna”. Il casus belli è Sofri, ma sotto c’è la storia politica di questa nostra Italia degli ultimi anni, che merita un ripasso, un meraviglioso ripasso, una chiave di lettura, e un’affermazione. Il governo di centrosinistra, come (e poi dicono che sul dito non si dibatte, quando il primo a farlo è proprio Colapesce) la seconda amministrazione Bianco. Catania come anticipazione di scenari futuri: quello che avviene qui accade, immancabilmente, in Italia: la movida dei pub e la rai tre di Guglielmi, i fuorisede catanesi e “Il Laureato” di Chiambretti. Poi una delusione, e un Ferrara che fa il Ferrara, di più: un Ferrara che fa il Montanelli. Oggi, proprio oggi, i morti che camminano si tolgono la maschera. In questi anni la rubrica delle lettere de Il Foglio è stata piena di “ferrarini” che hanno scritto: “Lo sappiamo Giuliano, sei un doppiogiochista”, e lui, puntuale, a rimbrottare, mettere a posto: “Non psicanalizzatemi, non ne siete in grado”. Aveva un Piano Giuliano, un glorioso Piano, sostenevano alcuni. “Siete pazzi e paranoici”, rispondeva Giuliano. Oggi, la verità. Per quanto delusi dalla sinistra al caviale che si inebria di uova di lompo, per quanto si annusi la violenza incivile insita in ogni fora di radicalchicchismo, dall’altra parte, signori miei, è peggio. “Il suo leader, Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile”. Parole di Giuliano che confermano la paranoia di chi lo voleva un infiltrato. No: Giuliano ci ha creduto, questa è la bella notizia. E fra un po’ saprete anche il perché. Il doppiogiochista muore doppiogiochista, talmente incartato nelle sue diplomatiche ipotesi che perde di vista il Piano. Giuliano non era doppiogiochista, ma aveva un Piano: gloriosamente fallito. Ma mai far fallire i morti che camminano: hanno una marcia in più. Una capacità di vendetta inimmaginabile. Dice del Foglio il suo fondatore: “Questo giornale è nato da un patto d’amicizia non servile con Berlusconi, ora dovrebbe chiudere all’istante, insieme con un’amicizia consumata”. Un’amicizia consumata. “Essendo un giornale minimamente utile, andiamo avanti nella più assoluta libertà, senza più illusioni…”. Senza più illusioni. “Finché la proprietà editoriale non deciderà di cacciarci. Poi ne faremo un altro, se possibile ancora più bello”. Questo l’editoriale di Giuliano, bello come se un “intellettuale” (lo so, lo detesti il titolo) scendesse in campo. A fare cosa? Una gloriosa fronda della sinistra. Nient’altro che questo. Adesso. Senza più doppiogiochismi e paranoie. Comprate il Foglio, da domani.

(Ottavio Cappellani)

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