Allora: c’è una cosa che non capisco. Che i guerrafondai filoamericani potessero perdere testa e obiettività in seguito all’11 settembre era prevedibile, comprensibile e forse persino giusto. Il vero mistero per chi, come me, li guarda dall’esterno, è perché non si siano ancora ripresi e, anzi, non pochi casi, abbiano alzato il livello dello scontro. Tutto ciò si traduce in una manciata di dogmi della fede: Bush non si tocca; guai a sparlare degli amichetti che hanno sostenuto la sua politica di “invasione e ricostruzione”; Aznar è stato sconfitto da Al Quaeda; in Cecenia non è mai successo niente.
Camillo (a.k.a. Christian Rocca) sul suo blog e sul Foglio, ha ormai stipulato un patto con il ridicolo.
Da tre anni a questa parte, Rocca prende per oro colato qualsiasi rivendicazione venga presentata come proveniente da Al Quaeda: avesse potuto dire la sua ai tempi del rapimento Moro e del celebre “comunicato n°7″, saremmo ancora lì a dragare il lago della Duchessa. Nel frattempo, Al Quaeda ha rivendicato persino i petardi che ho sparato lo scorso Capodanno con la bambina.
E passi. Quelle che invece non si possono saltare a piè pari sono le asserzioni secondo cui la folla dell’Olimpico che crede ad una fandonia, grida “assassini” a giocatori ed arbitro e riesce a bloccare la partita è della stessa pasta di quella che urla le medesime cose a Bush E Blair.
Rocca è come Zuzzurro ai tempi di “Drive In”: campa di sillogismi. Non è vero che il bambino fuori dello stadio era morto -> ergo: il pubblico ha creduto ad una fandonia diffusa ad arte -> ergo: la folla è portata a lasciarsi persuadere delle menzogne -> in parecchi considerano Bush e Blair due assassini -> la folla grida contro di loro -> ergo: che siano assassini è una fandonia -> Quelli che gridano “assassini” sono dei cazzoni fascisti (islamici, aggiunge lui; gli piace parecchio questa espressione idiota per definire i pacifisti: “fascisti islamici”). Punto, Game, Set, Partita.
Nel caso dell’Olimpico, l’oscuro complotto delle false armi di distruzione di massa e del petrolio si presenta nella veste di un inesistente bambino romanista morto ammazzato per mano della polizia, che è da tempo il nemico dei mestatori delle due curve. Le curve, che con il movimento pacifista sono indiscutibilmente una superpotenza, magari regionale e non mondiale, possono imporre a un intero stadio di non credere alla verità ufficiale, che è sempre compromessa dall’opacità del potere.
Eppure, al nostro, non basta: scova una serie di foto che ritraggono cittadini americani che dimostrano pacificamente ed ergono cartelli con su scritto “No blood for Israel”, “Freedom for Palestine” e “We are all Palestinians”, e lui come sceglie di definirli? “Americani antisemiti”.
Rocca è uno da cui di sicurezze ne comprerei un chilo: “trascorsi rapporti tra gli uomini di Bush e il mondo dei petrolieri” sono “pettegolezzi”; l’ONU che permette a Saddam di vendere petrolio diventa, invece, non solo un fatto certo, ma anche la controprova che Bush non ha mai e poi mai indetto una guerra per il petrolio. La tecnica neocona per eccellenza: “Si stanno sciogliendo i poli!”, “Zitto tu, che stai ciucciando un ghiacciolo!”.
Il tenutario di Camillo ha poi per esempio aspramente contestato questo mio post, nel quale sostenevo, tra l’altro:
La guerra al terrore si combatte facendo la guerra al terrore, non alle sue controfigure. [...] Si fa senza finanziare colpi di stato e senza piazzare alla guida della nuova colonia ceffi scelti nel corso un casting tra quelli che più hanno la faccia di uno che appena ti giri te lo mette nel culo. Si fa senza fare affari con i suddetti. Senza difenderli da criminali di eguale portata, e senza vendergli armi coltivando l’insana convinzione che è meglio vinca il meno peggio. [...] La guerra al terrore si combatte senza raccontare balle, tipo sostenere che l’attentato ai Carabinieri di Nassirya era opera di Al Quaeda, o che Saddam Hussein – uno cui i talebani stavano persino sulle palle, uno che era stronzo di persé, senza alcun bisogno dell’aiuto di una religione – finanziasse la rete di Osama Bin Laden e non, piuttosto, il terrorismo in generale. E, infine, la guerra al terrore si combatte senza andare a riverire quelli che nel giro di un decennio finiranno nell’album di figurine dei “most wanted”. Perché non c’ero io, il 20 dicembre 1983, a Baghdad, a stringere la mano a Saddam. [...] C’era invece Donald Rumsfeld, inviato da Reagan e scelto dalla Casa Bianca come responsabile per il Medio Oriente.
Io di risposte alle contestazioni di Rocca (per quanto ricevute in privato prima che eliminasse il link a questo blog, definito “inutile”), in questo momento, ne ho poche da dare. E ho poca voglia di darne. A lui così come alla seguace Rolli quando sostiene di non aver voglia di listare a lutto il blog per l’uccisione di quattro “casualties”, quattro innocenti finiti in mezzo all’operazione che ha portato all’omicidio di Yassin “perché i palestinesi, le vostre povere vittime, sono tutti uguali al ragazzino imbottito di esplosivo catturato ieri”.
Per questo lascio che a parlare siano immagini altrui, che mettono assieme tante storie per raccontarne, in due minuti, una sola: